18- 19 MAGGIO: CRIPTOVALUTE ALL'ITFORUM DI RIMINI

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NOI SAREMO PRESENTI! RAGGIUNGICI PER UNA DUE GIORNI UNICA!

MATERIE PRIME - OGGI E' TOCCATO AL RAME VOLARE! E RICORDATEVI..IL 2017 E' L'ANNO DELLE MATERIE PRIME



INFLAZIONE DA MATERIE PRIME? e perche' no? trump vuol dire meno tasse, vuol dire piu' stimoli, vuol dire crescita economica, vuol dire meno disoccupazione e con i prezzi in crescita, anche i salari potranno finalmente essere piu' alti in america (ecco perche' trump sta alzando i muri e statene certi che avra' successo)
Prezzi piu' alti e salati piu' alti giustificheranno rialzo dei tassi Fed e il dollaro forte non daneggera' il saldo di bilancia commerciale (minori tasse aiutano a essere competitivi)
NEL NOSTRO PORTAFOGLIO WMO LE MATERIE PRIME SONO PRESENTI IN MANIERA DA REGALARCI QUALCHE SODDISFAZIONE N EL CORSO DEL 2017, ANNO DEL BITCOIN E DELLE MATERIE PRIME....OVVIAMENTE SUPPORTATE DA DOLLARO FORTE

il rialzo dei tassi a cui non  crede Mazzalai sara' dettato non da logiche di libero mercato ma da logiche di politica mercantilista e anti globalizzazione.
La globalizzazione è stata la causa prima della deflazione (piu' ancora dei tassi di interesse e del debito)....e trump ha detto basta.
L'europa , per chi  kn lo avesse capito, sara' quella che soffrira' maggiormente.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Scusa Paolo mi sfugge un pezzo...se in America salgono i salari e l'inflazione costa di più produrre in America quindi il dollaro dovrebbe indebolirsi per essere competitivi e non apprezzarsi. Ovviamente nel medio, nel breve i tassi più alti portano flussi a favore del dollaro. Giusto?
Grazie

Anonimo ha detto...

Dottore, mi perdoni ma non concordo con questa ipotesi, peri seguenti motivi.

Le quotazioni del petrolio sono rimaste relativamente stabili nell’ultima settimana, intorno a quota 53 US$/barile per il WTI, con gli investitori in attesa di una serie di comunicazioni da parte di OPEC, IEA e Dipartimento dell’Energia USA per valutare quanto gli accordi di novembre per tagliare la produzione siano stati rispettati. Sulla base di quanto già noto, si stima che in gennaio circa il 75% dei tagli sia stato realizzato. Le aspettative del mercato continuano a evidenziare un certo scetticismo sul rispetto dell’accordo, lasciando quindi spazio per sorprese positive, ma c’è anche la possibilità che alcuni produttori OPEC e non OPEC possano aver deluso le attese, quindi ci si può attendere una maggiore volatilità delle quotazioni nei prossimi giorni. Occorre inoltre considerare che l’imposizione di nuove sanzioni americane all’Iran crea nuovamente un rischio politico per il petrolio, mentre i dati settimanali USA continuano a puntare verso l’aumento della produzione ed una lentezza maggiore del previsto nello smaltimento delle scorte.
Quindi il grosso del rialzo è dietro le spalle, ha ragione il dott. Mazzalai.

Saluti, Carlo