BANCA LOW COST

10.000 euro all'anno risparmiati!
Dopo gli aerei tocca alle banche!
Bonifici, Bancomat, Carta di credito, spese per tenuta conto, spese per riga, rid bancari, libretti assegni, commissioni per acquistare fondi ecc.. tutti servizi GRATIS.
Tassi di interesse sul conto corrente che a volte competono con il conto arancio.
ETF, commissioni di negoziazione, possibilita’ di operare in tutti i mercati del mondo (commodities, derivati, cambi, azioni globali,….) a costi ridottissimi.
Il privato puo’ stare tranquillo alcune realta’ bancarie si stanno attrezzando e la perdita di clienti, per chi non si attrezzera’ in tempo, sara’ pari alla perdita di clienti che Alitalia ha visto negli ultimi anni!
Su un patrimonio di 500.000 euro si stima che il privato puo’ oggi risparmiare fino a 10.000 euro all’anno!!!
Guardate cosa sta succedendo ai fondi comuni (e alle gestioni patrimoniali)
I fondi comuni azionari sono dei prodotti di investimento totalmente inefficienti da tre punti di vista
1)I costi di entrata e di gestione sono stratosferici. La gestione passiva degli ETF permette di risparmiare il 90% di commissioni e di farsi piani di accumulo da soli.
2)Fiscalmente sono inefficienti. I cugini esteri lussemburghesi o iralndesi godono di un trattamento fiscale migliore (anche se le commissioni di gestione sono alte)
3)Sono incapaci, nel 95% dei casi di battere il benchmark.
I fondi monetari sono inutili, costano e non rendono. un Bot a un anno oggi rende il 3,6% netto!
Stessa sorte i fondi obbligazionari che ottengono sistematicamente minori performance dell’investimento diretto nella obbligazione stessa.
Risultato: la gente fugge da questi prodotti di investimento.
Le persone intelligenti vengono attratti da investimenti diretti sul mercato obbligazionario (titoli di stato) e prodotti azionari low costs.
Gli allocchi vengono attratti (con una apposita strategia bancaria) verso prodotti strutturati/assicurativi che hanno costi ancora piu’ elevati rispetto ai fondi e prospettive di performance simili o inferiori ai BOT.
Oggi il mondo vive una svalutazione degli assets finanziari e immobiliari senza precedenti. L'inflazione corre a tassi vicino alle due cifre su una ampia gamma di prodotti e servizi anche se poi il paniere di calcolo dellinflazione viene sapientemente manipolato inserendo prodotti low cost o surrogati. In questo mondo non si puo' investire in prodotti bloccati per 4 0 5 anni con rendimenti attesi medi del 3%.
BANCA LOW COST
MINI...ITALIA

Che dire! mentre il Dax e i mercati americani superano i precedenti records il mercato italiano e’ abbandonato a se stesso.
L’Italia non attira liquidita’ dall’estero. Il mercato azionario ha sottoperformato significativamente i mercati europei negli ultimi 12 mesi.
Il governo per raddrizzare i conti ha tagliato le gambe alla crescita italiana. L’interferenza politica nell’operazione Telecom e nella gestione dell’operazione Enel Endesa, la sporca operazione Alitalia hanno poi allontanato gli investimenti esteri dal nostro paese.
Comunque nei prossimi giorni, a traino della crescita globale faremo anche noi un piccolo passo in avanti.
La speranza di noi piccoli azionisti e’ che arrivi sul mercato domestico un Fiorani o un Ricucci che possa risvegliare la speculazione e che cerchi di distruggere la lobby dei poteri forti.
Ci vorrebbe la rottura dei rapporti fra Intesa e Unicredito con la lotta per la conquista di Generali. Avanti…qualcuno si muova.
Geronzi e Profumo non vendete le quote di Mediobanca e Generali. Vogliamo un po’ di vivacita’ nella nostra finanza indigena.
MINI...ITALIA
NUOVI MASSIMI

The S&P 500, considered by traders as the best barometer of U.S. stocks, surpassed the record of 1,527.46, set March 24, 2000, at the peak of the dot-com boom, closing at 1,530.23, up 12.12, or 0.80 percent.
NUOVI MASSIMI
TRAPPOLA PER ORSI O PER TORI?

Aumentano i costi di transazione per comprare e vendere titoli alla borsa di Shangai e il mercato locale crolla di oltre 6 punti percentuali.
Chissa' come e' felice Greespan, ora dalla sua ha anche il timing!!!
E' fuori di dubbio che quando un mercato e' esasperato nella salita le discese sono violente e lasciano il segno.
Anche da noi notiamo le ripercussioni con gli indici che stamattina aprono in ribasso.
Per ora nulla di drammatico, la discesa delle materie prime (petrolio -4%) dovrebbe frenare la discesa delle borse europee. I bonds non danno cenni di recupero sostanziale ne sembra finito il carry trade (lo yen e' sempre debole verso euro).
Il dato macro USA di ieri era positivo e oggi nuovi importanti indicatori sullo stato di salute dell'economia americana sono attesi.
Per ora rimaniamo con le posizioni aperte e rispettiamo eventuali stop loss.
TRAPPOLA PER ORSI O PER TORI?
IL PUNTO SUI MERCATI

La Cina (il Nasdaq del 2007!) segna nuovi record. In Italia la chiusura dei principali mercari europei e americani per festivita’ ha visto un crollo degli scambi.
Eni e AEM sono state vendute per lo scandalo dei contatori del gas e a seguito della trasmissione Report. Al rialzo Generali e Mediolanum, i due titoli, considerando la stacco dei dividendi, segnano i massimi dell’anno.
Auto TO MI annuncia una ristrutturazione e il titolo vola sul listino (non e’ un caso che i brokers abbiano alzato i target price la settimana scorsa….infatti Sias rilevera’ assets da AUTO TO MI, Sias fara0’ un aumento di capitale e Auto To Mi incassera’ cassa).
Teniamo sempre d’occhio Alleanza e Credito Valtellinese.
In Francia continua la marcia di France Telecom, e’ ipotizzabile un rialzo anche di Telecom Italia. Impregilo supera i nuovi massimi dopo l’entrata di Deutsche Bank nel capitale.
De Benedetti attacca Tronchetti Provera ma la Pirelli, una volta incassati i soldi da Telefonica potrebbe dirigersi verso 1 euro (e Camfin verso i 2,10).
Finmeccanica aspetta l’esito delle gare in USA, Fiat attende la nuova 500 e le nuove alleanze, Parmalat di sapere come utilizzera’ la cassa accumulata in questi mesi.
Si riprendono Unicredito e Capitalia. Mediobanca stenta a decollare anche se Generali (di cui detiene circa 7,5 miliardi di euro) sale a Piazza Affari dopo lo stacco dell’aumento di capitale gratuito.
Obbligazioni sempre deboli, le valute e le materie prime sono stabili.
I mercati azionari rimangono quindi ben impostati. Sempre attenti ai dati macro che possono mettere in discussione il trend. Giovedì poi si chiude Maggio, occhio alla famosa frase sell in may and go away….
In settimana sono attesi dati economici importanti.
Oggi avremo la fiducia dei consumatori che nel mese di maggio dovrebbe segnare un lieve rialzo a 104,5 punti rispetto ai 104 della lettura precedente.
Per la giornata di mercoledì avremo la lettura delle minute del FOMC, ossia dei verbali relativi all’ultima riunione della Fed. Le indicazioni contenute nel documento saranno seguire con molto interesse, perché potranno offrire lumi sull’attuale situazione della congiuntura a stelle e strisce, in una fase in cui c’è molta incertezza in questa direzione.
Giovedì si conosceranno le nuove richieste di sussidi di disoccupazione che nell’ultima ottava dovrebbero essere aumentate a 315mila unità rispetto alle 311mila dell’ultima lettura.
Si scommette poi su un rialzo per il Chicago PMI di maggio, visto in crescita a 54,3 punti in confronto ai 52,9 di aprile.
L’evento più importante della seduta di giovedi’ sarà la seconda stima del Prodotto Interno Lordo relativo al primo trimestre, destinata a segnalare un’ulteriore frenata dell’economia. Le stime parlano infatti di una crescita dello 0,7%, quasi dimezzata rispetto alla prima indicazione che aveva restituito un saldo positivo dell’1,3%.
Infine, nell’ultima sessione della settimana, l’attenzione sarà catalizzata dalla spesa per consumi che ad aprile dovrebbe salire allo 0,4% rispetto allo 0,3% precedente, mentre i redditi personali dovrebbero calare allo 0,4% dallo 0,7% di marzo.
L’indice ISM manifatturiero di maggio è visto in lieve calo a 54,5 punti in confronto ai 54,7 del mese precedente, a differenza della fiducia Michigan che nel mese in corso si dovrebbe attestare a 88,4 punti, in miglioramento rispetto agli 87,1 precedenti. L’evento più importante della giornata di venerdi’ sarà rappresentato dal report sull’occupazione che, in riferimento al mese di maggio, dovrebbe restituire una lettura invariata del tasso di disoccupazione, fermo al 4,5%. Per il numero di nuovi occupati nel settore non agricolo invece si prevede una crescita a 140mila unità, in progresso rispetto alle 88mila unità di aprile.
Sempre venerdì sarà realizzata un’intervista all’ex Chairman Alan Greenspan. E si sa, al grande grande vecchio piace fare la cassandra. Il suo problema e’ sempre stato il timing. Chi lo avesse ascoltato nel 1998 avrebbe sbagliato e di brutto, anche chi lo avesse fatto a febbraio di quest’anno e anche la scorsa settimana non ne ha azzeccata una. Naturalmente nel lungo periodo ha ragione, il mercato azionario cinese e’ destinato a scendere, ma da un guru ci aspetteremmo anche il timing, son capaci tutti di affermare che un mercato che ha un rapporto prezzo utili oltre i 40 e’ caro e che potra’ scendere del 50%.
IL PUNTO SUI MERCATI
MERCATI....LIBERI

I mercati azionari mondiali si continuano a dimostrare in salute. Le aziende generano utili a go go, sembrerebbe il mondo ideale in cui vivere e dove far vivere i propri figli.
In realta’ siamo davanti a un sistema che sta impoverendo le masse borghesi europee spostando ricchezza verso il sistema cinese e indiano.
In quei paesi la bilancia commerciale mostra saldi positivi enormi, da noi succede l’opposto. Il tutto mentre le aziende europee macinano utili.
Ma allora chi sta peggiorando la sua condizione? Semplice: i consumatori che si indebitano, lo stato (composto dai consumatori) che si indebita, gli investimenti in infrastrutture che non vengono realizzati.
In Europa non siamo in presenza di un mercato libero, anzi il sistema concorrenziale vive uno dei periodi piu’ bui della storia del capitalismo.
In Italia ne abbiamo di esempi…
- aumentono gli assegni emessi a vuoto e i debiti non pagati,
-ci raccontano che le famiglie italiane sono le meno indebitate d’Europa (ma nessuno somma il debito delle famiglie con quello pubblico, la somma dei due darebbe risultati ben diversi.)
- il governo spinge verso le liberalizzazioni ma non si tocca il settore pubblico
- Si ruba il TFR ai consumatori (ma non si spiega bene come mai)
- aumenta il costo della politica (il triplo rispetto ai cugini europei),
-il programma Report svela inquietanti retroscena sulla formazione del prezzo del gas e di alcuni strani comportamenti dell’ENI,
-Profumo si dice non preoccupato per il 4% di Unicredito in mano a Banca Intesa (pero’ nessuno dice chiaro e tondo l’origine fiscale dell’operazione) ,
-Doris alle 8 del mattino di venerdi dice che gruppi stranieri sono interessati al suo gruppo ma venerdi sera la societa’ dice che non ci sono trattative in corso (non poteva dirlo subito?).
- Il mercato azionario italiano sale da inizio anno del 4,4%…quello tedesco del 15% e siamo tutti e due in Europa! Poi ci domandiamo come facciano gli europei a comprare pezzi d’Italia.
Aziende competitor delle nostre fanno molti piu’ utili (anche perche’ i sistemi europei pagano meno tasse e hanno sistemi piu’ efficienti) e possono permettersi di comprare nostre quote di mercato.
- Ci dicono che abbiamo un tesoretto ma che lo si distribuira’ ai poveri (un po’ come portare cibo agli africani…..distribuzione inutile). In realta’ il tesoretto dovrebbe essere impiegato per aiutare i poveri a uscire da tale condizione creando posti di lavoro…
Gli esempi sono infiniti…il sistema e’ vicino a una crisi la cui portata dipendera’ da governi e banche centrali. Per ora e’ meglio non pensarci…o meglio non far sorgere il sospetto alle masse che qualcosa non va…!
Di notte, per ora, c’e’ sempre qualcuno che stampa un po’ di moneta da inserire nel sistema e i tuoi 100.000 euro valgono sempre di meno!
MERCATI....LIBERI
DORIS GIOCATORE DI SCACCHI

PROVE DI FORZA
Doris annuncia che molte societa’ estere sono interessate a comprare Mediolanum.
Doris e’ un volpone e approfitta della liquidita' del parco buoi.
Fino a ieri ha detto che non vende…oggi dice che ci sono interessi sul suo gruppo.
In realta’ sta giocando una partita a scacchi con Mediobanca.
Una partita di cui questa dichiarazione non e’ che un’abile mossa.
Ma lo scacco e’ ancora lontano. (lo scacco vorrebbe dire una fusione con Mediobanca)
Mediobanca infatti potrebbe rispondere in altro modo.
Partita da giocare anche per il parco buoi...ma con attenzione
DORIS GIOCATORE DI SCACCHI
LA BORSA E IL TESORETTO...

Molte sono le telefonate ricevute ieri da persone spaventate dall'andamento dei mercati. Vediamo di ripetere per l'ennesima volta la situazione.
I mercati azionari sono cari? SI
Tuttavia la liquidita' e' un'onda lunga.
Tutto e' iniziato dopo il 2001 e questa e' la parte finale di quell'onda.
La Cina e i paese esportatori di petrolio sono ricchi di liquidita' (grazie al surplus della bilancia commerciale). Nel loro paese gli asset azionari sono cari e scontano un rapporto prezzo utili molto piu' elevato dei mercati europei o americani.
Fino a quando la liquidita' rimarra' alta questi paesi investiranno liquidita' nei mercati azionari europei e americani.
Quindi dati gli attuali dati macroeconomici e le ultime dichiarazioni delle banche centrali le borse continueranno ad attirare capitali.
Tuttavia la velocita' del fenomeno sara' in riduzione e con la volatilita' in aumento.
Correzioni importanti sono prevedibili in estate.
Siamo a fine maggio. Sell in May and go Away forse non e' la scelta corretta ma creare un tesoretto da reinvestire in momenti di discesa degli indici e' una strategia che abbiamo sempre consigliato (oltre a quella degli stop loss!)
LA BORSA E IL TESORETTO...
ULTIME DALLA PARTITA BAZOLI-PROFUMO

ASSALTO A UNICREDITO
Intesa San Paolo sale al 4% (2,8 miliardi di euro di investimento) in Unicredito. Assalto a Unicredito? Assolutamente no. Bazoli dice che è un’operazione di trading. Non e’ corretto...in questo modo si crea confusione per il parco buoi! E’ un semplice lavaggio di dividendi. Un’operazione di carattere fiscale che sfrutta alcune anomalie sul trattamento fiscale dei dividendi. Dato che il titolo Unicredito e' sceso del 8% in settimana ci si potrebbe attendere una grossa perdita per Intesa. In realta' tutti i prezzi sono bloccati da opzioni. Cio' che cambia e' solo una ottimizzazione fiscale ai danni del fisco e quindi.... Visco ci domandiamo se ti piacciono queste operazioni? Intesa non e' nuova a queste operazioni. Anzi e' leader di mercato.
CAPITALIA FA SUL SERIO
Capitalia vende Generali. Per la speculazione non e’ una bella notizia. La pace fra Bazoli e Profumo sembra andare nella giusta direzione (per ora).
PROBLEMA DI CAPITALIZZAZIONE..
Dal giorno della fusione sono passate solo 5 giornate di borsa. Risultato? Perdita di capitalizzazione del 8%. Oggi la somma di Capitalia e Unicredito scende a 92 miliardi di euro. 8 Miliardi di euro in meno non sono pochi! Anche qui si e' servito il parco buoi.
PROBLEMA EURIZON
Intesa vorrebbe quotare solo la componente assicurativa di Eurizon (in modo da poter firmare una pax con Alleanza). La fondazione San paolo si oppone. Lo scontro dovrebbe continuare ancora per qualche settimana. Alleanza ne dovrebbe uscire bene in qualunque caso.
ULTIME DALLA PARTITA BAZOLI-PROFUMO
ONDA LUNGA DELLO YEN

Gli investimenti nipponici all'estero hanno raggiunto nel 2006 un valore record, con un'eccedenza pari a 1.400 miliardi di euro rispetto agli investimenti stranieri in Giappone.Lo ha annunciato ieri a Tokyo il ministero delle Finanze, precisando che è il 16/mo anno consecutivo in cui il Giappone risulta il maggiore creditore del pianeta, seguito da Germania e Cina. Secondo il ministero il valore degli investimenti pubblici e privati all'estero è aumentato del 10,3% rispetto al 2005, raggiungendo un valore di 3.630 miliardi di euro.
Ecco spiegata la debolezza dello YEN sull’Euro. Cosa potrebbe succedere allo YEN quando i flussi di denaro giapponese venissero rimpatriati? Occhio al grafico...
ONDA LUNGA DELLO YEN
PUZZLE DI DATI MACRO

Il Dipartimento del Commercio ha comunicato che gli ordini di beni durevoli hanno avuto un incremento dello 0,6% ad aprile, contro le attese del +0,9%.Inoltre, è stato rivisto al rialzo il dato di marzo, mese in cui gli ordini sono avanzati del 4.3% (dato rivisto dal +3.4%). Togliendo le componenti più volatili relative alla voce trasporti e difesa,la variazione positiva è stata dell'1,5%. Questo aggregato è un'approssimazione della spesa in conto capitale delle imprese.Il dato, pur manifestando un rallentamento dal +4.3% di marzo, dovuto principalmente al capitolo trasporti, è in crescita per il terzo mese di seguito. Una serie positiva simile risale a ben due anni fa (aprile-giugno 2005).
La vendita di nuove case ad aprile è stata di 981 mila unita' . Questo incremento è il maggiore da aprile 1993: +16,2%.Tuttavia il prezzo medio di vendita è sceso dell' 11.1% rispetto lo scorso mese e del 10.1% rispetto allo scorso anno. L'impennata è probabilmente dovuta al calo dei prezzi delle case e agli incentivi posti in essere dai costruttori al fine di rivitalizzare un settore che sta attraversando una forte crisi.
L’invenduto, anche se diminuito dell’1.5% resta alto, a 538.000 unità abitative, un'offerta smaltibile in sei mesi e mezzo.I segnali sul fronte immobiliare sono contrastanti. Grandi volumi di vendita e prezzi che continuano la corsa al ribasso. Una stabilizzazione del settore è ancora tutta da dimostrare, il dato di ieri potrebbe essere un miraggio.
Infine, il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che le nuove richieste per i sussidi di disoccupazione hanno avuto un incremento di 15.000 unita'.
Quindi, sul fronte degli investimenti l'economia appare in buona salute. L'immobiliare non dà certezze, i prossimi dati serviranno a comprendere meglio se si è di fronte a un rimbalzo tecnico o a un'effettiva stabilizzazione. Di fatto, il mercato, visti anche i dati sugli ordini di beni durevoli, ha ieri optato per la seconda ipotesi, che implicitamente fa anche svanire le previsioni di un taglio dei tassi che il mercato scontava per i prossimi mesi.
I catalizzatori della giornata di ieri sono stati certamente il pericolo di una "drammatica correzione" dei mercati azionari cinesi, annunciata ieri da Greenspan e l'eclissarsi del miraggio che gli operatori avevano di un taglio dei tassi nei prossimi mesi.
PUZZLE DI DATI MACRO
ALITALIA....BILANCIO PILOTATO

Alitalia, siamo alle solite..., il bilancio dell'azienda diventa strumento di negoziazione politico-economica e non di chiarezza e semplicita’.
Gli Italiani, cosi’ facendo perdono fiducia nelle aziende e nella politica. Come si puo’ negoziare un bilancio. Se perdita e’ …che perdita sia. La negoziazione delle poste di bilancio non fa parte certo nell’immaginario collettivo. Gli spettri delle fregature di massa tornano a Piazza Affari.
Lo scopo della svalutazione della flotta e’ ipotizzabile....Il governo potrebbe cosi’ giustificare la svendita di Alitalia per un pezzo di pane (stile svendite IRI o svendite per entrare nell’euro, uno stile che ben conosciamo e che ha una sola firma.... e che affossa il mercato azionario italiano rendendolo poco trasparente e in mano a determinati gruppi di potere).
A proposito....da chi e' supportata Airone? ah e' vero, Banca Intesa! (e forse Montepaschi)! ma che combinazione!
Ricordo ai lettori che Alitalia e' al 49% di proprieta' del tesoro. Svendendola, portano via dei soldi a tutti noi. Prima si risana un'azienda, si crea valore a favore della comunita' e poi la sivende al giusto prezzo in un mercato libero.
ALITALIA....BILANCIO PILOTATO
PARMALAT FA CASSA

Che ci fa Bondi ancora in Parmalat?
Come mai Capitalia (e da settimana scorsa, Unicredito)e' ancora azionista di Parmalat con una quota del 5.3% (primo azionista....).
Che fine ha fatto il progetto di Granarolo e di Bazoli di comprare Parmalat e di dare origine a un polo dell'alimentare?
Come mai Parmalat nelle ultime settimane fa cassa vendendo pezzi di azienda?
Parmalat nei prossimi mesi potrebbe incassare ancora piu' soldi grazie alle aule di tribunale.
Come utilizzera' Parmalat questi soldi?
Non e' che Bazoli (azionista Granarolo) possa incassare un'altra sconfitta nei prossimi mesi?
Parmalat ha le carte in regola per diventare polo aggregante dell'alimentare in Italia.
PARMALAT FA CASSA
RETELIT 10% IN BORSA

Ieri il titolo e' esploso in Piazza Affari. Qui di seguito il mio articolo di tre settimane fa. Retelit si muove fra la gara del Wimax, rumours di OPA e servizi di Banda larga.
ASTA MULTIMEDIA PER IL WIMAX
C'è un'altra asta multimediale che sta per scattare e vede in campo personaggi importanti. Riguarda le frequenze per il WIMAX, la tecnologia per l'accesso a internet che riduce i costi di trasmissione e utilizza i ponti radio. WIMAX non è la sigla di un supermercato, ma l'acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access. Con una singola antenna si può coprire un'area di 50 km e utilizzare una banda che trasmette i dati alla velocità di 74 megabits per secondo. Entro giugno il ministro Gentiloni dovrà assegnare le frequenze.
Non sarà una gara miliardaria e pazzesca come quella dell'Umts, perchè con 3 milioni di euro si potrebbe portare a casa una delle nuove autostrade di internet. Il boccone però è appetitoso e foriero di nuovi business. Non a caso è sceso in campo ieri Ruggiero Magnoni, il banchiere di Lehman Brothers che ha sempre accompagnato Colaninno negli affari e che nel 1995 aiutò Berlusconi ad andare in Borsa. Magnoni, nato nel '51 ad Alp in Spagna, è un uomo dal naso lungo e sa fiutare il business. Adesso - come spiega il quotidiano "MF" - ha comprato il 75% della società Aft che opera nella banda larga per gli aeroporti e le autostrade. Insieme a lui sono entrati con piccole quote Marco De Benedetti e Guglielmo Tabacchi della società 2G Investimenti.
Tabacchi (Safilo) fu socio importante in Antonveneta. In Safilo e’ presente Doris come consigliere indipendente….
In settimana ci sara’ l’assemblea Retelit. Il titolo, che vede come presidente Ruozi (lo stesso di Palladio e di Mediolanum…).
Il titolo ha un azionariato diffuso e annovera fra i suoi soci rilevanti
La Sirti di Sposito (ex Fininvest, nonche’ gestore del fondo Clessidra)
La Site (5%) societa’ telefonica del gruppo Telecom.
Potrebbe Magnoni essere interessato a rilevare l’azienda milanese?
RETELIT 10% IN BORSA
LOTTA EURIZON ALLEANZA

La fusione Unicredito/Capitalia rende ancora piu' problematico il nodo Eurizon per Intesa. Generali (che aveva parlato di Problema Eurizon poche settimane fa..) improvvisamente vede accrescere le sue possibilita' di imporre Alleanza al gruppo Intesa San Paolo. Alleanza rimane il titolo su cui puntare. Utili stabili, alti dividendi, tesoretto in cassaforte.....se poi l'azienda avesse maggiori possibilita' di crescita esterna ecco che il titolo potrebbe correre a Piazza Affari (o Generali decidere di delistarla)
LOTTA EURIZON ALLEANZA
GENERALI......MANI STRANE...

Ieri intervista fiume di Bazoli sul 24ore. Profumo e Geronzi due banchieri che Bazoli definisce bravissimi. Ma poi per due pagine si e' sfogato e ha dato il via ufficiale alla battaglia estiva per il controllo del cuore nevralgico del paese.
Mediobanca e Generali in primis, ma anche Mediolanum, Alleanza, e tutti i soggetti del risiko scenderanno in in piazza affari a litigare.
La felicita' che ho descritto il primo giorno della fusione Unicredito/Capitalia era sintomo fin troppo chiaro di una futura chiamata alle armi..
Ieri in borsa le prime schermaglie....Geronzi ha detto che vende Generali entro fine maggio (mancano poche sedute borsistiche) vediamo di fargli saltare la pressione..
Prima fanno sospendere il titolo per eccesso di ribasso...dicono che sia stato un errore...ma il sospetto che sia stato qualcosa di piu' rimane...
Poi gira voce che Generali debba fare una grande acquisizione in Russia.
il titolo chiude a -2%. Un -2% molto sospetto...targato forse Bazoli!
GENERALI......MANI STRANE...
PREMUDA ORA TOCCA A TE....

Rosina, proprietario del 29,6% della Premuda ha appena incassato un buon dividendo, ma dopo due anni che il titolo e' fermo nel porto sembra che il 2007 possa riportare la nave della premuda nell'oceano con dei motori luccicanti.
Complice il collocamento in borsa della Damico (concorrente) che ora ha soldi per espadersi, della Navigazione Montanari (anche lei interessata a comprare.
Il settore macina buoni utili e poi...il patto di sindacato Premuda (con Generali e Duferco) e' in scadenza quest'anno.
Prossimo obiettivo 1,8 e poi se tutto va bene diritta a superare i massimi del 2005!
PREMUDA ORA TOCCA A TE....
TORO TORO TORO

Macrovariabili in ottimo stato
Petrolio pimpante ma non troppo
Immobiliare stabile
Obbligazionario a lungo sempre debole
Euro sempre forte sullo yen
Dollaro stabile con l'Euro.
I mercati azionari sempre scoppiettanti, fanalino di coda ovviamente l'Italia e il suo carrozzone...
due numeri su tutti...
Dai minimi di giugno dello scorso anno...
Dax 46%
Cac 33%
S&P MIB 25%
E' ovvio che le borse stanno salendo piu' dei fondamentali ma la situazione potrebbe continuare ancora per qualche settimana.
TORO TORO TORO
LE DIFESE DI FOSSATI

Dopo i nostri cattivi pensieri su Fossati, che avete letto due giorni fa su questo sito e ieri su trend on Line e Libero, ecco che la famiglia Fossati si e' sentita in dovere di fare una dichiarazione che ho deciso di pubblicare.
RADI (FIN) - 22/05/2007 - 19.08.00
### Telecom: Fossati, siamo soci industriali, non speculiamo - FOCUS
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9002F1911 (FIN) ### Telecom: Fossati, siamo soci industriali, non speculiamo - Radiocor) - Milano, 22 mag - "Siamo dei soci industriali-finanziari, non compriamo per rivendere subito, speculando". Questa la filosofia di Marco Fossati, numero uno di Findim Group, erede della dinastia cha ha fondato la Star. La holding di famiglia ha l'1,5% di Telecom Italia e, come ha anticipato Il Mondo e confermato Fossati, si "e' resa disponibile" con Intesa SanPaolo ad entrare in Telco. Ma l'esito non e' scontato: "dipendera' da chi saranno gli altri invitati, dalle modalita' di ingresso e dal prezzo". Flavia Carletti (RADIOCOR) 22-05-07 19:11:51 (0391) 3 NNNN RADI (FIN) - 22/05/2007 - 19.08.00
### Telecom: Fossati, siamo soci industriali, non speculiamo - FOCUS -2-
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FOCUS -2- "No alle interferenze della politica" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 mag - L'interesse di Findim per Telecom ha alla base il "giudizio positivo" sulla societa' di telecomunicazioni, ma anche gli ampi margini di miglioramento. "Nei prossimi anni la compagnia puo' crescere ancora se gestita con obiettivi industriali, piu' che finanziari, e senza interferenze da parte della politica". Tra i nuovi soci che potrebbero entrare in Telco, la famiglia Fossati ha una carta in piu' da giocare perche' e' presente in Spagna dagli anni Settanta e con gli spagnoli della famiglia Carulla ha in comproprieta' al 50% la Pasa, che controlla al 100% Galina Blanca, che a sua volta ha rilevato la Star proprio dai Fossati. Questo "potrebbe facilitare i rapporti con Telefonica", e Fossati ne e' ben consapevole, anche perche' ritiene che grazie all'apporto della societa' spagnola, Telecom Italia possa migliorare, magari non in termini di innovazione tecnologica ma sulla gestione, per il diverso approccio manageriale "piu' fresco" che ha dimostrato di avere Telefonica. A cio' si aggiungano le possibili sinergie, soprattutto in Sud America. L'ipotesi che la Findim aumenti la propria partecipazione in Telecom Italia sopra l'attuale 1,5% e' legata alle decisioni della holding di famiglia sui futuri investimenti. "Non e' scontato", infatti, l'ingresso nel capitale di Telco: l'invito dei soci attuali non basta. Dipendera' anche "da chi saranno gli altri invitati, dalle modalita' di ingresso e dal prezzo", considerando anche che i nuovi azionisti dovranno avere una quota compresa tra il 2 e il 5%. Se la Findim dovesse aumentare la partecipazione diretta in Telecom, potrebbe avere difficolta' a rispettare queste soglie nel caso in cui decidesse di sottoscrivere l'aumento di capitale di Telco. In attesa che da Intesa SanPaolo giunga una risposta, probabilmente nell'estate, Marco Fossati ha attivato la rete di conoscenze prendendo contatti sia con gli attuali soci di Telecom e di Telco che con i potenziali nuovi azionisti della newco costituita dopo l'uscita di Pirelli-Olimpia. Fla- (RADIOCOR) 22-05-07 19:11:57 (0392) 5 NNNN
Queste le dichiarazioni di Fossati. Cosa possiamo rispondere....beh, anche Ricucci compro' la BNL ben prima della concertazione. Eppure fu attaccato da tutto e tutti. Non auguro lo stesso trattamento a nessuno e quindi neppure a Fossati.
LE DIFESE DI FOSSATI
TORO IMPAZZITO

ULTIME DAI MERCATI
-Lehman Brothers ha alzato i targets di fine anno dei listini europei.
-Credit Suisse consiglia di sovrappesare le azioni Europee.
-Il governo cinese usera' 3 miliardi di dollari delle sue vaste riserve valutarie per acquistare il 9,9% delle azioni senza diritti di voto della societa' Usa di private equity Blackstone.
-La Banca Centrale giapponese, conferma che continuerà a tenere allo 0,5% i tassi d'interesse nominali di un economia che nel frattempo cresce del 4% in termini reali. Continuerà pertanto a regalare finanziamenti in yen a costo zero a chiunque lo vorrà, e per premio addizionale assicurerà quindi anche guadagni sul cambio che infatti continua a scendere.
-La Banca Centrale americana, ha rassicurato i mercati che il bubbone scoppiato sui mutui immobiliari a bassa qualità non è un problema sistemico e non creerà difficoltà all'economia. I tassi di interesse non scenderanno (e il dollaro non si deprezzera’ verso l’euro) e le Borse si rafforzano ulteriormente
-La Banca Centrale cinese ha fatto una manovrina restrittiva talmente mini e talmente ridicola da non riuscire a provocare nemmeno una reazione momentanea di paura sui mercati, ma anzi scatenando un altra fiammata euforica.
Il mondo e’ avvisato…i policy makers e i brokers hanno invitato esplicitamente a continuare a scommettere su ulteriori rialzi di azioni e commodities, di beni mobili ed immobili, preferibilmente finanziandosi in yen.
Il rubinetto della liquidità mondiale proveniente dal gigantesco disavanzo in dollari continuerà senza sosta ad alzare il livello della bolla globale. Anche il collasso del dollaro è rimandato: per il momento Cina e Giappone continueranno a sostenere il biglietto verde. L'inflazione continuerà ad aumentare, non tanto nella forma dei tradizionali indici ufficiali che sono falsati, quanto in quella degli assets già citati. Il mercato obbligazionario continuera’ il suo triste e lento declino. Tutto a favore della bolla madre del credito globale e delle innumerevoli bolle figlie.
TORO IMPAZZITO
DORIS, IL CERCHIO SI ALLARGA?

Nelle ultime settimane Nagel ha rilasciato in almeno due occasioni dichiarazioni su future acquisizioni di Mediobanca. Tali dichiarazioni potrebbero essere soggette a diverse interpretazioni alla luce della fusione Unicredito/Capitalia.
Nagel va ripetendo da alcune settimane che Mediobanca e’ alla ricerca di una importante acquisizione nel campo del Private Banking.
Fin qui nulla di strano, Mediobanca negli ultimi anni sta cercando di ridurre il peso del business che arriva dall’investment banking e di aumentare quello dei servizi capaci di stabilizzare i flussi di reddito. Da qui il forte sviluppo nell’area dei prestiti e dei leasing con Compass e Selma.
Nel campo del private banking pero’ Mediobanca e’ gia’ presente con Banca Esperia, un progetto che e’ nato nel 2001.
Nel progetto non sono soli. Accanto a loro c’e’ Ennio Doris che con la sua Mediolanum diventa proprietario del 46% della nuova banca.
La nascita di questa iniziativa coincide con un’importante scambio azionario. Doris scambia il 2% di Mediolanum (che allora quotava intorno a 18 euro con il 2% di Mediobanca che quotava 9 euro).
A distanza di 7 anni Mediolanum quota 6,3 euro e Mediobanca 18!
Ma torniamo a Mediobanca e alla sua struttura di private banking.
Il presidente di Banca Esperia è Stefano Preda fin dal 2001. Nei 5 anni precedenti e’ stato Presidente di Banca Mediolanum (e quindi uomo di fiducia di Ennio Doris)
Da circa un anno si parla di possibile quotazione di Esperia, tuttavia recentemente abbiamo assistito alle dichiarazioni di Nagel riportate poco sopra.
Ora se Nagel vuole spendere una cospicua cifra per acquisire una societa’ specializzata nel settore e’ evidente che pensa ad una successiva fusione con Esperia, ma allora tre sono le ipotesi
1) Doris esce dal capitale di Esperia e si fa pagare profumatamente (faccio notare che Banca Mediolanum ha lanciato lo scorso anno una sua boutique (chiamata Banca Mediolanum Private Banking). Tale iniziativa mal si sposa con la strategia di Banca Esperia.
2) Doris si diluisce andando a fondere una realta’ piu’ grande, acquisita da Mediobanca in Esperia. Ipotesi di difficile realizzazione. A Doris piace avere il controllo della situazione e dei business in cui e’ coinvolto.
3) Doris inietta risorse liquide nella nuova societa’ per evitare la diluizione. Anche questa ipotesi appare poco fattibile
Tutte queste ipotesi sono quindi poco probabili.
Tanto vale allora che davanti a questo dubbio la Borsa possa anche sposare una tesi che fantasiosa e’ dir poco.
Nagel parlando di acquisizione nel private banking avrebbe potuto riferirsi all’asset management. Ovvero Mediolanum potrebbe essere fusa in Mediobanca.
Proviamo a fare due conti….
Mediolanum capitalizza 4,7 miliardi di euro. Mediobanca 14,5 miliardi di euro.
Se Mediobanca acquisisse Mediolanum in una operazione carta contro carta potrebbe offrire 7,5 euro per azione (con un premio del 16% rispetto ai prezzi di borsa attuali).
Il premio finirebbe quasi tutto nelle mani dei due soci di riferimento (Doris e Belusconi, rispettivamente azionista al 38,44 % e al 35,06%). L’altro socio rilevante di Mediolanum e’ Mediobanca stessa con una quota dell’1,9%.
Se Mediolanum venisse quindi valutata 5,5 miliardi di euro vorrebbe dire che il duo Berlusconi e Doris fondendosi con Mediobanca verrebbero a detenere il 18% della nuova Mediobanca.
Unitalia vedrebbe la sua quota scendere dal 18% attuale al 13%.
Se Unitalia e’ malvista al 18% in Mediobanca, figuriamoci Berlusconi e Doris….
Il 18% in mano a Fininvest e Doris sarebbe un po’ troppo, basterebbe allora che Mediobanca pagasse 50% cassa e 50% in azioni.
Alcuni fattori da non dimenticare:
- Ricordo che Doris negli ultimi 12 mesi ha acquistato circa il 2% del capitale di Mediolanum arrivando a ridosso del 40%
- Doris ha piu’ volte ribadito che il suo ruolo in azienda e’ destinato a diminuire.
- Il figlio, Massimo, e’ un ottimo amministrativo ma non sara’ mai in grado di prendere in mano e gestire con successo una rete di 6500 promotori che oggi adorano Ennio Doris.
- Doris come padre e nell’interesse della preservazione dell’impero costruito in questi 25 anni non puo’ non essere preoccupato del futuro.
Quale migliore soluzione che quella di diventare fra i maggiori azionisti di Mediobanca (che a sua volta controlla Generali).
Se Mediolanum si dice interessata ad acquisire quote in eccesso in mano a Unitalia, potrebbe invece essere Mediobanca interessata ad acquisire Mediolanum, diluendo il peso dei suoi azionisti di riferimento attuali.
Indubbiamente uno degli scogli maggiori potrebbe essere Bazoli. Berlusconi e Doris prepotentemente in Mediobanca potrebbero sconvolgere i gia’ difficili equilibri.
Tuttavia non dimentichiamo che…
Per cio’ che riguarda il lato francese di Bollore’ forse le cose sarebbero piu’ facili. Il nuovo governo francese di destra potrebbe dare una mano all’ascesa di Berlusconi in Mediobanca, magari rivalutando un vecchio progetto di fusione fra Generali e Axa.
Se poi Geronzi salisse al trono di Mediobanca non dovrebbe opporsi ad una tale manovra in quanto e’ in ottimi rapporti con il cavaliere. (Fininvest, fra l’altro e’ socio di Capitalia)
Profumo potrebbe vedere di buon occhio l’eventuale ascesa di Doris, da una parte si ridurrebbe sempre piu’ l’influenza di Bazoli, dall’altra potrebbe mettere in vendita solo una parte delle azioni di Mediobanca (perche’ la sua partecipazione verrebbe a diluirsi) e rimanere azionista di riferimento.
Zunino, presente in Mediobanca al 3% potrebbe essere soddisfatto del nuovo riassetto cosi’ come Ligresti.
Pesenti potrebbe essere piu’ difficile da gestire ma avranno tutto il tempo per cercare di accontentare la maggior parte di persone possibile.
La fantasia corre lontano, forse troppo, ma anche dal punto di vista industriale ci sarebbe del senso. Ve li immaginate 6500 promotori abituati a trattare solo prodotti assicurativi e del risparmio che cominciano a vendere finanziamenti (Compass) agli italiani?
DORIS, IL CERCHIO SI ALLARGA?
UNITALIA: VICOLO DELLA FELICITA'

La fusione fra Capitalia e Unicredito passera’ alla storia come l’operazione che ha reso felici tutti…
Bollore’ e’ felice perche’ i francesi non vedono sminuito il loro ruolo in Mediobanca.
Bazoli e’ soddisfatto perche’ l’influenza della sua banca su Generali rimane intatta.
Arpe ricevera’ circa 50 milioni di euro di buonuscita fra stipendi e stock options.
Il banco di Sicilia ha ricevuto garanzie di sviluppo
Geronzi rimane nel gruppo ma il suo destino e’ già segnato, prendera’ posto in Mediobanca e il suo ruolo sara’ ancora piu’ importante di oggi.
Profumo accresce il suo peso in Italia e la sua banca balza al secondo posto in Europa per capitalizzazione.
Berlusconi, Dalema, Prodi, Casini applaudono all’operazione.
Il mercato festeggia con Capitalia oltre gli 8 euro e Unicredito sui massimi di sempre
Banca d’Italia, nella persona di Draghi e’ felice dell’operazione, dal suo arrivo tante cose sono cambiate, l’era di Fazio sembra cosi’ lontana.
Costamagna (ex Goldman Sachs) dopo i recenti insuccessi da Mittel a Telecom , puo’ festeggiare anche lui il successo dell’operazione.
Le zitelle rimaste (Credito Valtellinese, MPS, Unipol e Mediolanum) sono felici….chi cerca moglie ora deve fare in fretta a scegliere e il prezzo si potrebbe fare piu’ alto.
Dietro questa felicita’ apparente potrebbero pero’ nascondersi tante insidie.
Il vicolo della felicita' potrebbe ben presto rivelarsi cieco!
Qualche preoccupazione potrebbe arrivare sul fronte degli assicuratori che hanno contratti di bancassurance con i due gruppi che vanno ad unirsi (da Allianz ad Aviva, da Fondiaria a Munich re a CNP)
Ci si domanda poi a chi verranno vendute le quote in eccesso di Mediobanca, Banca Intesa potrebbe essere non proprio soddisfatta del risultato a cui si arrivera’. Per non sbagliare Bazoli ha acquistato il 2,5% di Unicredito
Poi c’e’ partita Telecom, da un lato Banca Intesa, Zalesky e Fossati, dall’altra Benetton, Fingruppo, Mediobanca e Generali, in mezzo Telefonica, la partita appare fin d'ora lunga e non priva di colpi di scena.
Il nodo dell’indipendenza di Mediobanca e Generali e’ ancora in sospeso e la soluzione ancora non si vede.
Negli ultimi mesi molti soggetti hanno investito in Generali (da Caltagirone ad Amenduni, a Benetton, Carige, De Agostini, Zalesky) nessuno ha ridotto le sue quote. Il titolo potrebbe proiettarsi su massimi di periodo molto elevati.
In Mediobanca l’uscita frettolosa di Coppola , prima, la futura uscita di Pirelli, Fiat e di una quota importante messa in vendita da Unicredito, poi, hanno reso i titoli poco appetibili fino ad ora.
Le parole di Doris che si dice interessato ad acquisire una quota ulteriore di Mediobanca potrebbe risvegliare il titolo di Piazzeta Cuccia molto prima di quanto si possa prevedere.
Le partite per la spartizione del potere potere economico sono ancora tante. l'asse unicredito Capitalia non e' stato che un round. Il vincitore del match sara' colui il quale mettera' le mani su Generali.
UNITALIA: VICOLO DELLA FELICITA'
FFF : FINANZA FOSSATI FINDIM

La Famiglia Fossati opera, da anni, attraverso la finanziaria di famiglia la Findim. Findim e’ una societa’ lussemburghese con una filiale a Massagno, in Svizzera. La Findim e’ la Holding che comprende realtà industriali, immobiliari, finanziarie e agricole Le Societa’ del Gruppo sono dislocate in Italia, Svizzera,
Spagna, Francia, Stati Uniti, Argentina e Brasile.
Dopo la tragica morte di Luca Fossati, nel 2001, in un incidente aereo, le redini dell'azienda sono state prese in mano da Marco, che è diventato presidente e amministratore delegato, ma che risiede in Brasile, e non molto interessato allo sviluppo delle attivita’ della Star.
Quindi a fine 2006 la Findim vende agli spagnoli di Pasa Group (che detiene il 100% del veicolo Galina Bianca) la Star. La Findim rientra in Pasa group, con una quota del 50% ma lascia la gestione in mano spagnola. La vendita e’ stata fatta per un controvalore di 1 miliardo di euro, il reinvestimento in Pasa per circa 500 milioni.
Risultato dell’operazione, la Findim accresce la sua liquidita’ di circa 500 milioni.
Il senatore Edoardo Pollastri (eletto per l’america meridionale) e’ da sempre molto vicino al gruppo Findim. Recentemente Pollastri ha espresso giudizi molto favorevoli per l’operato di Prodi come capo del governo.
La Findim, e’ da anni molto attenta a sfruttare le occasioni che la Borsa mette a loro disposizione. Fra le varie partecipazioni che ha avuto in portafoglio ricordo
Mediobanca, dalla quale usci, nel 2001
Ifil dove arrivo’ a detenere il 4,00% del capitale
Cattolica assicurazioni (con una quota del 2%)
Recentemente poi la famiglia Fossati e’ passata alla ribalta per l’ottimo fiuto che ha avuto nel rastrellare un’importante quota di Banca Lombarda poco prima che si fondesse con la Popolari Unite.
Il tempismo di Fossati, arrivato a possedere il 3,5% della Banca e’ molto simile a quello di un altro finanziere molto abile, Roman Zalesky, che con la sua Tassara e’ arrivato a possedere il 4,9% della Banca Lombarda.
Ottimo fiuto davvero da parte dei due personaggi. Sicuramente poco ha influito la conoscenza di Zalesky con Bazoli e il suo rapporto con la Mittel.
Sicuramente gli acquisti sono stati fatti semplicemente osservando il bilancio della banca, cosa che potremmo fare anche noi,tranquillamente seduti davanti al pc.
Conoscere l’azienda tramite l’informativa a disposizione di tutti. Questo sicuramente hanno fatto i due! Tanto di cappello a entrambi, ottimo fiuto veramente!
Altra pasta rispetto ai furbetti del quartierino che decidevano una azienda da comprare e poi facevano guadagnare gli amici e loro stessi passandosi le informazioni con cellulari stto registrazione....
Qui le informazioni privilegiate non ci sono!
Ma un’altra cosa accomuna Fossati e Zalesky, l’amore sviscerato per la telefonia.
Infatti la Findim, venerdi', ha comunicato al mercato di possedere una quota del.1,5% di Telecom Italia (investendo circa 550 milioni di euro).
Ricordo che Zalesky detiene una partecipazione in Telecom inferiore al 2%.
La famiglia Fossati si dice inoltre disponibile ad entrare in Telco (apportando la quota di Telecom).
L’aspetto singolare di questa operazione e’ il timing.
Infatti la Findim entra in Telecom dopo l’entrata degli spagnoli di Telefonica e solo una volta che e’ stato stabilito che la scelta dei futuri soci di Telco tocchi a Banca Intesa.
Inoltre l’acquisto di Telecom avviene poche settimane dopo l’insuccesso di Mittel (Bazoli) nel comprare Fingruppo (in cui giace il 3,7% di Telecom)
Ops dimenticavo…la famiglia Fossati ha piccole partecipazioni finanziarie in Monte Paschi (la Banca senese che era d’accordo alla vendita di Fingruppo a Mittel) e Telefonica.
A ben vedere un investitore da parco buoi come noi potrebbe copiare Fossati acquistando azioni Telecom a 2,10 come ha fatto lui.
Quindi dal punto di vista del mercato non c’e’ nulla da ridire.
Quello che invece sicuramente non deve accadere (e data l’alta moralita’ delle persone coinvolte non ne ho dubbio alcuno…) e’ che Fossati abbia deciso il suo investimento nella certezza di apportarlo in Telco magari valorizzandolo non a 2,82 (come e’ accaduto per Generali e Mediobanca) ma magari a 2,50).
E’ evidente che a quel punto il profitto che Fossati potrebbe ricavarne sarebbe solo alla sua portata e a danno di migliaia di piccoli azionisti.
Sono certo che anche se Zalesky, Fossati, Prodi, Bazoli, Pollastri si conoscessero, mai sfrutterebbero informazioni di alcun tipo prima di effettuare investimenti in Banca Lombarda o in Telecom Italia.
Credo anche che la scelta degli investitori che dovranno entrare in Telco non sia gia’ stata fatta ma che avverra’ in piena indipendenza basandosi su una logica industriale e per il bene di tutti gli azionisti di minoranza.
Battute a parte, la fusione fra Unicredito e Capitalia nasce con il plauso di tutti ma lascia aperte tutte le lotte per la conquista del potere economico compresa quella delle linne telefoniche.
Unitalia conferma la sua volonta’ di diluirsi in Mediobanca ma non vendera’ ne a Bazoli ne ai francesi. Si vocifera che possa vendere alle fondazioni gia’ azioniste di Unicredito ma a quel punto l’asse Capitalia Unicredito controllerebbe sempre il 18% di Mediobanca e il 20% di Generali.
Se cosi’ fosse avrebbe un controllo anche su Telco e Banca Intesa vedrebbe allontanarsi la possibilita’ di influenzare il polo di telecomunicazioni.
Nel frattempo sara’ per trading o sara’ per mostrare i muscoli, sta di fatto che Intesa compra il 2,5% di Unicredito (spendendo 1,8 miliardi di euro)
Fingruppo si allontana da Mittel e fa confluire alla finanza veneta di Palladio il 3,7% di Telecom. Fossati entra con 1,5% in Telecom e la lotta per il potere va avanti. Un filo in piu' nell'intricato intreccio telefonico.
FFF : FINANZA FOSSATI FINDIM
IL DESTINO DEL MERCATO AZIONARIO

Fra oggi e lunedi potrebbero decidersi i destini delle borse mondiali per le prossime settimane.
Mercato obbligazionario sempre piu’ debole (poverelli coloro che hanno obbligazioni a medio lungo, ma erano stati avvisati!!!).
Euro forte contro lo yen ma tranquillo verso il dollaro. Improvvisa fiammata dei prezzi del petrolio ieri sera potrebbe favorire qualche titolo petrolifero (Tenaris ed Eni da noi…).
Oggi risposta premi, ultimo giorno per comprare o vendere titoli che nel weekend staccheranno il dividendo, nel fine settimana poi si decidera’ il destino delle ultime banche italiane (Unicredito e Capitalia, BPM e BPER) e infine oggi alle 16.00 l’indice del Michigan, cosi’ importante per l’economia americana.
Ricordo che la fine (temporanea) del risiko bancario se non supportata da mercati al rialzo potrebbe portare a discese dei prezzi nell’intero settore.
Nel grafico il classico grafico che mostra la correlazione fra andamento delle obbligazioni e delle borse. Come vedete la cosiddetta MASCELLA DELLA MORTE sta allargando sempre piu’ le fauci, pronta a mangiarsi il parco buoi….ma forse e’ ancora un po’ presto…...La mascella puo' rimanere aperta per mesi e mesi ma...
La chiusura della mascella e’ solo questione di tempo…ma e’ ineluttabile, i tassi non possono continuare a salire con questo ritmo senza avere una ripercussione sui mercati azionari nel medio periodo (anzi, quest’ultimi continuano a salire).
IL DESTINO DEL MERCATO AZIONARIO
GIORNI DI FOLLIA?

Il mercato italiano nelle prossime sedute si arrendera’! dopo 1 mese che viaggia in laterale e’ pronto a superare l’importante barriera psicologica dei 44.000 punti.
La rottura di questo livello proietterebbe il mercato a targets importanti.
Abbiamo davanti 4 fattori determinanti per la rottura dei precedenti massimi.
1) L’impatto dei dividendi e dell’aumento di capitale gratuito Generali sull’indice (che incide per 800 punti, ovvero il 2,0%)
2) Le scadenze tecniche di venerdi’
3) L’eventuale annuncio sulla fusione fra Unicredito e Capitalia potrebbe portare l’interesse sulla galassia Mediobanca / Generali con impatto positivo sugli indici.
4) L’andamento delle macrovariabili di riferimento, ovvero
a) Il cambio Euro/yen dovrebbe andare verso 1,68
b) Il cambio Euro/Dollaro potrebbe vedere una debolezza del dollaro (ma non troppo)
c) Il mercato obbligazionario europeo debole ma non troppo.
d) Prezzo del petrolio stabile in discesa
Insomma, l’afflusso di denaro sull’area Euro dovrebbe continuare, i rumours su fusioni e acquisizioni creare opportunita’ di speculazione. L’espansione dei multipli di borsa continuare.
Giorni di follia di borsa ci attendono.
Occhio sempre a non farci prendere da facili entusiasmi. Lasciar correre i prezzi e osservare rigidi stop loss e’ la regola d’oro di questi giorni.
Guardate qui, un breve elenco di alcune operazioni che tengono banco a Piazza Affari.
Valentino viene acquistata da 3 fondi di private equity. Bulgari vola in borsa per la trimestrale ma anche per le voci di possibile vendita che ogni tanto ritornano a farsi sentire.
Marzotto sotto la lente dei fondi.
Autostrade e Abertis continuano a trattare.
BPM e Bper stanno per fondersi.
Unicredito e Capitalia sono verso la fase conclusiva del merger.
Monte Paschi Siena studia una possibile fusione con il BBVA.
De Benedetti prenota la fusione fra Cofide e Cir.
Prove di integrazione fra Airone e Alitalia.
Autogrill cerca partners.
Aem ha sempre il dossier aperto bresciano.
Alleanza, aspettando che venga sciolto il nodo Eurizon, sempre possibile l’Opa di Generali.
STM studia scorpori e cerca partners.
Pagine Gialle e’ in vendita a 0,60? I fondi vogliono uscire..
ENI…Morgan Stanley ha studiato il valore di Eni nel caso di separazione delle parti. C’e’ forse l’interessamento di qualche concorrente?
Unipol ha sempre una gran quantita’ di liquidita’ da spendere.
Generali e Mediobanca in grande subbuglio. Alcuni giornali anticipano un possibile interesse di Axa per fondersi con generali quanlora Unicredito volesse fondersi con Societe Generale.
Sorin e’ in vendita? la gara per l’acquisto iniziera’ quando verra’ sancita la fusione palladio Fingruppo.
E la lista potrebbe allungarsi…..
GIORNI DI FOLLIA?
IL REGNO LOMBARDO VENETO VUOLE GENERALI

La possibile fusione Unicredito Capitalia diventa ogni giorno piu' possibile...
Chi legge questo sito ben sa come la fusione e’ sempre stata ipotizzata dallo scrivente. Sui giornali oramai non si parla d'altro e sotto decine e decine di aspetti, fra i quali…
-Il ruolo economico del nuovo presidente francese contrario, per ora alla fusione Unicredito/Soc Generale.
-Bollore’ e i soci francesi di Mediobanca preoccupati degli equilibri all’interno di Mediobanca e Generali
-Bazoli, Intesa e il timore di perdere influenza su Generali.
-L’arrivo di Costamagna come consulente di Capitalia (uomo vicino sia a Prodi che a Draghi)
-Le possibili ricadute su un altro centro di potere, quale RCS
- Le conseguenze sul controllo di Mediobanca e quindi l’esigenza ancor piu’ forte di introdurre il modello di governance Duale.
E chi piu’ ne ha piu’ ne metta…….
Io vorrei invece soffermarmi su alcuni interessanti intrecci lombardo veneti che hanno trovato sfogo con la fusione fra Palladio e Fingruppo.
Poco o nulla questa fusione ha a che fare con la possibile fusione fra Unicredito e Capitalia, ma potrebbe avere importanza per i futuri assetti di Generali.
Nel capitale di Fingruppo figurano 111 imprenditori lombardi e nel libro soci di Palladio vi sono numerose famiglie venete di peso. L'aggregazione tra Fingruppo e Palladio, annunciata nella generale sorpresa il 23 aprile, genererà un polo capace di mezzi propri per un miliardo di euro e di gestire attività, rappresentate soprattutto da partecipazioni e fondi di private equity, per circa 2,5 miliardi di euro.
Il Nordest ricompare da protagonista sulla scena finanziaria, dopo la stagione dello scorso decennio incardinata sul creatore di Antonveneta, Silvano Pontello.
Basti ricordare il ventaglio di partecipazioni in società quotate detenute da Fingruppo direttamente (Banca popolare italiana, Ubi, Asm), oppure tramite Hopa (Telecom, Unipol, Mps, BiosSorin, Sorin VemerSiber e via elencando). Non è di minor conto il peso specifico di Palladio, sebbene abbia sinora lavorato più a societa’ non quotate (nel catalogo compaiono le pantofole De Fonseca, i motori per elettrodomestici Acc, i negozi di software Buffetti). L’avvicinamento alla grande finanza quotata è avvenuta un mese fa con l'acquisizione dello 0,5% di Generali, unendo le forze con Finanziaria Internazionale e con la famiglia Amenduni .
Ma andiamo per piccoli passi.
Innanzitutto l’uomo che potrebbe essere uno degli artefici di questa fusione e’ Claudio Zulli. Vediamo chi e’.
E’ un commercialista affermato. Il suo studio si chiama Studio Zulli ,Tabanelli e associati. Ha tre sedi, una a Milano, le altre due pero’ sono molto molto particolari. Infatti la seconda sede e’ a Brescia in Corso Zanardelli 32. Nella stessa sede della GP Finanziaria, la societa’ di Gnutti. E’ ben noto che Zulli e’ da sempre il commercialista di Gnutti.
La terza sede e’ a Vicenza e guarda caso…. allo stesso indirizzo della Palladio Finanziaria.
Non solo per una questione di indirizzi, ma soprattutto di rapporti, Claudio Zulli potrebbe essere uno dei principali artefici dell’unione fra Fingruppo e Palladio
Altre cose rilevanti dello studio Zulli.
Il suo studio e’ associato allo studio di Tremonti. I due personaggi hanno ottimi rapporti. Zulli e’ stato inoltre sindaco alla Marcolin. Palladio Finanziaria aveva una quota dell'8,1% della societa’ di occhiali veneta. La quota fu acquisita nel 2002. Nel 2004 Palladio vendette la quota. Poche settimane dopo Marcolin comunico’ al mercato di aver rotto il contratto con Dolce Gabbana. Il titolo crollo’ in borsa.
Zulli, sindaco di Marcolin, assistette poi la famiglia nell’operazione che vide entrare nell’azionariato Diego della Valle. Palladio fu indagata successivamente di insider trading.
Una volta ipotizzato il legame che unisce Gnutti e Lonati da un lato e Palladio dall’altro, (ovvero Claudio Zulli) cerchiamo di vedere chi sono i principali azionisti di Palladio.
9,9% Efibanca (Banca Popolare Italiana)
9,9% Veneto banca (vincenzo Consoli)
51,9% Solux Spa (Meneguzzo e Drago)
27,1% le famiglie Spillere, Bocchi, Bernardi, Ricci (tramite Almaf)
Nel CDA di Palladio siedono fra gli altri..Roberto Ruozi, Franca Benetton, Maurizio Amenduni.
Altra figura importante in questa partita a scacchi e’ Alessandro Ricci che, tramite la Almaf (societa’ posseduta da Ricci e Strazzera) e’ azionista rilevante di Palladio nonche’ membro del comitato esecutivo.
E’ interessante il legame che unisce Strazzera a Ricci.
Strazzera e’ una famiglia di commercialisti con il pallino della finanza.
Da sempre vicini e soci di Mediobanca e Ligresti (sono i loro commercialisti) ebbero un peso determinante, come azionisti, al tempo della Montedison.
La loro cassaforte e’ la Serfis. Serfis risulta oggi avere una quota del 10% in Italmobiliare (di Pesenti).
Lo stesso Pesenti pero’ e’ risultato molto contrariato dalla fusione fra Palladio e Fingruppo (vedi una sua intervista rilasciata al sole24 ore).
Questo potrebbe forse significare una possibile rottura, all’interno del salotto Mediobanca fra la corrente Pesenti e gli Strazzera.
Torniamo a Ricci che ricordiamo fu in parte coinvolto nella scalata alla Popolare di Crema, da parte di Fiorani. Il legame fra Ricci e Fiorani risale a tanti anni or sono. La famiglia Ricci consegno’ all’opa su Popolare di Crema 34.000 azioni.
La Almaf invece compro’ molti titoli Snia poco prima del lancio dell’Opa da parte di Gnutti.
In Palladio c’e’ anche l’imprenditore Amenduni, (che detiene in Ferax lo 0,51% del capitale di Generali). Amenduni ricordo che era molto vicino a Consorte durante la scalata BNL.
Infine Roberto Ruozi, presidente di Palladio..e’ stato consulente tecnico per molte operazioni di Fiorani, fra le quali la perizia per l’acquisizione della Carispa bolzanina. Fiorani conosceva molto bene Doris (il quale consegno' i suoi titoli di Antonveneta a Fiorani) e Ruozi e’ presidente di Mediolanum.
La Banca Popolare Italiana controlla Efibanca che controlla il 9,9% di Palladio e il 7,45% di Hopa.
Per finire…Divo Gronchi e’ stato scelto per sostituire Fiorani. Ebbene, sara’ un caso, ma Gronchi era direttore generale della Banca popolare di Vicenza! Quella Popolare gestita da Zonin, che al tempo si espresse chiaramente a favore della Italianita’ di Antonveneta.
Veneto banca, che recentemente ha acquisito la Popolare di Intra, e’ socia di Palladio con un 9.9% e si e’ espressa a favore dell’integrazione Palladio/Fingruppo.
Unipol e’ azionista Hopa, da sempre contraria a vendere Fingruppo alla Mittel di Bazoli si e’ espressa, tramite Salvatori, molto favorevole alla fusione Lombardo Veneta.
Ai tempi dei furbetti del quartierino, dietro ai Fiorani, Gnutti, Coppola e Consorte c’era mezza Italia… che faceva il tifo....Carige, Gavio, Caltagirone, Bonsignore, Benetton, Palenzona, Doris, Berlusconi, La Lega, Pop. Vicenza, Veneto Banca, gran parte della finanza del nord est, Amenduni, ecc ecc.
Molti di questi soggetti hanno, oggi, partecipazioni in Mediobanca o Generali e soprattutto alcuni di loro hanno aumentato la loro quota negli ultimi mesi.
Lo scettro di Pontello cerco’ allora di essere afferrato, senza successo, da Fiorani, oggi gli stessi imprenditori, politici e finanzieri continuano a cercare un valido sostituto. Per ora Palladio e’ un importante passo verso l’incoronazione di un Meneguzzo o di un Drago nei prossimi anni.
IL REGNO LOMBARDO VENETO VUOLE GENERALI
INEVITABILE CRASH

Alitalia, le tre cordate rimaste offorno non piu' di 0,40 euro ad azione.....
Vi ricordate cosa ho scritto ad aprile?
Ve lo riporto qua di seguito, era nell'articolo Alitalia Iberia....
Spero che nessuno di voi abbia in portafoglio il titolo.
10) L’aumento di capitale di Alitalia a fine 2005 fu fatto a 0,80 euro (che corrispondeva ad una capitalizzazione di 1.1 miliardi di euro. Da allora la societa’ ha perso 600 milioni circa.
Se togliamo 600 milioni a 1,1 miliardi ne rimangono 500, ovvero una capitalizzazione pari a 0.36 euro per azione!!! Se le cordate proponessero 0,50 non sbaglierebbero poi di tanto.
Buon viaggio.....
INEVITABILE CRASH
DE MOL E IL GRANDE FRATELLO

John De Mol e’ un personaggio singolare, che da ieri e'in affari con Silvio Berlusconi e Goldman Sachs. Gli italiani impareranno a conoscerlo piu’ da vicino. Anche se e’ da anni che milioni di spettatori guardano programmi ideati da lui.
De Mol e’ una delle 500 persone piu’ ricche del mondo.
Negli anni 90 creo’ Endemol (ideando il Grande Fratello, il Milionario e tante altre trasmissioni di successo) e nel 2000, in piena bolla azionaria, la vendette a Telefonica per una cifra altissima, circa 5,5 miliardi di euro.
Nel 2005 ha creato un canale televiso che si chiama Talpa e possiede un fondo di private Equity, Cyrte.
Oggi Telefonica (dopo 7 anni) ha messo in vendita il gruppo Endemol e il prezzo si aggira intorno ai 2.7 miliardi. Molti di piu’ rispetto al valore di un paio di anni fa quando Endemol capitalizzava meno di 1,5 miliardi ma molti di meno dei 5,5 che Telefonica pago’
In questi giorni sono tre le operazioni che voglio portare alla vostra attenzione e che hanno visto protagonista John de Mol.
Il 22 febbraio il fondo Cyrte di John de Mol compra il 2,02% di Pirelli. Poche ore dopo i giornali parlarono di un forte interesse per Telefonica a rilevare Olimpia da Tronchetti Provera pagando oltre 3 euro. Se l’operazione si fosse conclusa Pirelli sarebbe andata a 1,10 euro.
Il governo o Rossi o entrambi, bloccarono l’operazione, Pirelli scese e il povero De Mol dovette attendere.
Rivende poi la sua quota nelle ultime settimane intorno allo stesso prezzo di acquisto, una volta che Telefonica chiude con Pirelli a 2,82 .
Seconda operazione: questa settimana De Mol compra oltre il 5% di Vivo, l’operatore telefonico di proprieta’ di Telefonica, con un investimento di oltre 200 milioni di euro.
Leggendo il 24ore di sabato ci risulta che il presidente di Telefonica voglia fondere la societa’ brasiliana di Telecom Italia con la sua Vivo.
A quanto pare De Mol appare ben informato (e in anticipo) sui piani strategici dell’operatore telefonico spagnolo
Terza operazione: De Mol e’ in cordata con Mediaset e Goldman Sachs per acquistare Endemol da Telefonica.
Le strane conoscenze (anticipate) delle strategie di Telefonica hanno fatto fin da subito pensare che lui si sarebbe aggiudicato la societa' e cosi' e' stato.
Endemol e' ora in mano a Mediaset e De Mol e si vengono ad aprire ottime prospettive per lo sviluppo del Biscione in America Latina.
Proprio quel paese dove Telefonica e Telecom italia sono fra i maggiori players.
Non e’ un caso che Mediaset abbia cercato di rilevare una quota in Telecom Italia. L’obiettivo e’ di avvicinarsi ai redditizi mercati dell’america latina.
Se vediamo il prezzo di borsa di Endemol ci accorgiamo come sia cresciuto enormemente nell’ultimo anno. Non cosi’ rapidamente e’ salito l’utile.
La cordata guidata da De Mol paghera’ probabilmente un sovraprezzo. Ma in cambio potrebbe essere l’unico provider di contenuti televisivi sui videotelefonini che fra poco verranno commercializzati in massa nei paesi dell’america latina.
Ricordo che la videoteca di Mediaset e’ ricchissima di programmi che potranno essere venduti con lauti guadagni.
Non e’ un problema investire qualche soldo in piu’ del valore reale di un’ azienda come Endemol in cambio di qualcosa di molto promettente da parte di Telefonica.
Se poi il biglietto d’ingresso per partecipare si chiama Endemol o aumento di Capitale di Telecom Italia non fa nulla, l’importante e’ entrare.
Ah dimenticavo....la sinistra e' gia' in subbuglio.....Endemol infatti vende programmi anche alla RAI. Un ennesimo problema di conflitto di interessi per il Cavaliere di Arcore!!!
Forse era meglio Berlusconi abbandoni politica ed imprenditoria e che si dedichi al suo passatempo preferito....la caccia....ma di belle ragazze!
DE MOL E IL GRANDE FRATELLO
GENERALI, FORTISSIMAMENTE GENERALI

Lo scorso anno Generali acquistò dalla De Agostini (di Drago e Pelliccioli) il gruppo Toro assicurazioni. Sebbene il titolo fu pagato caro le potenzialità di integrazione fra i due gruppi rendevano l’integrazione interessante dal punto di vista economico.
Tuttavia l’Antitrust considerò l’operazione non favorevole per lo sviluppo del libero mercato (ma ne esiste forse uno?) e decretò l’obbligo per la compagnia assicurativa di vendere La Nuova Tirrena. L’Antitrust lo scorso anno, ha inoltre approvato la fusione San Paolo Intesa obbligando le due banche a rivedere gli accordi di bancassurance con il gruppo Generali (Alleanza) per evitare l’abuso di posizioni dominanti.
La decisione dell’Antitrust ha penalizzato di molto gli sviluppi del gruppo Alleanza, e quindi di Generali, obbligando il nuovo gruppo bancario ad avere almeno tre provider assicurativi.
Queste due decisioni dell’Antitrust sono state, ovviamente, accolte molto male dalla Generali e dai suoi azionisti.
Nel corso di questi mesi tali decisioni hanno contribuito non poco alla sottoperformance borsistica del gruppo di Trieste a confronto dei suoi competitors europei.
Piu’ volte Balbinot, Perissinotto e Bernheim hanno alzato le voci contro le decisioni dell’Antitrust, hanno chiesto supporto al governo e a tutte le lobby di potere che potevano smuovere (e non sono poche). Ultimamente, poi, il gruppo triestino ha posto il problema della Italianità, affermando che le decisioni dell’antitrust hanno causato una sottovalutazione dei titoli azionari del gruppo e quindi avrebbero potuto innescare l’interesse di qualche gruppo assicurativo concorrente estero.
Ma l’italianità poteva non essere sufficiente per esercitare una sufficiente pressione politica. Ecco quindi che Generali e Mediobanca hanno poi giocato la carta del supporto al governo nell’affare Telecom, rivelandosi indispensabili nella mediazione fra Tronchetti e Prodi.
Dapprima sono riuscite a far allontanare (insieme e Rossi e Zapatero) Telefonica da Tronchetti, poi hanno tessuto una tela, supportati da Banca Intesa, per allontanare AT&T e i Messicani e si sono proposti come difensori della Italianita’ di Telecom raccogliendo di fatto il plauso del popolo e del governo!
In relazione alla vicenda Telecom, in cui sostengo che si potrebbe scrivere un libro giallo, voglio farvi notare due cose molto strane accadute:
a) IL CASUS TELEFONICA
Telefonica a febbraio era disposta a pagare le azioni Telecom in pancia ad Olimpia 3,2 euro. Tronchetti dopo poche settimane accetta 2,82 euro…sempre da Telefonica. La differenza e’ del 14%. Facendo due calcoli…. possedendo Olimpia il 18% di Telecom, la differenza e’ di quasi 1 miliardo di euro. Tenuto conto che Tronchetti possedeva l’80% di Olimpia, la Pirelli avrebbe incassato 800 milioni di euro in piu’, che corrispondevano ad una maggiore capitalizzione di borsa di circa 15%!
Possibile che Tronchetti abbia rinunciato a tutti quei soldi? Ma continuiamo nei conti…Tronchetti possiede Pirelli tramite la Camfin che possiede solo il 25,8% del titolo della Bicocca. Quindi, nell’ipotesi che gli 800 milioni sarebbero stati distribuiti come extradividendo, alla Camfin sarebbero toccati solo 200 milioni.
Tenuto poi conto che Tronchetti possiede solo il 52% di Camfin la perdita netta che ha dovuto subire e’ stata in realta’ di 100 milioni circa.
A fronte di questa perdita economica elevata ma non troppo, ha ottenuto una pax politica, un bonus da riscuotere alla prima occasione dall’establishment, e probabilmente un trattamento favorevole nel casus intercettazioni telefoniche.
B) IL CASO JP MORGAN
La proposta di acquisto che AT&T e America Moviles fecero a Tronchetti non e’ mai apparsa veramente reale. Aveva piu’ il sapore di un favore ad un amico, in un momento di bisogno, per smuovere il popolo, la stampa e la politica.
Quando parlo di due amici mi riferisco al rapporto che lega Tronchetti a JP Morgan.
Infatti e’ stata la JP Morgan a trovare i due compratori americani per Olimpia. La JP Morgan ricordo, per i piu’ giovani, che fu la banca che finanziò Gnutti e Colannino per la scalata alla Telecom. Quando i mercati azionari dimostrarono i primi cedimenti, la banca americana comincio’ ad essere preoccupata della sostenibilita’ finanziaria della struttura di controllo di Telecom (Bell).
Fu proprio la JPMorgan, quindi, a proporre nel 2000 a un suo cliente americano, la Corning, di acquistare dalla Pirelli di Tronchetti la Optical Technologies. Per rilevarla, la Corning spese 3,6 miliardi di dollari (valutando l’azienda la cifra record di 160 volte il fatturato!). Parte di quei soldi furono incassati (personalmente ed esentasse) da Tronchetti Provera sotto forma di stock option (circa 220 milioni di euro). Il gruppo della Bicocca, senza quella vendita non avrebbe mai avuto la base finanziaria minima per rilevare il controllo di Telecom nell'estate 2001.
E qui si capisce come mai Tronchetti Provera pagò dodici mesi dopo le azioni Telecom oltre i 4 euro quando gli altri acquirenti si dissero interessati all’acquisto a prezzi intorno ai 3! Fu la JP Morgan che obbligo’ “moralmente?” Tronchetti a comprare Telecom a quel prezzo.
Sta di fatto che americani e messicani, non appena Intesa Generali e Mediobanca si sono messe a lavorare, sono improvvisamente spariti di scena senza neppure lamentarsi troppo…
Torniamo su Generali e sulla decisione del TAR del Lazio.
Non e’ poi cosi fantascientifico ipotizzare che sulla decisione del TAR romano abbia pesato la discussione sull’italianita’ di Generali, l’aiuto di Generali al governo sul caso Telecom, qualche lobby fra le tante che Generali poteva mettere in campo a salvaguardia del suo interesse e dell’interesse di tanti azionisti presenti direttamente o indirettamente nella societa’. Basti pensare a Mediobanca e tutti i suoi azionisti (Pesenti, Ligresti, Doris, Intesa, Capitalia, Unicredito..) nonche’ a tutti gli investitori presenti in Generali direttamente, da Ferax (Palladio e imprenditori veneto-bresciani) a Benetton, a Caltagirone e Carige, Zalesky, De Agostini.
La decisione porterà sicuramente valore ai titoli in borsa e anche se a fine settimana stacchera’ il dividendo di 0,75 nonche’ l’aumento di capitale gratuito (1 azione ogni 10), non e’ impossibile immaginare una Generali estiva intorno ai 35 euro che corrisponderebbero a 39 (pre stacco e pre aumento capitale).
GENERALI, FORTISSIMAMENTE GENERALI
CHE SIA LA VOLTA BUONA?
Un paio di giorni di borsa negativa ed ecco affacciarsi lo spettro dello storno tanto atteso!
Ma c’e’ realmente ragione di preoccuparsi?
A considerare i dati macro non sembrerebbe; l’economia globale e’ in crescita (seppur in maniera ridotta al passato), il rischio di credito subprime sembra rientrato, i mercati emergenti continuano ad esportare e ad attirare capitali esteri, il mercato immobiliare, seppur debole, e’ ben lontano dalla crisi paventata solo qualche mese fa.
E allora? Allora il vero problema e’ la liquidità eccessiva che sta gonfiando i mercati azionari, che seppur in buona salute e capaci di generare profitti, sono in questo momento presi d’assalto da speculatori e non da “buoni investitori”.
A questo punto mi aspetto una discesa dei listini non così brusca come qualcuno dice (anche uno storno del 6-7% nelle prossime due tre settimane potrebbe essere accettabile) al fine di riportare a valutazioni più corrette i mercati. Se così fosse il mercato tornerebbe svolgere il suo vero ruolo, valutare le società in base alla loro capacità di creare ricchezza. E questo vorrebbe dire che, sic stantibus res, i listini potrebbero da qui a fine anno darci nuove soddisfazioni, dovuta a questo punto ad una corretta valutazione dei titoli sulla base dei loro fondamentali.
CHE SIA LA VOLTA BUONA?
“Io non lo sapevo, è un amico e gli auguro buon lavoro".

Con queste parole, che lasciano un po' l'amaro in bocca, il milanese Matteo Arpe commenta, all’uscita dal cda della banca Capitolina, l’incarico dato a Costamagna da Geronzi.
Costamagna, amico di Prodi e in ottimi rapporti con Bazoli trova cosi' lavoro!
Claudio Costamagna ex Goldman Sachs, é il nuovo consulente per le alleanze strategiche di Capitalia.
E' quanto si apprende in margine al cda che ha esaminato i conti del primo trimestre. Il nome di Costamagna è stato proposto dal presidente Cesare Geronzi, che andrebbe così ad affiancare nelle scelte sulle aggregazioni future della banca romana.
Dopo anni di brillante carriera in Goldman Sachs, negli ultimi mesi Costamagna e’ passato alla ribalta come l’uomo dei mancati progetti.
Avrebbe dovuto guidare la Mittel di Bazoli e Zalesky e portarla al controllo di Fingruppo. Poi le sue pretese economiche non si incontrarono con l’offerta di Bazoli e non si fece nulla.
Lo scorso settembre Costamagna intervenne come mediatore nella partita fra Tronchetti e Murdoch (e anche li si disse che fu proprio la sua vicinanza a Prodi a far saltare l’affare).
Costamagna si disse anche, che preparo’ il piano Rovati per la vendita della rete da Telecom alla CDP (anche se in qualche modo poi Rovati nego’).
Ricordo inoltre che Costamagna e’ ex Goldman Sachs proprio come Draghi!
Infine non si puo’ dimenticare che fra i finanziatori della campagna elettorale di Prodi risulterebbe Linda Costamagna, sua moglie.
Oggi viene nominato da Geronzi consulente strategico per le alleanze.
Ma perche?
Geronzi non e' capace di trovare il partner adatto? Non credo proprio. La scelta di Costamagna e' strategica dal punto di vista politico, economico, istituzionale e tattico.
Vediamoli:
Istituzionale: La sua amicizia con Draghi favorirebbe i rapporti con Banca d'Italia in caso di fusione.
Politico: La sua amicizia con Prodi starebbe a significare che l'operazione di fusione con Unicredito avrebbe il bene placet politico
Economico: La sua vicinanza a Bazoli/Zalesky (in quanto vicino a Prodi) costringerebbe Profumo ad accelerare i tempi di fusione e forse ad alzare il prezzo!
Tattico: Nel caso che Profumo tentenni e' ipotizzabile Bazoli all’attacco di Capitalia? Una valida alternativa se Profumo non si convincesse!
Certo e' che il mistero e' ancora fitto.
Bazoli, un anno fa, tento' il merger con Capitalia (in accordo con Geronzi)ma fu bloccato da Arpe che acquisto' il 2% di Intesa.
A quel punto Bazoli fu obbligato a una fusione con San Paolo.
Tuttavia il cuore di Bazoli batte forte per Generali (piu' che per Mediobanca).
Infatti Bazoli controlla Caboto, Imi, Mittel ed e' molto vicino al banchiere Bragiotti. Con il tentativo, fallito, di conquistare Fingruppo e Hopa, avrebbe creato una seconda Mediobanca.
Una seconda Mediobanca ma senza dimenticare Generali, da mesi il banchiere milanese corteggia Bernheim.
Quest'ultimo e' nel board di Intesa San Paolo ma ha anche lanciato un ultimatum a Bazoli per sciogliere il nodo Eurizon.
Gli intrecci azionari stretti fra i principali gruppi bancario assicurativi del paese, che poi sul mercato sono concorrenti, potrebbero essere arrivati a un bivio davanti alla possibile fusione Unicredito Capitalia. In questo caso il vero perdente potrebbe essere proprio Bazoli,che dopo aver erso Fingruppo (che ha optato per Palladio)ora vedrebbe allontanare anche il leone di Trieste dalla sua sfera di influenza.
Se Unicredito conquistasse Capitalia controllerebbe facilmente Mediobanca e Generali.
La reazione dei francesi di Bollore' e Groupama sara' fondamentale per capire la possibile futura governance di Piazzetta Cuccia.
Anche se sembrerebbe che i francesi possano apprezzare la scelta su Profumo.
Infatti, dopo l'incontro fra il nuovo presidente francese e Bollore', avvenuto sullo yacht di quest'ultimo, i titoli di Societe Generale sono scesi e quelli di Capitalia sono saliti, a significare che la Francia non e' pronta ad accogliere Profumo.
L'italianita' dell'azionariato di Unicredito oggi e' scarsa. La fusione con Capitalia accrescerebbe il controllo italiano sul gruppo di Piazza Cordusio e diluirebbe i tedeschi!
E' stato proprio Profumo ad affermare nelle scorse settimane che una banca puo' essere leader in Europa solo partendo da una solida base domestica.
Tirando le somme, la fusione di Capitalia determinera' un forte riassetto nel panorama finanziario italiano.
La partita e’ sempre piu’ interessante e l’entrata in scena di Costamagna crea piu’ caos che chiarezza.
Occhi puntati su tutta la galassia. Sempre possibile un colpo di coda bazoliano!
“Io non lo sapevo, è un amico e gli auguro buon lavoro".
TANGO BONDS

Don’t cry for me, Argentina…….
Diceva una famosa canzone…..
In Italia varrebbe la pena cantare Don’t buy Argentina, investor
Commentiamo cosi’ la notizia riportata dalle agenzie ieri…
BUENOS AIRES, 10 MAG - Il governo argentino ha collocato oggi una nuova emissione di titoli in pesos Bonar per 750 milioni di dollari, ad un tasso d'interesse annuale dell'8,44%.
Lo ha reso noto il ministero dell'economia.
Nel comunicato, si precisa che le richieste degli investitori sono state almeno 2,5 volte di più dell'ammontare che il governo era disposto ad accettare
Mi dicono che nelle banche italiane se un cliente privato entra e chiede di comprare l’emissione di cui sopra gli chiedono cortesemente di cambiare banca.
A tanto siamo arrivati con la nostra paura di investire dopo Parmalat, Enron, Cirio, e Argentina.
E’ un po’ come la Parmalat che in borsa negli ultimi 12 mesi ha messo a segno una performance del 60%!
Oggi il sistema bancario ha convinto milioni di investitori a spostare il loro patrimonio in prodotti a capitale garantito con rendimenti di molto inferiori a quelli dei BOT o del Conto Arancio, mentre la borsa si rivalutava del 100% in pochi anni!
Oggi che l’Argentina prospera le nostre banche ben ci pensano prima di dire al signor Rossi di comprare obbligazioni della nuova Argentina, meglio un prodotto strutturato, bloccato a 10 anni che investe in fondi di fondi, con capitale garantito.
In un mondo innondato dalla liquidita’, dove il denaro perde ogni giorno valore, tenere i soldi in prodotti senza possibilita’ di rendimento, equivale a una perdita’ annua di circa il 10%!
Gli affari si fanno spesso sulle disgrazie altrui…..
Auguri signor Rossi.
TANGO BONDS
INCREDIBILE, EURO DEBOLE

Dati americani poco entusiasmanti sulle vendite retail (ma meno consumi vuol dire anche meno deficit commerciale!)
In Inghilterra hanno alzato ancora i tassi di interesse. In Europa la BCE ha lasciato i tassi invariati ma ha gia’ confermato il rialzo per giugno. Borse deboli, e come immediata conseguenza, udite udite...indebolimento dell’Euro nei confronti di tutte le valute.
Avete sentito bene, indebolimento dell’euro anche nei confronti del dollaro ( e non solo dello Yen).
Chi ha smontato il carry trade lo ha fatto nei confronti della sola valuta regina dei mercati in questi primi mesi del 2007.
La Borsa americana è scesa di oltre 1% ma per un investitore americano che avesse investito sul mercato tedesco oggi non ci sarebbero state perdite. Cio’ che ha perso con la borsa lo ha guadagnato nei cambi! Se viceversa avesse investito in america avrebbe perso.
Forse ci stiamo sbagliando ma potrebbe essere l’inizio di una inversione di tendenza che alla fine premierà la borsa americana e giapponese rispetto a quella europea.
Questa e’ una delle novita’ di oggi.
Se cosi fosse occhio ai titoli legati all’area dollaro, da Autogrill a Bulgari, da Luxottica a Eni e perche’ no…STM
Ecco l’affermazione del numero uno del gruppo, Carlo Bozotti, nel corso dell'incontro annuale al quale hanno partecipato oltre 300 analisti a New York “ Il dollaro debole, ben oltre le attese, pesa sui conti della Stmicroelectronics per 120 milioni di dollari di utili operativi in meno ogni trimestre, mezzo miliardo nel rapporto su base annua”
Se solo il dollaro si fermasse contro Euro, STM reagirebbe positivamente perche’ oggi molti analisti guardano STM ipotizzando un cambio a 1,40 fra Euro e dollaro. Se il cambio scendesse a 1,25 STM salirebbe di un 15% a parita’ di condizioni economiche.
Gli Stati Uniti stanno riprendendo la corsa, e questa volta a discapito dell’Europa.
Nell’asset allocation da prediligere la borsa americana senza copertura cambio.
INCREDIBILE, EURO DEBOLE
SARA' VERO CROLLO?

RITENGO QUESTO ARTICOLO PARTICOLARMENTE INTERESSANTE.
OFFRE SPUNTI DI RILIEVO CHE DOVREMO, NOI TUTTI, TENERE BEN PRESENTE, QUANDO FRA QUALCHE GIORNO, O SETTIMANA, O MESE, VERREMMO PRESI DALLA FAMOSA ANSIA DA PANIC SELLING...
(articolo da www.trend-online.com scritto da Luigi De Socio)
In quest’epoca “globale”, uno dei pochi fenomeni positivi è il trionfo della libertà di parola, del quale la rete globale (internet) è la base ideale e il luogo di massima (e più pericolosa) espressione. Certo, perchè la linea di separazione tra la libertà e l’anarchia è sempre troppo sottile. E questo, purtroppo, permette che in internet, come anche negli altri media, trovino spazio opinioni di ogni tipo, ma anche messaggi diffusi con l’intenzione di provocare comportamenti di massa che in qualche maniera giovino a chi tali messaggi li diffonde. Tale fenomeno assume carattere di particolare gravità nel mondo della finanza, dove i flussi di capitali e le negoziazioni di assets viaggiano oggi su cavi di fibra ottica, e la opinione di un gestore di fondi o di un analista, in poche ore, raggiunge gli angoli più remoti del mondo (con le conseguenze che si possono immaginare).
Ciò premesso, passo a trattare il tema centrale di questo articolo. Considerando che nelle ultime settimane tutti (ma proprio tutti !...) si stanno riempiendo la bocca con l’attesa della Apocalisse di San Giovanni, ovvero del Grande Crollo che spazzerà via buoni e cattivi, cinesi e americani, “prime” e “subprime”, dollari e rupie, fondi di fondi e home traders, considerando insomma la quantità e gravità delle nefaste profezie che abbondano, mi sembra opportuno sedermi sull’altro piatto della bilancia, e non per fare il bastian contrario, ma anzi per contribuire ad una visione completa della situazione attuale e prossima a venire, nell’interesse di quanti vogliano e debbano informarsi sul futuro della finanza globale. Innanzitutto è doveroso inquadrare le caratteristiche di un crollo finanziario, circoscritto o globale che sia. Un crollo si contraddistingue per: 1) la profondità (in altre parole la perdita di valore degli assets coinvolti nel crollo); 2) l’estensione (locale, diffusa, globale); 3) la causa o le cause (esogene, endogene); 4) la natura (borsistica, borsistica e finanziaria, borsistica finanziaria ed economica); 5) la rapidità con cui avviene (fattore sempre sottovalutato, e invece importantissimo); 6) la durata (giorni, mesi, anni); 7) lo scenario in cui il crollo si verifica (espansione economica, inflazione, stagflazione, recessione); 8) il sentiment degli individui, degli operatori economici, dei media; 9) la situazione geopolitica (assenza o presenza di tensioni internazionali). Questi elementi, a mio avviso più rilevanti di altri, sono tra loro interconnessi e interagiscono determinando l’entità, estensione, durata e le conseguenze di un crollo.
Entriamo ora più nello specifico riferendoci alla situazione attuale, e alle attese da parte di molti del fatidico “grande crollo globale totale” (con buona pace di Caccamo). In primis, è un dato di fatto che tutti parlano del grande crollo e lo attendono da un momento all’altro, ma la realtà è che la situazione attuale per molti versi assomiglia ad una Torre di Pisa (che pende, che pende e che mai non vien giù). Infatti vi sono degli elementi importanti che giocano a sfavore di un crollo grave e perdurante nel tempo, e che fanno pensare che, sì, potrà esserci un crollo, ma è molto difficile che tale crollo apra le porte al baratro di una recessione mondiale con disoccupazione massiva e gravi ripercussioni sociali. Più probabile mi sembra l’ipotesi di un forte sgonfiamento degli assets più sopravvalutati, sicuramente accompagnato da momenti di panico (e quindi di “panic selling”), ma ammortizzato dalle stesse interconnessioni che provocheranno i momenti di forte caduta dei valori.
Andiamo quindi a ricercare gli elementi che presumibilmente eviteranno la temuta apocalisse, e i presupposti necessari a far sì che il riequilibrio dei valori degli assets sia il meno doloroso possibile per la comunità globale:
1) L’entità oceanica della liquidità oggi presente sui mercati e, per certi versi, alcuni elementi interni alla struttura degli assets, faranno sì che quanto più profondo sarà il crollo, tanto più forte sarà la risalita dei valori dopo la caduta (dopo una inevitabile “selezione naturale”).
2) A meno che si verifichino eventi catastrofici di natura “esogena” al sistema economico globale (guerre, catastrofi naturali) il crollo avrà natura “endogena”, e questo è un elemento che giova a favore della capacità del sistema economico di riequilibrarsi.
3) La situazione geopolitica, sebbene presenti elementi di tensione come la pseudo-guerra tra Stati Uniti e Irak (mi permetto di definirla pseudo-guerra in quanto normalmente in una guerra il più forte cerca di vincere il più debole, mentre nel caso della guerra Usa-Irak mi sembra palese che il governo Bush abbia tutto l’interesse a protrarla all’infinito per far guadagnare dollaroni alle aziende del settore della difesa), e sebbene presenti elementi di pericolo quali il problema palestinese e la nuclearizzazione dell’Iran, molto probabilmente si è incamminata verso un miglioramento, soprattutto nell’eventualità in cui al prossimo appuntamento elettorale negli Usa siano i democratici a vincere. Non dimentichiamo che negli ultimi anni è venuto meno il “pericolo giallo”, almeno sul piano politico, essendo evidente che attualmente il governo cinese è preoccupato più dai problemi di politica monetaria e dal rallentamento della crescita economica che dalla divulgazione dei precetti maoisti.
4) Tenendo conto della alta sperequazione nella distribuzione della ricchezza nei paesi industrializzati e del progressivo e inesorabile impoverimento delle loro basi demografiche (vedi concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi “eletti” e stabilità, quando non peggioramento, del potere di acquisto dei “comuni mortali”, vedi anche recessione nel settore immobiliare e maggiore difficoltà di accesso al credito, elemento gravante maggiormente sulle fasce meno abbienti, vedi anche remota eventualità di aumento dell’occupazione), un eventuale aumento dell’inflazione nei paesi industrializzati sarà causato dall’aumento dei costi aziendali più che dall’aumento dei consumi; in una situazione di questo genere, sarebbe pura follia per le Banche Centrali aumentare significativamente i tassi, anzi sarebbe necessario mantenerli stabili o ridurli leggermente per evitare una recessione mondiale e un effetto domino sui fondamentali economici; ciò, presumibilmente, consentirà che i risultati aziendali nei paesi industrializzati potranno subire una frenata, ma non una caduta verticale e generalizzata.
5) Anche se la “virtualizzazione della moneta” è vista da molti come un prodotto perverso del modello capitalistico, in caso di crollo dei valori degli assets la non necessità di usare denaro contante è un elemento ammortizzatore. Immaginate solo cosa succederebbe se in un momento di panico masse enormi di individui si affollassero (inutilmente) davanti alle banche e alle sedi dei fondi di investimento chiedendo la restituzione dei loro capitali
6) Un raffreddamento o una stasi mondiale dell’economia, contestuale o conseguente a un crollo, otterrebbe una marcata riduzione dei prezzi del petrolio, dei fattori energetici e delle materie prime, e questo sarebbe un elemento positivo per garantire una successiva ripartenza del ciclo economico. Fa eccezione l’oro, che in tempi “oscuri” generalmente aumenta di valore per la sua natura di bene rifugio.
7) Le dissennate emissioni di moneta operate negli ultimi anni da parte delle principali banche centrali, non supportate da adeguate riserve auree (molti teen-agers credono che Bretton Woods sia il fratello sconosciuto di Tiger) fino ad ora non hanno creato effetti devastanti sull’economia globale proprio perchè tutte le principali economie hanno (concordemente) emesso eccessiva moneta, per cui la svalutazione di tutte le monete si traduce nella svalutazione di nessuna di esse. Questo fenomeno (perverso) porterà probabilmente ad una situazione parossistica, considerando che l’oro, non più base di valore per le singole divise, ha visto aumentare il suo prezzo negli ultimi anni in misura molto minore rispetto all’aumento della moneta emessa, per cui, nel malaugurato caso in cui le principali Banche Centrali saranno messe alle strette dagli eventi, invece di svalutare (inutilmente) tutte le monete forti, molto probabilmente si sceglierà la soluzione più semplice : permettere all’oro di adeguare il suo prezzo all’ingente aumento di moneta emessa, con il risultato di creare una situazione di ripartenza per le politiche monetarie e gli interventi governativi del terzo millennio.
8) Nei momenti di deterioramento del credito, le banche genericamente rendono l’accesso al credito più difficile, e questo porta ad una “epurazione” , ovvero al fallimento delle aziende maggiormente in difficoltà; tuttavia, dopo tale “epurazione”, gli istituti bancari, nel loro stesso interesse, provvedono a rendere l’accesso al credito più facile;
9) Lo spettro dei “sub-prime” è degno di tutta la nostra considerazione, tuttavia non dimentichiamo che, in caso di rilevante caduta dei prezzi immobiliari (che si stima non superiore al 15-20%), fondi e gruppi finanziari provvederanno ad acquistare immobili a “prezzi di saldo” per poi rivenderli lucrosamente alla ripartenza del ciclo economico; in ogni caso la recessione del settore immobiliare con tutta probabilità avrà una durata non superiore ai 12-18 mesi.
10) Un aspetto che nessuno dei dell’accesso a siffatti prodotti; mentre alcuni anni fa non era possibile profeti oggi circolanti ha menzionato, e che invece in caso di crollo degli assets è di importanza enorme, è il fenomeno dell’enorme aumento negli ultimi anni dei prodotti “short”, e soprattutto guadagnare sul crollo degli assets, oggi questo è possibile, anzi, dirò di più, un altro fattore positivo è il fatto che anche gli home traders e i piccoli investitori abbiano accesso a tali prodotti; ciò rende i crolli più “democratici”, evitando che i crolli finanziari aumentino ulteriormente la voragine, già oceanica, tra i piccoli investitori e i grossi capitalisti e fondi; inoltre la “democratizzazione” dello shortage garantisce che gli individui comuni ottengano un “bonus di liquidità” in caso di crollo che favorirebbe, anche se marginalmente, una tenuta dei consumi.
Certo, nel caso in cui i “poteri forti” vogliano lasciare i comuni mortali fuori dal gioco per aumentare la concentrazione della (propria) ricchezza, possono sempre “shortare” il mercato all’insaputa del “parco buoi” e con la complicità dei governi, per poi gettare giù un paio di Torri a Manhattan e guadagnare sul crollo finanziario che ne consegue, mettersi d’accordo con gli sceicchi rimanendo ciechi alla necessità di promuovere energie alternative al petrolio (sempre a patto che gli sceicchi tengano i loro dindi depositati nelle banche statunitensi), inventare guerre farsistiche ed interminabili al limite del ridicolo per spostare bei verdoni dai soldi dei contribuenti a quelli dei trafficanti di armi, e chi più ne ha più ne metta……
Scusatemi… mi è successo di nuovo, ma è che proprio non mi va giù. Sono passati anni dalla caduta delle torri, ma fino ad oggi nessuno ha mai parlato dell’enorme sbilanciamento (a put) sul mercato dei derivati a Wall Street nei giorni antecedenti l’11 Settembre. Chi ha scommesso trilioni di dollari sul crollo delle borse in un momento in cui il grafico del Dow Jones presentava una figura di doppio minimo e in presenza di ben cinque notizie confortanti sull’economia americana e mondiale? Chi ha scommesso, già sapeva. Chi ha scommesso, aveva le garanzie bancarie per scommettere trilioni di dollari sul crollo delle borse.
Qual’è, allora, la morale della favola?
E’ che possiamo stare ore, giorni, mesi, anni a parlare di crolli e di rialzi, di multipli e fondamentali, ma non dimentichiamo mai che il gioco del capitalismo e della finanza non è mai solo economico… è politico perchè è economico, ed è economico perchè è politico. Qualche migliaio di anni fa, le nascenti civiltà erano in mano alla figura onnipotente del re-sacerdote, proprietario dei corpi e delle anime dei suoi sudditi; successivamente, la storia scisse queste due figure, che comunque sempre hanno operato in connivenza; poi nacquero la moneta, poi i banchieri, poi le borse. E nacque la figura (non meno onnipotente) del re-banchiere, tanto potente da oscurare persino il potere della Chiesa. Oggi, in pieno inarrestabile progresso economico e tecnologico, quando noi comuni mortali ci colleghiamo in internet ci sentiamo tutti uguali, ciascuno con le sue opinioni, i suoi sogni, le sue illusioni. Ma, forse, è solo un giocattolo che la vita ci ha regalato per renderci più sopportabile una realtà molto meno equa, dove, se tutto va bene, ci saranno sempre comuni mortali e pochi, pochi “eletti” ; e, se tutto crolla, comunque ci saranno sempre … “crollanti” e … “crollati”.
SARA' VERO CROLLO?


