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ASSOB.IT - IL BITCOIN E' MORTO? VIVA IL BITCOIN - THE RIGHT SIDE OF THE MOON

Mike Hearn ha pubblicato un lungo articolo annunciando la fine dell’esperimento Bitcoin. Gabriele Domenichini presidente di Assob.it fa una analisi dettagliata e risponde sull'argomento!
Chi é Mike Hearn 
Mike Hearn è un ex architetto software di Google da 5 anni appassionato di Bitcoin. Ha abbandonato l’azienda di Mountain View da ....
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un anno e oggi lavora presso R3 CEV, un cosorzio delle più importanti istituzioni finanziarie del mondo che sta cercando di disegnare un futuro per i cosiddetti “registri contabili condivisi” che promettono di dare conferma istantanea alle transazioni sui mercati finanziari. Ha scritto alcuni software e parlato in molte sedi sull’argomento Bitcoin.
Ho conosciuto Mike ad Amsterdam nel 2013 dopo averlo ammirato per le sue presentazioni sulle potenzialità che la tecnologia Bitcoin apriva nel campo della finanza. Ha sempre avuto il suo seguito e ho sempre apprezzato i suoi articoli e come esprimeva le sue idee anche se non sempre le condividevo.
Cosa è successo 
La crescita inarrestabile della rete Bitcoin ha raggiunto un punto critico in cui è necessario prendere delle decisioni di tipo architetturale che hanno pesanti ricadute di tipo politico e rischiano di snaturare il disegno originario del suo creatore e della comunità dei suoi sostenitori.
Il disegno originario Sembra facile esprimerlo a parole ma come sappiamo l’interpretazione degli scritti originari ha sempre portato a conflitti nell’umanità. Nel disegno originario del Bitcoin c’erano molte promesse. La maggior parte di queste si sono rivelate mancate dopo 7 anni di utilizzo e si discute molto se non fossero troppo ambiziose sin dall’inizio o se non siano state fraintese.
Il bitcoin in origine secondo gran parte della comunità prometteva transazioni istantanee e gratuite per tutti e il superamento dell’economia attuale basata sui governi centrali e sulle grandi istituzioni finanziarie teoricamente controllate dai primi. Con il tempo e l’esperienza questa visione è stata molto ridimensionata e la prova dei fatti ha costretto i sostenitori del progetto a ragionare sui compromessi e su quella che dovesse essere la parte del disegno originario che andava conservata a tutti i costi.
Nell’ultimo anno la parte della comunità che vuole perseguire un’ideale in cui “tutte le transazioni devono essere gratuite per tutti” si scontra con la parte della comunità che combatte per avere “transazioni che non possano essere censurate” e quindi indipendenti da ogni controllo.
Avere tutte e due sembra un compito difficile quanto quello di “salvare capra e cavoli” e la comunità si spaccata in due:
chi pensa che tutte le transazioni debbano essere gratuite o quasi per tutti e che l’infrastruttura sarà sostenuta da ditte con le spalle larghe che non toglieranno molto all’ideale di libertà che una valuta globale promette
chi pensa che la non censurabilità delle transazioni sia l’essenza distintiva del Bitcoin ed è disposto a sacrificare ad essa altre caratteristiche perchè come dice uno slogan di successo “per tutto il resto c’è Mastercard (o paypal)”.
Leadership, governance del Bitcoin
Il Bitcoin è molto difficile da definire ma sicuramente non è un’organizzazione. Parlare di governance è velleitario e questo porta a conflitti, scismi e crisi che tutto sommato possono essere considerate dinamiche normali in una NON organizzazione.
E’ naturale cercare di semplificare i processi decisionali e, in assenza di organizzazione, la comunità si coagula attorno a personalità che sono come “punti focali” che in maniera dinamica guidino alcune fasi critiche della sua storia e questo conflitto ne ha creati due attorno a note personalità che riflettono le due ali del movimento.
La necessità della focalizzazione è anche dovuta alla crescita della complessità delle soluzioni tecniche per il sistema. In questa dinamica i “tecnici” e gli “scienziati” sono diventati un importante punto di riferimento in quanto depositari di conoscenze via via più difficili da detenere a livello personale.
Mike Hearn è senza dubbio un punto di riferimento per parte della comunità anche se le sue idee sulla decentralizzazione gli hanno fatto perdere molto seguito e la scelta di oggi non aiuta la sua causa.
Perchè lo ha scritto
Mike Hearn è a mio parere una persona molto intelligente ma sopratutto estremamente pratica. La sintesi del suo articolo è (sintetizzata da me): avevamo la ricetta per fare scalare il Bitcoin e mantenerlo una rete per tutte le tasche. Un gruppo di potere non ce l’ha fatto fare e sta dirigendo il Bitcoin verso una direzione che non mi piace e che ritengo fallimentare. Prendendo per buona la sintesi che mi sono permesso di fare Mr. hearn ha espresso un giudizio che è in linea con le sue idee ed è in parte in linea con le idee della ditta per cui lui ha scelto di lavorare quindi mi sembra una scelta ovvia e coerente per lui.
Non possiamo scordare che R3CEV si pone come l’azienda che è formata dagli istituti di credito più importanti del mondo che hanno deciso di unirsi per indagare ciò che di buono vedono nel progetto bitcoin cioé il registro contabile condiviso scartando ciò a cui sono contrari cioè la valuta digitale resistente ad ogni tipo di controllo politico o economico.
Il tema della fungibilità e dell’indipendenza del bitcoin dai “poteri forti” era stato già affrontato da Mike quando due anni fa si era messo alla guida di un movimento che voleva “marchiare a fuoco” alcune transazioni e quindi alcuni bitcoin derivanti da attività illecite per permettere alle autorità di limitarne o impedirne la circolazione. Com’è intuibile questo era assolutamente contrario alla fungibilità della moneta e metteva in dubbio il supposto disegno originario del bitcoin come esente da censure o da controlli governativi. Era evidente fin da allora che lui aveva idee precise sulla direzione in cui il progetto doveva andare e non era quello della fungibilità a tutti i costi.
Mike Hearn è un lucido sostenitore dello sviluppo dell’industria del Bitcoin intesa in senso istituzionalizzato e soggetta al controllo delle “Autorità Competenti”, questo rende il suo articolo e il suo gesto perfettamente comprensibile da questo punto di vista.
Cosa succederà
Molte volte ho pensato al Bitcoin come un’enorme Torre di Babele, costruita dall’ambizione degli uomini e basata sulla loro cooperazione e punita dal Divino con l’incomprensione tra i popoli tramite la nascita delle lingue.
I sostenitori della “scalabilità a tutti i costi” si stanno organizzando in due nuove fazioni (Bitcoin Classic e Bitcoin Unlimited) ma la defezione di Mr. Hearn ha molto indebolito il “reparto tecnico” della corrente che già contava solo su di lui e su Gavin Andreseen come forza di sviluppo.
Certo la vittoria di questa fazione avrebbe messo a rischio secondo molti l’unità della rete perchè il cambio di software proposto da loro avrebbe rischiato di creare 2 reti bitcoin con conseguenze difficili da immaginare ma molto inquietanti sulla ricevibilità delle transazioni.
La fazione per la “fungibilità” è invece per una approccio più complesso ma molto più cauto e graduale che porti il Bitcoin a diventare una struttura di compensazione di reti di pagamento che agiscono al di fuori della Blockchain (il libro contabile di tutte le transazioni bitcoin) e che usano questa come meccanismo di compensazione o trasferimento fondi tra una rete e l’altra. Nel frattempo hanno disegnato un percorso di sviluppo di breve periodo che dovrebbe permettere un aumento della capacità transattiva del 60% circa senza grossi scossoni a livello tecnico.
Molto sta ancora succedendo e, per parafrasare Mark Twain, riteniamo che la notizia sulla morte del Bitcoin è ancora una volta fortemente esagerata.

Gabriele Domenichini
Presidente AssoB.it

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