STABLE COIN LA VIA PER ESSERE LIBERI DAL FALLIMENTO DEL SISTEMA EURO


OSSERVARE DALLA FINESTRA


Gli analisti tecnici sono soddisfatti, il movimento dei mercati di ieri (dopo la discesa precedente) sembra voler spingere gli indici verso altre sedute positive....
Gli studiosi dei bilanci continuano a dire che le aziende sono buone e che queste sono occasioni per comprare.
I manager delle aziende hanno incrementato gli investimenti nelle società che gestiscono.
Molte società quotate hanno varato importanti buy back!
Il sondaggio presente fino a ieri sulle pagine di finanza di Yahoo US sull'asset class che meglio performerà nei prossimi 12 mesi parla chiaro! Le azioni.
Le azioni dei paesi emergenti, per la prima volta nella storia della finanza moderna in questa crisi hanno meglio performato delle borse americana ed europee.
L'ottimismo di una parte del mercato è molto forte...
L'orso però poggia la sua teoria su valide fondamenta.
L'incapacità di valorizzare molti bonds strutturati o commercial paper, la differenza fra il bid e l'offer, la scarsa liquidità di questi strumenti ha bloccato un ganglo vitale dell'economia.
Il debito in tutte le sue forme( ...le ultime di ieri riguardano le insolvenze sulle carte di credito sono in aumento - anche questo debito è stato cartolarizzato-)soffre di una profonda crisi.
Il mercato del debito è molto debole e rende la vita delle banche e delle finanziarie che devono rifinanziarsi molto molto difficile.
E poi, la rivalutazione improvvisa dello yen (valuta in cui tutti erano indebitati) non ha forse creato forti perdite agli investitori!
Nel 1998 c'era un soggetto in difficoltà, la Long Term Capital, oggi i soggetti in difficoltà davanti a una crisi di fiducia potrebbero essere troppo numerosi per sperare in un salvataggio delle Fed!
Riassumendo, volatilità e incertezza si sono impadronite del mercato.
Il lavoro di un gestore è saper operare e saper far operare. Ma talvolta è meglio stare fermi per qualche settimana e osservare i -2% o i +2% dei mercati seduti accanto a una finestra sui mercati.

Chi legge questo blog sa quest'anno durante la correzione di marzo ho aumentato l'esposizione azionaria nell'ipotesi che la discesa sarebbe stata prontamente recuperata.
Fra Maggio e luglio ho convinto i clienti e spero qualche lettore del blog, che era tempo di alleggerire l'azionario.
Ma ora preferico osservare gli eventi. Osservare il mercato non reca danni, specie quando la situazione è fluida.
I mercati hanno perso temporaneamente la fiducia e ...se la FED ha dei dubbi (vedi le minute del'ultimo incontro) potrò averli io?.
Certo per i day trader è la pacchia (se sono bravi) ma per chi deve fare delle scelte con un orizzonte temporale piu' lungo è il tempo di osservare.
Una percentuale di azioni deve comunque esserci nei portafogli. Ripeto che i i titoli migliori sono quelli senza debito, con un'attività non produttiva in Cina e con un business in crescita e protetto (alte barriere all'entrata).
Nelle prossime settimane parlerò di qualcuno di questi.
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MEGLIO RIDERCI SOPRA!


Per gli amanti dell'umorismo e fluenti in inglese...un raccontino niente male da parte di un editorialista di bloomberg sulla crisi dei mercati!

Commentary by Mark Gilbert
Aug. 16 (Bloomberg) -- Dear investor, we'd like to take this
opportunity to update you on the recent performance of our hedge
fund, Short-Term Capital Mismanagement LLP.
As you know, market selection for the entire fund is guided
by a proprietary investing tool we like to call ``a dartboard.''
Once the asset classes are decided, individual security
selections are generated by digitizing our unique hexagonal
cuboid models.
Unfortunately, it transpires that our hexagonal cuboids are
not as unique as we thought. Hundreds of other hedge funds
possess identical dice. The technical term for this is a
``crowded trade.'' You may also see it referred to as ``climbing
on a bandwagon already headed for the wall.''
As our alpha generation collapses, our beta has turned
negative, our delta hedging has gone toxic and, trust me, you do
not want to hear about our gamma. We can't even find our epsilons
in the dark with both hands.
You will appreciate that accurate pricing is essential for
evaluating our investment strategies. This has proven to be
extremely challenging in recent days. Previously, we have relied
on Bob, the sales guy at Hokey-Cokey Bank. Bob assured us the
securities were still worth 100 percent of face value, so
everything was cool. Bob sold the collateralized debt obligations
to us in the first place, so he knows what he's talking about.
Bob, however, appears to have had a nervous breakdown,
judging by the maniacal laughter that greeted our requests for
price verification this week. Our efforts to implement an in-
house CDO valuation framework, using a technique the ancients
knew as ``making things up,'' proved unsatisfactory.

Where's the Bid?

Currently, all of the portfolios we manage are undergoing a
rigorous screening known as ``crossing our fingers and praying
that we don't have to try and find a bid in the market.'' This is
supplemented by a cross-market statistical analysis originally
developed by the U.S. military called ``don't ask, don't tell.''
This ``unmarking-to-unmarket'' procedure has been the benchmark
for the hedge-fund industry for the past, ooh, 72 hours.
We have, of course, been in touch with the rating companies
to update our default-probability scenarios, particularly on the
AAA rated investments we own. They recommended a forecasting
method using stochastics to regress the drift-to-downgrade
timescales for the past 100 years and throw them forward for the
next five minutes. The technical term for this is ``induction,''
though those of you of a less quantitative bent may know it as
``guessing.''

AAA or Toast?

We are pleased to report that, contrary to what current
market prices might suggest, all of our top-rated securities
remain absolutely AAA. Provided, that is, the future performance
of the underlying collateral is identical to its history.
Otherwise, the rating companies say our investments are likely to
be reclassified as ``toast.''
We have also been checking our back-up credit lines with our
friends in the investment-banking world. As soon as they return
our calls, we'll be able to update you on our emergency liquidity
position. We are sure they are fine.
Some of you have written to us asking for your money back,
citing clauses in the fund documentation called redemption
rights. Frankly, we never expected you to actually read that
prospectus, which came prepackaged when we bought the Microsoft
Hedge-Fund Guy software. We certainly have no idea what all those
long words mean.
We have filed your letters in a special drawer in the filing
cabinet marked ``trash'' for now. Do you have any idea how much
trouble you all would be in if we actually sold this stuff in the
market today? At these crazy prices? Fuhgeddaboudit. You'll thank
us later.

Not a Rescue

Speaking of crazy prices, we know you'll be thrilled to
learn that we've invited a bunch of our rich pals into the fund
to participate in this once-in-a-lifetime opportunity. But this
is not a rescue. Do not even think the word rescue. This is an
opportunity. Not a rescue. An opportunity.
In fact, we think this is such a fantastic opportunity,
we've agreed to forgo our usual management fee, and we'll only
take half our usual slice of the profits. Provided there are any
profits to slice. You, of course, are absolutely invited to
participate in this offer by sending us yet more of your money on
exactly the same revised terms as our rich pals.
Finally, a word for all of you who have been kind enough to
inquire about my personal financial situation. I am relieved to
report that my directors and officers insurance is fully paid up.
Furthermore, my Bentley Continental was paid out of the 2 percent
fee we levied when you wrote your first check to us, so I will
still be able to trundle into the parking lot each morning in an
open-necked shirt to ignore your telephone calls and e-mails.
Yours, Hedge-Fund Guy.

(Mark Gilbert is a Bloomberg News columnist. The opinions
expressed are his own.
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QUELLA STRANA INCERTEZZA DELLE BANCHE CENTRALI…


I mercati crolleranno del 30? Sembrava domandarsi ieri sera qualcuno vedendo la pesante flessione del mercato americano
L’evento crollo è un evento molto raro statisticamente parlando.
I fondi, le gestioni, e un po’ tutto il sistema finanziario si basano, nel calcolo del rischio portafoglio sul calcolo del VAR. Tale calcolo si basa sulla famosa curva di Gauss delle probabilità. Ve la ricordate?
Ebbene, il crollo dei mercati è un fenomeno raro che non viene preso in considerazione dalla formula per il calcolo VAR. Infatti la formula considera il solo scarto quadratico medio. Non considera, quindi quello che avviene nelle parti estreme della curva di Gauss.
Forse il discorso è un po’ complesso, semplificando….il crollo dei mercati coglie sempre impreparati i piu’, esce dagli schemi valutativi dei titoli, non dipende dal valore delle singole società ma da fattori esterni esogeni che fanno cambiare la valutazione intera dei mercati (terrorismo, fattori ambientali, cambiamenti di variabili macroeconomiche)
Ebbene, sapere se i mercati crolleranno o meno è quasi impossibile.
Valutare se POSSANO crollare è diverso
Nei giorni scorsi ho scritto a lungo sulle cause macroeconomiche della discesa dei mercati (crisi del debito e inflazione cinese) e di come le Banche centrali, fino ad ora abbiano saputo contrastare una crisi di origine finanziaria per
L’evento piu’ probabile rimane la capacità del sistema economico di reggere alla crisi, anche perché se tutti fossero convinti della crisi la crisi sarebbe già avvenuta!. Tuttavia le motivazioni a sostegno dell’ipotesi ARMAGEDDON, per le Borse ci sono e non vanno dimenticate.
Ieri due notizie negative hanno rinforzato l’ipotesi crash rigettando sconforto fra gli investitori.

1) I prezzi delle case in america, nel secondo trimestre sono scesi del 3,2%, la peggiore discesa dal 1987 (ovvero da quando l’indice dei prezzi è stato creato).
Questo dato fa seguito a quello del giorno prima che indicava la discesa, per il quinto mese consecutivo, della vendita delle case esistenti, mentre il numero di case invendute ha raggiunto livelli record.
E’ evidente che la discesa dei prezzi delle case insieme all’aumentare delle rate di mutui non pagati pone nuovamente sotto pressione il mercato dei subprime e in generale il mercato del debito con tutto cio’ che ne consegue.

2) In serata la Fed ha rilasciato le minute dell’ultimo incontro. La lettura non ha certo portato conforto agli investitori. La Fed ha dato l’impressione di non riuscire a gestire in maniera soddisfacente la crisi.
Dalle minute è evidente che la Fed era preoccupata della situazione , ma che sperava che le cose si potessero sistemare senza intervenire.
Due settimane dopo ha tagliato i tassi e iniettato liquidità. Tutto ciò e’ apparso come un segno di debolezza agli occhi dei mercati.
Nel frattempo la BCE pasticcia con dichiarazioni fuorvianti sull’andamento dei tassi.
Uno dei punti di forza dell’economia occidentale srano le Banche Centrali capaci di dare l’indirizzo economico e di guidare i mercati.
Oggi non è cosi’. L’agitazione di Bernanke e di Trishet è evidente.
Lo spauracchio di questa crisi è proprio l’incertezza del comportamento delle banche Centrali che sembrano assolutamente non preparate ad arginare il problema.
O perlomeno le armi che hanno in mano potranno sortire degli effetti positivi solo quando l’economia reale sarà colpita da questa crisi e i mercati azionari sconteranno meno ottimismo.
Ma per allora dove saranno i mercati? Ricordo che il Dax mostra ancora una performance positiva di oltre 12% da inizio anno e il Dow Jones del 5%. Il mercato Cinese di oltre il 100%.
Questi mercati, insieme agli altri, potrebbero subire ancora flessioni importanti.
Il nostro mercatino italiano, non afflitto dai problemi dei subprime, dovrebbe essere un’isola felice, perlomeno a sentire i nostri politici. Invece è uno dei peggiori del mondo. Perché i nostri politici non provano a spiegarLo invece di preoccuparsi di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie?

Ieri ho ricordato come i mercati saranno molto volatili e come conviene acquistare sulle correzioni.
Tuttavia l’ipotesi del collasso del sistema (ovvero di una discesa ulteriore dei mercati molto sostenuta) non è da scartare a priori.
Quindi prima di effettuare qualsiasi scelta bisogna porsi anche degli stop loss coerenti con il piano strategico di lungo termine degli investimenti.
Mai come ora è importante la pianificazione personale finanziaria di lungo periodo.
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ALCUNI CONSIGLI OPERATIVI


In questo mercato di fine agosto non bisogna farsi prendere la mano, come si dice...la calma è la virtu' dei forti.
L'allegerimento del peso equity nei nostri portafogli, effettuato fra maggio e luglio ci permette di stare tranquilli.
Gli articoli pubblicati nelle ultime giornate credo che vi hanno dato l'idea di come credo i mercati si muoveranno.
In particolare l'eventuale avvicinarsi del nostro indice alla soglia dei 41.500 o del Dax a 7900 in assenza di particolari novità su Inflazione e Debito creano un'opportunità di vendita del mercato.
Nel caso di ritracciamenti in area 38.800 (7350) si puo' valutare qualche acquisto anche se bisogna essere previdenti e avere diverse cartucce da sparare.
Quindi il peso attuale dell'equity non deve superare il 30% del capitale che solitamente dedicate ad attività a rischio.
Un ulteriore 20% puo' essere investito in caso di discese entro la prima soglia (e comunque in caso di lateralità entro Dicembre sotto forma di piano di accumulo).
Eventuali crolli porterebbero a considerare un'entrata piu' massiccia sull'azionario.
Naturalmente la selezione dei titoli è altrettanto importante.
Personalmente scelgo titoli con debito molto basso, tecnologia elevata, produzione fuori dalla Cina, in settori che il governo non intende liberalizzare.
Spero che ora non vorrete anche i nomi e i livelli di ingresso....
Un'avvertenza, in questo blog ho sempre evitato consigli operativi, non essendo questa la sede opportuna.
Ritengo, poi che generalizzare il peso degli investimenti non sia corretto, la prima cosa è analizzare aspettative, grado di rischio, bisogni di ogni investitore e solo allora si puo' dare il giusto peso agli assets finanziari.
Tuttavia la motivazione che mi ha spinto a dare qualche vaga indicazione nel blog è il tentativo di spiegarvi, non con articoli, ma con "consigli operativi" come ritengo rischioso il mercato di questi giorni.
Fed, BCE e istituzionali fanno di tutto per tranquillizzare i mercati. I risultati fino ad ora sono ottimi (e quindi si deve essere positivi), ma le occasioni per entrare nel mercato non dovrebbero mancare nelle prossime settimane.
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ARTICOLO DI MICHELE SPALLINO

Cari lettori, oggi voglio darvi in pasto un brano di un economista molto bravo, Michele Spallino.
Le sue analisi sono sempre ben curate e attente e anche questa volta penso che meriti una lettura da parte vostra.

ECONOMIA: profitti privati- pubbliche perdite
La manovra iniziata giovedì 16 nella ns. serata, con lo spettacolare intervento del PPt, seguito dall’annuncio della Fed venerdì, e poi durante questa settimana dagli inteventi verbali nell’ ordine del presidente USA, del suo ministro del tesoro, del capo della commissione parlamentare, a seguito di apposita riunione convocata per poter poi dire che la Fed ha promesso l’uso di tutti gli strumenti disponibili, ha avuto pieno successo, non c’è che dire.
Ancora una volta il gregge è andato a pascolare ubbidiente laddove i capimandria volevano.
Vale a dire ad appena un meno 5-6% dai massimi per le borse, mentre sono ripartiti gli indebitamenti in yen, e si è arrestata la fuga verso la qualità con rimbalzo dei rendimenti a breve termine; il resto della baracca ha risposto da manuale: recupero commodities e calo del dollaro.
La dimostrazione che l’andamento dei mercati forgia le opinioni, e non viceversa, si è avuta con la reazione entusiastica all’altrimenti inquietante notizia che le 4 principali banche USA si sono andate a prendere mezzo miliardo di dollari cadauno al tasso più caro sul mercato, quello di sconto della Fed al 5,75%.
Nel frattempo, la superbolla azionaria cinese è arrivata a nuovi massimi straordinari con un +10% nei cinque giorni appena trascorsi, alla faccia dell’ennesimo mini aumento dei tassi locali, e soprattutto nonostante Bank of China abbia comunicato un esposizione di ben 10 miliardi di dollari ai subprime americani.
La Cina quindi continua a stampare enormi quantità di yuan a fronte dei dollari che i suoi esportatori le consegnano, e che lei si tiene stretti. E ben lungi dall’accennare un cambio di questa politica, pare adesso si appresti a favorire gli investimenti all’estero dei suoi concittadini: così magari allenterà un pò la pressione sulle bolle locali, trasferendola su quelle estere. Non ci sarà da meravigliarsi dunque se l’inflazionamento degli asset occidentali riprenderà più vigoroso di prima.
Certo, la questione ipotecaria-immobiliare americana, non solo non è minimamente risolta, ma peggiorerà sempre più, le scadenze peggiori devono ancora arrivare,pignoramenti e sofferenze bancarie non fanno che aumentare. A questo proposito si segnala la proposta lanciata da un influente personaggio, Bill Gross il gestore del più grande fondo obbligazionario USA, che chiede un salvataggio fiscale in piena regola. Rendendosi giustamente conto che contrastare questo problema con i ribassi dei tassi della Fed, non sarà sufficiente e probabilmente comporterà altri guasti a catena, Gross chiede al congresso USA di sovvenzionare direttamente con fondi pubblici. E’ interessante perchè mostra come, ancora una volta, la cosiddetta patria del libero mercato, pensa di salvare i profitti privati con una nazionalizzazione delle perdite.
Viene in mente il famoso vizi privati,-pubbliche virtù, che nel sistema economico attuale (che considero capital-comunista) si traduce: profitti privati- pubbliche perdite. E il deficit ? se lo vedranno le future generazioni. Quello che conta nella logica imperante è guadagnare tempo, passare la giornata, la mesata, l’annata poi si vedrà.
Tornando ai mercati, la reazione di questa settimana, non chiude ancora in modo definitivo la crisi. C’è ancora spazio per un ritorno verso i recenti minimi, che potrebbe essere favorito dai capimandria. Potrebbero scaricare il materiale comprato sui minimi , per poi rientrarvi sapendo che a quel punto tutti comprebbero perchè si verrebbe a determinare quel famoso doppio minimo che in genere segna la fine degli episodi correttivi. Dopo il comportamento del gregge in questa occasione, possono avere giustamente la sensazione che per ora è difficile che la situazione sfugga di mano. La possono gestire come vogliono, anche scegliere di non strafare e far consolidare i recenti livelli per passare poi direttamente alla nuova fase rialzista.
E se arrivano nuove orribili notizie? bè ormai la lezione è chiara: a comprare si rischia poco, se proprio si incappa in qualche fase panicale, poi arrivano i nostri e con una manovra o l’altra, la riporteranno sù. Del resto cosa può significare il fatto che dal presidente della confederazione a scendere, non appena la borsa minaccia di contrarsi, tutti si agitano come fosse una calamità nazionale delle peggiori ?
Venghino signori e non si preoccupino.

CAMBI: tornano i carry trade
Anche qui recupero generale guidato dal calo dello yen e dal rimbalzo di tutte le valute a tassi superiori. Il dollaro continua a vivere di luce non propria, e quindi in questa fase come indice generale torna a indebolirsi ad 80,6 pur avendo recuperato quota 116 con yen. Ne è scaturito ovviamente un eurodollaro forte : la scadenza settembre è risalita fin quasi a 1,37 corrispondente ad un euroyen ben sopra 1,58.

OBBLIGAZIONI: si riduce l’irripidimento

BORSE: torna la fiducia
Si torna a comprare con fiducia, ovunque. Il rapporto tra put e call scende a 1,07. L’indice della volatilità (VIX) crolla a 20.
Rimbalzi per tutti gli altri indici occidentali : il Nikkey a 16248(+6,4%) il dax a 7507 il cac a 5563, il footsie a 6220, l’italietta senza la benchè minima speranza: spmib a 39954 e mibtel a 31011.
Accelera la SUPERBolla in Cina con +9,7%; Brasile +9,1% India +2% e Russia+0,2%

PREVISIONI: parla Bernanke
La settimana si è conclusa con gli unici due dati macro USA migliori del previsto e questo ha rafforzato il clima positivo, anche se in teoria potrebbero rimettere in discussione il taglio dei tassi Fed. L’ambiente globale resta chiaramente inflazionistico e non è del tutto escluso che la Fed possa cercare di prendere tempo(tanto può sempre abbassare in qualsiasi momento). E lì si vedrà come reagiranno i mercati di fronte alla delusione. Nel frattempo la settimana che viene porta altri dati (vendite di case esistenti lunedì, fiducia dei consumatori martedì, PIl del secondo trim. giovedì, redditi venerdì), ma soprattutto - dopo la lettura dei verbali fed, ormai un pò obsoleti - vivrà in funzione del discorso che Bernanke terrà venerdì pomeriggio a Jackson Hole proprio sull’argomento di attualità. Se dovesse essere interpretato nel senso sopramenzionato, potrebbe iniziare un altra onda ribassista tesa a forzargli la mano in vista del 18 settembre, per poi far partire i festeggiamenti di fronte all’ osso di un ribasso del fed fund che i padroni dei tassi potrebbero alla fine concedere. Come se fosse la bacchetta magica che può salvare tutto e tutti.
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LA FINE DELLE VACANZE COINCIDE CON LA FINE DELLA CRISI DEI MERCATI?


Non lasciatevi prendere dall'euforia di un mercato azionario in recupero e da chi vi racconta che tutto è passato. Non rientrate pesantemente sull'azionario.
L'ambiente non è ostile per le borse, tuttavia la crisi estiva ha bisogno di tempo per essere riassorbita e occasioni di acquisto non mancheranno nei prossimi mesi. Vediamo perchè.


La crisi dei mercati americani ed europei di agosto ha origini molto gravi che devono essere cercate nell’utilizzo troppo elevato del debito (private equity, hedge funds, carry trades, immobiliare, subprime, cdo, abs….) e nell’aumento dell’inflazione che arriva dalla Cina (vedi articolo della settimana scorsa).
L’intervento massiccio della FED e della BCE, che hanno iniettato liquidità sui mercati e stanno agendo sulla leva dei tassi, ha frenato un crollo dei mercati che poteva diventare incontrollabile.
Gli investitori, al rientro dalle vacanze , troveranno un mercato azionario piu’ rilassato rispetto alla settimana scorsa, i prezzi che troveranno sono quelli di fine luglio, la fase di panico è, almeno per ora, superata.
Gli investitori non correranno a vendere per mancanza di fiducia, ne riduranno i consumi nella convinzione che la discesa dei mercati sia stata temporanea.
La potente dose di liquidità iniettata nei mercati finanziari sta avendo i suoi effetti.
Quale è stato il rischio piu’ grande?
Semplice, negli ultimi anni il sistema finanziario è stato il motore della crescita economica grazie al favorevole ambiente (tassi bassi, liquidità abbondante).
Le istituzioni finanziarie hanno concesso crediti copiosi. Per poter concederne sempre piu’ hanno rifinanziato la loro attività scorporando dal bilancio il debito esistente tramite complesse operazioni di cartolarizzazione.
Il debito veniva allontanato dalla società emittente spostandolo in società veicolo appositamente create, spesso con nomi esotici, alle quali si fornivano anche assets finanziari a fronte del debito emesso.
Facciamo un esempio di facile comprensione.
Supponiamo che nel 2004 una banca avesse aperto 1000 pratiche di mutuo ai suoi clienti a un tasso medio del 6% per un totale di 100 milioni di euro e uno spread del 3% rispetto al costo del denaro.
In questo caso la banca avrebbe 100 milioni di crediti verso i clienti che generano 3 milioni di utili netti all’anno. Tuttavia il capitale della banca è una risorsa scarsa, se tutto viene utilizzato ecco che l’operatività si blocca.
Allora la banca decide di cedere il pacchetto di mutui ad una società veicolo creata appositamente, insieme alle ipoteche che la banca ha inscritto sugli immobili.
La cessione avviene a un valore che dipende dal grado di solvibilità dei mutui, dall’importo concesso rispetto al valore delle case, e da tutta una serie di parametri economici. Ma la società veicolo dove trova i soldi per acquistare questi mutui? Semplice, emette debito (i famosi CDO).
Questo debito viene collocato presso investitori istituzionali. Il tasso offerto ai sottoscrittori dipende dal grado di rischio del bond. Tale rischio viene valutato dalle famose agenzie di rating che in questi giorni sono nell’occhio del ciclone. Negli ultimi anni il rating di questo debito è stato particolarmente elevato non considerando il rischio sistemico che si sarebbe potuto creare in un mondo indebitato e con tassi di interesse non piu’ cosi’ benevoli.
Il risultato ‘ stato il collocamento di questi bonds a tassi simili ai tassi offerti dal debito pubblico.
Le società finanziarie ottenevano un profitto immediato rivendendo il debito a tassi piu' bassi rispetto a quelli che i debitori iniziali pagavano e potevano dedicare le loro risorse ad altre operazioni piu' remunerative.
Il tutto è continuato per anni, anche in un contesto di tassi di interesse in salita. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La salita dei tassi ha, da un lato, aumentato le insolvenze sui mutui a livelli record, dall’altro ha fatto ridurre il valore degli immobili iscritti a ipoteca. La conseguenza è l’impossibilità di rimborsare, a scadenza il 100% del capitale agli investitori. Non solo ma anche l’incapacità di stabilire un giusto prezzo a queste obbligazioni che fino al giorno prima erano considerate, dai piu’ liquide e sicure.
Il mercato di agosto si è accorto di questo rischio e ha reagito generando pesanti perdite in primis in questo mercato e successivamente, essendo i mercati finanziari correlati e globali, ha avuto delle conseguenze negative su tutti gli assets finanziari.

Questo fenomeno ha 3 conseguenze importanti.
-Nel breve, la perdita di valore di questi bonds ha creato perdite pesanti nei portafogli delle banche. Il mercato del debito si è bloccato e molti grossi operatori finanziari hanno avuto una crisi di liquidità (in quanto non potevano vendere quelle obbligazioni strutturate in portafoglio per mancanza di un efficiente mercato secondario). Le banche centrali sono intervenute rifinanziando loro stesse il sistema (in america la Fed ha allargato la lista delle obbligazioni valide per le operazioni di rifinanziamento e ha abbassato il costo del finanziamento stesso).
Il congelamento di qualche fondo, il fallimento di qualche azienda, le perdite che qualche soggetto ha avuto e il panico dato dall’incertezza ha generato paura sui mercati azionari con vendite che 10 giorni fa hanno toccato livelli elevati.
- Effetto contagio. Gli investitori hanno pensato che il mercato dei subprime non fosse che la punta dell’iceberg. Tutti i mercati che in questi anni sono cresciuti grazie al debito sono sotto stretta sorveglianza (dagli investimenti in fondi di Private equity, agli hedge funds, al fenomeno del carry trade).
-Il terzo effetto è il congelamento del mercato primario del debito strutturato. In questi giorni pensare di investire in commercial paper, cdo, abs non è certo raccomandabile.
E' venuta quindi a mancare la fiducia finanziaria, e senza tale fiducia è venuta a mancare la liquidità, cosi' importante anche per il benessere dell'economia reale.

I rischi di una tale situazione possono essere molto alti, tanto che alcuni hanno cominciato a paragonare questa crisi ad altre molto famose dell’ultimo secolo!
Ma se la crisi sarà guidata con giudizio dalle banche centrali porterà degli effetti al sistema addirittura benefici, ecco infatti cosa le banche centrali pensano….
Le banche centrali, nella misura in cui riusciranno a frenare l’effetto incontrollato del panico sono felici. Infatti:

1)Lo scoppio della crisi immobiliare è meglio che avvenga in un momento in cui l’economia reale è forte (timing appropriato).
2)La leva del debito era troppo accentuata, le prossime operazioni verranno fatte utilizzando un quantitativo maggiore di soldi propri rispetto al debito (maggiore solidità sistemica).
3)L’economia rallenterà ma la crescita sarà fatta su basi piu’ solide.
4)Il petrolio e le materie prime hanno rallentato la corsa (frenando l’inflazione)
5)I salari saliranno meno del previsto (lo spettro dei licenziamenti, cosi come quello della riduzione dei bonus, si aggirerà un po’ in tutto il mondo)
6)I consumi saranno un po’ piu’ freddi, aiutando anche la bilancia commerciale americana.
7)La produttività permetterà di combattere la crescita dei prezzi

Riassumendo, la crisi finanziaria estiva potrebbe portare a una riduzione del debito del sistema finanziario americano ed europeo e contemporaneamente avrebbe il vantaggio di bloccare le fiammate inflazionistiche che arrivano dalla Cina e dal resto del mondo.

Tuttavia il raffredamento dell’economia non passa da una semplice correzione di borsa estiva.
Tutto non puo’ riprendersi cosi rapidamente, altrimenti gli effetti voluti dalle banche centrali non si faranno sentire.
Il mercato del debito, maggiore imputato, dovrà ridursi, denaro fresco dovrà entrare nel sistema, e per attirarlo occorreranno dei prezzi favorevoli.
I prezzi favorevoli ci saranno solo se i mercati azionari rimarranno in trading range.
Quale impatto sulle decisioni di portafoglio?
Questo ambiente meno favorevole (ma non ostile) per le borse, prevede un cambio della strategia d’investimento per i prossimi mesi.
Fino ad ora si era privilegiato l’investimento in mercati azionari forti in salita.
Il trading range, in cui crediamo il mercato potrà muoversi nei prossimi mesi, e l’alta volatilità, fanno si che si dovrà prediligere una differente strategia.
Ogni volta che i mercati daranno segnali di forza bisognerà alleggerire il peso dell’azionario per rientrare in momenti di panic selling. Se non si attuerà questa strategia si rischierà di non ottenere performances dalle azioni nei prossimi 4 mesi.
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LA CINA DEI RECORDS


La Cina dell'ultimo decennio sarà ricordata come la Cina dei records. La rivoluzione industriale di questo popolo è stata drammatica e rapida grazie anche alla globalizzazione.
La Cina di oggi è molto diversa da quella dello scorso decennio, la potenza economica è rileventissima, ma proprio ora che sembra onnipotente potrebbero scricchiolare le sue fondamenta. Non ci ricordiamo di una Cina che cresce poco, il continuo sviluppo ha creato nel popolo cinese aspettative sempre piu' elevate. Alla prima seria discesa eè difficile sapere che cosa potrà accadere. Le conseguenze potrebbero essere piu' gravi del problema dei subprime americano.
Ma andiamo con ordine e facciamo un po' il punto di quest'economia....

SUBPRIME…
E’ notizia della settimana che la Bank of China ha in pancia quasi 9 Miliardi di dollari di titoli subprime, anche se rappresentano solo il 3,58% delle attività finanziarie del suo portafoglio estero…
Perdite finanziarie elevate potrebbero far scricchiolare l'intero sistema finanziario cinese che è tutto fuorchè stabile!
QUALITA' DEI PRODOTTI
Nelle ultime settimane abbiamo letto della formaldeide presente in maniera troppo massiccia negli abiti provenienti dalla Cina, di alcune derrate alimentari del paese del dragone che potrebbero risultare inquinate dall’acqua dei fiumi. Senza contare poi lo scandalo che ha fatto il giro del mondo, ovvero i giocattoli della Mattel prodotti in Cina che sono risultati pericolosi per la salute…
Se la campagna di stampa mondiale contro i prodotti cinesi dovesse continuare la crescita economica potrebbe ridurre la sua velocità
INFLAZIONE
L’inflazione in Cina ha raggiunto livelli molto elevati. A luglio siamo arrivati al 5,6% con rincari fortissimi soprattutto nel campo alimentare.
CRESCITA
La crescita economica è stata pari all’11,9%! L’impressionante crescita dell’ultimo decennio è stata fatta praticamente senza troppi scandali finanziari. Il sospetto che grossi buchi possano emergere davanti al primo vero rallentamento economico e’ fondato.
TASSI E RISERVA OBBLIGATORIA
La Banca Centrale cinese ha alzato i tassi ben tre volte negli ultimi 6 mesi e oramai hanno raggiunto il 7,02%.
Stessa sorte tocca alla riserva obbligatoria in continuo aumento con la speranza di frenare la crescita economica.
VALUTA
La valuta cinese, anche se di poco, continua a migliorare rispetto all’euro e al dollaro.
OLIMPIADI
Il 2008 è l’anno delle Olimpiadi. Gli investimenti per l’organizzazione dell’evento si raffredderanno nei prossimi mesi.
COSTO DEL LAVORO
In Cina il costo del lavoro sta crescendo rapidamente e in molte aree industrializzate le aziende fanno fatica a trovare operai specializzati.
I margini delle imprese cinesi sono a rischio, cosi’ come la loro competitività sui mercati mondiali.
MATERIE PRIME E PETROLIO
L’alto costo delle materie prime rende meno competitive le aziende tecnologicamente meno sofisticate (quelle cinesi) rispetto a quelle che utilizzano sistemi produttivi che generano minori scarti e impiegano minor energia (europee e americane)
IL MERCATO AZIONARIO CINESE
L’indice del mercato azionario cinese ha superato venerdi scorso, per la prima volta la soglia simbolica dei 5000 punti (attestandosi a 5.107). Ricordo ai piu’ che lo scorso marzo (sei mesi fa) i mercati di mezzo mondo tremarono per la caduta del mercato cinese del 12% in poche sedute, ovvero da poco piu’ di 3050 punti a 2700. Dal minimo di allora il mercato è salito del 90%.
Il mercato cinese non è caro……è semplicemente insostenibile. E’ identico al Nasdaq del 2000 che toccò i 5132 punti. Il suo crollo è solo questione di tempo!
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PROSEGUE IL RIMPBALZO

I mercati si riprendono.
Da tutte le parti del mondo si tende a IMMETTERE fiducia. Ci si mette anche Bush!
Le case d'affari alzano i giudizi sui titoli, Le imprese ostentano fiducia.L'investitore che rientra dalle vacanze ha trovato qualche opportunità di acquisto, abbiamo acquistato qualche cosa Venerdi scorso, ma l'attenzione e gli stop loss devono rimanere altissimi!
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TEMPORALE ESTIVO O STAGIONE DELLE PIOGGE?


Vi avevo lasciato prima delle vacanze, 25 giorni fa, con una domanda, Incubo estivo o sogno premonitore? In quell’articolo come vi ricorderete, la mia analisi anticipava in dettaglio quello che poi e’ accaduto durante il mese di agosto.
Quello che poteva sembrare un semplice incubo si è trasformato in realtà.
Per fortuna l’incubo era molto reale e quindi il consiglio di andare in vacanza leggeri e con poche azioni ha evitato perdite importanti.
Oggi al rientro ci troviamo davanti a un’altra domanda di piu’ difficile risposta:
E’ stato un temporale estivo o siamo entrati nella stagione delle piogge?
E quindi COME INVESTIRE nelle prossime settimane?
Chi ha grosse posizioni azionarie si domanda se deve ridurre l’esposizione in quanto ha il timore che il mercato scenda ancora.
Chi ha ridotto le posizioni non sa se è il momento giusto per rientrare.
Sui giornali e dalla bocca di fior fiore di economisti leggiamo le tesi piu’ disparate……alcuni, gli stessi che poche settimane prima erano ottimisti, affermano che potremmo essere vicini a un crack finanziario di dimensioni bibliche, paragonando la situazione attuale a quella del 1929 o a quella del 1998 con il fondo Long Term Capital. Altri sostengono che questo non e’ che uno scrollone benefico per i mercati e che presto riprenderanno il loro trend iniziato nel 2003.
Ogni dichiarazione va però supportata da fatti.
Innanzitutto vorrei fare un po’ di chiarezza sull’ampiezza della discesa dei mercati azionari nelle ultime settimane rispetto a precedenti discese:

LE ULTIME DISCESE DEI MERCATI AZIONARI DAL 2004 A OGGI.
LE SEI RILEVAZIONI SONO STATE FATTE NELL'APRILE 2004, LUGLIO 2004, OTTOBRE 2005, GIUGNO 2006, MARZO 2007 E AGOSTO 2007


D. JONES -7.5% - 6.5% - 5% - 8.5% - 6% - 8.5%

SPMIB -7% - 8% - 8% - 11,5% - 9% - 14%

DAX -10% - 10,5% - 7% - 14% - 8% - 11%

Forse i lettori estivi dei giornali italiani ed esteri non si sono accorti che questa discesa dei mercati azionari e’ stata identica alle precedenti. Le perdite sono state in linea con le correzioni che si sono verificate negli ultimi 4 anni, eccetto che per il mercato italiano dove, a causa di una politica economica miope, le cose sono andate peggio.
La seconda nota va alla performance dei mercati azionari da inizio anno. Ebbene qui le sorprese sono ancora piu’ marcate: Francia, Inghilterra, Italia, Giappone sono abbondantemente sotto i livelli di gennaio, ma la Germania mostra una performance positiva di oltre il 10% e il Dow Jones del 3%.
Quindi in alcuni mercati, e guarda caso proprio nel mercato dove si è originato il pericolo subprime le performance sono positive da inizio anno.

Quindi nessuna preoccupazione? Possiamo tornare a investire con tranquillità?
NO!
Una differenza sostanziale esiste e NON dobbiamo dimenticarla.

In tutte le precedenti crisi le banche centrali NON hanno reagito, anzi a ben vedere la crisi dei mercati azionari del maggio 2006 fu proprio favorita dalle banche centrali preoccupate da un eccessivo surriscaldamento dell’economia e delle materie prime, mentre nella crisi di marzo, dovuta sia al crollo del mercato cinese sia ai primi sentori del rischio subprime le banche centrali non si mossero.
In questo agosto invece le banche Centrali europee e americane hanno iniettato una quantità enorme di liquidità sui mercati e quando la cura non è apparsa sufficiente Bernanke ha abbassato il tasso di rifinanziamento delle banche (lasciando invariato il tasso ufficiale).
Il tutto e’ avvenuto in netta contraddizione con quanto affermato dalla stessa FED poche settimane prima, quando aveva detto che i tassi sarebbero stati stabili.
Le stesse dichiarazioni della FED sono significative e poco rassicuranti, in quanto ha parlato di serio rischio di contagio da parte di una crisi di origine finanziaria al mondo dell’economia reale.
E ancora, se il pericolo e’ negli Stati Uniti, come mai la BCE ha immesso nel sistema piu’ liquidità di quella che la stessa Fed ha immesso?
La Fed ha tagliato i tassi e la BCE non ha ancora commentato, segno che ancora una volta la BCE segue la politica economica americana? Vi ricordate nel 2001 ? la Borsa tedesca passò da 8000 a 2000 in due anni mentre il Dow Jones riusci’ a rimanere ancorato ai 10.000 punti. L’aggressività della FED di allora permise ai mercati americani di non capitolare cosa che invece toccò ai mercati europei.
Oggi la BCE si trova con tassi piu’ bassi di quelli americani e quindi con meno armi da utilizzare nel caso di continua discesa dei listini.
Debolezze della Bce a parte, le ultime considerazioni ci fanno affermare che l’estate 2007 ha sancito la fine di una politica economica della FED che tendeva a guidare l’economia, ad una piu’ rischiosa che tende a reagire agli eventi economici.
Era dal 2001 che questo tipo di approccio non veniva messa in atto e precedentemente fu fatto nel 1998.
Nel 1998 la FED, dopo un crollo dei mercati azionari di circa il 25% intervenne salvando il fondo Long Term Capital dalla bancarotta e riportando fiducia nei mercati azionari del mondo.La manovra fu semplice in quanto il rischio era circoscritto a un solo fondo Hedge anche se molto grande.
Nel 2001 invece la Fed fece il suo capolavoro dopo la distruzione delle torri gemelle. Portò i tassi di interesse vicino allo 0 e diede il via all’era del debito facile.
Entrambe le manovre, anche se di differente portata, evitarono ripercussioni ancor piu’ profonde sull’economia reale.
Oggi la Fed interviene ancora e la domanda e’ se la forza dell’intervento sarà in grado di tranquillizzare i mercati e riportare la fiducia fra gli investitori.
La risposta non e' facile e per abbozzarne una vediamo negli articoli seguenti le conseguenze della crisi e le ragioni.
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LE CONSEGUENZE DELLA CRISI


Distinguiamo qui di seguito fra le conseguenze e le ragioni della crisi.
Fra le prime ricordo:
- Ha spaventato gli investitori
- Ha aumentato i riscatti nei fondi azionari
- Ha generato panico anche negli investitori che hanno investito in fondi
absolute return o fondi monetari, in quanto tali fondi erano, a loro volta,
pieni di prodotti considerati sicuri e che invece si sono dimostrati
rischiosi
- Ha bloccato tutte le nuove emissioni di debito cartolarizzato bloccando di
fatto le nuove emissioni di debito legato a mutui e a operazioni di finanza
straordinaria
- Ha spaventato l’industria del private equity
- Ha spaventato l’industria dei fondi hedge
- Ha spaventato l’industria dei fondi a capitale garantito
- Ha fatto abbassare i tassi a lungo dei titoli di stato (effetto liquidità)
ma non delle obbligazioni aziendali, rendendo de facto piu’ caro il
finanziamento alle aziende.
- Ha creato la chiusura coatta di operazioni di carry trade
- Ha fatto rimpatriare dollari da parte dei fondi speculativi che hanno
monetizzato investimenti nell’area euro.
- Ha fatto aumentare la volatilità
Come potete vedere sono tutti fenomeni a cui i giornali hanno dato molto effetto e che hanno un comune denominatore: La FINANZA.
Riassumendo, si è bloccato il mondo finanziario, è venuto improvvisamente a mancare l'olio che lubrifica il motore dell'economia reale
Questa prima discesa dei corsi azionari non dovrà ora far sentire i suoi effetti sull’economia reale altrimenti le borse potranno scendere ancora in maniera significativa.
Ma le conseguenze della crisi non sono da confondere con le ragioni della crisi:
La due ragioni si chiamano abbondanza di debito, e fine dell’effetto CINA
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LA FINE DEI DEBITI FACILI


In questi giorni di agosto stiamo assistendo alla messa in discussione di un modello di crescita economica che era stato messo in piedi da Greenspan dopo l’11 settembre 2001. La crescita economica, da allora, si e’ basata sulla ipercrescita della massa monetaria, sul mantenimento di tassi di interesse a un livello basso, e su un’inflazione bassa (grazie all’arrivo dei prodotti manufatti da Cina e India).
Questi postulati di politica economica che durano appunto dal 2001 sono stati utilizzati dagli imprenditori e dagli speculatori per mettere in atto una serie di operazioni che hanno generato alti profitti ma che si sono basate su un crescente utilizzo del debito e che ora vengono messe pesantemente sotto accusa.
Mi riferisco, in particolare, a:
-Boom settore immobiliare, con l’acquisto di case indebitandosi per importi sempre crescenti. Oggi gli investitori non riescono a ripagare tutti questi debiti (con impatto negativo per le banche finanziatrici o di tutti coloro che hanno comprato obbligazioni il cui sottostante era rappresentato dai mutui immobiliari).
Questa e’ la crisi dei subprime, di cui tutti oggi parlano, ma non e’ che la prima delle bolle create dalla politica economica scelta da Greenspan nel 2001 e continuata da Bernanke.
-Fondi di private equity che hanno acquistato aziende a prezzi sempre piu’ elevati e che hanno effettuato gli acquisti utilizzando principalmente il debito (in media , per ogni euro di capitale, i fondi si sono indebitati per 4-5 euro).
Il sistema finanziario, da anni, ha finanziato questi debiti, ma li ha poi impachettati (con strutture simili a quelle utilizzate per i subprime) e venduti agli ignari investitori con tassi di interesse da fame. Se anche questo sistema venisse messo in crisi milioni di investitori soffrirebbero perdite altrettanto pari a quelle dei subprime.
Non e’ un caso il crollo in borsa di due grosse società legate al mondo dei private equity quali Blackstone e KKR.
Pensate, e’ come se la Fiat avesse un rapporto debito/fatturato in linea con la media storica ma gli investitori (che sono poi quelli che comprano le auto) investissero nel titolo indebitandosi per 4 o 5 volte rispetto al loro patrimonio.
La discesa dei corsi azionari del 20% azzera il loro patrimonio, mette a rischio le banche finanziatrici e frena le vendite di auto stesse facendo scendere il titolo stesso. Il tutto si ferma quando si ritorna in una situazione di equilibrio globale fra assets e liabilities.
-I fondi hedge che utilizzando la leva del debito hanno acquistato titoli azionari indebitandosi, oggi sono obbligati a ricoprisi sia perché i titoli sottostanti scendono, sia perché le banche finanziatrici richiedono maggiori garanzie, sia perché i riscatti da parte degli investitori aumentano. Entro il 15 di agosto gli investitori hanno dovuto comunicare i loro disinvestimenti nei fondi hedge che avverranno solo il primo ottobre.
Nei prossimi giorni questi dati saranno disponibili alla FED che dovrà cosi’ valutare l’impatto sul mercato.Se i realizzi dovessero essere troppi la Fed potrebbe far scendere i tassi di interesse.
Riassumendo, il debito è stata la vera locomotiva dell’economia in questi anni ed è proprio l’utilizzo spropositato della leva finanziaria la causa della crisi di questi giorni.
Chi sta male sono i soggetti indebitati e tutto cio’ che è strettamente legato a loro. Chi soffre meno è il soggetto finanziatore, anzi sarà il beneficiario piu’ grande di questo sconquasso.
Ebbene i piu’ grandi soggetti finanziatori si chiamano Giappone, Cina , India, Russia e Paesi Arabi.
Parlando di Giappone, sono enormi le quantità di Yen vendute negli ultimi anni per comprare Euro e Dollari. Il famoso effetto carry trade, quello che ha visto l’euro rafforzarsi sullo Yen passando in 5 anni da 1,20 a 1,69 di poche settimane fa.
Dal 22 luglio lo yen si è portato da 1,68 a 1,53 di ieri, rivalutandosi del 9%
Questo agosto 2007 sarà ricordato non solo come la fine del carry trade ma in particolare come la fine del credito facile.
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LA FINE DELL'EFFETTO CINA


E’ oramai da diversi mesi che la Cina e L’India non aiutano piu’ il mondo a contenere l’inflazione. Lentamente la Cina lascia rivalutare lo YEN, alza i tassi di interesse, il coefficiente di riserva obbligatoria, vede aumentare il costo del lavoro e delle materie prime, di fatto rende i prodotti esportati nel mondo piu’ cari.
Nel frattempo la Cina e' sempre piu' ricca grazie ai flussi di debaro che arrivano dall'occidente.
Qusta e' la globalizzazione...
Certo le merci che arrivano dall’oriente sono sempre piu’ convenienti che acquistarle da produttori europei ma portano con se una ventata inflazionistica.
Un'Inflazione capace di mettere a repentaglio la crescita del mondo stesso.
Da qui il bisogno di
1) contenere l’inflazione
2) ridurre il debito
L’aumento dell’inflazione che arriva dalla Cina deve essere compensata dal contenimento dell’inflazione in Europa e America.
Per contenere l’inflazione bisogna far leva su:
1) contenimento dei salari (i sindacati, spaventati dallo spettro della crisi
economica non chiederanno aumenti consistenti nel prossimo autunno.
2) Contenimento dei consumi (specie americani)
3) Raffreddamento dell’economia mondiale
4) Mantenere sotto controllo i prezzi delle materie prime
5) Tenere basso il livello del dollaro

La riduzione del debito (private equity, mutui, carry trades, hedge funds) è obbligatoria. Se il debito non rientrasse il mondo non riuscirebbe a sostenere un’inflazione alta e dei tassi di interesse piu’ alti.
Se la Fed permettesse al debito di rimanere alto l’inflazione salirebbe piu’ del dovuto mettendo a rischio la crescita economica
Il risultato a cui si dovrebbe arrivare: qualche mese di mercati azionari freddi, borse in calo, riduzione del debito e dell'inflazione e poi via pronti a ripartire.

Nei prossimi mesi è ipotizzabile una discesa dei tassi di interesse in america e una stabilizzazione di quelli europei. L’inflazione, il vero pericolo per Bernanke, verrà tenuta a bada, non piu’ grazie ai prodotti cinesi, ma proprio grazie al timore della crisi economica che bloccherà gli aumenti salariali e i consumi (nonché i prezzi delle case). Significativo l’aumento delle vendite di Walmart comunicato la scorsa settimana. Walmart e’ il piu’ grande discounted retail americano. Se gli americani vanno a comprare li è segno che non hanno soldi per comprare nei magazzini piu’ costosi. Il CEO di Walmart si è poi dimostrato negativo per i prossimi mesi ma non per una maggiore ricchezza degli americani che li porterebbe a preferire i magazzini piu’ cari, quanto per l’acuirsi della crisi dei consumi!
Nel frattempo i tassi sullo yen potrebbero addirittura salire per bloccare possibili effetti inflattivi causati da un eccesso di liquidità che potrebbe colpire quel mercato.
E’ la fine del carry trade, ma troppo presto per parlare di una nuovo paradigma.
Sono in molti a vedere questa crisi come anticipatrice di un crollo dell’intero sistema finanziario, alcuni hanno già fatto dei paragoni con il 1929 o con la iperinflazione tedesca, per ora è piu’ facile ipotizzare una bella pulizia di un sistema che aveva prestato troppi soldi rispetto al valore degli assets sottostanti.
La crisi di oggi è di origine finanziaria, e non dovrebbe impattare i fondamentali dell’economia, cosi’ dicono gli ottimisti, tuttavia è stata proprio la finanza a dare una spinta all’economia nel 2001, quindi perché non potrebbe accadere che sia proprio la finanza a frenare la crescita stessa dell’economia almeno per qualche mese?
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