FOTOVOLTAICO IL GOVERNO ITALIANO RISCHIA DI ALLONTANARE PER SEMPRE L'IMPRENDITORIA ITALIANA E STRANIERA CON TASSE RETROATTIVE! A RISCHIO ANCHE I SOLDI ATTESI DALLA VOLUNTARY DISCLOSURE.
ENNESIMA FIGURA DI MERDA DELLO STATO : SI PREANNUNCIA UNA TASSA RETROATTIVA PER GLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI!!!
E CON UNO STATO SIMILE CHI E' QUELL'IMPRENDITORE CHE INVESTE UN EURO IN ITALIA ??? NESSUNO NESSUNO NESSUNO.
MA NON SOLO...
CHI SARA' QUEL PAZZO CHE FARA' LA VOLUNTARY DISCLOSURE PER RIPORTARE IN ITALIA RISPARMI NON DICHIARATI SE POI LO STATO COLPIRA' RETROATTIVAMENTE TALI RISPARMI
IN ITALIA NON ESISTE PIU' LA CERTEZZA DEL DIRITTO. E' SEMPLICEMENTE VERGOGNOSO
PREMETTO CHE CARLO STAGNARO E' UNO CHE SI DICE FACENTE PARTE DELL'ISTITUTO BRUNO LEONI E AMANTE DEL MERCATO LIBERO. E' ANCHE UN'AMICO DI GIANNINO. QUESTO PERSONAGGIO E' UN ASSOLUTO INCOMPETENTE. PER GIUNTA HA ACCETTATO UN LAVORO AL SOLDO DI RENZI E DA ALLORA NE COMBINA DI COTTE E DI CRUDE..UN SERVO DEL POTERE...UNO CHE FINO A IERI PREDICAVA UNA COSA E ORA...NE FA ALTRE...
Si sta parlando con estrema insistenza di un taglio del 20% dei contributi alle rinnovabili a fronte di una spalmatura su 27 anni invece di (CONTINUA LA LETTURA CLICCANDO QUA SOTTO A SINISTRA)
20 anni come attualmente previsto (Qualenergia.it, Nuovo spalma-incentivi rinnovabili e tagli retroattivi? Una mostruosità economica e giuridica).
Sono due anni che al Ministero dello Sviluppo Economico si parla di un potenziale taglio retroattivo sulle rinnovabili sul modello spagnolo.
E sono sempre due anni che gli esperti giuridici lo sconsigliano perché
incostituzionale: le aziende delle rinnovabili hanno in mano un
contratto ventennale firmato con il GSE, la convenzione, e
rimangiarselo, farebbe la fortuna degli avvocati e esporrebbe lo Stato a
ricorsi miliardari.
Non potendo toccare le tariffe incentivanti, in questi due anni il settore delle rinnovabili è stato bombardato da misure alternative. Per
fare qualche esempio: raddoppio dell'IMU; applicazione degli oneri di
sbilanciamento; applicazione di una tassa ad-hoc per pagare i costi del
GSE; la Robin-Hood tax del 10% addizionale sull'IRES; il dimezzamento
dei prezzi del ritiro dedicato; la circolare dell'Agenzie dell'Entrate
che impone l'ammortamento in 25 anni invece che in 9; la tassazione
speciale del 25% per le imprese agricole; l'obbligo di ri-accatastamento
e variazione della rendita per le famiglie che costruiscono un impianto
fotovoltaico sul loro tetto, eccetera.
Tutte
queste misure di contorno si aggiungono chiaramente, per il
fotovoltaico, all’approvazione dei 5 Conti Energia che hanno via via
tagliato gli incentivi fino ad azzerarli. Oggi la redditività dei
progetti è fortemente depressa. Quasi dimezzata rispetto a quella
originaria.
Inoltre, va ricordato che anche per effetto delle rinnovabili il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso (PUN)
è crollato dai 70 Euro a MWh del 2008 a circa 45 Euro a MWh di marzo
2014, stiamo parlando di una riduzione pari a circa il 35% del prezzo in
6 anni. Un bel contributo per l'utente elettrico che paga la bolletta
ogni mese. Nella settimana di Pasqua 2014, il 50% dell'energia prodotta
nella Borsa italiana era da fonte rinnovabile, e aggiungerei, pulita e
rispettosa delle generazioni a venire.
In questo quadro arrivano le famose “slide” di Renzi del 12 marzo 2014. Una di quelle pagine prometteva "il taglio del costo dell'energia elettrica del 10%".
Ma non c’era nessuna strategia dietro. Infatti, questo slogan
elettorale si abbatté come un fulmine a ciel sereno sui funzionari dello
Sviluppo Economico e Ambiente, nonché sui funzionari dell'Economia.
Tutti si saranno chiesti: "E adesso dove li prendiamo questi soldi?".
Nel frattempo Carlo Stagnaro dell'Istituto Bruno Leoni aveva circolato via Twitter un suo paper sulla possibile manovra di ‘spalmatura’ degli incentivi alle rinnovabili su un orizzonte più lungo e ripropone l'idea del taglio retroattivo alle rinnovabili.
Il
pezzo crea un aspro dibattito fra esponenti di associazioni
ambientaliste, Assoelettrica ed esperti del settore. Già in quei giorni
la nota di Alessandro Visalli, ripresa anche dallo stesso Stagnaro e da Jacopo Giliberto, aveva chiarito moltissimi dei gravi limiti della proposta di taglio retroattivo. Limiti, sia ben chiaro, che erano noti da anni a tutti gli addetti ai lavori.
In
questo quadro nelle settimane successive alla ‘televendita’ di Renzi,
nelle stanze dei ministeri, si agitano per trovare un modo per dare
concretezza alle promesse di riduzione del taglio della bolletta
promessa dal Primo Ministro, nonostante le proposte per ridurre le bollette non manchino.
Ad
esempio, invece, di far in modo che la grande riduzione del prezzo
dell'energia all'ingrosso si scarichi sui prezzi pagati dai consumatori,
e non rimanga a beneficio del margine delle società venditrici di
energia (che oggi pagano l'energia 45 Euro a MWh e la rivendono ai
clienti mediamente a 80 Euro a MWh, facendo un margine di quasi il 100%)
o piuttosto che ridurre gli oneri impropri in bolletta (es. sconto alle
FS, sconti agli energivori, costi per lo smantellamento del nucleare
che ormai è fermo da un trentennio ma continuiamo ancora a pagarlo,
ecc.), l'interesse dei tecnici dei ministeri dove va a cadere?
Esattamente sulla criticatissima proposta dell'Istituto Bruno Leoni di
cui sopra.
Qui inizia un lavoro
segreto. Talvolta affiora qualche segnale inquietante di questo lavoro
sotterraneo, come ad esempio quando il ministro Guidi a ‘Porta a Porta’
ricorda che entro maggio ci sarà un provvedimento importante che
taglierà il costo della bolletta così come promesso dal premier.
A
questo punto, al MiSE riprendono in mano ragionamenti rifatti mille
volte, i pareri degli esperti e i conti condivisi con le banche. Ci si
rende conto che i problemi tecnici sono enormi, innanzitutto le banche.
E' importante ricordare che il sistema bancario italiano ha finanziato
le rinnovabili con qualcosa che vale una cinquantina di miliardi di euro
di finanziamenti strutturati a medio e lungo termine. Per dirla in un
altro modo, se giochi con le tariffe in maniera goffa, scateni una sorta di “tsunami del credito” che con una reazione a catena spazza via il sistema bancario.
Insomma
con le banche, come sempre, bisogna andare con i piedi di piombo. Per
questo motivo vengono convocate in una riunione giovedì 24 aprile per
anticipargli il provvedimento e tastare il polso. La loro reazione è
stata negativa. Hanno spiegato che gran parte dei finanziamenti andrebbe nel cosiddetto "default tecnico",
perché non rispetterebbero più molti parametri obiettivo (es. fra tutti
il DSCR il rapporto fra cash flow e rata non si rispetta se si taglia
la tariffa del 20%). Inoltre, va detto che molti impianti non possiedono
i terreni oltre il ventesimo anno, quindi allungare gli incentivi a 27
anni è inutile perché non ci sarebbe il titolo legale per fare altri
sette anni di produzione.
Un
ginepraio di corrette obiezioni su problemi che nel ristretto mondo
degli addetti ai lavori sono già ben noti.
In un quadro del genere un
decisore politico attento si ferma e cerca altre soluzioni. Rilanciare
la questione con un muscolare azzardo a spese della collettività, vuol
dire nel nostro caso, scegliere la retorica populista del "riformismo ad
ogni costo", con scarsa lungimiranza e senza un disegno strategico
complessivo.
A questo punto vanno fatte alcune considerazioni sui devastanti effetti di un simile provvedimento:
- Violazione del principio costituzionale di non retroattività, non rispettando unilateralmente le convenzioni GSE firmate dai titolari degli impianti ed esponendo lo Stato a una massa di ricorsi per decine di miliardi. Tralascio il calcolo del danno erariale potenziale e i costi legali per tutti i provvedimenti (stiamo parlando di decine di migliaia di impianti).
- Perdita di gettito per lo Stato in una misura di almeno 500 milioni di euro. Infatti il 20% di tariffa rinnovabile (1,5 miliardi di euro) è la parte dei ricavi che fa sì che le società delle rinnovabili arrivino in utile e paghino le imposte. Con il taglio queste aziende chiuderebbero tutte in perdita e lo Stato non incasserebbe più né IRES, né IRAP. Come detto si tratterebbe di un minore gettito di non meno di 500 milioni di euro all’anno. Come si finanzierebbero queste mancate entrate con nuove tasse? Ai danni si aggiungerebbero altri danni. Il risparmio per le famiglie sarebbe quindi del tutto esiguo, perché al risparmio in bolletta seguirebbe un incremento dell’imposizione fiscale per mantenere in equilibrio il bilancio dello Stato.
- Ennesima perdita di credibilità internazionale agli occhi degli investitori stranieri che vedrebbero il nostro paese ancora una volta come inaffidabile nel medio-lungo periodo con impatti sullo spread e sulla capacità dell’Italia di attrarre nuovi investimenti dall’estero non troppo difficili da immaginare.
- ‘Mazzata’ per il sistema bancario che si ritroverebbe qualcosa come 50 miliardi di crediti o in sofferenza o incagliati o, comunque, con rating abbassato. Questo costringerebbe inevitabilmente le banche a ridurre il credito nei confronti degli altri settori per poter rispettare le regole di Basilea III che prevedono che ci sia una quantità di capitale proprio allocato per ogni ammontare di crediti di bassa qualità. Quindi, il colpo alle rinnovabili si trasferirebbe al credito e dal settore finanziario si propagherebbe a domino su tutta l’economia.
- Gli investitori prevalentemente italiani, nonostante ciò che si legge sulla stampa, si ritroverebbero a perdere il loro capitale investito in questi ultimi 5 anni. Stiamo parlando di almeno una cinquantina di miliardi di euro che volerebbero in fumo. Vogliamo immaginare gli effetti depressivi di una simile ecatombe finanziaria? Se non vogliamo leggerla con le lenti dell’equità, perlomeno cerchiamo di essere realisti e di comprendere che sarebbe un shock altamente negativo per la nostra economia oltre che per il nostro diritto.
- Ultima, ma non meno importante, l’occupazione degli addetti in questa importante filiera produttiva. Senza soldi come si pagano gli stipendi? Con un simile massacro degli investitori, chi pagherà per nuovi impianti? Come si pagheranno i ricambi, le manutenzioni e tutti i servizi accessori con cui vivono oggi alcune decine di migliaia di lavoratori italiani?
La vera
domanda è: perché tutto questo? Perché si vogliono scatenare i sei
effetti terribili elencati sopra per ridurre le bollette di pochi euro
al mese quando imponendo alle società di vendita di energia di adeguare
il costo delle forniture al nuovo prezzo all’ingrosso dell’energia si
potrebbero far risparmiare agli utenti italiani qualcosa come 10,5 miliardi di euro all’anno?
Sì,
avete letto bene. Infatti, 35 €/MWh (la differenza fra il costo
dell’energia al dettaglio pari a 80 €/MWh e il costo dell’energia
all’ingrosso pari a 45 €/MWh) moltiplicato per 300.000.000 di MWh (il
consumo italiano di elettricità) porta ad un risultato di circa 10,5
miliardi di euro, cioè 9 volte di più dei tagli proposti alle
rinnovabili. Non posso che concludere con una domanda classica: cui prodest?
FOTOVOLTAICO IL GOVERNO ITALIANO RISCHIA DI ALLONTANARE PER SEMPRE L'IMPRENDITORIA ITALIANA E STRANIERA CON TASSE RETROATTIVE! A RISCHIO ANCHE I SOLDI ATTESI DALLA VOLUNTARY DISCLOSURE.
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3 commenti:
Condivido il pensiero, ma ricordo ad una tua convention che parlavi dei titoli di stato italiani come 'merda' ( ricordo con piacere il tuo 'io non la tocco la merda'). Alla fine con le rinnovabili é andata più o meno così.... si è basato un business su una promessa dello stato italiano, che conosciamo tutti. certo fa ridere un fautore dello stato minimo quale mercato libero che si butta nell energetico italiano, tutto sussidi e monopoli, ma non essendo qui a filosofeggiare, capisco che ai tempi era molto redditizio. Coi suoi rischi tuttavia, che stanno venendo a galla, e che col procedere della situazione italiana non potrà che peggiorare da questo punto di vista. Non sono mai stato attratto dal business delle rinnovabili, se non per un utilizzo in autoconsumo e la possibilità di staccarsi dalla rete... ho sempre dubitato di chi ti regala soldi, così come mi ha sempre fatto ridere la parola imprenditorialità vicino a certificati verdi.
HAI RAGIONE. PREMESSO CHE I BTP MERDA LI HO ABBANDONATI QUANDO O SPREAD ERA A 90 PUNTI (testimone il blog) E CONTINUO A NON AVERNE. un piccolo investimento nel fotovoltaico l'ho fatto. Francamente pur andando tutto bene ..MI PENTO DI AVERLO FATTO, COME CREDO SI PENTA ANCHE BENETAZZO. il motivo lo hai detto tu. e' un business sovvenzionato e NON CI SI PUO' FIDARE DI UNO STATO FINITO!
l'unico vero motivo perche' non cambiano le regole e' la paura che le banche saltino...
Concordo, non romperanno la corda per non far saltare le banche, ma stringeranno sempre più la cinghia e chi aveva fatto grossi investimenti la prenderà in quel posto. Specialmente nelle mie zone poi questi investimenti sono stati fatti principalmente sulle centraline idroelettriche, che comportano grossi investimenti, e che già con l'ultimo conto energia cominciano a essere poco convenienti. Addirittura ci sono stati anche dei comuni che hanno fatto investimenti del genere e non oso immaginare come potrebbero ritrovarsi tra qualche anno. Mi fa piacere vederti d'accordo con quello che ho scritto perché vuol dire che ho imparato bene le cose che dici dal Blog, anche se è da poco che lo seguo. Ah, stavolta mi firmo che prima sono riuscito a pubblicare il commento solo come anonimo...
Mattia Recli
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