GENERALI, FORTISSIMAMENTE GENERALI

Lo scorso anno Generali acquistò dalla De Agostini (di Drago e Pelliccioli) il gruppo Toro assicurazioni. Sebbene il titolo fu pagato caro le potenzialità di integrazione fra i due gruppi rendevano l’integrazione interessante dal punto di vista economico.
Tuttavia l’Antitrust considerò l’operazione non favorevole per lo sviluppo del libero mercato (ma ne esiste forse uno?) e decretò l’obbligo per la compagnia assicurativa di vendere La Nuova Tirrena. L’Antitrust lo scorso anno, ha inoltre approvato la fusione San Paolo Intesa obbligando le due banche a rivedere gli accordi di bancassurance con il gruppo Generali (Alleanza) per evitare l’abuso di posizioni dominanti.
La decisione dell’Antitrust ha penalizzato di molto gli sviluppi del gruppo Alleanza, e quindi di Generali, obbligando il nuovo gruppo bancario ad avere almeno tre provider assicurativi.
Queste due decisioni dell’Antitrust sono state, ovviamente, accolte molto male dalla Generali e dai suoi azionisti.
Nel corso di questi mesi tali decisioni hanno contribuito non poco alla sottoperformance borsistica del gruppo di Trieste a confronto dei suoi competitors europei.
Piu’ volte Balbinot, Perissinotto e Bernheim hanno alzato le voci contro le decisioni dell’Antitrust, hanno chiesto supporto al governo e a tutte le lobby di potere che potevano smuovere (e non sono poche). Ultimamente, poi, il gruppo triestino ha posto il problema della Italianità, affermando che le decisioni dell’antitrust hanno causato una sottovalutazione dei titoli azionari del gruppo e quindi avrebbero potuto innescare l’interesse di qualche gruppo assicurativo concorrente estero.
Ma l’italianità poteva non essere sufficiente per esercitare una sufficiente pressione politica. Ecco quindi che Generali e Mediobanca hanno poi giocato la carta del supporto al governo nell’affare Telecom, rivelandosi indispensabili nella mediazione fra Tronchetti e Prodi.
Dapprima sono riuscite a far allontanare (insieme e Rossi e Zapatero) Telefonica da Tronchetti, poi hanno tessuto una tela, supportati da Banca Intesa, per allontanare AT&T e i Messicani e si sono proposti come difensori della Italianita’ di Telecom raccogliendo di fatto il plauso del popolo e del governo!
In relazione alla vicenda Telecom, in cui sostengo che si potrebbe scrivere un libro giallo, voglio farvi notare due cose molto strane accadute:
a) IL CASUS TELEFONICA
Telefonica a febbraio era disposta a pagare le azioni Telecom in pancia ad Olimpia 3,2 euro. Tronchetti dopo poche settimane accetta 2,82 euro…sempre da Telefonica. La differenza e’ del 14%. Facendo due calcoli…. possedendo Olimpia il 18% di Telecom, la differenza e’ di quasi 1 miliardo di euro. Tenuto conto che Tronchetti possedeva l’80% di Olimpia, la Pirelli avrebbe incassato 800 milioni di euro in piu’, che corrispondevano ad una maggiore capitalizzione di borsa di circa 15%!
Possibile che Tronchetti abbia rinunciato a tutti quei soldi? Ma continuiamo nei conti…Tronchetti possiede Pirelli tramite la Camfin che possiede solo il 25,8% del titolo della Bicocca. Quindi, nell’ipotesi che gli 800 milioni sarebbero stati distribuiti come extradividendo, alla Camfin sarebbero toccati solo 200 milioni.
Tenuto poi conto che Tronchetti possiede solo il 52% di Camfin la perdita netta che ha dovuto subire e’ stata in realta’ di 100 milioni circa.
A fronte di questa perdita economica elevata ma non troppo, ha ottenuto una pax politica, un bonus da riscuotere alla prima occasione dall’establishment, e probabilmente un trattamento favorevole nel casus intercettazioni telefoniche.
B) IL CASO JP MORGAN
La proposta di acquisto che AT&T e America Moviles fecero a Tronchetti non e’ mai apparsa veramente reale. Aveva piu’ il sapore di un favore ad un amico, in un momento di bisogno, per smuovere il popolo, la stampa e la politica.
Quando parlo di due amici mi riferisco al rapporto che lega Tronchetti a JP Morgan.
Infatti e’ stata la JP Morgan a trovare i due compratori americani per Olimpia. La JP Morgan ricordo, per i piu’ giovani, che fu la banca che finanziò Gnutti e Colannino per la scalata alla Telecom. Quando i mercati azionari dimostrarono i primi cedimenti, la banca americana comincio’ ad essere preoccupata della sostenibilita’ finanziaria della struttura di controllo di Telecom (Bell).
Fu proprio la JPMorgan, quindi, a proporre nel 2000 a un suo cliente americano, la Corning, di acquistare dalla Pirelli di Tronchetti la Optical Technologies. Per rilevarla, la Corning spese 3,6 miliardi di dollari (valutando l’azienda la cifra record di 160 volte il fatturato!). Parte di quei soldi furono incassati (personalmente ed esentasse) da Tronchetti Provera sotto forma di stock option (circa 220 milioni di euro). Il gruppo della Bicocca, senza quella vendita non avrebbe mai avuto la base finanziaria minima per rilevare il controllo di Telecom nell'estate 2001.
E qui si capisce come mai Tronchetti Provera pagò dodici mesi dopo le azioni Telecom oltre i 4 euro quando gli altri acquirenti si dissero interessati all’acquisto a prezzi intorno ai 3! Fu la JP Morgan che obbligo’ “moralmente?” Tronchetti a comprare Telecom a quel prezzo.
Sta di fatto che americani e messicani, non appena Intesa Generali e Mediobanca si sono messe a lavorare, sono improvvisamente spariti di scena senza neppure lamentarsi troppo…
Torniamo su Generali e sulla decisione del TAR del Lazio.
Non e’ poi cosi fantascientifico ipotizzare che sulla decisione del TAR romano abbia pesato la discussione sull’italianita’ di Generali, l’aiuto di Generali al governo sul caso Telecom, qualche lobby fra le tante che Generali poteva mettere in campo a salvaguardia del suo interesse e dell’interesse di tanti azionisti presenti direttamente o indirettamente nella societa’. Basti pensare a Mediobanca e tutti i suoi azionisti (Pesenti, Ligresti, Doris, Intesa, Capitalia, Unicredito..) nonche’ a tutti gli investitori presenti in Generali direttamente, da Ferax (Palladio e imprenditori veneto-bresciani) a Benetton, a Caltagirone e Carige, Zalesky, De Agostini.
La decisione porterà sicuramente valore ai titoli in borsa e anche se a fine settimana stacchera’ il dividendo di 0,75 nonche’ l’aumento di capitale gratuito (1 azione ogni 10), non e’ impossibile immaginare una Generali estiva intorno ai 35 euro che corrisponderebbero a 39 (pre stacco e pre aumento capitale).
GENERALI, FORTISSIMAMENTE GENERALI
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