I MERCATI AZIONARI NEL 2015 SALIRANNO (per i primi sei mesi) GRAZIE ALLE MATERIE PRIME E ALLA DEPRESSIONE SALARIALE DEI NUOVI SCHIAVI
1) l'arrivo sul mercato di nuova abbondante offerta di materie prime
2) il rallentamento della cina nell'acquisto di materie prime (ma aumentano i consumi, grazie anche alla forza dello yuan...e quindi le importazioni)
E' evidente che un rafforzamento dello yuan portera' le aziende a produrre fuori dalla cina ...per vendere alla cina stessa oltre che al resto del mondo. La discesa del costo delle materie prime risulta cosi' solo congiunturale ma non legata al crollo della domanda.
interessante lo spunto che ho preso dall'articolo di Fugnoli di questa settimana che da il la' per una positivita' sui mercati azionari americani, ma sopratutto europei che godono oggi solo in parte della discesa delle materie prime in quanto le pagano in dollari (moneta forte) ma la depressione salariale e l'aumento di competitivita' delle imprese esportatrici ...rende interessante proprio l'investimento sui mercati europei azionari fra fine anno e i primi mesi del 2015.
POSIZIONARSI SU SETTORI NON FINANZIARI MA PRODUTTIVI E LEGATI ALL'ESPORTAZIONE DOVREBBE ESSERE VINCENTE.
il mercato azionario americano gode di super utili di impresa generati da materie prime sempre meno care...e da un impatto ad effetto ritardato del caro dollaro. (il massimo effetto benefico dovrebbe essere proprio in questi mesi)
Per L'europa il calo delle materie prime è stato limitato perche' l'euro si è indebolito...e l'effetto positivo del cambio si inizia a vedere solo ora con effetto ritardato..Il massimo risultato verra' raggiunto in primavera.
"Proprio mentre Wall Street fa segnare il massimo livello di tutti i tempi e mentre i bond si mantengono fortissimi, ecco che petrolio e oro scivolano clamorosamente e se ne tornano sui livelli dell’autunno 2010, quando l’espansione ECONOMICA aveva solo un anno di vita.
In un mondo in cui quasi tutto è caro o comunque sui massimi, il petrolio è a 77 dollari e l’oro a 1140
Le materie prime seguono normalmente un ciclo diverso da quello delle borse. L’azionario tocca i massimi a fine ciclo (dimostrando puntualmente di non avere nessuna capacità di previsione sul crash economico imminente), mentre le materie prime lo toccano a metà ciclo.
Le materie prime seguono normalmente un ciclo diverso da quello delle borse. L’azionario tocca i massimi a fine ciclo (dimostrando puntualmente di non avere nessuna capacità di previsione sul crash economico imminente), mentre le materie prime lo toccano a metà ciclo.
La ragione è semplice. Le società minerarie e petrolifere, prima di avviare nuovi investimenti, aspettano che il ciclo economico confermi la sua forza. Tipicamente, quindi, non si muovono nel primo anno di una ripresa, ma nel terzo. Gli investimenti avviati nel terzo anno cominciano a dare risultati nel quinto e nel sesto anno. A quel punto la domanda continua a crescere, certo, ma l’offerta cresce ancora di più e fa scendere i prezzi. Il ciclo degli anni Duemila andò diversamente per via di un nuovo soggetto, la Cina, che proprio in quegli anni aveva preso a crescere a tassi elevati e a divorare materie prime, quasi indifferente al loro prezzo.
Non in tutti i decenni, però, c’è una nuova Cina da accomodare e quindi, in questi nostri anni Dieci, tutto fa pensare che il ciclo delle materie prime torni alla sua normalità. Poiché siamo all’anno sesto della ripresa, ecco che una grande quantità di nuova produzione, frutto degli investimenti avviati dalle società minerarie tra il 2011 e il 2012, inizia a entrare in circolo e a deprimere i prezzi.
Se poi la Cina era stata nel decennio scorso una sorpresa sul lato della domanda, in questo nostro decennio la sorpresa è sul lato dell’offerta. La massiccia entrata in produzione di greggio e gas non convenzionali negli Stati Uniti è un fatto senza precedenti nelle sue proporzioni e altera il ciclo dei prezzi tradizionale, accentuandolo.
Poiché finora nessuno dei grandi produttori ha annunciato tagli di produzione (con prezzi bassi la tentazione è semmai quella di estrarre di più), lo squilibrio tra domanda e offerta produrrà probabilmente, nei prossimi mesi, prezzi ancora più bassi o comunque non più alti. Un accordo con l’Iran sul nucleare, possibile in tempi brevi, potrebbe porre fine alle sanzioni e portare altro greggio sul mercato. Il nuovo Congresso americano a maggioranza repubblicana darà poi via libera a nuovi gasdotti e oleodotti e liberalizzerà le esportazioni, immettendo altra produzione sul mercato internazionale.
La produzione di greggio verrà dunque tagliata solo marginalmente, là dove costa di più (nelle acque profonde al largo del Brasile o del Golfo di Guinea) o dove è più esposta alla concorrenza della nuova produzione americana (il light nigeriano). Poiché Russia e Venezuela continueranno a produrre più che possono, alla fine la partita verrà giocata tra i sauditi (che hanno la forza economica per permettersi tagli di produzione) e i nuovi produttori americani di shale oil, più elastici rispetto ai prezzi in quanto privati. Ci vorranno ancora dei mesi prima che sia trovato un nuovo equilibrio.
Non in tutti i decenni, però, c’è una nuova Cina da accomodare e quindi, in questi nostri anni Dieci, tutto fa pensare che il ciclo delle materie prime torni alla sua normalità. Poiché siamo all’anno sesto della ripresa, ecco che una grande quantità di nuova produzione, frutto degli investimenti avviati dalle società minerarie tra il 2011 e il 2012, inizia a entrare in circolo e a deprimere i prezzi.
Se poi la Cina era stata nel decennio scorso una sorpresa sul lato della domanda, in questo nostro decennio la sorpresa è sul lato dell’offerta. La massiccia entrata in produzione di greggio e gas non convenzionali negli Stati Uniti è un fatto senza precedenti nelle sue proporzioni e altera il ciclo dei prezzi tradizionale, accentuandolo.
Poiché finora nessuno dei grandi produttori ha annunciato tagli di produzione (con prezzi bassi la tentazione è semmai quella di estrarre di più), lo squilibrio tra domanda e offerta produrrà probabilmente, nei prossimi mesi, prezzi ancora più bassi o comunque non più alti. Un accordo con l’Iran sul nucleare, possibile in tempi brevi, potrebbe porre fine alle sanzioni e portare altro greggio sul mercato. Il nuovo Congresso americano a maggioranza repubblicana darà poi via libera a nuovi gasdotti e oleodotti e liberalizzerà le esportazioni, immettendo altra produzione sul mercato internazionale.
La produzione di greggio verrà dunque tagliata solo marginalmente, là dove costa di più (nelle acque profonde al largo del Brasile o del Golfo di Guinea) o dove è più esposta alla concorrenza della nuova produzione americana (il light nigeriano). Poiché Russia e Venezuela continueranno a produrre più che possono, alla fine la partita verrà giocata tra i sauditi (che hanno la forza economica per permettersi tagli di produzione) e i nuovi produttori americani di shale oil, più elastici rispetto ai prezzi in quanto privati. Ci vorranno ancora dei mesi prima che sia trovato un nuovo equilibrio.
DA PREDILIGERE LE AZIENDE CHE ESPORTANO IN AREA CINESE E AMERICANA, LE AZIENDE CHE LAVORANO MATERIE PRIME E CHE MANTENGONO I PREZZI DI VENDITA...
sarebbe bello avere una ulteriore discesa dei mercati prima di investire ma a volte si sa..chi troppo attende..non prende le occasioni. Per ora abbiamo sfruttato a pieno la discesa dei mercati ma non la risalita' vedremo nei prossimi giorni di operare di conseguenza.
sarebbe bello avere una ulteriore discesa dei mercati prima di investire ma a volte si sa..chi troppo attende..non prende le occasioni. Per ora abbiamo sfruttato a pieno la discesa dei mercati ma non la risalita' vedremo nei prossimi giorni di operare di conseguenza.
I MERCATI AZIONARI NEL 2015 SALIRANNO (per i primi sei mesi) GRAZIE ALLE MATERIE PRIME E ALLA DEPRESSIONE SALARIALE DEI NUOVI SCHIAVI
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2 commenti:
La discesa delle materie prime e del petrolio è stata troppo veloce.
Potrebbe anche essere che laddove c'era un po' più domanda, nelle economie emergenti, questa sia stata bloccata dal rafforzamento del dollaro. Poi ci può stare pure il sospetto di manipolazione del prezzo del petrolio per l'affare Russia. Ma
alla fin fine 'la domanda' dove sta?
Quindi potrebbe anche essere che i mercati vanno su per pochi mesi, e poi si ricomincia con l'altalena.
concordo
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