RISCHIO ISLANDA...IL VULCANO ESPLODE?

Settimana prossima uno dei rischi più alti arriverà dal possibile annuncio di default NON DI UNA banca, ma di UNA NAZIONE: L'ISLANDA.
In settimana il costo per assicurarsi dal caso di default del debito dell'Islanda è stato quotato con 'upfront' poichè crescono i timori per il costo per il salvataggio del settore bancario islandese in difficoltà.
Il costo medio del 'upfront' Cds a 5 anni quota attorno al 15,5%, il che significa che costa 1,55 milioni di euro il pagamento anticipato per assicurare 10 milioni di milioni di euro di debito, oltre al costo annuale di 500.000 euro.
Il Cds di Lehman Brothers era passato alla formula 'upfront' poco prima che la banca chiedesse il ricorso al Chapter 11 per la bancarotta, ma è raro che un emittente sovrano venga quotato in questo modo.
Il governo Islandese ha detto questa settimana che intende acquisire il 75% della banca Glitnir. Il Cds di quest'ultima è quotata con un 'upfront' al 64-69%, quello di Kaupthing a 75-62%.
Un adviser del governo islandese ha annunciato che il governo sta lavorando a un piano per la stabilizzazione del mercato dei cambi del paese.
Intanto la corona islandese sta crollando nei confronti dell'euro (che a sua volta scende nei confronti del dollaro)Il fallimento dell'Islanda rischia di creare tensioni nella penisola Scandinava
Danimarca, Norvegia e Svezia a maggio hanno annunciato l'apertura di una linea di credito di 1,5 miliardi di euro per tamponare la crisi della finanza islandese che rischia di saltare in aria come uno dei suoi tanti geyser. Questi fondi erano stati dati per evitare il peggio (un peggio che potrebbe far saltare molte banche scandinave)+
DA NOTARE CHE MOLTE BANCHE EUROPEE NEGLI ULTIMI 10 GIORNI HANNO TAGLIATO LE LINEE DI CREDITO NON SOLO VERSO LE BANCHE ISLANDESI MA SOPRATTUTTO VERSO LE BANCHE SCANDINAVE (PER PAURA DEL CONTAGIO)
LA BANCA KAUPTHING è la seconda banca del paese (pensate al nostro Unicredito).
Il prezzo del CDS (che misura il rischio di un fallimento) è salito a 2500 bps suggerendo che il default sia imminente.

Ma la crisi non riguarda il sistema bancario, bensì l'intero stato. Pensate che la valuta Islandese continua a scendere contro l'Euro. L'indebitamento delle banche islandesi ha raggiunto in pochi anni livelli impressionanti.
Ma non solo, anche il grado d'indebitamento dell'economia interna è cresciuto enormemente. I mutui e il debito delle aziende è salito a oltre il 400% del PIL
(dic.2007) dal 184% del 2004.
Il Wall Street Journal ha osservato di recente che “l’Islanda somiglia a una ideale scommessa al ribasso
Le banche locali negli ultimi anni si sono date alla pazza gioia, concedendo e riscuotendo prestiti in grande quantità, come mai avvenuto in passato, il che ovviamente ha fatto aumentare il credito interno del sistema bancario dal 100 per cento del Pil nel 2000 al 450 per cento del 2007. Il modello dell’attività bancaria, in sostanza, è stato importato dall’estero: i funzionari addetti ai mutui sono stati remunerati sulla base del volume di prestiti concessi o di altre transazioni. Le banche si sono comportate, insomma, come se avessero ancora alle spalle l’avallo e l’appoggio dello Stato e il governo sembrava confermare quest’impressione. Le banche hanno chiesto, sui mercati esteri, prestiti a breve termine con interessi bassi, per finanziare mutui a lungo termine, ivi compresi gli ipotecari a 25-40 anni, creando in tal modo uno sfasamento di scadenze nei bilanci.
Molti clienti, che hanno ottenuto mutui ipotecari a tasso variabile, vale a dire tasso reale al quattro per cento, rinegoziabile dopo un periodo di tolleranza di cinque anni, non sapevano che i loro mutui fossero finanziati da prestiti a lungo termine. Il debito dei nuclei familiari ha raggiunto nel 2007 il 240 per cento del reddito disponibile, mentre nel 1983 era solo il 40 per cento e nel 1990 l’80 percento. Il boom del mercato immobiliare ora ha subito un brusco arresto.
Il debito pubblico si è però dimezzato, passando dal 55 per cento del Pil nel 1994 al 28 per cento del 2007: il governo ha rimborsato i debiti precedenti, grazie agli introiti delle privatizzazioni e di altre fonti, comprese le consistenti imposte pagate dalle banche. Per giunta, il gettito fiscale sui redditi dei cittadini è salito dal 10 per cento del Pil del 1995 al 14 per cento del 2006 perché è salito il carico fiscale sui percettori di redditi medio-bassi. Le entrate del governo, derivanti da imposte e da altre fonti, incluse le privatizzazioni, sono

sensibilmente aumentate, passando dal 38 per cento del Pil nel 1990 al 49 per cento del 2005, vale a dire da cinque punti sotto la media dei paesi del Oecd nel 1990 a quattro punti sopra la media nel 2005. Nonostante il fisco abbia pesantemente bastonato tutti eccetto i ricchi, nel 2006 il governo ha ottenuto prestiti dall’estero per una somma equivalente a quasi il 10 per cento del Pil, per raddoppiare le riserve della banca centrale in valuta straniera e riportarle a una copertura delle importazioni sui tre-quattro mesi. Il prestito è stato registrato separatamente e non è, pertanto, incluso nell’indebitamento pubblico ufficiale. Tra il 2004 e il 2007 il deficit delle partite correnti ammontava in media al 18 per cento del Pil, per l’incremento di importazioni e di pagamento di interessi; eppure le esportazioni hanno continuato ad aumentare vertiginosamente fino a un terzo del Pil, così come hanno sempre fatto dal 1870 (e non si tratta di un errore di stampa), un chiaro segnale di sopravvalutazione sistemica della corona. Il debito estero è salito nel 2007 al 550 per cento del Pil, incluse le obbligazioni a breve termine, equivalenti al 200 per cento del Pil. Il debito estero netto ammonta nel 2007 a quasi il 250 per cento del Pil, mentre nel 1997 era il 50 per cento. Inoltre la situazione degli investimenti, inclusi gli investimenti esteri diretti e il portafoglio azionario, si è deteriorata, passando dal - 47 per cento del Pil nel 1997 al -125 per cento del 2007.

Queste cifre mettono in luce altri due problemi. Il primo: è difficile definire il valore di alcuni beni acquistati con fondi in prestito. Il secondo: la qualità degli investimenti finanziati con tali fondi è un fattore determinante e cruciale della sostenibilità dei debiti a lungo termine accumulati dall’Islanda. La redditività del nuovo e gigantesco - per l’Islanda - progetto idroelettrico, destinato a rifornire un impianto per la fusione dell’alluminio, attualmente in costruzione, è controversa, perché il governo non vuole render noto il prezzo di vendita dell’energia alla fonderia. Inoltre parte del denaro ottenuto in prestito, è stato usato per finanziare i consumi.
I debiti a breve termine verso l'estero del sistema bancario sono attualmente quindici volte superiori alle riserve in valuta estera della banca centrale. Pensando alla lezione della crisi asiatica del 1997-1998, ciò non sarebbe dovuto accadere. E non si tratta del “senno di poi”: la banca centrale e il governo sono stati ufficialmente messi in guardia, con accenti netti e chiari, man mano che procedevano lungo questa strada. Ma la loro risposta è stata che la Finlandia non è la Thailandia. Ora, come nel 2006, cercano il modo per sostenere le riserve della banca centrale, ricorrendo nuovamente a prestiti esteri.
PIU' CONCORRENZA PER LE BANCHE
L’improvvisa svalutazione della corona nel 2008 e la crisi di liquidità delle banche, evidenziata dall’astronomico rating di credit default swap devono essere considerati come due problemi diversi, anche se l’incauto accumulo di debiti a breve termine da parte delle banche sembra aver innescato il crollo della corona. La necessità di svalutare non è una novità, pur se recentemente è divenuta più acuta. Era solo questione di tempo. A erodere il valore della corona è improbabile che siano stati rumors infondati. In compenso, i problemi delle banche sono inediti. La turbolenza dei mercati mondiali, seguita alla crisi dei subprime ha innescato il susseguirsi degli eventi islandesi.
Sono numerosi i fattori che hanno contribuito a creare l’attuale situazione: la debole supervisione finanziaria, presa apparentemente in contropiede dall’improvvisa crisi di fiducia dei mercati esteri nei riguardi delle banche; gli errori politici compiuti dalla gestione politica di una banca centrale priva di sufficiente credibilità e potere di persuasione; le responsabilità delle agenzie di rating internazionali; una politica fiscale lassista inadatta all’andamento inflazionistico; e infine l’incapacità delle autorità di reagire per tempo all’escalation dei debiti: hanno deciso di non prestare orecchio agli avvertimenti.
Impossibile prevedere come se la caveranno le banche e i loro creditori, ma quel che è certo è che le conseguenze saranno serie per debitori e clienti, mentre cresce il divario tra tassi sui prestiti e sui depositi, in un mercato interno totalmente isolato dalla concorrenza straniera.
(articolo che prende spunto dall'articolo: IL VULCANO ISLANDA di Thorvaldur Gylfason )
Quali le differenze fra l'Islanda e L'Italia? Che il debito Italiano è in mano allo stato più che alle banche e ai cittadini, e che siamo protetti dall'ombrello EURO.
Ma se le cose dovessero peggiorare...le banche italiane potrebbero essere messe sotto attacco dalla speculazione internazionale, e anche lo spread fra BTP e Bund si allargherebbe. Vedeiamo come si evolveranno gli eventi.
RISCHIO ISLANDA...IL VULCANO ESPLODE?
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7 commenti:
Ciao Paolo, ho letto che nel pacchetto di "salvataggio" appena approvato ci saranno sgravi fiscali per 18 miliardi di dollari per le imprese del settore delle energie pulite e rinnovabili.
Poi ho letto su mercato libero news che la prossima bolla sarà su queste società che rappresentano il "futuro", tu che ne pensi.
Buona domenica
Fabio (quello delle scarpe)
Ottimo articolo e eccellente analisi, ma per fortuna bisogna considerare l'islanda quasi un caso di studio visto la sua esigua popolazione (circa 200.000 anime 1/10 di Milano città tanto per fare un paragone). Il danno che può provocare un crack del paese di Bjork, a livello internazionale è inisignifante a confronto di quello di Lehman bros. (tanto per non fare nomi...)
Torno a chuiedere come "le banche italiane potrebbero essere messe sotto attacco dalla speculazione internazionale".
E' una domanda tecnica di un profano.
Come avviene in termini spiccioli un attacco speculativo a un titolo?
Io so che un'azione scende quando tutti vendono. E scusate l?ignoranza: cosa succede con l'attacco? Obbligano qualcuno a vendere?
Saluti e complimenti
Roberto L.
Roberto, in settimana abbiamo assistito al primo attacco internazionale alle tre principali banche italiane (sospese per sccesso di ribasso).
E' stato solo un assaggio, per capire la reazione della nostra classe politica.
Il peggio arriverà.
Molte banche nostre fanno gola perchè sono piene di risparmi di famiglie. Quindi, poterle mettere sotto pressione per comprarle per due soldi è una cosa che attira molto il capitale illuminista e bildeberghiano (per chi crede alle teorie del complotto)
Non solo non hai risposto alla mia domanda squisitamente tecnica, alla quale non sei obbligato a rispondere. Anzi, da amico ti dico ma vai a farti una passeggiata. e a quel paese la finanza. Se vuoi venire in montagna ti porto io nelle belle valli dell'ossola.Io ci provo a cercare di capire.
Ma mi metti in confusione. Se fanno gola le nostre banche piene di risparmi allora sono sane. Avranno i risparmi, ma anche gli Swazp i derivati etc..... Lo so è complicato e ci vogliono anni di studi per capire bene tutti i meccanismi. Io preferisco andare in montagna e al mare e non esagerare con la finanza per cui è giusto che rimanga ignorante.
Ciao
Roberto
L.
Roberto, dammi un colpo di telefono.
Hai ragione a non capire, ed è colpa mia che non so spiegare.
Le banche italiane sono piene di risparmi (ma non sono della banca).
La banca italiana oggi soffre per
1) perdita del capitale (leggi l'articolo di mercatopoli)
2)Conseguente Perdita di fiducia
Questo non vuol dire che gli assets (attivi) della banca valgano 0.
Anzi gli attivi fanno gola, generando sfiducia e scompiglio qualcuno potrà approfittarne.
ma ricordati: che in primis sono le banche ad aver sbagliato, puntando a fare extraprofitti basati sul debito.
Che oggi qualcuno voglia approfittarne della loro debolezza è corretto e fa parte del Mercato.
CHI E' CAUSA DEL SUO MAL...PIANGA SE STESSO!
Ti ringrazio per la disponibilità eccesiva che dimostri.
Ti chiamerò o scriverò per farti domande specifiche a pagamento ( se avrai tempo per me . )
E adesso a spasso. Se non ti piace la montagna vai dove ti pare a svagarti.
Ciao
Roberto L.
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