90 milioni di stecca
ENEL sotto osservazione. Dopo l'abbandono degli 8 euro....si abbandoneranno i 7?
Accesso al mercato del credito più caro dopo che si è venuto a sapere che Fulvio Conti, CEO, è indagato per il reato di corruzione.
90 milioni di stecca
OGGI SONO A SIENA

PER EVITARE CHE LA BANCA FACCIA QUESTA FINE
OGGI NASCE L'ASSOCIAZIONE PICCOLI AZIONISTI MONTEPASCHI CONTRO UNA GESTIONE INCAUTA E SPERICOLATA INCURANTE DELLA CRISI FINANZIARIA MONDIALE
Venerdì 29 Febbraio 2008 alle ore 17,30
Sala delle Lupe del Palazzo Comunale
Le LISTE CIVICHE SENESI ed i Gruppi Consiliari
Operazione ANTONVENETA
La città ed i piccoli azionisti ne fanno le spese
Il prezzo esorbitante offerto dal Monte per l’acquisto della Banca Antonveneta sta producendo:
· un oneroso indebitamento della banca senese che avrà negativi effetti sugli utili futuri;
·un enorme impegno patrimoniale della Fondazione;
·una forte perdita del valore delle azioni a tutto discapito dei piccoli azionisti.
Per approfondire tali aspetti, le Liste Civiche Senesi organizzano un
PUBBLICO DIBATTITO
Venerdì 29 Febbraio 2008 alle ore 17,30
Sala delle Lupe del Palazzo Comunale
Sono previsti gli interventi di:
Paolo Barrai
Consulente finanziario indipendente
Renato Lucci
Segretario della Lista Civica La Mongolfiera
Mario Ascheri
Consigliere Comunale della Lista Civica Libera Siena
La cittadinanza è invitata
OGGI SONO A SIENA
PERCHE' NON APRIAMO UN DIBATTITO!

IDEA TAVOLA ROTONDA.
lancio un'idea di un dibattito fra economisti della rete da tenersi in sede da fissare nelle prossime settimane. Il dibattito verrà poi reso pubblico solo sui siti degli intervenuti (VIA FILMATO SCARICABILE)e la stampa potrà occuparsene, se vuole.
Fra I primi invitati suggerirei
Mazzalai
Fugnoli
Benetazzo
Fatemi sapere se la cosa possa prendere piede...e se avete nominativi da suggerire.
----------------
Cari lettori vi riporto questa nota dell'amico Andrea di Icebergfinanza.
Non ho ancora avuto il piacere di leggere Fugnoli (è piacevole, ma di solito lo faccio alla domenica, tanto le sue previsioni sono sempre poco nette e incisive)
Certo che se fosse vero....beh....meglio essere talebani che ne zuppa ne pan bagnato...
Se qualcuno vuole partecipare al dibattito....(magari Fugnoli stesso - di cui abbiamo prove che legge sia il mio blog che quello di Andrea) i commenti sono benvenuti.
Ciao Paolo riporto un mio commento di oggi apparso sul mio blog.
......Oggi il signor Fugnoli mi ha fatto girare il timone, ha definito il leggendario Nouriel Roubini come un ultras.... economista democratico.
Tempo fà se la prese con i blog telebani ma forse la gente dimentica il suo sfrenato entusiasmo per il ciclo economico, non più tardi della primavera scorsa!
Cosi scrisse lo scorso anno:
Non c’è nulla di più noioso, in questo periodo, che leggere gli elenchi di quello che potrebbe andare male in un futuro prossimo che altrimenti si presenta, in tutta evidenza, radioso e perfetto. Sono elenchi da disclaimer, sembrano scritti più dall’ufficio legale che da economisti o strategist.....
Insomma, non c’è una nuvola a cercarla. Il cielo è sereno a perdita d’occhio, fino alle montagne. Inutile negarlo......
Questi problemi riguardano in ogni caso il dopodomani. Da qui all’estate del 2008 bisognerà invece sfruttare al massimo il momento propizio.........
Lo so non dovevo farlo in fondo Fugnoli scrive bene..... ma alle volte quando ci vuole, ci vuole.
PERCHE' NON APRIAMO UN DIBATTITO!
LE DODICI FATICHE

Riporto questo articolo per dovere di cronaca. Il nostro Roubini diceva le stesse cose a maggio 2007. Io e Mazzalai lo abbiamo letto e apprezzato a lungo. Finalmente anche in Italia gode di un po' di fama. Peccato che sia tardi per milioni di investitori (ma non per i miei cari clienti!).
Il solito parco buoi viene avvisato quando molti buoi sono già fuggiti.
Dodici tappe verso la crisi più grave
di NOURIEL ROUBINI
SUL FATTO che gli Stati Uniti siano ormai entrati in recessione non sussistono più dubbi; resta da vedere soltanto se la recessione sarà breve e leggera (due trimestri fino alla metà dell'anno) o più lunga, più profonda e più dolorosa. Ma i rischi ora appaiono quelli di una recessione profonda e di una crisi finanziaria sistemica grave. Anzi, per comprendere le recenti mosse della Banca Centrale degli Stati Uniti - una riduzione molto aggressiva del tasso di rifinanziamento - occorre rendersi conto della possibilità sempre maggiore che si vada verso una evoluzione catastrofica della finanza e dell'economia - un circolo vizioso dove una profonda recessione aggrava le perdite finanziarie e dove, a loro volta, le perdite finanziarie ingenti e in aumento e il tracollo del settore finanziario rendono la recessione ancora più grave.
Una tale crisi sistemica finanziaria potrebbe svolgersi secondo uno scenario che prevede dodici fasi:
1. A questo punto è chiaro che questa è la peggiore recessione del settore immobiliare dalla grande depressione e che i prezzi delle case negli Stati Uniti crolleranno tra il 20 e il 30 per cento rispetto al picco della bolla. Ciò implicherà anche che un altissimo numero di famiglie, tra i 10 e i 20 milioni, si ritroverà proprietario di case il cui valore sarà inferiore a quello del mutuo ipotecario e che si troverà quindi costretto a cederle, incrementando massicciamente le perdite delle banche che hanno concesso il credito.
Inoltre, ben presto potrebbero essere costrette a dichiarare bancarotta anche alcune delle grandi società immobiliari del settore residenziale.
2. Le perdite procurate al sistema finanziario dal crollo catastrofico del settore dei mutui ad alto rischio, una cifra che, si stima, potrebbe sfiorare i 300 miliardi di dollari, stanno intaccando ora anche i mutui a basso e a bassissimo rischio, in quanto le avventate pratiche utilizzate per concedere i mutui subprime sono le stesse impiegate nell'intero spettro del settore dei mutui. Si tratta quindi di una crisi e di un crollo generalizzati del settore dei mutui, e non soltanto di quello ad alto rischio. Le perdite riguardanti questi vari tipi di mutui saliranno drammaticamente con la caduta dei prezzi delle case e con la discesa a spirale dell'economia verso una grave recessione. a queste perdite occorre aggiungere quelle catastrofiche ammontanti a centinaia di miliardi di dollari non iscritti a bilancio causate dagli strumenti di investimento strutturati come i Siv e i Conduits, che le banche sono state costrette a iscrivere a bilancio a seguito dell'inventario degli Abcp, i titoli di debito a breve termine con asset a garanzia. A causa della cartolarizzazione, questa spazzatura è tracimata dalle banche ai mercati del capitale e ai loro investitori, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, incrementando, piuttosto che riducendo, il rischio sistemico e rendendo globale la crisi del credito.
3. La recessione porterà - come sta già facendo - a un notevole aumento del numero di prestiti al consumatore di altre tipologie non onorati: carte di credito, prestiti per l'acquisto di auto e per lo studio. Negli Stati Uniti i prestiti ad alto rischio concessi tramite carte di credito e quelli per l'acquisto di automobili ammontano a centinaia di miliardi di dollari.. Ne consegue che anche queste perdite dovranno essere aggiunte alle perdite finanziarie delle banche e delle altre istituzioni finanziarie, il che, a sua volta, aggraverà ancor di più la stretta creditizia.
4. Il mercato dei prestiti per l'acquisto di immobili commerciali potrebbe ritrovarsi presto in una situazione catastrofica analoga a quella dei mutui subprime, giacché le pratiche per la cessione di prestiti nel settore immobiliare commerciale sono state altrettanto avventate di quelle del settore immobiliare residenziale. La crisi immobiliare residenziale non può che condurre, con un lieve ritardo, allo scoppio della bolla del settore della costruzione di immobili non residenziali, in quanto nessuno vorrà più costruire uffici, negozi o centri commerciali in città fantasma.
5. Se da una parte resta incerta l'entità delle perdite che le società di assicurazioni mono-ramo specializzate subiranno a causa delle assicurazioni concesse ai titoli con sottostanti i mutui residenziali, alle obbligazioni garantite da junk bond (i Cdo) e ad altri prodotti finanziari garantiti da asset tossici; dall'altra, ora è chiaro che queste perdite sono molto più ingenti del pacchetto di salvataggio di 10 o 15 miliardi di dollari che le autorità stanno tentando di raffazzonare. L'abbassamento del rating di queste assicurazioni mono-ramo è necessario e sarà inevitabile - anche se le agenzie di rating stanno seguendo strategie dilatorie - e si tradurrà in altri circa 140 miliardi di dollari di perdite derivanti dai portafogli di titoli con asset a garanzia che delle istituzioni finanziarie, che hanno già subito massicce perdite, dovranno iscrivere a bilancio. Questo porterà a ulteriori perdite nel portafoglio delle obbligazioni emesse dalle municipalità..
6. Non è da escludere che alcune importanti banche regionali o addirittura nazionali molto esposte ai mutui ipotecari, sia residenziali sia commerciali, siano costrette a dichiarare bancarotta. Se ciò accadesse, alle 200 o più e istituzioni creditizie che hanno concesso prestiti ad alto rischio, andrebbero ad aggiungersi alcune grandi banche, contribuendo ad aggravare la seria stretta creditizia.
7. Le banche vedranno lievitare le proprie perdite, perché i prestiti concessi sulla base di leve finanziarie per centinaia di miliardi di dollari, saranno iscritti nei bilanci con valori molto inferiori al valore nominale (attualmente circa 80 centesimi su un dollaro, ma presto molto meno). Sono stati questi prestiti a leva finanziaria a finanziare, a loro volta, gli acquisti di aziende con leva finanziaria (gli Lbo), molti dei quali ora stanno saltando.
8. Una volta che questa grave recessione sarà in corso, si verificherà una massiccia ondata di fallimenti di società. Tipicamente, in un anno, il tasso di fallimenti di compagnie è del 3,8 per cento circa; nel 2006 e nel 2007, questo tasso è sceso a un quasi trascurabile 0,6 per cento. Tipicamente, negli Stati Uniti, in un anno di recessione, questo tasso balza a più del 10 per cento, potendo arrivare a un 15 per cento. I tassi di fallimento molto bassi degli ultimi due anni si spiegano con l'eccesso di liquidità, le agevolate condizioni del credito e gli spread molto bassi. Ma, d'allora, il riprezzamento del rischio è stato massiccio. Occorre inoltre notare che se, in media, in termini di profittabilità e di indebitamento, le aziende statunitensi ed europee si trovano in condizioni migliori rispetto al 2001, molte società a bassa profittabilità hanno accumulato debiti con junk bond che presto dovranno essere rifinanziati con spread molto più larghi. Il tasso di fallimento di aziende potrebbe salire fortemente dunque durante la recessione del 2008. Una volta che i fallimenti e lo spread del credito saranno aumentati, nel settore degli Cds, i credit-default swaps ovvero gli strumenti derivati che hanno fornito protezione contro eventuali dissesti delle società, si verificheranno massicce perdite. Si valuta che le perdite potrebbero aggirarsi tra i 20 miliardi e i 250 miliardi di dollari, ma probabilmente la cifra si avvicinerà di più a quest'ultima stima.
9. Anche il "sistema finanziario ombra" (cioè composto da istituzioni non bancarie) si ritroverà presto nei guai. Questo sistema finanziario ombra è formato da istituzioni che, come le banche, ottengono prestiti a breve termine e in forme liquide, mentre concedono prestiti o investono a lungo termine in asset molto meno liquidi. Questo sistema include i Siv (i veicoli di investimento strutturati), i conduit (veicoli finanziari extra-bilancio), i fondi monetari, le assicurazioni mono-ramo, le banche di investimento, gli hedge fund e altri istituti finanziari non bancari. queste istituzioni sono tutte soggette al rischio di mercato, rischio del credito (dati i loro investimenti rischiosi) e, in particolare, al rischio di mancanza di liquidità legato al rinnovo delle scadenze debitorie, in quanto le loro passività a breve termine possono essere inventariate facilmente, mentre i loro asset sono a lungo termine e illiquidi. Diversamente dalle banche, queste entità non hanno accesso diretto o indiretto al sostegno delle banche centrali, neanche come fonte di finanziamento in extremis, in quanto non sono istituzioni depositarie. Così, di fronte a situazioni di difficoltà o di mancanza di liquidità, sono soggette al fallimento perché non sono in grado di procrastinare o rifinanziare le loro passività a breve termine. L'approfondirsi di questi problemi nell'economia e nei mercati finanziari, così come una inadeguata gestione del rischio, porteranno diversi di questi istituti a dover gettare la spugna..
10. I mercati azionari negli Stati Uniti e all'estero cominceranno a conteggiare nel prezzo delle azioni una recessione statunitense grave, invece di una lieve, e un deciso rallentamento dell'economia globale. La ripresa delle borse di fine gennaio sembra essere svanita, perché gli investitori hanno iniziato a rendersi conto che la crisi economica è più grave di quanto prospettato, che le assicurazioni mono-ramo non saranno facilmente salvate, che le perdite finanziarie continueranno a lievitare e che, in una recessione, si contrarranno drasticamente i guadagni delle aziende, e non soltanto quelle del settore finanziario. Alcuni hedge fund con quote di investimenti azionari alte falliranno nel 2008. Per quanto riguarda gli investimenti a maggioranza azionaria, la possibile ondata di richieste di integrazioni dei depositi in garanzia porterebbe a una ulteriore massiccia vendita di titoli azionari, dando il via a un effetto a cascata che dai mercati azionari degli Stati Uniti si trasmetterebbe a quelli globali. I mercati azionari statunitensi e del mondo entrerebbero quindi in un periodo persistente di mercato ribassista, dove la caduta dello Standard & Poor 500 potrebbe toccare il 28 per cento, come accade tipicamente negli Stati Uniti nei periodi recessivi.
11. La stretta creditizia che colpisce la maggior parte dei mercati del credito e dei mercati dei derivati del credito porterà a un prosciugarsi della liquidità in diversi mercati finanziari, tra i quali anche gli altrimenti molto liquidi mercati dei derivati. Ciò sfocerà in un'altra ondata di stretta creditizia nei mercati interbancari, innescata dal rischio che pongono le controparti, dalla mancanza di fiducia, dal costo della liquidità e dal rischio del credito e, di conseguenza, cresceranno una serie di tassi interbancari. Anche l'allentamento della stretta di liquidità, ottenuto con decise mosse delle banche centrali di dicembre e gennaio, perderà efficacia perché le preoccupazioni sul credito continueranno a mantenere larghi gli spread interbancari, nonostante ulteriori iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali.
12. Ciò risulterà in un circolo vizioso di perdite, contrazione del capitale, contrazione del credito, liquidazioni forzate e svendite massicce di asset a prezzi inferiori ai fondamentali, portando a un ciclo di perdite e di ulteriore contrazione del credito sempre più lungo. Le perdite in conto capitale daranno luogo a ulteriori richieste di integrazione dei depositi di garanzia e a una iscrizione nei bilanci di asset e passività rimaste fino a quel momento fuori bilancio nel sistema finanziario ombra. L'evento che innescherà la successiva fase di questo fenomeno a cascata sarà l'abbassamento del rating delle assicurazioni mono-ramo e il conseguente veloce crollo dei mercati azionari, che, a loro volta, porteranno a ulteriori richieste di integrazione dei depositi e di iscrizioni a bilancio degli asset e delle passività rimaste fino a quel momento fuori bilancio.
La ricapitalizzazione delle banche da parte dei fondi sovrani d'investimento, che assomma finora a circa 80 miliardi di dollari, non sarà in grado di contrastare queste iscrizioni a bilancio di asset e passività rimasti fuori dai bilanci. Quest'inclusione nei bilanci delle voci rimaste fino a quel momento fuori, vale a dire, la trascrizione di queste voci dal sistema bancario ombra a quello ufficiale, causerà una nuova contrazione del credito, perché le perdite in aumento peseranno rispetto alla ricapitalizzazione delle banche da parte dei fondi sovrani con un margine molto più largo.
Questa spirale contagiosa e a cascata della iscrizione a bilancio di voci precedentemente tenute fuori, della contrazione del credito, della brusca caduta del prezzo degli asset e dell'allargamento degli spread creditizi si trasmetterà poi a quasi tutti i settori del sistema finanziario. La massiccia stretta creditizia renderà dunque la contrazione dell'economia ancora più grave cagionando ulteriori perdite finanziarie. Le perdite totali nel sistema finanziario potrebbero superare i 1.000 miliardi, acuendo, prolungando e aggravando la recessione economica. Con il diffondersi delle perdite e della stretta creditizia al resto del mondo, si arriverà a una recessione economica quasi globale. Gli Stati Uniti e i mercati finanziari globali vivranno la loro più gravi crisi degli ultimi 25 anni.
(traduzione di Guiomar Parada)
LE DODICI FATICHE
LE DODICI FATICHE
di NOURIEL ROUBINI
SUL FATTO che gli Stati Uniti siano ormai entrati in recessione non sussistono più dubbi; resta da vedere soltanto se la recessione sarà breve e leggera (due trimestri fino alla metà dell'anno) o più lunga, più profonda e più dolorosa. Ma i rischi ora appaiono quelli di una recessione profonda e di una crisi finanziaria sistemica grave. Anzi, per comprendere le recenti mosse della Banca Centrale degli Stati Uniti - una riduzione molto aggressiva del tasso di rifinanziamento - occorre rendersi conto della possibilità sempre maggiore che si vada verso una evoluzione catastrofica della finanza e dell'economia - un circolo vizioso dove una profonda recessione aggrava le perdite finanziarie e dove, a loro volta, le perdite finanziarie ingenti e in aumento e il tracollo del settore finanziario rendono la recessione ancora più grave.
Una tale crisi sistemica finanziaria potrebbe svolgersi secondo uno scenario che prevede dodici fasi:
1. A questo punto è chiaro che questa è la peggiore recessione del settore immobiliare dalla grande depressione e che i prezzi delle case negli Stati Uniti crolleranno tra il 20 e il 30 per cento rispetto al picco della bolla. Ciò implicherà anche che un altissimo numero di famiglie, tra i 10 e i 20 milioni, si ritroverà proprietario di case il cui valore sarà inferiore a quello del mutuo ipotecario e che si troverà quindi costretto a cederle, incrementando massicciamente le perdite delle banche che hanno concesso il credito.
Inoltre, ben presto potrebbero essere costrette a dichiarare bancarotta anche alcune delle grandi società immobiliari del settore residenziale.
2. Le perdite procurate al sistema finanziario dal crollo catastrofico del settore dei mutui ad alto rischio, una cifra che, si stima, potrebbe sfiorare i 300 miliardi di dollari, stanno intaccando ora anche i mutui a basso e a bassissimo rischio, in quanto le avventate pratiche utilizzate per concedere i mutui subprime sono le stesse impiegate nell'intero spettro del settore dei mutui. Si tratta quindi di una crisi e di un crollo generalizzati del settore dei mutui, e non soltanto di quello ad alto rischio. Le perdite riguardanti questi vari tipi di mutui saliranno drammaticamente con la caduta dei prezzi delle case e con la discesa a spirale dell'economia verso una grave recessione. a queste perdite occorre aggiungere quelle catastrofiche ammontanti a centinaia di miliardi di dollari non iscritti a bilancio causate dagli strumenti di investimento strutturati come i Siv e i Conduits, che le banche sono state costrette a iscrivere a bilancio a seguito dell'inventario degli Abcp, i titoli di debito a breve termine con asset a garanzia. A causa della cartolarizzazione, questa spazzatura è tracimata dalle banche ai mercati del capitale e ai loro investitori, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, incrementando, piuttosto che riducendo, il rischio sistemico e rendendo globale la crisi del credito.
3. La recessione porterà - come sta già facendo - a un notevole aumento del numero di prestiti al consumatore di altre tipologie non onorati: carte di credito, prestiti per l'acquisto di auto e per lo studio. Negli Stati Uniti i prestiti ad alto rischio concessi tramite carte di credito e quelli per l'acquisto di automobili ammontano a centinaia di miliardi di dollari.. Ne consegue che anche queste perdite dovranno essere aggiunte alle perdite finanziarie delle banche e delle altre istituzioni finanziarie, il che, a sua volta, aggraverà ancor di più la stretta creditizia.
4. Il mercato dei prestiti per l'acquisto di immobili commerciali potrebbe ritrovarsi presto in una situazione catastrofica analoga a quella dei mutui subprime, giacché le pratiche per la cessione di prestiti nel settore immobiliare commerciale sono state altrettanto avventate di quelle del settore immobiliare residenziale. La crisi immobiliare residenziale non può che condurre, con un lieve ritardo, allo scoppio della bolla del settore della costruzione di immobili non residenziali, in quanto nessuno vorrà più costruire uffici, negozi o centri commerciali in città fantasma.
5. Se da una parte resta incerta l'entità delle perdite che le società di assicurazioni mono-ramo specializzate subiranno a causa delle assicurazioni concesse ai titoli con sottostanti i mutui residenziali, alle obbligazioni garantite da junk bond (i Cdo) e ad altri prodotti finanziari garantiti da asset tossici; dall'altra, ora è chiaro che queste perdite sono molto più ingenti del pacchetto di salvataggio di 10 o 15 miliardi di dollari che le autorità stanno tentando di raffazzonare. L'abbassamento del rating di queste assicurazioni mono-ramo è necessario e sarà inevitabile - anche se le agenzie di rating stanno seguendo strategie dilatorie - e si tradurrà in altri circa 140 miliardi di dollari di perdite derivanti dai portafogli di titoli con asset a garanzia che delle istituzioni finanziarie, che hanno già subito massicce perdite, dovranno iscrivere a bilancio. Questo porterà a ulteriori perdite nel portafoglio delle obbligazioni emesse dalle municipalità..
6. Non è da escludere che alcune importanti banche regionali o addirittura nazionali molto esposte ai mutui ipotecari, sia residenziali sia commerciali, siano costrette a dichiarare bancarotta. Se ciò accadesse, alle 200 o più e istituzioni creditizie che hanno concesso prestiti ad alto rischio, andrebbero ad aggiungersi alcune grandi banche, contribuendo ad aggravare la seria stretta creditizia.
7. Le banche vedranno lievitare le proprie perdite, perché i prestiti concessi sulla base di leve finanziarie per centinaia di miliardi di dollari, saranno iscritti nei bilanci con valori molto inferiori al valore nominale (attualmente circa 80 centesimi su un dollaro, ma presto molto meno). Sono stati questi prestiti a leva finanziaria a finanziare, a loro volta, gli acquisti di aziende con leva finanziaria (gli Lbo), molti dei quali ora stanno saltando.
8. Una volta che questa grave recessione sarà in corso, si verificherà una massiccia ondata di fallimenti di società. Tipicamente, in un anno, il tasso di fallimenti di compagnie è del 3,8 per cento circa; nel 2006 e nel 2007, questo tasso è sceso a un quasi trascurabile 0,6 per cento. Tipicamente, negli Stati Uniti, in un anno di recessione, questo tasso balza a più del 10 per cento, potendo arrivare a un 15 per cento. I tassi di fallimento molto bassi degli ultimi due anni si spiegano con l'eccesso di liquidità, le agevolate condizioni del credito e gli spread molto bassi. Ma, d'allora, il riprezzamento del rischio è stato massiccio. Occorre inoltre notare che se, in media, in termini di profittabilità e di indebitamento, le aziende statunitensi ed europee si trovano in condizioni migliori rispetto al 2001, molte società a bassa profittabilità hanno accumulato debiti con junk bond che presto dovranno essere rifinanziati con spread molto più larghi. Il tasso di fallimento di aziende potrebbe salire fortemente dunque durante la recessione del 2008. Una volta che i fallimenti e lo spread del credito saranno aumentati, nel settore degli Cds, i credit-default swaps ovvero gli strumenti derivati che hanno fornito protezione contro eventuali dissesti delle società, si verificheranno massicce perdite. Si valuta che le perdite potrebbero aggirarsi tra i 20 miliardi e i 250 miliardi di dollari, ma probabilmente la cifra si avvicinerà di più a quest'ultima stima.
9. Anche il "sistema finanziario ombra" (cioè composto da istituzioni non bancarie) si ritroverà presto nei guai. Questo sistema finanziario ombra è formato da istituzioni che, come le banche, ottengono prestiti a breve termine e in forme liquide, mentre concedono prestiti o investono a lungo termine in asset molto meno liquidi. Questo sistema include i Siv (i veicoli di investimento strutturati), i conduit (veicoli finanziari extra-bilancio), i fondi monetari, le assicurazioni mono-ramo, le banche di investimento, gli hedge fund e altri istituti finanziari non bancari. queste istituzioni sono tutte soggette al rischio di mercato, rischio del credito (dati i loro investimenti rischiosi) e, in particolare, al rischio di mancanza di liquidità legato al rinnovo delle scadenze debitorie, in quanto le loro passività a breve termine possono essere inventariate facilmente, mentre i loro asset sono a lungo termine e illiquidi. Diversamente dalle banche, queste entità non hanno accesso diretto o indiretto al sostegno delle banche centrali, neanche come fonte di finanziamento in extremis, in quanto non sono istituzioni depositarie. Così, di fronte a situazioni di difficoltà o di mancanza di liquidità, sono soggette al fallimento perché non sono in grado di procrastinare o rifinanziare le loro passività a breve termine. L'approfondirsi di questi problemi nell'economia e nei mercati finanziari, così come una inadeguata gestione del rischio, porteranno diversi di questi istituti a dover gettare la spugna..
10. I mercati azionari negli Stati Uniti e all'estero cominceranno a conteggiare nel prezzo delle azioni una recessione statunitense grave, invece di una lieve, e un deciso rallentamento dell'economia globale. La ripresa delle borse di fine gennaio sembra essere svanita, perché gli investitori hanno iniziato a rendersi conto che la crisi economica è più grave di quanto prospettato, che le assicurazioni mono-ramo non saranno facilmente salvate, che le perdite finanziarie continueranno a lievitare e che, in una recessione, si contrarranno drasticamente i guadagni delle aziende, e non soltanto quelle del settore finanziario. Alcuni hedge fund con quote di investimenti azionari alte falliranno nel 2008. Per quanto riguarda gli investimenti a maggioranza azionaria, la possibile ondata di richieste di integrazioni dei depositi in garanzia porterebbe a una ulteriore massiccia vendita di titoli azionari, dando il via a un effetto a cascata che dai mercati azionari degli Stati Uniti si trasmetterebbe a quelli globali. I mercati azionari statunitensi e del mondo entrerebbero quindi in un periodo persistente di mercato ribassista, dove la caduta dello Standard & Poor 500 potrebbe toccare il 28 per cento, come accade tipicamente negli Stati Uniti nei periodi recessivi.
11. La stretta creditizia che colpisce la maggior parte dei mercati del credito e dei mercati dei derivati del credito porterà a un prosciugarsi della liquidità in diversi mercati finanziari, tra i quali anche gli altrimenti molto liquidi mercati dei derivati. Ciò sfocerà in un'altra ondata di stretta creditizia nei mercati interbancari, innescata dal rischio che pongono le controparti, dalla mancanza di fiducia, dal costo della liquidità e dal rischio del credito e, di conseguenza, cresceranno una serie di tassi interbancari. Anche l'allentamento della stretta di liquidità, ottenuto con decise mosse delle banche centrali di dicembre e gennaio, perderà efficacia perché le preoccupazioni sul credito continueranno a mantenere larghi gli spread interbancari, nonostante ulteriori iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali.
12. Ciò risulterà in un circolo vizioso di perdite, contrazione del capitale, contrazione del credito, liquidazioni forzate e svendite massicce di asset a prezzi inferiori ai fondamentali, portando a un ciclo di perdite e di ulteriore contrazione del credito sempre più lungo. Le perdite in conto capitale daranno luogo a ulteriori richieste di integrazione dei depositi di garanzia e a una iscrizione nei bilanci di asset e passività rimaste fino a quel momento fuori bilancio nel sistema finanziario ombra. L'evento che innescherà la successiva fase di questo fenomeno a cascata sarà l'abbassamento del rating delle assicurazioni mono-ramo e il conseguente veloce crollo dei mercati azionari, che, a loro volta, porteranno a ulteriori richieste di integrazione dei depositi e di iscrizioni a bilancio degli asset e delle passività rimaste fino a quel momento fuori bilancio.
La ricapitalizzazione delle banche da parte dei fondi sovrani d'investimento, che assomma finora a circa 80 miliardi di dollari, non sarà in grado di contrastare queste iscrizioni a bilancio di asset e passività rimasti fuori dai bilanci. Quest'inclusione nei bilanci delle voci rimaste fino a quel momento fuori, vale a dire, la trascrizione di queste voci dal sistema bancario ombra a quello ufficiale, causerà una nuova contrazione del credito, perché le perdite in aumento peseranno rispetto alla ricapitalizzazione delle banche da parte dei fondi sovrani con un margine molto più largo.
Questa spirale contagiosa e a cascata della iscrizione a bilancio di voci precedentemente tenute fuori, della contrazione del credito, della brusca caduta del prezzo degli asset e dell'allargamento degli spread creditizi si trasmetterà poi a quasi tutti i settori del sistema finanziario. La massiccia stretta creditizia renderà dunque la contrazione dell'economia ancora più grave cagionando ulteriori perdite finanziarie. Le perdite totali nel sistema finanziario potrebbero superare i 1.000 miliardi, acuendo, prolungando e aggravando la recessione economica. Con il diffondersi delle perdite e della stretta creditizia al resto del mondo, si arriverà a una recessione economica quasi globale. Gli Stati Uniti e i mercati finanziari globali vivranno la loro più gravi crisi degli ultimi 25 anni.
(traduzione di Guiomar Parada)
LE DODICI FATICHE
CHE BELLA LA RASSEGNA STAMPA!!!

Date un'occhiata alla bellissima rassegna stampa di Zio Barbero di oggi.
Ieri l'hanno visitata il 40% dei lettori di Mercato Libero!
Cliccate il link qui a destra.
Oggi ricordo la presentazione dei conti di Fastweb.
Geox crolla (che le scarpe comincino a puzzare?)!
Fiat molto forte in borsa grazie alle mancate dimissioni di Marchionne.
La presenza del manager alla riunione di UBS era molto attesa, qualcuno vociferava che potevano esserci sorprese, invece nulla, anzi, il solito Marchionne positivo sul futuro dell'azienda. Anche se afferma che Febbraio è stato un mese duro.
Il titolo ringrazia in borsa....Ma i target al ribasso permangono.
Ah dimenticavo...Marchionne ieri è arrivato in Mercedes. Sarà un caso?
STM, Finmeccanica vende oltre il 2% della società. La vende a 10 euro per azione il che non è male visto che il titolo naviga sopra gli 8. Certo che poteva farlo qualche mese fa quando il prezzo era stabilmente sopra gli 11 euro. Il timing del management ci fa pensare che non siano dei geni in finanza...o che la situazione di STm è in fase di peggioramento (e come potrebbe essere diversamente con il dollaro oltre 1,50?) Target in discesa per STM che ora vede in lontananza i 7 euro, magari fra qualche mese.
Tiscali, l'amministratore delegato dell'Ansa, Rosso, diventa Ceo al posto di Pompei.
Probabilmente Jp Morgan sarà advisor per valorizzare la società. Occhio che JP Morgan, insieme a Intesa sono le due banche più esposte verso il gruppo sardo. Possibilità di ribassi per la società di Soru.
Dollaro, petrolio ora e materie prime sempre protagoniste.
Crollo degli ordini sui beni durevoli.
Fannie Mae e Freddie Mac : le autorità che le regolano liberano i lacciuoli sui finanziamenti. (anche qui , invece di restringere il credito, si slacciano i cordoni..., il vaso di pandora rischia di essere aperto fra qualche mese e allora ci sarà il vero dolore)
Produzione industriale a picco in Giappone.
Oggi parla il governatore della BCE dopo che ieri Bernanke ha confermato il prossimo taglio dei tassi.
Oggi atteso il dato sul Pil americano del quarto trimestre
Atteso anche il dato sui Jobless Claims (atteso 345.000) numeri più elevati aiuteranno a tagliare i tassi.
CHE BELLA LA RASSEGNA STAMPA!!!
L'ONDATA D'INFLAZIONE E' POSITIVA PER LE BORSE.

Al prossimo storno dei mercati andate a comprarvi una tavola da surf e non abbiate paura nel provare a cavalcare l'imponente onda inflattiva che si sta abbattendo sull'occidente. Ultima trovata del fantasista Bernanke, che per evitare una dura recessione prova a inflazionare il mondo e le perdite delle banche e finanziarie.
Quindi è imperativo...salire sulla tavola da surf e aumentate il peso azionario.
Non ora, ovviamente, aspettare il primo forte storno a marzo, verificare che questa ipotesi prenda piede, e via....sempre con testa e logica.
Le banche centrali vogliono l'inflazione alta. Il popolo bue non capirà che la casa che non scenderà di prezzo...in realtà varrà di meno. L'effetto impoverimento continuerà ma non si chiamerà recessione (che è una brutta parola). L'inflazione brucierà potere d'acqisto, ma l'effetto sarà strisciante e subdolo, non diretto.
L'inflazione è l'unica panacea ai mali di questo mondo. Così sembra, almeno...
Le borse lo hanno capito e stanno faendo prove di acquisti.
E, se la manovra riesce....continueranno a farlo.
Occhio che l'inflazione risolve dei problemi ma ne apre di altri ben più gravi...(ma non subito....)
L'ONDATA D'INFLAZIONE E' POSITIVA PER LE BORSE.
TERRORE BTP....ITALIA AI CONFINI D'EUROPA.....BASTA POCO PER L'ESPULSIONE

E poi...sono io il pessimista....leggetevi l'articolo del Financial times a riguardo dello spread BUND BTP e poi ditemi se non bisogna pensare all'uscita dall'euro....
Articolo in inglese sulla RASSEGNA STAMPA DI MERCATO LIBERO, cliccate il link posto in alto a destra. "IL BTP RISCHIA GROSSO.........SPREAD A LIVELLI RECORD..."
TERRORE BTP....ITALIA AI CONFINI D'EUROPA.....BASTA POCO PER L'ESPULSIONE
INFLAZIONE PANACEA DEI MERCATI???

Dollaro OLTRE 1,50.
Petrolio oltre i 100 dollari.
Il prezzo del grano raggiunge nuovi records.
L'inflazione calcolata sui beni acquistati regolarmente è arrivata all'8%.
C'è che dice che l'inflazione fa spendere e quindi rimette in moto l'economia.
Questa è la teoria vecchia. Il nuovo paradigma dell'inflazione importata che abbassa il tenore di vita e che non fa salire il valore delle case e delle borse porta alla catastrofe del sistema.
In questi giorni le borse stanno prendendo un abbaglio grazie anche ai dati macro tedeschi. Sono convinti che l'inflazione sia data dalla debolezza degli Stati Uniti.
Sono convinti che l'Inflazione Non ridurrà i consumi e gli utili anzi, li spingerà al rialzo.
Gli analisti sperano che le aziende (e quindi i mercati) possano fare utili simili al 2007. E poi chi se ne frega se questi utili in realtà saranno (in termini reali)
inferiori rispetto all'anno prima, in quanto mangiati dall'inflazione!
L'inflazione E' IL NUOVO OPPIO DELLE BORSE.
Visto che oramai siamo nella cacca...ecco che improvvisamente il mondo viene innondato dall'inflazione. (i dati taroccati fino a ieri per difetto, da oggi verranno taroccati per eccesso). Nei prossimi mesi america, europa e mondo intero faranno a gara ad alzare l'inflazione.
I tassi d'interesse si abbasseranno in America, in Europa rimarranno fermi....ma l'effetto sarà simile a un poderoso taglio (visto che l'inflazione salirà).
Le persone dovranno abbandonare le obbligazioni statali, quando si accorgeranno che l'inflazione non fa male alle aziende...compreranno il mercato azionario nel tentativo di mantenere la loro ricchezza. Gli immobili non scenderanno più di valore , ma tutti gli anni è come se si svalutassero del 10% (dato della nuova inflazione).
E' questa la panacea di tutti i mali? E' questa la via per evitare un nuovo 1929?
Gli assets immobiliari non scenderanno più ....ma è come se lo facessero.
Le borse si riprenderanno dando l'impressione di far guadagnare...in realtà riuscirano a malapena a reggere l'inflazione.
Ma i nodi rimarranno...
I salari? l'effetto povertà sulle persone? l'aumento dei risparmi e la drastica riduzione dei consumi?
Nel 1970 l'inflazione faceva salire anche le case e i salari (scala mobile), oggi no. L'italia è sull'orlo della povertà.
Questa volta la panacea inflattiva al massimo avrà un effetto benefico di pochi mesi ....prima della stagione più buia dei mercati mondiali.
Il tutto mentre si acccentueranno le pressioni geopolitiche.
Leggetevi questa ricerca di Standard & Poor. Signori allacciatevi le cinture di sicurezza....il popolo americano ed europeo non reggerà questa situazione a lungo.
Economic Research:
Can Europe Withstand A U.S. Recession?
Recent economic data from the Eurozone and the U.K. suggest that the downturn in the U.S. and the ongoing dislocation in the credit markets are becoming a real concern for European economies. At the G7 meeting of finance ministers in Tokyo on Feb. 9, 2008, European Central Bank president Jean-Claude Trichet recognized that there is
now "unusually high uncertainty" about growth in Europe, adding that "risks are on the downside."
While there is a general consensus among economists that the region should escape a genuine recession, most agree that a slowdown is underway. Its magnitude and duration, believes Standard & Poor's, will primarily depend on consumers' response to the new environment. Meanwhile, the strength of economic fundamentals in most countries leads to expect that Europe will show some resilience if the U.S. enters into a recession. The U.K. and Spain, however, appear most vulnerable to the global easing and to the credit squeeze given their high levels of household
and corporate debt.
Indicators Point To Slower Growth Across The Region
The economic statistics for Europe paint a gloomy picture: Retail sales in the Eurozone last December recorded their largest decline since 1995 and service industries grew at their slowest pace for more than four years. Eurostat, the
EU statistical office, recently announced that GDP growth in the single currency zone fell to 0.3% in the fourth quarter of 2007, less than half the pace of the previous three months. The European Purchasing Managers' Index (PMI) surveys have fallen sharply from peaks registered last summer. Data for the EU as a whole--which includes the Royal Bank of Scotland/NTC Economics Eurozone, Chartered Institute of Purchasing and Supply/NTC Economics U.K., and ABN AMRO Central European PMIs--show that private sector output rose only modestly in January, at the slowest pace for four-and-a-half years. The services sector posted a steep downturn, with growth slipping close to stagnation and registering the weakest increase since July 2003. Manufacturing fared better, its rate of growth ticking up slightly in December, but its rate of expansion remained far below the average seen over the past two
years. Closer inspection of this data on a country-by-country basis, however, reveals the slowdown to be unevenly distributed across the region. In Italy, industrial production declined for the fourth consecutive month in December.
On a working day adjusted basis, the decline reached 6.5% over the 12 months to December--a clear sign of a major downturn. In Spain, the all-sector PMI (covering both manufacturing and traded services) registered the largest monthly fall in its eight-year history. This is consistent with an overall slowdown in GDP growth to 0.4% in the final quarter of 2007, from 1.1% in the first quarter. Moreover, job losses in the construction sector totaled 22,000 in the last three months of 2007, pushing the unemployment rate to 8.6% (from 8.0% in the previous quarter). On
the other hand, the index of economic sentiment from Germany's Centre for European Economic Research (ZEW) for February surprisingly rose to negative 39.5 from negative 41.6 in January, showing an improvement in business expectations when most observers had been anticipating further deterioration
Consumers Hold The Key
Consumers' response to this new environment, characterized by falling asset prices (namely stocks and housing), higher inflation (especially in the Eurozone, where it reached 3.2% in January), and unemployment no longer falling will determine to a significant extent the magnitude of the expected slowdown and its distribution across countries in the region.
Over the past 10 years, disposable income per capita, expressed in purchasing power parity, has converged in Western Europe. German households still have the biggest spending power, with €22,817 per capita, closely followed by the €21,638 of households in the U.K. (see table 1). Next, France and Italy show very similar levels, followed by Spain, which has rapidly caught up with its regional peers in the past 10 years. Furthermore, the latest available data for Spain (Q2 2007) indicates that Spanish households' disposable incomes were still growing at the
fastest rate in the Eurozone.
But consumers' disposition toward spending, saving, and borrowing vary considerably across the region. Taking savings first, two groups of countries emerge: On one side are thrifty Germany, France, and Italy, where households maintain a high level of savings compared with their overall income (see chart 1). In each of these countries, savings rates hover around 16% and were on the rise in 2007. The second group, which includes Spain and the U.K., are the exact opposite, with fast-declining savings rates (3.5% in Q3 2007 in the U.K., from 5.1% a year earlier). In other words, consumption in the second group has been growing faster than overall incomes.
When asset prices fall and the economic environment becomes more volatile, households typically tend to increase their precautionary savings, especially when these are deemed low. This would therefore apply in particular to the
U.K. and Spain. By contrast, an acceleration in consumer price inflation typically prompts consumers to fast-forward their spending and follow the view that "better buy today what could be more expensive tomorrow," but only if they perceive that acceleration as durable and significant--what's termed a "flight from money." Current
levels of inflation (3.0% in the Eurozone, 2.5% in the U.K.) do not suggest that we are in such a configuration, however. Instead, the recent acceleration in inflation is going to erode real incomes, causing a slowdown in consumer spending. Furthermore, this slowdown will be amplified in those countries with low levels of savings, namely the U.K. and Spain
Consumers, however, could also decide to borrow more to maintain the same level of spending. That is, of course, provided their level of indebtedness is not already high. For it is indebtedness that will determine how the effects of the credit squeeze will vary across individual countries. Bank surveys carried out by the Bank of England (BoE) and the European Central Bank (ECB) show that lenders have tightened their criteria considerably since last summer, while higher spreads have prevented mortgage and long-term interest rates from reflecting fully the decline in
short-term rates in the U.K. At a macroeconomic level, U.K. households appear particularly vulnerable. This is because their overall indebtedness
is the highest in the EU, at 97% of GDP and 108% of total disposable incomes. Data from the U.K. Office of Statistics, quoted in a study from the Centre for Policy Research (CPS) released in February 2008, suggest that mortgage interest payments for the average household have surged to £7,500 in 2007 from £3,582 in 2002--a 100%
increase. Compounding this situation, U.K. households have tended to use their homes as cash machines in past years by taking out home equity loans, an option only available outside the U.K. to (a few) households in Spain and Norway. In 2003, U.K. housing equity withdrawals peaked at a high 9% of disposable incomes (see chart 2). After dipping in 2004 and 2005, they started to rise again at the beginning of 2006. More recently, U.K. households may have used equity withdrawals to pay back some of their unsecured debt, particularly that related to credit cards.
Indeed, credit card debt fell 6.6% between 2005 and 2007. With the U.K. housing market easing and effective interest rates edging higher, housing equity withdrawals will diminish, along with the boost they used to provide to consumer spending. In turn, we may see a fresh increase in credit card debt this year.
In terms of overall exposure, Spanish households run a close second to those in the U.K., with a total indebtedness of 81% of GDP in the third quarter of 2007. By comparison, German (64% of GDP), French (45%), and Italian (33%) households appear less exposed to higher interest rates.
Tighter lending criteria in Europe is not only affecting growth in housing loans, but also in consumer credit (including both secured auto loans in Germany, for instance, and unsecured loans). In most countries, consumer credit growth has decelerated since the middle of 2007 (see chart 3) and this trend will likely be exacerbated in 2008, further dampening consumer spending.
Economic Authorities Try To Help
Monetary authorities have started to acknowledge, although still cautiously in the case of the ECB, that the balance of risks is tilting toward much slower economic growth. In its latest inflation report, published on Feb. 13, 2008, the
BoE released its gloomiest forecast in a decade, acknowledging that U.K. growth was likely to shudder to a halt in the next few months, with a high risk that it will contract. At the same time, the Bank stressed that inflation was likely to rise well above its target of 2%, and suggested that there was little room to cut interest rates much further.
Stagflation (a combination of stagnation and inflation), which would have been impossible to imagine only a year ago, is the worst-case scenario for central banks. On presenting the Bank's report, Mervyn King, Governor of the BoE, recognized that there was nothing the Monetary Policy Committee could do about sudden hikes in the price of food and other commodities, which are at the root of the current surge in headline inflation. We are reaffirming our forecast for a cut in the U.K. base rate to 4.75% (from its current level of 5.25%) by July of this year.
Yet, while the immediate prospects for the U.K. economy appear dire, any comparison with events in the early 1990s would appear inappropriate. In late 1990, the last time the U.K. was about to experience a severe recession, inflation was running at 8% and the central bank's base rate hit 15%. We now face a more moderate context,
where inflation is expected to touch 3% while real interest rates are running at 2% (not 7% as in 1990).
The ECB is taking a more cautious approach still. Its president, Mr. Trichet, announced in early February that the Bank would soon publish a new forecast for the Eurozone, a necessary step to negotiate a change of stance from a restrictive to a more accommodative monetary policy. (For more details, see article titled "European Economic Forecast: Testing Times Ahead," published Jan.30, 2008, on RatingsDirect, the real-time Web-based source for Standard & Poor's credit ratings, research, and risk analysis.) Indeed, the new forecast is likely to show a much lower rate of growth for the region compared with last year, and could also anticipate a decline in headline inflation in the second half of this year from 3% at present. This should set the stage for a first cut of 25 basis points (bps) in May or June, to 3.75%. A second cut is possible in September or even earlier if economic data from the single currency zone indicates a pronounced downturn. Such modest cuts, however, will have no significant effect in the short term, especially if banks are reluctant to pass on those cuts to borrowers through lower long-term rates. But at
least they will place a floor under the dollar exchange rate against the euro, which is good news for European exporters. Foreign exchange markets seem to have already priced in these interest rate developments, which would explain the dollar's recent resilience below the 1.50 benchmark against the euro.
European governments would also like to assist in keeping their domestic economies growing, but their margin of maneuver is generally limited by the size of their budget deficits, Italy being a particular case in point. In Spain, which is one of the very few countries in the EU enjoying a fiscal surplus, Prime Minister José Luis Rodriguez Zapatero has promised 13 million workers a one-off tax cut of €400 next June (a total tax rebate of €5.2 billion), should he be re-elected in the parliamentary elections due on March 9. In France, President Nicolas Sarkozy has his
hands tied by the level of the public deficit (2.6% of GDP in 2008, according to Standard & Poor's estimates). So the French government has been trying to encourage employees to "sell back" to their employers some of their additional holidays generated as a result of the 35-hour working week. It has also authorized private sector companies to release some of the long-term savings accumulated on behalf of employees (under a scheme comparable to a long-term incentive plan) on a tax-exempt basis. Under this latter scheme, around €10 billion could be redistributed to about 4.8 million employees. A similar measure was taken in 2005, releasing €7.5 billon. But in retrospect, households used a small fraction of that amount for consumption. Most (about 75%) was used to finance a home purchase or reinvested in savings plans. If this behavior was to be repeated following the latest hand-out, only about €2 billion-€3 billion would find its way into additional consumption--hardly enough to boost economic growth.
In summary, growth prospects appear to differ somewhat across the major Western European economies. The U.K. appears exposed to a major slowdown as consumer demand stalls and business investment is penalized by the credit squeeze and high level of corporate indebtedness. Italy is also under the threat of stagnation, with GDP growth
barely exceeding 1%. Spain appears equally at risk, although the magnitude of the slowdown may not be as dramatic as in the U.K. Germany, by contrast, will experience a mild downturn in 2008, with GDP growth falling to 1.7% from 2.7% last year. France will benefit from resilience in its consumer demand, but remains weakened by a
counter performance on the foreign trade side. Overall, French GDP growth should average about 1.8% this year (against 1.9% in 2007).
Better Prospects For Scandinavian Economies
The Scandinavian economies appear in many ways exempt from the worries affecting the rest of Europe. Prospects remain good even if a mild slowdown is in sight for the next 18 months: Inflation is accelerating modestly, and government budgets are in surplus--a feature shared by only a few countries in Europe.
Still-buoyant housing market and low unemployment bolster Sweden…
In Sweden, real GDP growth slowed in 2007 after an exceptional performance in 2006 (see chart 4). This mild slowdown was mainly attributable to less buoyant exports. Domestic demand, meanwhile, remains dynamic.
Consumption in particular has been boosted by rising real incomes and tax cuts, and is projected to grow by 3.0% in 2008 (mirroring the level of 2007) before easing back to 2.8% in 2009. The overall wealth of Swedish households
has been boosted by the rapid rise in house prices since the beginning of the decade. Although the most recent data point to a modest slowdown in housing activity, there is no sign that the real estate market is about to turn, unlike
in other European markets such as the U.K. These favorable conditions, combined with persistently low unemployment (4% of the labor force in January 2008, unchanged from last year) will support a steady growth in consumer demand.
Solid external and domestic demand prospects have also contributed to a major upswing in capital formation since 2004. After another year of very strong growth in 2007 (8.7%), lower corporate profitability, higher interest rates,
and a more uncertain international environment are likely to weigh on business investment in 2008, causing a slowdown to 4.5% (2.6% in 2009).
Riksbank, Sweden's central bank, has raised its reference rate 11 times since the beginning of 2006. The last hike was announced in February 2008, pushing the rate to 4.25%. The Bank is confronted with the same dilemma as other European central banks, namely balancing the threat of lower growth against the risk of higher inflation. As in the rest of Europe, headline inflation in Sweden has surged on the back of higher international commodity prices, to2.5% in December from a low of 1.2% last August. In contrast with most other EU countries, however, we note
that core inflation (excluding volatile items such as food) has also accelerated over the same period to 2.0% from 0.7%.
Before taking any further action, the central bank will want to make sure that the expected slowdown in economic growth this year remains mild. In our view, its most likely course of action will be to keep rates on hold through the better part of 2008. In the final months of the year, an additional hike by 25 bps is a distinct possibility if, as we expect, the Swedish economy shows strong resilience in the face of less favorable international conditions while inflation continues to hover around 2.5%
… But readjustments are overdue for Norwegian households
The prospects for the Norwegian economy appear equally encouraging, although readjustments in the household sector are overdue. In 2007, Norway enjoyed its fourth year of strong growth, with real GDP growth of 3.3% (Standard & Poor's estimate), supported by dynamic domestic demand. Private consumption in particular grew at an estimated 7% last year. Investment growth, meanwhile, was supported by the development of two mega-projects in the oil sector, now completed.
In 2008 and 2009, lower employment growth and higher inflation are likely to weigh on consumer demand. After years of rapid growth, Norway's housing sector is showing signs of cooling off (see chart 5). The boom in the country's real estate market has been exceptionally long, having started in 1992. In the final two months of 2007,
however, prices declined according to the Norwegian central bank's latest economic bulletin. As most household loans are adjustable-rate loans, higher interest rates will rapidly hit borrowers, causing a slowdown in their discretionary spending. Higher rates will also translate into lower home equity withdrawals, a form of credit that grew spectacularly from its introduction in 2005 to reach 15% of mortgage debt in October 2007. Total household debt, meanwhile, reached 190% of disposable incomes last year. In the new financial environment of higher rates
and tighter lending criteria, it's time for Norwegian consumers to improve their finances by saving more and spending less.
Norway's central bank has raised its reference rate by 350 bps since the middle of 2005, to 5.25%. Core inflation has only mildly increased, to 1.8% in December 2007, but with the economy running close to full capacity and a low unemployment rate (2.5% in Q3 2007, down from 3.4% a year earlier) fuelling higher wage claims, the central
bank needs to adhere to a fairly restrictive policy. We therefore expect that it will raise its leading rate one more time in the third quarter, to 5.50%.
Overall, we believe Norway's economy is about to experience a mild slowdown after years of very rapid growth. As consumer demand moderates, real GDP growth will decelerate to 2.8% this year and 2.5% in 2009, from 3.3% in 2007.
Eastern Europe Won't Escape The Slowdown Eastern European countries are equally exposed to a slowdown in 2008, but a number may see a fresh recovery in
2009. The Czech Republic experienced strong GDP growth in 2007 (6.0%) on the back of robust consumer demand, which rose 6.1% in the first nine months of the year and capital formation. Rising inflation and higher interest rates, however, are likely to curb that growth in 2008. Slower growth in the Eurozone will also penalize Czech exports and reduce the net foreign trade contribution to overall growth. We expect GDP growth to slow to 4.0% this year before picking up to 5.5% next year. Czech exports should be boosted by the new Hyundai auto plant, which will increase capacity in 2009. Inflation accelerated steadily through 2007, reaching 5.5% year-on-year in December. In 2008, increases in indirect taxes, utilities, and rents are expected to fuel headline inflation to 6%. The Czech central bank increased its official rate four times last year. It hiked again in February, pushing its leading rate to 3.75%. On the back of higher inflation this year, we expect it to implement at least one more hike to 4.00%.
The Polish economy also grew at a fast clip in 2007 (6.5%) on the back of robust fixed-capital formation, which was up 20%. Rising real wages and higher employment should continue to support consumer demand in 2008-2009. But higher interest rates and lower corporate margins will weigh on business investment. Overall, we
expect Polish GDP growth to average 5% in 2008 and 4.3% in 2009. As in the rest of Europe, high commodity prices pushed up inflation to 4% in 2007 (from 1.4% in 2006). Higher employment has also been supportive of higher wages. As a result, the Polish central bank has maintained a restrictive stance, pushing its leading rate to
5.25%. We expect several more hikes this year, to 6.00% by year-end.
Hungary's economy stands apart in the region in that growth was subdued in 2007 (2.0%, after 3.9% in 2006; see chart 6) on the back of weak consumer demand and capital formation. Furthermore, without last year's significant restocking effects, domestic demand would have almost certainly contracted. The country has been going through a
period of fiscal tightening aimed at reducing the budget deficit (9.2% of GDP in 2006). In 2008, fiscal policies will not weigh as much on domestic demand, leading us to expect a mild recovery in GDP growth to 2.5%. Nevertheless, high commodity prices mean any deceleration in inflation, which surged to 8% last year mainly due to higher indirect taxes, will only be gradual in 2008. The Hungarian central bank maintained a restrictive stance in 2007, keeping its base rate at 7.50% at its December meeting. We believe there is a chance that the central bank will relax
this stance as inflation starts to recede in 2008. In that scenario, the Hungarian base rate could drop to 6.50% by year-end. Downward pressures on the florint, however, could prevent such a move by the central bank
INFLAZIONE PANACEA DEI MERCATI???
VISCO RINGRAZIA

Da alcuni giorni sono in molti gli italiani che non dormanono sonni tranquilli.....
Infatti si allarga a macchia d'olio lo scandalo dell'evasione fiscale operata in Liechtenstein. Le autorita' tedesche, che hanno dato il via all'indagine, hanno annunciato di aver aperto un'inchiesta su una seconda banca straniera, mentre sono nove i paesi, inclusa l'Italia, che hanno iniziato ad indagare. Il procuratore di Stato Hans-Ulrich Krueck ha detto che tre banche tedesche sono attualmente sotto inchiesta per aver aiutato i propri clienti a evadere le tasse per miliardi di euro e ha parlato di una banca straniera sulla quale peserebbero le stesse accuse.
Sono intanto nove i paesi dell'Ocse che hanno ricevuto, grazie agli investigatori tedeschi, le informazioni sui conti del Liechtestein: si tratta di Svezia, Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Le autorita' statunitensi hanno reso noto ufficialmente che l'inchiesta riguarda 100 persone, mentre 20 sono gli indagati di nazionalita' australiana. L'agenzia delle entrate italiana non ha fornito cifre, ma ha confermato che nell'inchiesta sono entrati anche diversi nostri connazionali.
Lo scandalo e' scoppiato lo scorso mese con la perquisizione della villa di Klaus Zumwinkel, numero uno delle poste tedesche e stimato manager, che e' stato costretto alle dimissioni. Per il Liechtenstein, paese di 35 mila abitanti nel cuore dell'Europa, si potrebbe chiudere un'era. Quella che l'ha reso famoso, insieme alla Svizzera, per il lucroso segreto bancario mantenuto dai propri istituti di credito. Il governo locale ha gia' replicato accusando la Germania di voler violare la sua sovranita'.
VISCO: NUMEROSI GLI ITALIANI IN LISTA EVASORI IMPOSTE
Sono ''numerosi'' gli italiani presenti nell'elenco che il governo tedesco ha messo di disposizione di altri paesi, tra cui il nostro, con i nomi degli evasori che hanno portato in Liechtenstein i loro soldi per non pagare le tasse. Lo afferma il vice ministro dell'economia, Vicenzo Visco, interpellato telefonicamente.
''Ancora non sappiamo se l'elenco e' completo o se manca ancora qualche nome. Lo sapremo nei prossimi giorni'' ha spiegato Visco sottolineando che per avere le informazioni l'Italia non ha pagato. ''Tutto e' avvenuto per la collaborazione internazionale tra Amministrazioni, che e' un aspetto positivo. C'e' uno spazio europeo anche nel contrasto alle frodi fiscali''. Nei confronti dei cittadini il cui nome figura nell'elenco ''si procedera' ora secondo quanto prevede la legge: con l'accertamento e i relativi addebiti''. E in questi casi, assicura Visco ''le verifiche saranno ultimate in tempi rapidi''.
VISCO RINGRAZIA
A PROPOSITO DI TELECOM...

ARTICOLO PROPOSTO DA UN NOSTRO LETTORE:
Telecom: non so se sia stata governata da bande ma di certo non governa la banda (Adsl)!
L'adsl non arriva in molti Comuni italiani. Il segnale ADSL e quello analogico viaggiano in contemporanea sullo stesso cavo, ma a frequenze diverse. Su uno stesso cavo, quindi, sono disponibili due "bande" di segnale, una per il normale traffico telefonico ed una riservata alle connessioni ADSL. La singola "banda" di ogni cavo copre fino a 700 numeri telefonici. Per ulteriore utenze Telecom, a volte, per risparmiare, anziché installare un secondo cavo, ha preferito occupare anche la banda Adsl, codificando i successivi numeri a più alta frequenza. Quindi l'ADSL non c'è per il semplice fatto che la Telecom ha occupato entrambe le "bande" per il normale traffico telefonico.
Per esempio, nel mio comune del Veneto di oltre 30.000 abitanti, l'Adsl arriva a fatica nella zona industriale, e non copre tutte le frazioni. I tecnici locali della manutenzione, di fronte alle mie lamentele per continue disconnessioni, mi hanno riferito che minore è la velocità della Adsl, e più stabile è la linea, consigliandomi la 640 kb; inoltre essendo la banda insufficiente, mi spiegano che la prassi è: a chi protesta viene data un po' più di banda, togliendola ad altri, finchè questi a loro volta non protestano. Anche la linea telefonica è sempre più soggetta a imprevisti: in pochi mesi, dopo decenni di onorato servizio, la mia linea telefonica è stata staccata 2 volte per 4 giorni dalla telecom, senza preavviso nè spiegazione, e senza stornare ovviamente i giorni corrispondenti dai vari canoni, e il fenomeno non è raro nei dintorni.
Da oltre 10 anni le strutture risentono della mancanza degli investimenti tecnologici necessari, in quanto le risorse dovevano pagare l'ingegneria finanziaria fondata sui debiti; ora che detti investimenti non sono più procrastinabili, sorge l'idea di scorporare la rete e trovare qualcun altro a cui passare il problema.
Cordialità. P.C.
A PROPOSITO DI TELECOM...
MA AVETE LETTO LA RASSEGNA STAMPA?

Al mattino dedicate qualche minuto a sfogliare gli articoli proposti nel sito MERCATOLIBERO- RASSEGNA STAMPA. Zio Barbero passa la notte a selezionare articoli interessanti per voi. Guardate il gran lavoro degli ultimi giorni, cliccate nel link posto in alto a destra nel nostro blog e leggete..!
MA AVETE LETTO LA RASSEGNA STAMPA?
RICORDATEVI...THE CAT IS DEAD (ANCHE SE PUO' SALTARE ANCORA)

Gli Stati Uniti festeggiano il mantenimento del rating delle monolines. Tale mantenimento, molto prevedibile, (altrimenti il sistema americano sarebbe imploso) ha dato un po' di respiro ai rialzisti e sono scattate delle semplici ricoperture.
Sono rialzi prevedibili IN UN MERCATO ORSO. Il rialzo potrà anche estendersi. Per chi come noi è ricco di liquidità potrebbero generarsi ottime opportunità......DI APRIRE POSIZIONI SHORT (magari con l'Etf short sul Dax, o con altri strumenti più sofisticati).
Qualcuno continua a definirci pessimisti. Vedremo....vedremo
Oggi sono in arrivo una montagna di dati sia in Europa che in America:
Europa:
Pil tedesco, Isae (Italia), Indice Ifo tedesco
USA
Prezzi alla produzione, Indice di fiducia.
RICORDATEVI...THE CAT IS DEAD (ANCHE SE PUO' SALTARE ANCORA)
INSTABILITA' VOLUTA

Se si pensa male ...a volte non si fa peccato.... Il contesto geopolitico in cui ci troviamo è quasi surreale. Tutto sempbra orchestrato da un gran maestro che ha come obiettivo la destabilizzazione dell'occidente e del sistema capitalistico americano incapace negli ultimi anni di imporre un modello valido dicrescita economica.
Se mettete insieme la serie di "sfortunati eventi" che vi elenco appena sotto, non potete che arrivare alla conclusione che già descrissi nel blog lo scorso autunno: LA GUERRA DEI DUE MONDI è in piena corso!!
La guerra si sta spostando da un fronte prettamente economico a un fronte militare il tutto con l'obiettivo di distruggere la strategia egemonica americana e la nascita di nuovi centri di potere che governeranno l'economia nei prossimi decenni:
-Turchia: I militari avviano la prima massiccia offensiva militare di terra nel Nord dell'Iraq.
-Kosovo: La proclamazione d'indipendenza è stata accettata dai principali paesi occidentali. Ma belgrado tiene alti i toni e le ripercussioni sono possibili.
-Russia: Putin attacca i Paesi Occidentali sul Kosovo. Se a questo sommiamo il programma di investimenti militari della Russia parlare di nuova guerra fredda non è impossibile.
-Teheran: Ahmadinejad e Bush continuano lo scontro verbale alzando di giorno in giorno i toni.
-Venezuela: Chavez è sempre pronto ad attaccare verbalmente gli Stati Uniti, il suo asse con l'Iran crea pressioni anche sul prezzo del petrolio.
-Africa, la Cina investe miliardi di dollari e porta via giorno dopo giorno materie prime e fette di mercati agli americani
Il tutto mentre gli Stati Uniti sono debolissimi :
- L'economia americana in ginocchio sommersa da una quantità infinita di debiti
- Il costo dei soldati all'estero cresce sempre più
- A novembre le elezioni del nuovo presidente americano rendono vulnerabili come non
mai gli Usa
Infine:
Sembrerebbe guidata da mani sapienti e forti la continua spinta al rialzo delle materie prime e degli alimentari che generano inflazione importata in america e nel vecchio continente
Gli immobili scendono di valore
I mercati azionari perdono valore
I flussi da redditi cedolari sono in diminuizione (con la discesa dei tassi)
Questo mix alimenta un clamoroso effetto POVERTA' nell'90% della popolazione.
I consumi si assottigliano e con essi gli investimenti.
La spirale mortale che avvolge l'economia americana ha un solo antidoto: La liquidità dei fondi sovrani.
Per ora si sono limitati a compricchiare pezzi di banche altrimenti fallite. Con pochi miliardi cominciano ad avere un controllo del cuore del malato, ovvero il sistema finanziario.
Da li sarà poi più facile ottenere il controllo di molte altre parti di un organismo malato e indifeso.
A noi investitori cosa rimane? semplice, comportarsi come i fondi sovrani. Stare seduti sulla riva del fiume in piena su una bella pila di liquidità, quando si vede passare qualche giovane vigoroso che sta per soccombere travolto dalle acque...lanciare una ciambella di salvataggio...ma solo dopo avergli fatto promettere fedeltà eterna.
Ah ...dimenticavo, non sarà cattolico....ma i più deboli non meriteranno neppure di essere salvati!
INSTABILITA' VOLUTA
IL SOLE 24 SCOPRE FERROVIE NORD MILANO

Bell'articolo del Sole 24 ore su Ferrovie Nord Milano. Il titolo presenta una patrimonializzazione molto superiore ai 168 milioni di euro di capitalizzazione.
Il target price su questo titolo è abbondantemente sopra i 2 euro, ma solo se la regione lombardia deciderà di valorizzare la sua partecipazione. Formigoni, come giustifichi la mancanza di progetti per questa azienda dalle esplosive potenzialità?
Ricordo che il portafoglio BSI Europa (prodotto di BSI SRL) le ha in portafoglio da oltre un mese a 0,80 euro).
Oltre al progetto Affori, lo Snodo Malpensa e il passante svizzero....ci sono i clienti che quotidianamente la ferrovia trasporta. Unica azienda ferroviaria italiana non in perdita....
Vedete un pò voi...
IL SOLE 24 SCOPRE FERROVIE NORD MILANO
221 ETF
Ebbene si, mentre il risparmio gestito italiano langue le banche straniere hanno rubato importanti fette di mercato al risparmio gestito italiano.
Questo errore costa e costerà carissimo al sistema italiano e la colpa è da imputare solamente alla TOTALE mancanza di VISIONE STRATEGICA da parte dei principali gruppi bancari italiani.
Ricordatevelo cari lettori che ogni giorno venite avvicinati da qualche promotore o private banker che vi vuole vendere prodotti obsoleti e carissimi, RICORDATEVELO!!!
Ah dimenticavo....quei furbastri degli ETF....hanno aumentato i costi sui nuovi prodotti. occhio a non farvi ingannare...altrimenti passerete dalla padella alla brace.....
Ricordatevi se gli ETf diventano cari......ci sposteremo sui Futures, con 5 euro ci garantiamo lo stesso prodotto.....
221 ETF
TELECOM - IL DILEMMA DEI PROPRIETARI

Due sono i problemi che affliggono in queste ore Telecom Italia.
1) Chi è il proprietario? Ovvero, riuscirà Telefonica ad afferrare saldamente la presa su telecom italia o il nuovo possibile governo di berlusconi potrebbe scompigliare gli assetti? Vorrà Berlusconi provare a fondere la sua Mediaset, magari privata di Rete4, con l'ex colosso telefonico italiano? E' forse questo il motivo che ha spinto berlusconi ad arrotondare la sua quota in Mediaset in settimana?
2) Per mediare gli alti prezzi di carico con i mercati azionari in affanno occorre prendere qualche rischio, magari spremendo ancora il parco buoi....
Qualcuno sembra che vociferi l'esistenza di un piano di mega ricapitalizzazione di telecom Italia a 1 euro. Chi avrà i soldi godrà...e agli altri verrà regalato il benservito. Ricordo che sia Berlusconi che Generali che Mediobanca e Telefonica non avrebbero problemi a immettere nuova liquidità nella società telefonica a prezzi da saldo e voi?
Attenti cari azionisti, attenti...gli affari si fanno sempre se si hanno i soldi in tasca....e occhio perchè passano solo poche volte in una vita....e questa potrebbe essere una di quelle, lo edremo nei prossimi mesi!
Nel breve possibili rimbalzi sul titolo sul quale permane comunque negatività.
TELECOM - IL DILEMMA DEI PROPRIETARI
PETROLIO IN AFFANNO

E non mi riferisco ai prezzi che ruotano intorno ai 100 dollari...ma alla capacità estrattiva che langue. nel 2007 la produzione è rimasta stabile rispetto all'anno precedente.
Il Messico ha annunciato in settimana che molti giacimenti si stanno esaurendo e il tutto mentre India e Cina spingono sull'acceleratore della crescita.
Stiamo attenti che per l'America si prospetta il crollo dell'economia nel caso il petrolio voglia toccare i 120 dollari....
PETROLIO IN AFFANNO
FURBIZIA SVIZZERA - FASTWEB

Fastweb sale in borsa in attesa dei dati 2007 che verranno rilasciati giovedi.
Ricordatevi che gli svizzeri sono GNOMI, e sono molto attenti a non regalare soldi a destra e sinistra.
Hanno regalato qualche euro di troppo a Scaglia per entrare nel mercato italiano ma l'Opa residuale proveranno a farla a 25 euro fra qualche mese.
Non sarei sorpreso di vedere una trimestrale deludente e un outlook poco confortante.
Il titolo potrebbe scivolare rapidamente sotto i 23 euro e chissà....anche i 20.
Per chi è long consiglio la massima attenzione. Titolo molto pericoloso.
FURBIZIA SVIZZERA - FASTWEB
FIAT MARCHIONNATA

La Ferrari di marchionne dopo il suo incidente
Ma non si diceva che Fiat correva verso i 30 euro? Quanti erano gli analisti che lo dicevano? Decine e decine.
Vi ricordo cari lettori che questo sito ha parlato di Fiat a 14 euro già nello scorso novembre. E a gennaio ha ratificato il giudizio, suggerendo di entrare sul gruppo automobilistico intorno ai 12 euro. Probabilmente 11 euro rende l'investimento più sicuro.
I motori Fiat sono problematici, Trattori e camion freneranno nei prossimi mesi e una Fiat senza Marchionne quanto può valere?
Francamente il Marchionne di questi mesi non ci piace. Forse recita la parte dell'antipatico per farsi allontanare e potersi dedicare al risanamento del principale istituro bancario svizzero, l'UBS.
Caro Marchionne, non tirare troppo la corda..sei diventato un eroe, ma ancora qualche mese di esternazioni prive di buon senso e ritorni a essere uno dei tanti managers salva aziende brontoloni!
Pensa a creare valore e a non parlare a convegni e riunioni sul valore del gruppo.
Una volta stavi zitto zitto e lavoravi...poi forse il motore del tuo cervello è andato fuori giri....come qualche multijet...
FIAT MARCHIONNATA
ZALESKY: REGGERA' IL CASTELLO DI DEBITI?

Zalesky vede ogni giorno ridimensionarsi il suo impero....
Banca intesa scende sempre più in borsa.
Telecom sprofonda
Montepaschi crolla
Generali è debole
Mittel vale molto meno di mesi fa
Edison, A2A, Ubi certamente non lo fanno festeggiare
Mediobanca...le perdite aumentano
Arcelor mittal....Zalesky vende improvvisamente titoli per oltre 1 miliardo di euro.
Zalesky riceve 46,60 euro per azione (strano in borsa ne vale oltre 50.....). Gli affari cominciano a farli i compratori....per Zalesky son guai.
Il 24 ore si sofferma sugli investimenti in Polonia per la banca.....e non affronta minimamente la crisi di liquidità che attanaglia il finanziere polacco.
Finanziere che recentemente ha dovuto emettere un prestito obbligazionario a sostegno della indebitata Carlo Tassara.
I credit officer delle banche finanziatrici stanno richiedendo maggiori garanzie a fronte dei debiti del nostro polacco amico di Bazoli e puntellatore del sistema di potere messo in piedi dal banchiere milanese amico del caduto Prodi.
Se ci sarà un'altra discesa dei listini per il finanziare polacco potrebbero scattare stop loss che porterebbero a vendite cotte sui titoli da lui posseduti.
Porre la massima attenzione.
ZALESKY: REGGERA' IL CASTELLO DI DEBITI?
ENEL SEMPRE PIU' IN PERICOLO

Enel vende 20 mila KM di rete elettrica di alta tensione. la scelta, si legge è dettata da motivi finanziari...
Ma certo....l'Enel vende i suoi gioielli per poter pagare l'acquisto di Endesa a un prezzo troppo elevato. E no....proprio non ci siamo, la politica economica di Prodi (che ha voluto comprare a prezzi folli Endesa) sta dando piano piano i suoi frutti. Si frutti velenosi per azionisti e consumatori di energia elettrica che ne pagano le conseguenze. (Enel vale oggi il 13% in meno di Novembre....). E non siamo che all'inizio!
ENEL SEMPRE PIU' IN PERICOLO
MONTEPASCHI DICE ADDIO A 80 MILIONI DI EURO
MONTEPASCHI DICE ADDIO A 80 MILIONI DI EURO
IMPREGILO e IL PONTE....
Il messaggio è chiaro specie per Benetton, Gavio e Ligresti. Se berlusconi vince .....i soldi arriveranno copiosi su Impregilo.
Ah dimenticavo...sapete quale società di Ligresti è detentrice delle azioni di Igli (essendo Igli la scatola che è proprietaria di Impregilo)?
Ma Immobiliare Lombarda naturalmente. la società che Ligresti ha fatto sparire dalla borsa approfittando dei prezzi bassi in borsa.
Parco buoi ricordatevelo.... la ricchezza la fan le mani forti. ora se volete scommettere dovete puntare su Impregilo...
IMPREGILO e IL PONTE....
CONFINDUSTRIA E VELTRONI

Sembra sempre più difficile per Veltroni la gestione dei rapporti con Confindustria (Colannino e Merloni a parte). Me se Montezemolo e De benedetti volteranno le spalle ai democratici...cosa chideranno in cambio a Berlusconi? Forse le Tv....forse le Tv si mormoreggia. Occhio ad Espresso ed Rcs.
CONFINDUSTRIA E VELTRONI
MONTEPASCHI DA 3 EURO A 2! DESTINO SEGNATO?

Il titolo rimane sotto pressione in piazza Affari. Banca d'Italia non vuole saperne di dare l'approvazione senza maggiori garanzie da parte di Mussari...a che prezzo svenderanno l'asset management, a che prezzo svenderanno i non performing loans? a che prezzo verrà fatto l'aumento di capitale e i garanti dell'aumento saranno daccordo? e se qualcosa va male.....perchè non vendervi qualche altro gioiello di famiglia....magari la Banca Toscana?
Intanto vi segnalo l'articolo su Montepaschi apparso su Borsa e Finanza di sabato in cui si cita solo una mia dichiarazione e in cui la giornalista cerca di evidenziare alcuni lati problematici dell'operazione evitando però di attaccare apertamente un'operazione voluta dal sistema ma distruttiva di valore in tutti i sensi.
Finalmente Libero Mercato (il quotidiano) prende una posizione netta nei confronti dell'operazione Montepaschi.
Camilla Conti in prima pagina avvisa che l'operazione Montepaschi Antonveneta è in alto mare e che la sostenibilità finanziaria dell'operazione è tutta da dimostrare.
Un atto di coraggio di Camilla Conti e del direttore Oscar Giannino. Per un editore mettersi contro il sistema politico e i poteri forti non è semplice. Si devono fare i conti sulla pubblicità (che può venire a mancare) su appoggi politici che saltano, su amicizie che vengono messe in dubbio.
Il fatto che Libero metta il mostro in prima pagina è un'accusa gravissima che viene rivolta al management, in prima fila il belloccio Mussari (ma avete notato l'attenzione del manager a farsi fotografare sempre in pose plastiche (chi non ci creda vada su google, sciva Mussari e guardi in Immagini, le foto che compaiono).
Libero conferma che banca d'Italia abbia suggerito di vendere Banca Toscana.
Così il numero di sportelli della banca senese torna a scendere e la fusione con Antonveneta avrebbe comportato una crescita di sportelli molto misera con un costo abnorme, infatti la vendita di banca Toscana sarebbe effettuata a prezzi molto inferiori rispetto a quelli stratosferici pagati per Antonveneta.
Mussari le valigie ti aspettano.
Vi ricordo che per i poteri forti (Caltagirone, axa, La Fondazione, Unipol) l'aumento di capitale sarebbe meglio che venisse fatto a prezzi bassissimi in modo da mediare il prezzo di carico.....per i piccoli azionisti....danno su danno...
Cari lettori, ricordo l'appuntamento di venerdi prossimo.

Le LISTE CIVICHE SENESI ed i Gruppi Consiliari
Operazione ANTONVENETA
La città ed i piccoli azionisti ne fanno le spese
Il prezzo esorbitante offerto dal Monte per l’acquisto della Banca Antonveneta sta producendo:
· un oneroso indebitamento della banca senese che avrà negativi effetti sugli utili futuri;
·un enorme impegno patrimoniale della Fondazione;
·una forte perdita del valore delle azioni a tutto discapito dei piccoli azionisti.
Per approfondire tali aspetti, le Liste Civiche Senesi organizzano un
PUBBLICO DIBATTITO
Venerdì 29 Febbraio 2008 alle ore 17,30
Sala delle Lupe del Palazzo Comunale
Sono previsti gli interventi di:
Paolo Barrai
Consulente finanziario indipendente
Renato Lucci
Segretario della Lista Civica La Mongolfiera
Mario Ascheri
Consigliere Comunale della Lista Civica Libera Siena
La cittadinanza è invitata
MONTEPASCHI DA 3 EURO A 2! DESTINO SEGNATO?
SONO TORNATO
Scusatemi, sono stato all'ospedale per una colica renale dolorosissima. Sono appena rientrato e durante il fine settimana mi dedicherò a voi.
SONO TORNATO
MICHELE NISTA E' UN GRANDE TRUFFATORE!!!!

ATTENTI A QUESTO PAZZO CHE SI AGGIRA NELLA RETE TRUFFANDO LE PERSONE PERBENE.
HA SBAGLIATO TUTTO SUI MERCATI. NOI LO ABBIAMO PRESO CON NOI IN BUONA FEDE E HA COMBINATO DISASTRI IMMENSI
I SUOI SITI SONO CONTROLLATI DALLE AUTORITA' E DALLE FORZE DELL'ORDINE
MICHELE NISTA E' UN GRANDE TRUFFATORE!!!!
MERCATO LIBERO RADDOPPIA
E' una rassegna stampa di articoli in italiano e inglese presi dal mondo internet.
Sono articoli di macroeconomia che mercato libero seleziona per voi!
Naturalmente sono ben accette segnalazioni di articoli che voi lettori trovate interessanti da altri siti. Questà è una comunità che vuole condividere la conoscenza dei mercati e vuole evitare di farsi prendere in giro dai media nostrani.
MERCATO LIBERO RADDOPPIA
PAURA CARIGE

Banca Carige, la banca della lanterna, ha in corso un aumento di capitale di circa 958 milioni di euro.
L'aumento di capitale si concluderà il 22 febbraio.
Il 41,7% dell'aumento (il 58,3% verrà sttoscritto dai principali soci) è stato garantito da un apposito consorzio di garanzia, coordinato e diretto da Mediobanca Banca di Credito Finanziario S.p.A., e composto da Mediobanca, ABN AMRO, Rothschild e Credit Suisse.
Il consorzio di garanzia è pronto a sottoscrivere circa 400 milioni di euro (il 41% del totale)
Il prezzo da pagare per sottoscrivere l'aumento è 2,40 euro per azione.
Il prezzo di Carige in borsa è sotto pressione, vuoi per il mercato difficile, vuoi per la paura che ci sia un buco di bilancio causato dal settore assicurativo, vuoi perchè comprare sportelli non sembra il metodo migliore per crescere (e carige vuole comprare gli sportelli di unicredito).
Il prezzo di venerdi era di 2,51 euro.
Sarà molto importante capire dove si fermerà la caduta del titolo. Infatti se il 22 febbraio il prezzo delle azioni sarà inferiore a 2,40 euro saranno in pochi quelli che sottoscriveranno i diritti. Diritti quindi che peserebbero come macigni sul consorzio di garanzia.
E' interessante notare come nei prossimi aumenti di capitale, il consorzio di garanzia pretenderà un prezzo di esercizio molto basso, al fine di ridurre il rischio in capo al consorzio stesso.
A proposito.....sapete qual'è il prossimo aumento di capitale enorme? Montepaschi.
Il consorzio di garanzia composta da mediobanca e citigroup, goldman sachs e merrill lynch statene certi, imporrà 2 euro per azione. Sopratutto dopo la paura Carige...
PAURA CARIGE
I CONTI CHE NON TORNANO MAI....

Eravamo a maggio 2007 e questo blog è stato il primo a denunciare il passaggio di sportelli bancari a prezzi troppo elevati. Il mio blog ha denunciato pubblicamente che i prezzi alti delle transazioni sembravano i prezzi fasulli a cui le squadre di calcio si passavano i giocatori per salvare i bilanci!
Ogni sportello valeva in media 10 milioni di euro.
E' notizia di venerdi che Unicredito avrebbe venduto 186 sportelli per 747 milioni.
Avete letto bene. Circa 4 milioni di euro per sportello!
Mi fate il piacere di spiegare perchè Mussari ha pagato l'acquisizione di Antonveneta a un costo medio superiore ai 10 milioni per sportello?
Piccoli azionisti ribellatevi.
E ancora....non è che qualche banca italiana deve svalutare il valore degli sportelli dal suo stato patrimoniale?
E nel frattempo...le banche dell'Europa dell'est scendono in borsa....Unicredito e Intesa dovrebbero essere preoccupate di possibili svalutazioni di assets. ma i giornali di questo non se ne occupano...
E per finire...Zalesky vede il suo impero traballare. Ancora pochi giorni e rischia di vedere il suo patrimonio essere uguale ai suoi debiti.
Forse Intesa e Unicredito dovrebbero essere preoccupate.
L'unico giornale che ha scritto qualcosa (dopo mia insistenza) è Libero Mercato.
Gli altri tacciono...ma per quanto?
I CONTI CHE NON TORNANO MAI....


