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DORIS, IL CERCHIO SI ALLARGA?


Nelle ultime settimane Nagel ha rilasciato in almeno due occasioni dichiarazioni su future acquisizioni di Mediobanca. Tali dichiarazioni potrebbero essere soggette a diverse interpretazioni alla luce della fusione Unicredito/Capitalia.
Nagel va ripetendo da alcune settimane che Mediobanca e’ alla ricerca di una importante acquisizione nel campo del Private Banking.
Fin qui nulla di strano, Mediobanca negli ultimi anni sta cercando di ridurre il peso del business che arriva dall’investment banking e di aumentare quello dei servizi capaci di stabilizzare i flussi di reddito. Da qui il forte sviluppo nell’area dei prestiti e dei leasing con Compass e Selma.
Nel campo del private banking pero’ Mediobanca e’ gia’ presente con Banca Esperia, un progetto che e’ nato nel 2001.
Nel progetto non sono soli. Accanto a loro c’e’ Ennio Doris che con la sua Mediolanum diventa proprietario del 46% della nuova banca.
La nascita di questa iniziativa coincide con un’importante scambio azionario. Doris scambia il 2% di Mediolanum (che allora quotava intorno a 18 euro con il 2% di Mediobanca che quotava 9 euro).
A distanza di 7 anni Mediolanum quota 6,3 euro e Mediobanca 18!
Ma torniamo a Mediobanca e alla sua struttura di private banking.
Il presidente di Banca Esperia è Stefano Preda fin dal 2001. Nei 5 anni precedenti e’ stato Presidente di Banca Mediolanum (e quindi uomo di fiducia di Ennio Doris)
Da circa un anno si parla di possibile quotazione di Esperia, tuttavia recentemente abbiamo assistito alle dichiarazioni di Nagel riportate poco sopra.
Ora se Nagel vuole spendere una cospicua cifra per acquisire una societa’ specializzata nel settore e’ evidente che pensa ad una successiva fusione con Esperia, ma allora tre sono le ipotesi

1) Doris esce dal capitale di Esperia e si fa pagare profumatamente (faccio notare che Banca Mediolanum ha lanciato lo scorso anno una sua boutique (chiamata Banca Mediolanum Private Banking). Tale iniziativa mal si sposa con la strategia di Banca Esperia.
2) Doris si diluisce andando a fondere una realta’ piu’ grande, acquisita da Mediobanca in Esperia. Ipotesi di difficile realizzazione. A Doris piace avere il controllo della situazione e dei business in cui e’ coinvolto.
3) Doris inietta risorse liquide nella nuova societa’ per evitare la diluizione. Anche questa ipotesi appare poco fattibile
Tutte queste ipotesi sono quindi poco probabili.
Tanto vale allora che davanti a questo dubbio la Borsa possa anche sposare una tesi che fantasiosa e’ dir poco.
Nagel parlando di acquisizione nel private banking avrebbe potuto riferirsi all’asset management. Ovvero Mediolanum potrebbe essere fusa in Mediobanca.
Proviamo a fare due conti….
Mediolanum capitalizza 4,7 miliardi di euro. Mediobanca 14,5 miliardi di euro.
Se Mediobanca acquisisse Mediolanum in una operazione carta contro carta potrebbe offrire 7,5 euro per azione (con un premio del 16% rispetto ai prezzi di borsa attuali).
Il premio finirebbe quasi tutto nelle mani dei due soci di riferimento (Doris e Belusconi, rispettivamente azionista al 38,44 % e al 35,06%). L’altro socio rilevante di Mediolanum e’ Mediobanca stessa con una quota dell’1,9%.
Se Mediolanum venisse quindi valutata 5,5 miliardi di euro vorrebbe dire che il duo Berlusconi e Doris fondendosi con Mediobanca verrebbero a detenere il 18% della nuova Mediobanca.
Unitalia vedrebbe la sua quota scendere dal 18% attuale al 13%.
Se Unitalia e’ malvista al 18% in Mediobanca, figuriamoci Berlusconi e Doris….
Il 18% in mano a Fininvest e Doris sarebbe un po’ troppo, basterebbe allora che Mediobanca pagasse 50% cassa e 50% in azioni.

Alcuni fattori da non dimenticare:
- Ricordo che Doris negli ultimi 12 mesi ha acquistato circa il 2% del capitale di Mediolanum arrivando a ridosso del 40%
- Doris ha piu’ volte ribadito che il suo ruolo in azienda e’ destinato a diminuire.
- Il figlio, Massimo, e’ un ottimo amministrativo ma non sara’ mai in grado di prendere in mano e gestire con successo una rete di 6500 promotori che oggi adorano Ennio Doris.
- Doris come padre e nell’interesse della preservazione dell’impero costruito in questi 25 anni non puo’ non essere preoccupato del futuro.
Quale migliore soluzione che quella di diventare fra i maggiori azionisti di Mediobanca (che a sua volta controlla Generali).

Se Mediolanum si dice interessata ad acquisire quote in eccesso in mano a Unitalia, potrebbe invece essere Mediobanca interessata ad acquisire Mediolanum, diluendo il peso dei suoi azionisti di riferimento attuali.

Indubbiamente uno degli scogli maggiori potrebbe essere Bazoli. Berlusconi e Doris prepotentemente in Mediobanca potrebbero sconvolgere i gia’ difficili equilibri.
Tuttavia non dimentichiamo che…
Per cio’ che riguarda il lato francese di Bollore’ forse le cose sarebbero piu’ facili. Il nuovo governo francese di destra potrebbe dare una mano all’ascesa di Berlusconi in Mediobanca, magari rivalutando un vecchio progetto di fusione fra Generali e Axa.
Se poi Geronzi salisse al trono di Mediobanca non dovrebbe opporsi ad una tale manovra in quanto e’ in ottimi rapporti con il cavaliere. (Fininvest, fra l’altro e’ socio di Capitalia)
Profumo potrebbe vedere di buon occhio l’eventuale ascesa di Doris, da una parte si ridurrebbe sempre piu’ l’influenza di Bazoli, dall’altra potrebbe mettere in vendita solo una parte delle azioni di Mediobanca (perche’ la sua partecipazione verrebbe a diluirsi) e rimanere azionista di riferimento.
Zunino, presente in Mediobanca al 3% potrebbe essere soddisfatto del nuovo riassetto cosi’ come Ligresti.
Pesenti potrebbe essere piu’ difficile da gestire ma avranno tutto il tempo per cercare di accontentare la maggior parte di persone possibile.
La fantasia corre lontano, forse troppo, ma anche dal punto di vista industriale ci sarebbe del senso. Ve li immaginate 6500 promotori abituati a trattare solo prodotti assicurativi e del risparmio che cominciano a vendere finanziamenti (Compass) agli italiani?
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