PORTAFOGLIO FRA CASH ORO E AZIONI...E.....SVIZZERA
MERCATO LIBERO PORTAFOGLIO ESTIVO
RIPROPONGO L'ARTICOLO DI FUGNOLI DI OGGI SUL CASH..AGGIUNGENDO CHE AVERE CASH OGGI IN UNA BANCA ITALIANA E' PROFONDAMENTE PERICOLOSO COME BEN RICORDA LIBERO DI OGGI
tutte le mode dell’anno precedente.
Il cash non costa commissioni di intermediazione, non produce redditi tassati e subisce solo l’erosione dolce dell’inflazione, invisibile come il monossido di carbonio e letale solo in tempi lunghi.
Il cash consente di andare in vacanza tranquilli, di potere ignorare i telegiornali, di assumere un oppio perfettamente legale apparendo al tempo stesso saggi e oculati.
Il cash allunga la vita, è la vita stessa, metafora del liquido primordiale che, mescolato con la polvere delle stelle, ci ha tutti generati.
Da qualche tempo predichiamo il cash come alternativa ai bond, che per i prossimi anni andranno lasciati agli specialisti. Il portafoglio medio italiano è però a base di bond e di crediti, con tracce di azionario che diventano significative solo nei patrimoni medio-alti.
Negli ultimi tempi, come in tutto il mondo, la caccia al rendimento ha portato a un allungamento delle
scadenze e all’accettazione stoica di qualità basse che in tempi normali sarebbero state rifiutate con sdegno.
Il nostro portafoglio di base, per il 2013, il 2014 e (forse) per il 2015 non è 80 bond e 20 azioni, ma 50 cash e 50 azioni.
Quando si parla di cash si includono naturalmente tutti i titoli con orizzonte fino a un anno.
L’importante è che, nel caso si presenti un’opportunità sull’azionario, siano liquidabili senza rimetterci niente. I titoli indicizzati ai tassi a breve sono in teoria equivalenti a cash anche se hanno scadenze
molto lunghe, ma in pratica subiscono penalizzazioni pesanti nei momenti di panico.
Quanto agli indicizzati all’inflazione, se sono lunghi possono avere problemi di volatilità anche loro. Il cashequivalent, quindi, dovrebbe essere il più possibile simile al cash vero.
In questa ultima settimana il cash è esploso come moda ed è stato praticamente l’unico asset richiesto dal mercato. Da tutto il resto si è cercato di fuggire tutti insieme e, in certi momenti, quasi ad ogni costo. Bond, crediti, materie prime, oro, azioni, emergenti, tutto è stato liquidato, ovvero
trasformato in cash. Come in tutte le fughe dettate dal panico, i primi a scappare se la sono cavata, gli altri hanno subito perdite crescenti. È legittimo chiedersi, a questo punto, che ne sarà di tutta la liquidità che si è venuta a formare nei portafogli. Quanto tempo resisterà senza essere reimpiegata? E come sarà reinvestita?Un investitore individuale, in teoria, può restare liquido per tutta la vita perché nessuno gli corre dietro. Un gestore, un tesoriere o un trader istituzionale possono permettersi il lusso dell’inazione solo per un tempo limitato. Per loro restare al riparo sotto la pensilina è permesso solo finché
grandina. Ora che la grandinata è terminata, complici le ricoperture di fine trimestre, gli istituzionali improvvisamente liquidi possono restare tali solo se riescono a convincere i loro committenti e clienti a credere che il mondo sia diventato un posto strutturalmente pericoloso, come lo fu ad esempio negli
anni Settanta.A dare ascolto al rapporto annuale appena pubblicato della Banca dei Regolamenti Internazionali il mondo è effettivamente un posto strutturalmente pericoloso, ma non per i motivi che hanno spaventato i mercati negli ultimi giorni.
La Bri, che dagli anni Trenta fa da banca delle banche centrali e da stanza di compensazione intellettuale tra l’interventismo della Fed e il conservatorismo europeo, è preoccupata per il tempo perduto dalla politica in questi anni di dopocrisi. Cullati dai tassi bassi, i governi hanno aumentato l’indebitamento e rinviato, con poche eccezioni, le riforme dolorose, quelle sulla previdenza, la sanità, il mercato del lavoro e la concorrenza. Il debito è aumentato anche tra le famiglie (soprattutto in Europa) e in alcuni paesi emergenti. Il sistema è quindi fragile e non basterà un recupero ciclico della crescita per irrobustirlo. Se non si accelera sulle riforme, alla prossima recessione saranno guai molto seri per quasi tutti. La fiducia nei debitori sovrani, conclude la Bri, sarà allora a rischio anche nei paesi oggi considerati sicuri.Le debolezze sottolineate dalla Bri meritano notti insonni da parte di chi investe.
Di fronte agli scenari evocati tra le righe (default sovrani e bancari, ribassi obbligazionari severi,
iperinflazione o, in alternativa, deflazione) anche chi si crede tranquillo nel cash sente correre un brivido
gelido lungo la schiena.
I problemi che hanno tanto turbato i mercati in questi giorni sono in confronto poca cosa e appaiono esagerati e quasi inventati. Mentre l’oro viene raso al suolo perché non c’è inflazione, i bond vengono venduti perché si pensa che le banche centrali vogliano alzare i tassi per anni e anni a venire. Ora, mentre è vero che si vuole provare a impostare un ritorno lento e cauto verso tassi più normali (cioè più alti) là dove è possibile (non in Europa, non in Giappone), a nessuna banca centrale viene in mente di rischiare una ricaduta in recessione alzandoli più dello strettamente possibile.
In pratica i rialzi, per quest’anno, potrebbero essere già finiti. Parliamo naturalmente dei tassi a lungo, perché l’idea di alzare i tassi a breve non sta sfiorando nessun banchiere centrale. L’anno prossimo, a un certo punto, si darà un altro colpetto, sempre e solo sul lungo e solo se l’economia avrà dato segni di accelerazione in America e di stabilizzazione in Europa.Certo, a preoccupare i mercati in questi giorni è stata anche l’idea che la fine dell’immissione di liquidità sotto forma di Qe sia di per sé sufficiente, anche senza rialzi dei tassi, a fare scendere azioni e obbligazioni. In linea di principio è vero. Indipendentemente dai fondamentali buoni o cattivi, bond e azioni salgono se c’è molta liquidità e scendono se la liquidità viene ritirata.
Il timore di rimanere arenati dal ritiro del mare come i navigli fantasma del Mare d’Aral è però nfondato. Alla fine del 2012 la base monetaria dei paesi industrializzati, che prima della crisi era pari a 4 trilioni di dollari, era salita a 10. Quest’anno la Fed aggiungerà un trilione. L’anno prossimo, ipotizzando che il Qe venga dimezzato e duri solo per i primi sei mesi, la Fed immetterà altri 270 miliardi. La Banca del Giappone, in compenso, ne immetterà 900. Fatti i conti, con il solo contributo di Stati Uniti e Giappone
la base monetaria salirà dai 10 trilioni di dicembre a 12.2 trilioni a fine 2014.
Senza contare il contributo inglese e quello che a un certo punto dovrà dare la Bce se vorrà evitare un apprezzamento dell’euro. Agli assetati verrà quindi dato da bere a sazietà.Inflazione bassa, liquidità abbondante, portafogli sottoinvestiti ed economie che si preparano a un 2014 migliore non sono la grandinata che può giustificare lo stare alla finestra degli investitori istituzionali per più di qualche settimana. Le borse, ancora sottovalutate rispetto ai bond, saranno il destinatario principale della liquidità una volta che questa si rimetterà in cammino.
Idealmente, chi investe dovrebbe avere due portafogli. Il primo dovrebbe essere sintonizzato sul giorno del giudizio evocato dalla Bri.
Solo bond di paesi con pochissimo debito, fattorie in Nuova Zelanda, oro e azioni di società con marchi
centenari. In caso di apocalisse scenderebbero tutti, ma meno del resto e con la possibilità di recupero a crisi terminata.
Il secondo portafoglio, sintonizzato sui prossimi due anni, dovrebbe avere invece una netta prevalenza di cash e azioni. La correzione azionaria in corso, che potrebbe prolungarsi tra alti e bassi per tutta l’estate, dovrebbe essere l’occasione per mettere gradualmente al lavoro una parte della liquidità
1) ORO SALITO DAL 7% AL 14% IN SETTIMANA. Il primo 7% era strategico e di lungo periodo (inserito anni fa) il secondo 7% acquistato a 1200 in settimana con obiettivo di breve - medio a 1330.
2) Bonds: in settimana acquistati titoli decennali AMERICANI (con il treasuries al 2,53%...acquistati titoli Usa di buona qualita' ma con cedole piu' alte (vedi general Electric). Operazione sul 5% del portafoglio inoltre abbiamo altri dollari investiti in un fondo in dollari (5%)
3) SICAV OBBLIGAZIONARIE RIDOTTA L'ESPOSIZIONE AL SOLO 15% DEL PORTAFOGLIO.
4) BONDS MANTENUTE LE OBBLIGAZIONI IN BRASILE, CINA, TURCHIA, CANADA, NUOVA ZELANDA, POLONIA, NORVEGIA, MESSICO, SVIZZERA, CINA, COLOMBIA, ISRAELE, RUSSIA SUDAFRICA, FILIPPINE (DOVE HO RADDOPPIATO L'ESPOSIZIONE) TOTALE 30%
5) AUMENTATO IL PESO DEL PORTAFOGLIO AZIONARIO
Oltre a un fondo sull'africa (esposizione al 7%) preso un fondo su mercati emergenti azionario al 5% e due fondi al 3% ciascuno, su europa e america. Totale 18%.
Inoltre stiamo valutando alcune singole azioni
6) INFINE AUMENTATO IL PESO DELLA LIQUIDITA' AL 13%
"Ci corre l'obbligo", scrive Belpietro, "di riferire una voce che da qualche tempo gira negli ambienti ministeriali e non solo. Il passaparola riferisce infatti che al momento giusto quando la situazione si sarà ingarbugliata per bene e bisognerà porvi rimedio in tempi brevi; quando il Cavaliere grazie ai processi sarà alle corde e ridotto al silenzio dagli arresti domiciliari; cioè quando il paese sarà cotto al puntino da essere servito in tavola, ecco arrivare la madre di tutte le soluzioni, ovvero l'arma letale per il ceto medio, vale a dire il prelievo forzoso dai conti correnti" E NON SOLO.. Nel mirino del guanto di Letta finirebbero fondi di investimento, azioni di imprese quotate, obbligazioni straniere, conti bancari, depositi postali, titoli di debito pubblico, obbligazioni di banche e imprese. L'autunno sarà la stagione della verità.
MERCATO LIBERO CONSIGLIA UN'ESTATE CON IL CONTANTE PRELEVATO DAI CONTI CORRENTI! ALTRIMENTI L'APERTURA DI UN CONTO UFFICIALE ALL'ESTERO (DA METTERE IN IN DICHIARAZIONE SOLO A GIUGNO DEL PROSSIMO ANNO) .
E PER ESSERE ANCORA PIU' SICURI ALLONTANARVI PER SEMPRE DALL'ITALIA O FARE UN TRUST. ANCHE LE ASSICURAZIONI SENZA SOSTITUTO DI IMPOSTA SONO INTERESSANTI IN QUANTO DOVRANNO ESSERE INSERITE NEL QUADRO RW IL PROSSIMO ANNO.
FUGNOLI...CONTANTI O AZIONI!
Il cash è semplice.. È la pace ritrovata per portafogli martoriati da prodotti strutturati tardo barocchi, da bond esausti dopo tre decenni di rialzi, da azioni altamente instabili e da un oro insopportabile cometutte le mode dell’anno precedente.
Il cash non costa commissioni di intermediazione, non produce redditi tassati e subisce solo l’erosione dolce dell’inflazione, invisibile come il monossido di carbonio e letale solo in tempi lunghi.
Il cash consente di andare in vacanza tranquilli, di potere ignorare i telegiornali, di assumere un oppio perfettamente legale apparendo al tempo stesso saggi e oculati.
Il cash allunga la vita, è la vita stessa, metafora del liquido primordiale che, mescolato con la polvere delle stelle, ci ha tutti generati.
Da qualche tempo predichiamo il cash come alternativa ai bond, che per i prossimi anni andranno lasciati agli specialisti. Il portafoglio medio italiano è però a base di bond e di crediti, con tracce di azionario che diventano significative solo nei patrimoni medio-alti.
Negli ultimi tempi, come in tutto il mondo, la caccia al rendimento ha portato a un allungamento delle
scadenze e all’accettazione stoica di qualità basse che in tempi normali sarebbero state rifiutate con sdegno.
Il nostro portafoglio di base, per il 2013, il 2014 e (forse) per il 2015 non è 80 bond e 20 azioni, ma 50 cash e 50 azioni.
Quando si parla di cash si includono naturalmente tutti i titoli con orizzonte fino a un anno.
L’importante è che, nel caso si presenti un’opportunità sull’azionario, siano liquidabili senza rimetterci niente. I titoli indicizzati ai tassi a breve sono in teoria equivalenti a cash anche se hanno scadenze
molto lunghe, ma in pratica subiscono penalizzazioni pesanti nei momenti di panico.
Quanto agli indicizzati all’inflazione, se sono lunghi possono avere problemi di volatilità anche loro. Il cashequivalent, quindi, dovrebbe essere il più possibile simile al cash vero.
In questa ultima settimana il cash è esploso come moda ed è stato praticamente l’unico asset richiesto dal mercato. Da tutto il resto si è cercato di fuggire tutti insieme e, in certi momenti, quasi ad ogni costo. Bond, crediti, materie prime, oro, azioni, emergenti, tutto è stato liquidato, ovvero
trasformato in cash. Come in tutte le fughe dettate dal panico, i primi a scappare se la sono cavata, gli altri hanno subito perdite crescenti. È legittimo chiedersi, a questo punto, che ne sarà di tutta la liquidità che si è venuta a formare nei portafogli. Quanto tempo resisterà senza essere reimpiegata? E come sarà reinvestita?Un investitore individuale, in teoria, può restare liquido per tutta la vita perché nessuno gli corre dietro. Un gestore, un tesoriere o un trader istituzionale possono permettersi il lusso dell’inazione solo per un tempo limitato. Per loro restare al riparo sotto la pensilina è permesso solo finché
grandina. Ora che la grandinata è terminata, complici le ricoperture di fine trimestre, gli istituzionali improvvisamente liquidi possono restare tali solo se riescono a convincere i loro committenti e clienti a credere che il mondo sia diventato un posto strutturalmente pericoloso, come lo fu ad esempio negli
anni Settanta.A dare ascolto al rapporto annuale appena pubblicato della Banca dei Regolamenti Internazionali il mondo è effettivamente un posto strutturalmente pericoloso, ma non per i motivi che hanno spaventato i mercati negli ultimi giorni.
La Bri, che dagli anni Trenta fa da banca delle banche centrali e da stanza di compensazione intellettuale tra l’interventismo della Fed e il conservatorismo europeo, è preoccupata per il tempo perduto dalla politica in questi anni di dopocrisi. Cullati dai tassi bassi, i governi hanno aumentato l’indebitamento e rinviato, con poche eccezioni, le riforme dolorose, quelle sulla previdenza, la sanità, il mercato del lavoro e la concorrenza. Il debito è aumentato anche tra le famiglie (soprattutto in Europa) e in alcuni paesi emergenti. Il sistema è quindi fragile e non basterà un recupero ciclico della crescita per irrobustirlo. Se non si accelera sulle riforme, alla prossima recessione saranno guai molto seri per quasi tutti. La fiducia nei debitori sovrani, conclude la Bri, sarà allora a rischio anche nei paesi oggi considerati sicuri.Le debolezze sottolineate dalla Bri meritano notti insonni da parte di chi investe.
Di fronte agli scenari evocati tra le righe (default sovrani e bancari, ribassi obbligazionari severi,
iperinflazione o, in alternativa, deflazione) anche chi si crede tranquillo nel cash sente correre un brivido
gelido lungo la schiena.
I problemi che hanno tanto turbato i mercati in questi giorni sono in confronto poca cosa e appaiono esagerati e quasi inventati. Mentre l’oro viene raso al suolo perché non c’è inflazione, i bond vengono venduti perché si pensa che le banche centrali vogliano alzare i tassi per anni e anni a venire. Ora, mentre è vero che si vuole provare a impostare un ritorno lento e cauto verso tassi più normali (cioè più alti) là dove è possibile (non in Europa, non in Giappone), a nessuna banca centrale viene in mente di rischiare una ricaduta in recessione alzandoli più dello strettamente possibile.
In pratica i rialzi, per quest’anno, potrebbero essere già finiti. Parliamo naturalmente dei tassi a lungo, perché l’idea di alzare i tassi a breve non sta sfiorando nessun banchiere centrale. L’anno prossimo, a un certo punto, si darà un altro colpetto, sempre e solo sul lungo e solo se l’economia avrà dato segni di accelerazione in America e di stabilizzazione in Europa.Certo, a preoccupare i mercati in questi giorni è stata anche l’idea che la fine dell’immissione di liquidità sotto forma di Qe sia di per sé sufficiente, anche senza rialzi dei tassi, a fare scendere azioni e obbligazioni. In linea di principio è vero. Indipendentemente dai fondamentali buoni o cattivi, bond e azioni salgono se c’è molta liquidità e scendono se la liquidità viene ritirata.
Il timore di rimanere arenati dal ritiro del mare come i navigli fantasma del Mare d’Aral è però nfondato. Alla fine del 2012 la base monetaria dei paesi industrializzati, che prima della crisi era pari a 4 trilioni di dollari, era salita a 10. Quest’anno la Fed aggiungerà un trilione. L’anno prossimo, ipotizzando che il Qe venga dimezzato e duri solo per i primi sei mesi, la Fed immetterà altri 270 miliardi. La Banca del Giappone, in compenso, ne immetterà 900. Fatti i conti, con il solo contributo di Stati Uniti e Giappone
la base monetaria salirà dai 10 trilioni di dicembre a 12.2 trilioni a fine 2014.
Senza contare il contributo inglese e quello che a un certo punto dovrà dare la Bce se vorrà evitare un apprezzamento dell’euro. Agli assetati verrà quindi dato da bere a sazietà.Inflazione bassa, liquidità abbondante, portafogli sottoinvestiti ed economie che si preparano a un 2014 migliore non sono la grandinata che può giustificare lo stare alla finestra degli investitori istituzionali per più di qualche settimana. Le borse, ancora sottovalutate rispetto ai bond, saranno il destinatario principale della liquidità una volta che questa si rimetterà in cammino.
Idealmente, chi investe dovrebbe avere due portafogli. Il primo dovrebbe essere sintonizzato sul giorno del giudizio evocato dalla Bri.
Solo bond di paesi con pochissimo debito, fattorie in Nuova Zelanda, oro e azioni di società con marchi
centenari. In caso di apocalisse scenderebbero tutti, ma meno del resto e con la possibilità di recupero a crisi terminata.
Il secondo portafoglio, sintonizzato sui prossimi due anni, dovrebbe avere invece una netta prevalenza di cash e azioni. La correzione azionaria in corso, che potrebbe prolungarsi tra alti e bassi per tutta l’estate, dovrebbe essere l’occasione per mettere gradualmente al lavoro una parte della liquidità
PORTAFOGLIO FRA CASH ORO E AZIONI...E.....SVIZZERA
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