STABLE COIN LA VIA PER ESSERE LIBERI DAL FALLIMENTO DEL SISTEMA EURO


SARA' VERO CROLLO?


RITENGO QUESTO ARTICOLO PARTICOLARMENTE INTERESSANTE.
OFFRE SPUNTI DI RILIEVO CHE DOVREMO, NOI TUTTI, TENERE BEN PRESENTE, QUANDO FRA QUALCHE GIORNO, O SETTIMANA, O MESE, VERREMMO PRESI DALLA FAMOSA ANSIA DA PANIC SELLING...


(articolo da www.trend-online.com scritto da Luigi De Socio)
In quest’epoca “globale”, uno dei pochi fenomeni positivi è il trionfo della libertà di parola, del quale la rete globale (internet) è la base ideale e il luogo di massima (e più pericolosa) espressione. Certo, perchè la linea di separazione tra la libertà e l’anarchia è sempre troppo sottile. E questo, purtroppo, permette che in internet, come anche negli altri media, trovino spazio opinioni di ogni tipo, ma anche messaggi diffusi con l’intenzione di provocare comportamenti di massa che in qualche maniera giovino a chi tali messaggi li diffonde. Tale fenomeno assume carattere di particolare gravità nel mondo della finanza, dove i flussi di capitali e le negoziazioni di assets viaggiano oggi su cavi di fibra ottica, e la opinione di un gestore di fondi o di un analista, in poche ore, raggiunge gli angoli più remoti del mondo (con le conseguenze che si possono immaginare).

Ciò premesso, passo a trattare il tema centrale di questo articolo. Considerando che nelle ultime settimane tutti (ma proprio tutti !...) si stanno riempiendo la bocca con l’attesa della Apocalisse di San Giovanni, ovvero del Grande Crollo che spazzerà via buoni e cattivi, cinesi e americani, “prime” e “subprime”, dollari e rupie, fondi di fondi e home traders, considerando insomma la quantità e gravità delle nefaste profezie che abbondano, mi sembra opportuno sedermi sull’altro piatto della bilancia, e non per fare il bastian contrario, ma anzi per contribuire ad una visione completa della situazione attuale e prossima a venire, nell’interesse di quanti vogliano e debbano informarsi sul futuro della finanza globale. Innanzitutto è doveroso inquadrare le caratteristiche di un crollo finanziario, circoscritto o globale che sia. Un crollo si contraddistingue per: 1) la profondità (in altre parole la perdita di valore degli assets coinvolti nel crollo); 2) l’estensione (locale, diffusa, globale); 3) la causa o le cause (esogene, endogene); 4) la natura (borsistica, borsistica e finanziaria, borsistica finanziaria ed economica); 5) la rapidità con cui avviene (fattore sempre sottovalutato, e invece importantissimo); 6) la durata (giorni, mesi, anni); 7) lo scenario in cui il crollo si verifica (espansione economica, inflazione, stagflazione, recessione); 8) il sentiment degli individui, degli operatori economici, dei media; 9) la situazione geopolitica (assenza o presenza di tensioni internazionali). Questi elementi, a mio avviso più rilevanti di altri, sono tra loro interconnessi e interagiscono determinando l’entità, estensione, durata e le conseguenze di un crollo.

Entriamo ora più nello specifico riferendoci alla situazione attuale, e alle attese da parte di molti del fatidico “grande crollo globale totale” (con buona pace di Caccamo). In primis, è un dato di fatto che tutti parlano del grande crollo e lo attendono da un momento all’altro, ma la realtà è che la situazione attuale per molti versi assomiglia ad una Torre di Pisa (che pende, che pende e che mai non vien giù). Infatti vi sono degli elementi importanti che giocano a sfavore di un crollo grave e perdurante nel tempo, e che fanno pensare che, sì, potrà esserci un crollo, ma è molto difficile che tale crollo apra le porte al baratro di una recessione mondiale con disoccupazione massiva e gravi ripercussioni sociali. Più probabile mi sembra l’ipotesi di un forte sgonfiamento degli assets più sopravvalutati, sicuramente accompagnato da momenti di panico (e quindi di “panic selling”), ma ammortizzato dalle stesse interconnessioni che provocheranno i momenti di forte caduta dei valori.

Andiamo quindi a ricercare gli elementi che presumibilmente eviteranno la temuta apocalisse, e i presupposti necessari a far sì che il riequilibrio dei valori degli assets sia il meno doloroso possibile per la comunità globale:

1) L’entità oceanica della liquidità oggi presente sui mercati e, per certi versi, alcuni elementi interni alla struttura degli assets, faranno sì che quanto più profondo sarà il crollo, tanto più forte sarà la risalita dei valori dopo la caduta (dopo una inevitabile “selezione naturale”).

2) A meno che si verifichino eventi catastrofici di natura “esogena” al sistema economico globale (guerre, catastrofi naturali) il crollo avrà natura “endogena”, e questo è un elemento che giova a favore della capacità del sistema economico di riequilibrarsi.

3) La situazione geopolitica, sebbene presenti elementi di tensione come la pseudo-guerra tra Stati Uniti e Irak (mi permetto di definirla pseudo-guerra in quanto normalmente in una guerra il più forte cerca di vincere il più debole, mentre nel caso della guerra Usa-Irak mi sembra palese che il governo Bush abbia tutto l’interesse a protrarla all’infinito per far guadagnare dollaroni alle aziende del settore della difesa), e sebbene presenti elementi di pericolo quali il problema palestinese e la nuclearizzazione dell’Iran, molto probabilmente si è incamminata verso un miglioramento, soprattutto nell’eventualità in cui al prossimo appuntamento elettorale negli Usa siano i democratici a vincere. Non dimentichiamo che negli ultimi anni è venuto meno il “pericolo giallo”, almeno sul piano politico, essendo evidente che attualmente il governo cinese è preoccupato più dai problemi di politica monetaria e dal rallentamento della crescita economica che dalla divulgazione dei precetti maoisti.

4) Tenendo conto della alta sperequazione nella distribuzione della ricchezza nei paesi industrializzati e del progressivo e inesorabile impoverimento delle loro basi demografiche (vedi concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi “eletti” e stabilità, quando non peggioramento, del potere di acquisto dei “comuni mortali”, vedi anche recessione nel settore immobiliare e maggiore difficoltà di accesso al credito, elemento gravante maggiormente sulle fasce meno abbienti, vedi anche remota eventualità di aumento dell’occupazione), un eventuale aumento dell’inflazione nei paesi industrializzati sarà causato dall’aumento dei costi aziendali più che dall’aumento dei consumi; in una situazione di questo genere, sarebbe pura follia per le Banche Centrali aumentare significativamente i tassi, anzi sarebbe necessario mantenerli stabili o ridurli leggermente per evitare una recessione mondiale e un effetto domino sui fondamentali economici; ciò, presumibilmente, consentirà che i risultati aziendali nei paesi industrializzati potranno subire una frenata, ma non una caduta verticale e generalizzata.

5) Anche se la “virtualizzazione della moneta” è vista da molti come un prodotto perverso del modello capitalistico, in caso di crollo dei valori degli assets la non necessità di usare denaro contante è un elemento ammortizzatore. Immaginate solo cosa succederebbe se in un momento di panico masse enormi di individui si affollassero (inutilmente) davanti alle banche e alle sedi dei fondi di investimento chiedendo la restituzione dei loro capitali
6) Un raffreddamento o una stasi mondiale dell’economia, contestuale o conseguente a un crollo, otterrebbe una marcata riduzione dei prezzi del petrolio, dei fattori energetici e delle materie prime, e questo sarebbe un elemento positivo per garantire una successiva ripartenza del ciclo economico. Fa eccezione l’oro, che in tempi “oscuri” generalmente aumenta di valore per la sua natura di bene rifugio.

7) Le dissennate emissioni di moneta operate negli ultimi anni da parte delle principali banche centrali, non supportate da adeguate riserve auree (molti teen-agers credono che Bretton Woods sia il fratello sconosciuto di Tiger) fino ad ora non hanno creato effetti devastanti sull’economia globale proprio perchè tutte le principali economie hanno (concordemente) emesso eccessiva moneta, per cui la svalutazione di tutte le monete si traduce nella svalutazione di nessuna di esse. Questo fenomeno (perverso) porterà probabilmente ad una situazione parossistica, considerando che l’oro, non più base di valore per le singole divise, ha visto aumentare il suo prezzo negli ultimi anni in misura molto minore rispetto all’aumento della moneta emessa, per cui, nel malaugurato caso in cui le principali Banche Centrali saranno messe alle strette dagli eventi, invece di svalutare (inutilmente) tutte le monete forti, molto probabilmente si sceglierà la soluzione più semplice : permettere all’oro di adeguare il suo prezzo all’ingente aumento di moneta emessa, con il risultato di creare una situazione di ripartenza per le politiche monetarie e gli interventi governativi del terzo millennio.

8) Nei momenti di deterioramento del credito, le banche genericamente rendono l’accesso al credito più difficile, e questo porta ad una “epurazione” , ovvero al fallimento delle aziende maggiormente in difficoltà; tuttavia, dopo tale “epurazione”, gli istituti bancari, nel loro stesso interesse, provvedono a rendere l’accesso al credito più facile;

9) Lo spettro dei “sub-prime” è degno di tutta la nostra considerazione, tuttavia non dimentichiamo che, in caso di rilevante caduta dei prezzi immobiliari (che si stima non superiore al 15-20%), fondi e gruppi finanziari provvederanno ad acquistare immobili a “prezzi di saldo” per poi rivenderli lucrosamente alla ripartenza del ciclo economico; in ogni caso la recessione del settore immobiliare con tutta probabilità avrà una durata non superiore ai 12-18 mesi.
10) Un aspetto che nessuno dei dell’accesso a siffatti prodotti; mentre alcuni anni fa non era possibile profeti oggi circolanti ha menzionato, e che invece in caso di crollo degli assets è di importanza enorme, è il fenomeno dell’enorme aumento negli ultimi anni dei prodotti “short”, e soprattutto guadagnare sul crollo degli assets, oggi questo è possibile, anzi, dirò di più, un altro fattore positivo è il fatto che anche gli home traders e i piccoli investitori abbiano accesso a tali prodotti; ciò rende i crolli più “democratici”, evitando che i crolli finanziari aumentino ulteriormente la voragine, già oceanica, tra i piccoli investitori e i grossi capitalisti e fondi; inoltre la “democratizzazione” dello shortage garantisce che gli individui comuni ottengano un “bonus di liquidità” in caso di crollo che favorirebbe, anche se marginalmente, una tenuta dei consumi.
Certo, nel caso in cui i “poteri forti” vogliano lasciare i comuni mortali fuori dal gioco per aumentare la concentrazione della (propria) ricchezza, possono sempre “shortare” il mercato all’insaputa del “parco buoi” e con la complicità dei governi, per poi gettare giù un paio di Torri a Manhattan e guadagnare sul crollo finanziario che ne consegue, mettersi d’accordo con gli sceicchi rimanendo ciechi alla necessità di promuovere energie alternative al petrolio (sempre a patto che gli sceicchi tengano i loro dindi depositati nelle banche statunitensi), inventare guerre farsistiche ed interminabili al limite del ridicolo per spostare bei verdoni dai soldi dei contribuenti a quelli dei trafficanti di armi, e chi più ne ha più ne metta……

Scusatemi… mi è successo di nuovo, ma è che proprio non mi va giù. Sono passati anni dalla caduta delle torri, ma fino ad oggi nessuno ha mai parlato dell’enorme sbilanciamento (a put) sul mercato dei derivati a Wall Street nei giorni antecedenti l’11 Settembre. Chi ha scommesso trilioni di dollari sul crollo delle borse in un momento in cui il grafico del Dow Jones presentava una figura di doppio minimo e in presenza di ben cinque notizie confortanti sull’economia americana e mondiale? Chi ha scommesso, già sapeva. Chi ha scommesso, aveva le garanzie bancarie per scommettere trilioni di dollari sul crollo delle borse.
Qual’è, allora, la morale della favola?

E’ che possiamo stare ore, giorni, mesi, anni a parlare di crolli e di rialzi, di multipli e fondamentali, ma non dimentichiamo mai che il gioco del capitalismo e della finanza non è mai solo economico… è politico perchè è economico, ed è economico perchè è politico. Qualche migliaio di anni fa, le nascenti civiltà erano in mano alla figura onnipotente del re-sacerdote, proprietario dei corpi e delle anime dei suoi sudditi; successivamente, la storia scisse queste due figure, che comunque sempre hanno operato in connivenza; poi nacquero la moneta, poi i banchieri, poi le borse. E nacque la figura (non meno onnipotente) del re-banchiere, tanto potente da oscurare persino il potere della Chiesa. Oggi, in pieno inarrestabile progresso economico e tecnologico, quando noi comuni mortali ci colleghiamo in internet ci sentiamo tutti uguali, ciascuno con le sue opinioni, i suoi sogni, le sue illusioni. Ma, forse, è solo un giocattolo che la vita ci ha regalato per renderci più sopportabile una realtà molto meno equa, dove, se tutto va bene, ci saranno sempre comuni mortali e pochi, pochi “eletti” ; e, se tutto crolla, comunque ci saranno sempre … “crollanti” e … “crollati”.
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