STABLE COIN LA VIA PER ESSERE LIBERI DAL FALLIMENTO DEL SISTEMA EURO


BANCHE...LE SOLITE SANGUISUGHE...E' ORA DI DIRE BASTA!


Questa settimana vi ho raccontato di come le banche lavorano male nel campo del risparmio gestito. Ieri poi, in riferimento a Tiscali vi ho raccontato l'inefficienza delle Banche Italiane nel gestire il risparmio amministrato.
Nel recente passato vi ho descritto altre nefandezze del nostro sistema bancario ai danni dei consumatori.
Come forse non tutti sanno Mercato Libero, a Novembre ha lanciato un'iniziativa no profit a favore dei consumatori: 1000PERCAMBIARE.
Obiettivo è raccogliere 1000 adesioni di persone che vogliano avere una banca con condizioni estremamente vantaggiose sotto tutti i punti di vista.
A ieri siamo arrivati a poco meno di 250 adesioni.
Vi chiedo di andare sul sito di 1000PERCAMBIARE e inviare una mail di adesione.
Vi terrò aggiornati sul numero degli aderenti e una volta raggiunti i 1000 andremo a selezionare la banca italiana che offra le migliori condizioni. Con 1000 persone avremo una forza contrattuale notevole.
Pensate di dover acquistare un auto. Andate dal concessionario (agenzia della banca) e negoziate un prezzo. Con 1000 persone non andremo dal concessionario ma direttamente dal costruttore (sede centrale) e negozieremo condizioni importanti.
1000 persone equivalgono a una filiale di banca. Si, la stessa filiale che oggi viene valutata 10 milioni di euro. Se ci pensate bene il valore di ognuno di voi, per una banca, si avvicina quindi ai 10.000 euro!!!
Pensate a quanto ogni anno vi tolgono dalle tasche...e quanto potreste risparmiare!!
Vi aspetto numerosi! ADERITE AL PROGETTO!
: 1000PERCAMBIARE
Intanto vi propongo quest'articolo di Camilla Conti sulle banche (apparso su Libero),
altre nefandezze vi aspettano nel 2008!

Articolo di Libero Mercato
Camilla Conti

La crisi di liquidità scatenata dal terremoto dei subprime tormenta ormai da mesi le banche italiane e preoccupa la stessa Bankitalia che da settembre ha messo sotto stretto controllo gli istituti. Proprio mentre gli stessi stanno trovando chiuso il rubinetto delle cartolarizzazioni che agiva da polmone di liquidità con un conseguente decollo degli spread. E all’orizzonte si profila una nuova minaccia per il sistema bancario: a marzo dovrebbe infatti entrare in vigore l’applicazione del decreto Bersani sull’eliminazione della commissione di massimo scoperto che è destinata a pesare sui ricavi degli istituti. Guai però a pensare povere banche. A rimetterci, infatti, sarà sempre il cliente finale ovvero il correntista o alla piccola e media impresa che chiede sostegno finanziario per lo sviluppo.
Quali saranno gli escamotage per resistere alla crisi? Primo trucco: aumentare i prezzi e passare ai raggi x il cliente-impresa. Molte big italiane, guardando anche ai grafici di Borsa, hanno già cominciato a ipotizzare un rialzo delle condizioni di concessione del credito e dei rifinanziamenti aumentando anche il livello di attenzione sul rischio.
Secondo trucco: allentare i cordini della borsa anche fra “colleghi” di sportello. Da giugno 2007 tutti i tesorieri delle banche italiane medio-grandi (ad esclusione di Unicredit e Intesa) hanno avuto difficoltà a rifinanziarsi sul breve, principalmente sul mercato elettronico dell’interbancario (l’E-Mid) perché tutte le principali banche internazionali hanno ristretto i limiti di credito bilaterali. Sull’E-Mid, infatti, ogni banca può decidere e variare il limite massimo di denaro che intende prestare a un certo istituto. A seguito di questa riduzione di liquidità del sistema, tutti i tesorieri hanno dunque allertato le unità di business per ridurre il ritmo di erogazione di nuovi prestiti a breve e a medio lungo e per conservare la liquidità all’interno della banca. Il classico cane che si morde la corda.
Terzo trucco: accelerare la raccolta diretta privilegiandola rispetto al risparmio gestito proprio per tamponare la liquidità. Mossa che ha però aggravato il profondo rosso registrato dai fondi comuni.
Il quarto antidoto scelto dalle direzioni commerciali è quello che più va a pesare sul portafoglio dell’utente finale. Perché le banche hanno già cominciato a rallentare le erogazioni allungando anche i tempi che passano tra la richiesta del cliente, la delibera e l’effettiva disponibilità dei soldi in conto. Al contempo è aumentata la selettività nell’accogliere le nuove richieste privilegiando i grandi clienti e le medie-imprese con buon rating. Il tutto a scapito delle pmi con rating deboli e delle micro-imprese che non hanno potere contrattuale ma un disperato bisogno di accedere al credito. Come dimostrano i risultati dell’indagine di Iperion Corporate Finance, società specializzata nelle operazioni di finanza aziendale, che ha scattato una fotografia delle pmi italiane con un fatturato compreso tra 0,5 e 50 milioni. Nonostante l’elevata capacità produttiva e la redditività media, la capacità di capitalizzare delle piccole e medie aziende del nostro paese è risultata mediamente bassa con un significativo ricorso all’indebitamento bancario. L’esposizione di breve periodo è infatti prevalente (mediamente quasi 2 milioni di euro), mentre sono meno utilizzate le forme di finanziamento di lungo periodo (mediamente meno di 1,5 milioni).
E’dunque curioso che mentre in banca si corre ai ripari e i clienti si preparano a mettere mano al portafoglio, i manager diano la colpa alle pratiche scorrette. Come l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, per il quale «l’ondata di tensioni finanziarie scatenata dalla crisi dei subprime è nata da prassi scorrette da parte di alcuni operatori finanziari, e ora minaccia di investire il settore dei prodotti assicurativi contro le insolvenze di obbligazioni».

Avete capito? Cosa aspettate a reagire?
: 1000PERCAMBIARE
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