DRAGHI E IL RISPARMIO GESTITO: INEFFICIENTE

RISPARMIO GESTITO O RISPARMIO TRADITO? Ecco il pensiero del governatore:
“risultati insoddisfacenti, non solo per colpa del fisco. Gestori cari rispetto ai
rendimenti. Il legame con le banche ha ostacolato «la concentrazione delle fabbriche prodotto»
I fondi comuni italiani, riconosce il governatore, sono stati a lungo penalizzati fiscalmente rispetto a quelli esteri, ma l’industria deve comunque essere in grado di fare mea culpa e riflettere sui motivi della progressiva disaffezione dei risparmiatori nei suoi confronti. «La qualità delle gestioni non di rado è insoddisfacente rispetto ai costi - ha osservato il numero uno di Palazzo Koch - Non sorprende che l’andamento più sfavorevole abbia contraddistinto i fondi obbligazionari e monetari per i quali il peso delle commissioni è particolarmente elevato». Nel mirino di Draghi è finita la governance delle Sgr, che avrebbero un numero troppo esiguo di consiglieri indipendenti, e il rapporto troppo stretto tra fabbriche prodotto e reti di vendita. «Queste ultime hanno un ruolo decisivo nello sviluppo delle masse in gestione e nella ripartizione dei ricavi». Il problema fiscale in ogni caso va risolto al più presto. «È un handicap serio cui occorre intervenire», ha detto il governatore
PER RIASSUMERE I PRODOTTI ITALIANI DEL RISPARMIO GESTITO, A DETTA DEL NOSTRO GOVERNATORE HANNO LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:
- FISCALITA’ PENALIZZANTE,
- INCAPACITA’ GESTIONALE (RISULTATI DELUDENTI)
- GOVERNANCE INSODDISFACENTE
- TROPPO POTERE DELLE RETI DI VENDITA
Ora le sue parole equivalgono a dire:
- Risparmiatore non comprare prodotti delle banche italiane
- Risparmiatore non ti fidare del promotore che ti vende prodotti
d’investimento italiani
- Risparmiatore non ti fidare della banca sottocasa se ti dice di comprare
prodotti italiani del risparmio.
Ora, queste parole sarebbero tacciate di concorrenza sleale o di falsa pubblicità comparativa se uscissero dalla bocca di un consulente finanziario indipendente come me. Ma dato che tali affermazioni arrivano dal massimo esponente della Banca d’Italia, allora il risparmiatore ha l'obbligo di preoccuparsi.
Il governatore dice che i prodotti del risparmio gestito italiano non sono prodotti validi. Quindi se li compri non fai certo un buon affare. E, automaticamente bisogna fuggire da coloro i quali te li propongono (reti, private bankers, ufficio titoli della banca ecc ecc).
A questo aggiungo che se la banca ti offre prodotti prodotti d’investimento estero vestiti, ma gestiti sempre dallo stesso team di gestione italiano che ha risultati insoddisfacenti in Italia... la musica non cambia. È difficile pensare che il prodotto sia migliore. Occhio poi al costo dei prodotti esteri. A volte costano di più in modo da mangiarsi il vantaggio fiscale che invece deve rimanere in capo a chi investe. La maggior parte dei prodotti d’investimento di società italiane d’investimento che hanno aperto i loro uffici in Lussemburgo o in Irlanda soffrono dei medesimi problemi sui risultati che affliggono i prodotti italiani. Per giunta la società di gestione estera subisce una tassazione sugli utili inferiore a quella italiana. Quindi tale vantaggio dovrebbe essere girato, in parte al consumatore.
Se dopo le parole del governatore della banca d’Italia hai dei dubbi e vuoi saperne di più puoi rivolgerti al servizio di consulenza di Mercato Libero. Manda una mail o telefona senza impegno MERCATILIBERI@GMAIL.COM
A riprova di quanto detto, riporto le parole di Giuliani, direttore generale di una delle principali società del risparmio gestito in Italia:
«Purtroppo quello che dice Mario Draghi è la realtà. In Italia ci sono pochissime scuole gestionali di valore che possono vantare una storia di successo provata da fatti e non da slogan commerciali. In molti casi i rendimenti medi offerti ai clienti, al netto dei costi e della fiscalità, sono insoddisfacenti. Il 90% dell'industria rende in media sui 5 anni meno dei Bot: occorre concentrarsi molto di più sulla qualità dei rendimenti offerti, pensando solo al cliente». Ma chi è il vero colpevole dell’ «andamento insoddisfacente» dei fondi italiani lamentato ieri da Draghi? «Oltre alla gestione - risponde il numero uno di Azimut - grosse responsabilità sono da attribuire anche alle reti distributive che hanno dimostrato di avere molte difficoltà nell'orientare i clienti in modo corretto negli anni. Considerato che alcune asset class, hedge e flessibili a parte, hanno reso zero o addirittura perso, è ovvio che il livello di insoddisfazione sia elevato. E, infine, da un orientamento eccessivo al conto economico di breve termine che ha portato alla diffusione di strumenti poco trasparenti, molto costosi e poco flessibili. Essere spinti da logiche di budget di breve termine e non dalla soddisfazione del cliente nel medio/lungo è molto dannoso per l'industria».
Infine ricordo la raccolta di settembre per il risparmio gestito italiano segna un
–9,3 miliardi di euro. Vuoi essere l'unico che rimane con il cerino in mano?
A buon intenditore …
DRAGHI E IL RISPARMIO GESTITO: INEFFICIENTE
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