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MALACALZA E LA CORSA A CARIGE ! 1,17 PIACE ALLE BANCHE DI AFFARI

Malacalza è il nuovo azionista di riferimento della Carige, con una quota del 15%. LUNEDI PARTE IL MEGA AUMENTO per chiudersi il 19 giugno (ultimo giorno di negoziazione). Le nuove azioni  saranno emesse a 1,17 euro nel rapporto di 7 a 1.
INTANTO LA BANCA FA CASSA VENDENDO PER 310 MILIONI LA COMPAGNIA ASSICURATIVA AD APOLLO
Closed on Friday sale of Carige Vita Nuova and Carige Assicurazioni insurance units to Apollo Global Management * Apollo paid 310 million euros in cash
Considerando anche gli effetti dell’aumento di capitale per un importo massimo complessivo di 850 milioni di euro che sarà avviato lunedì 8 giugno, il CET1 Ratio phased–in si attesterà al 12,4% circa, al di sopra del limite regolamentare dell’11,5%, livello che la BCE ha richiesto venga raggiunto 

LA BCE  imponeva qualche mese fa a Carige un nuovo rafforzamento da 814 milioni, importo da raggiungere con dismissioni e denaro fresco. La cessione delle due società assicurative e la messa sul mercato del private banking (la banca Cesare Ponti) e del credito al consumo (la società Creditis) sembrava tale da "limitare" il nuovo aumento di capitale fra i 650 e i 700 milioni. Ma la scelta del management che sta provando a tirare fuori dalle secche la banca (il presidente Cesare Castelbarco e l'ad Piero Montani) è stata differente, con un aumento di 850 milioni, talmente sostanzioso da rendere non più obbligatorie le cessioni della Ponti e di Creditis. Deciderà il consiglio, sulla base delle offerte vincolanti già pervenute  ma ciò che è certo, specie dopo il perfezionamento della vendita ad apollo della compagnia assicurativa,  è che, con questo rafforzamento, Carige si mette finalmente al riparo da situazioni critiche.


L'attenzione si sposta ora sull'aumento, che avviene in uno scenario totalmente cambiato rispetto al precedente aumento del luglio 2014. Già allora, la Fondazione Carige, pur restando il primo azionista, aveva limato pesantemente la propria quota, passando da un ormai insostenibile 46 per cento al 19. Quel 27 per cento di capitale ceduto sul mercato aveva permesso alla Fondazione di partecipare all'aumento e di continuare a resistere, nonostante il crollo dl titolo azionario avesse di fatto spazzato via gran parte del patrimonio, bruciando in un anno oltre un miliardo di euro. Ovviamente, a pagare le conseguenze del tracollo del titolo, scivolato fino a 6 centesimi, non era stata solo la Fondazione, ma anche la grande platea dei piccoli azionisti, da sempre vicini alla banca del territorio. Di fronte alla necessità di metter nuovamente mano al portafogli, con l'aumento da 850 milioni, la Fondazione si trovava davanti a un bivio: individuare un alleato a cui cedere gran parte delle sue azioni, con un patto che le permettesse di continuare a operare a sostegno del territorio, oppure sparire. Come è andata a finire è cosa nota: la Fondazione ha scelto Malacalza, per continuare a vivere. La famiglia genovese ha infatti rilevato dalla quota dell'ente il 10,5 per cento di capitale Carige, spendendo 66,2 milioni di euro. La Fondazione, che intanto aveva proseguito la sua discesa, ha così trovato la liquidità necessaria per proseguire nel suo cammino, concentrandosi sulla storica mission delle erogazioni. E Malacalza ha così potuto mettere al riparo la banca dei liguri dalle offerte di fondi o banche concorrenti. La strada dell'alleanza potrebbe tornare d'attualità, ma questo in un secondo tempo. Ora infatti la famiglia genovese intende rafforzare il proprio ruolo di primo azionista. Non a caso, nelle settimane successive all'accordo con la Fondazione, Malacalza ha rilevato per 32 milioni il 4,60 della quota che faceva capo al secondo azionista (i francesi di Bpce, che erano titolari di poco meno del 10). Oggi controlla il 15 per cento di Carige, seguito appunto dai francesi, con una quota di poco superiore al 5. Non è un segreto che la famiglia voglia salire il più possibile, oltre il 24%, fino alla soglia massima consentita prima che diventi obbligatorio far scattare l'opa. Ma bisognerà tenere conto anche delle mosse degli altri azionisti, di uno in particolare, Gabriele Volpi, l'imprenditore che ha fatto la sua fortuna con il business del petrolio in Nigeria, e che in pochissime settimane ha rastrellato il 5 per cento del capitale. 
Volpi entra in Carige con il suo trust di famiglia, l'inglese "The Summer", attraverso la finanziaria panamense Lonestar, la stessa che ha rilevato con altri soci il 20 per cento di Eataly di Oscar Farinetti

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1 commento:

Anonimo ha detto...

http://scenarieconomici.it/stop-ttip-tg-la7-i-profughi-non-scappano-dalla-guerra-bensi-dallausterity-imposta-dal-fmi-a-favore-delle-multinazionali-in-nord-africa/
PAZZESCO:::::