INVESTITORI STUPIDI...

INCREDIBILE....I Fondi Sovrani entrano nel capitale di Merrill Lynch A 48 dollari.
Investono 6,2 miliardi e si comprano il 15% di Merrill Lynch.
Comprano l'azienda a 48 dollari per azione mentre il titolo in borsa ne quota 54!!!
Il parco buoi deve pagare di più...ma perchè....???? i privati sono forse considerati idioti investitori.
Forse queste società americane saliranno in borsa e avremo perso un'occasione d'oro per comprarle....ma per me chi entra su un titolo con il 15% deve entrare con un premio sui prezzi e non con lo sconto.
Quindi...
Citibank va comprata solo sotto i 25 dollari
Merrill Lynch solo a 46 dollari
Morgan Stanley solo a 42 dollari.
Investire oggi è un azzardo morale.
E intanto Ny sale...beata incoscienza
INVESTITORI STUPIDI...
AUGURI A TUTTI MA RICORDATEVI CHE NON E' FINITA QUI!

Avrei voluto scrivere l'ultimo articolo dell'anno inneggiando alla speranza di un 2008 carico di prosperità e di rialzi di borsa e delle attività finanziarie.
Purtroppo non è così e in modo particolare per l'Italia.
Ci sono comunque alcuni segnali positivi:
-La liquidità immessa dalle banche centrali ha evitato che i tassi d'interesse salissero a livelli molto elevati durante queste feste natalizie. Il segnale positivo è che le banche sono pronte a tutto per salvare i mercati.
- I fondi dei paesi emergenti (Cina, india, Arabia, Abu Dhabi ecc ) hanno acquistato azioni delle principali banche e case d'investimento del mondo occidentale evitando che le stesse banche fossero costrette a vendere centinaia di miliardi di assets o facendo aumentare il costo del credito (credit Crunch).
- Le banche centrali (in particolare quella americana) sono disponibili ad abbassare i tassi d'interesse pur di non mettere in pericolo l'economia occidentale. SI PENSA CHE LA FED ABBASSI I TASSI DI ALTRI 100 BPS ENTRO GIUGNO. E' evidente che i mercati azionari non saranno impassibili davati a tali ribassi.
-Il progetto del Superfondo salva subprime per ora è stato accantonato. Si dice che il motivo principale di salvare la corporate america sia passato, grazie alla iniezione di capitale asiatico e arabo.
- I consumi hanno tenuto.
Tuttavia non si è sicuri che questi interventi siano in grado di rimmettere in careggiata l'economia occidentale. Ci sono una serie di pessimi segnali all'orizzonte che non fanno ben sperare per questo inizio 2008. vediamone alcuni:
-Pensare che da oggi queste istituzioni finanziarie acquistate dai fondi sovrani abbaino risolto tutti i loro problemi è abbastanza utopico. Ricordo che queste operazioni sono state fatte senza che l'acquirente pagasse un premio per entrare nel gotha della finanza mondiale (con quote di capitale rilevanti), e anzi con emissione di obbligazioni che garantiscono per tre anni riotorni del 10% per anno. Se a questi soggetti, cosidetti Big Money, hanno offerto tali condizioni non vedo perchè il parco buoi debba avere in mano della carta obbligazionaria degli stessi emittenti che rende molto meno e delle azioni che pagano un dividendo più basso.
- Ad oggi sono usciti allo scoperto circa 100 miliardi di dollari di perdite. Mancano all'appello fra i 200 e i 400 miliardi di perdite. Dove sono finiti?
-Bond Insurers, sono le assicurazioni (come MBIA) che hanno garantito il pagamento delle obbligazioni e delle cedole di titoli poco solvibili. Molte di queste sono sull'orlo della bancarotta. Nel caso ci fosse la loro insolvenza molti bonds non sarebbero più assicurati e soggetti che hanno queste obbligazioni ancora in carico al valore nominale sarebbero costretti a compiere pesanti svalutazioni.
-Carte di credito, è notizia fresca fresca di questi giorni che il numero di soggetti che non pagano più le carte di credito in america è in forte aumento e a gennaio salirà ulteriormente.
"The value of credit card accounts at least 30 days late jumped 26 percent to $17.3 billion in October from a year earlier at 17 large credit card trusts examined by the AP. That represented more than 4 percent of the total outstanding principal balances owed to the trusts on credit cards that were issued by banks such as Bank of America and Capital One and for retailers like Home Depot and Wal-Mart".
At the same time, defaults -- when lenders essentially give up hope of ever being repaid and write off the debt -- rose 18 percent to almost $961 million in October, according to filings made by the trusts with the Securities and Exchange Commission
The trend carried into November. As of Friday, all of the trusts that filed reports for the month show increases in both delinquencies and defaults over November 2006, and many show sequential increases from October.
Many economists expect delinquencies and defaults to rise further after the holiday shopping season
I pagamenti delle carte di credito sono stati rivenduti in emissioni obbligazionarie (così come è avvenuto per i subprime). Per ora queste obbligazioni non sono state ancora svalutate. Il pericolo è che anche loro vengano colpite.
-I fondi di private equity hanno acquistato negli ultimi anni aziende pagandole via via prezzi più alti e utilizzando leva finanziaria pari anche a 4 volte il capitale proprio impiegato. Molte di queste aziende acquistate (small caps) valgono decisamente meno in borsa e fuori dalla borsa. I fondi, se dovessero mettere a bilancio il vero valore, avrebbero delle perdite che il più delle volte metterebbero a rischio performances, capitale e la restituzione stessa del debito alle banche.
Le banche a loro volta hanno cartolarizzato tali debiti, creando altri bonds tipo subprime. Anche questi bonds sono a rischio di svalutazione.
-Il settore immobiliare americano è ancora in discesa preoccupante e nei prossimi mesi le perdite aumenteranno. I primi sintomi di discesa dei prezzi ci sono anche in Europa. Vedremo le ripercussioni. Intanto In Italia le nuove costruzioni si sono fermate, le vendite sono paralizzate. Gente come Zunino è costretto a barattare immobili con debiti (vedi l'operazione con la banca popolare). E' evidente che anche tutto l'indotto è in rallentamento (ascensori, pavimenti, scale, mobili ecc ecc)
-Salari e consumi: I consumi in america fino ad oggi hanno tenuto (grazie anche al dollaro debole che ha permesso l'invasione degli europei per lo shopping natalizio).
Tuttavia la bassa crescita dei salari non aiuta ne la creazione di nuovi risparmi ne i consumi. I salari non possono crescere altrimenti creerebbero inflazione.
-Inflazione. Fino ad oggi è stata tenuta artificiosamente bassa. Per ora la fiammata degli ultimi due mesi è dovuta ai costi dell'energia e degli alimentari. I salari non sono saliti. Se il petrolio e gli alimentari scenderanno, allora l'inflazione verrà messa sotto controllo dalle autorità altrimenti saranno dolori.
-In Europa, infine, se il dollaro dovesse indebolirsi ancora, molti industriali potrebbero soffrirne. Viceversa una rivalutazione del dollaro non accompagnata da una riduzione dei prezzi di energia e alimentari porterebbe una vampata inflazionistica (anche se alcune aziende potrebbero beneficiarne).
Per concludere....
Dal punto di vista dell'analisi tecnica, i mercati sono ancora in una fase espansiva (trane il mercato italiano).
Le singole aziende hanno valutazioni basse se comparate con gli utili del 2007 e con la possibilità che nel 2008 tali utili possano crescere o rimanere stabili.
Tuttavia la possibilità di deterioramento del panorama internazionale e il rischio che i profitti possano diminuire è elevata.
Banche centrali e fondi Sovrani faranno da ammortizzatori nel caso di indebolimento delle borse ma la loro capacità di tenere sostenuto il livello dei mercati è dubbia.Bisogna porre molta attenzione all'andamento delle macrovariabili e al comportamento delle banche centrali nei prossimi tre mesi. Non mi avventurerei nei primi giorni dell'anno in acquisti sui mercati. Rimarrei ancora alla finestra...o forse ancora meglio, andrei a farmi una bella sciata, al ritorno ci aspetta un anno impegnativo.
ANCORA AUGURONI A TUTTI DI BUON NATALE E DI UN FELICE E FORTUNATO ANNO 2008
Con il Nuovo Anno ricordo a tutti voi i servizi di Consulenza Finanziaria del mio Studio. Il costo è inferiore a quello di molti prodotti finanziari offerti dalla banca e dai promotori. Il servizio è indipendente. Se dopo i primi tre mesi non siete soddisfatti potete non pagare nulla per la lavoro svolto.
Ricordo che lo Studio riapre il 3 Gennaio!
mercatiliberi@gmail.com - 02.26005366
AUGURI A TUTTI MA RICORDATEVI CHE NON E' FINITA QUI!
PARMALAT, LATTE AVARIATO

Propongo questa lettera che è stata preparata da un gruppo di azionisti Parmalat dopo l'ultimo incasso di oltre 300 milioni che la Nuova Parmalat ha incassato, a titolo di risarcimento da Banca Intesa.
Immagino che legalmente Bondi si stia comportando correttamente. Tuttavia, molte volte le leggi sono ingiuste e superate. Ai tempi del decreto salva Parmalat si cercò di salvare, in pochi giorni, un'azienda e migliaia di posti di lavoro dal sicuro fallimento e chiusura.
Si trovò una mediazione con i creditori primari (ampiamente risarciti) e con gli obbligazionisti, principalmente banche. Ai detentori di vecchie obbligazioni fu proposto il cambio in azioni della Nuova Parmalat.
Ancora oggi molti obbligazionisti non hanno recuperato i soldi che avevano investito nelle obbligazioni, ma le perdite, in molti casi sono ridotte.
Inoltre i proventi delle azioni di revocatoria che Bondi ha fatto nei confronti delle banche entreranno di diritto nell'attivo della Nuova Parmalat creando valore per i vecchi detentori di obbligazioni, oggi azionisti.
Ma trovo quantomeno discutibile che i risarcimenti chiesti (non le azioni di revocatoria) da Bondi alle banche per qualche miliardo di euro debbano finire alla nuova società.
Nessuno sembra voglia tutelare i vecchi azionisti Parmalat (tranne un giudice di Parma e uno di NY). Sembra che i vecchi azionisti non abbiano più alcun diritto su miliardi di euro che la Nuova Parmalat sta incassando e potrà incassare grazie al solo fatto che ai vecchi azionisti Parmalat fu tolto ogni diritto con una legge che ora sembra discutibile.
Non sono un legale ma un consulente finanziario, voglio solo proporvi il testo di questa lettera che in certi punti mi sembra pena di buon senso...
Lettera che è stata inviata a un nutrito gruppo di giornalisti italiani.
Egregio dott. G.O,
Il caso Parmalat passerà alla storia non per la truffa in se (se ne sono viste tante: Enron, Cirio, ect ect.) ma per tutto quello che è avvuto e sta avvendo DOPO. Il recente annuncio della transazione con Banca Intesa ha fatto traboccare il vaso. Noi risparmiatori leggiamo di accordi, transazioni, di un vorticare di centinaia di milioni di euro, senza che neppure un euro arrivi nelle nostre tasche.
Come risparmiatore che ha investito in titoli Parmalat (che, non scordiamolo, nel 2003 era l'ottavo gruppo industriale italiano e faceva parte del MIB30) vorrei che il Commissario GOVERNATIVO dottor Enrico Bondi e magari Ministro Bersani (da cui l'operato di Bondi dipende...) chiarissero questi punti che mi sono oscuri. A me a ad altre migliaia di risparmiatori...
PREMESSA - Sabato 22 dicembre Parmalat Spa e Banca Intesa hanno annunciato un accordo transattivo da 310 milioni ma (come al solito...) c’è QUALCOSA CHE NON TORNA. La Banca Intesa chiude il contenzioso ammettendo di fatto di aver danneggiato le aziende del Gruppo Parmalat (quelle operative fino al default del 2003) e gli interessi dei risparmiatori obbligazionisti e azionisti di queste società. Ma pare di capire che i soldi se li prenda NUOVA PARMALAT, che è nata nel 2005 e quindi ai tempi del crack non esisteva.
DOMANDA 1 - Com'era già successo in precedenza (vedi la transazione raggiunta in Usa con Deloitte Touche Tohmatsu) il Commissario Straordinario Bondi ha promosso il risarcimento in qualità di Commissario di Parmalat Finanziaria e poi, in sede di transazione, i soldi finiscono (misteriosamente) in cassa a Nuova Parmalat che è una società giuridicamente diversa e rappresenta interessi diversi, avendo azionariati completamente diversi. Tutto questo è legale? O meglio: ha un senso?
DOMANDA 2 - Perché i RISARCIMENTI transati in precedenza (si parla di circa 800 milioni cui si aggiungono i 310 di Banca Intesa) sono stati “parcheggiati” nelle casse di Nuova Parmalat (la società attualmente quotata) e non sono finiti direttamente nelle tasche dei risparmiatori obbligazionisti ed azionisti CHE SONO COLORO CHE HANNO SUBITO CONCRETAMENTE IL DANNO dal default del gruppo?
DOMANDA 3 - Perchè Bondi sostiene di voler risarcire gli ex obbligazionisti solo facendo crescere la quotazione del titolo Nuova Parmalat? Questo non PUO' ESSERE IL MODO DI RISARCIRE (o almeno avviene solo parzialmente) perchè moltissimi ex obbligazionisti hanno venduto i bond prima della conversione in azioni, molti altri potrebbero avere già venduto le azioni ottenute con la conversione, ect. L'attuale capitale di Nuova Parmalat non è totalmente in mano agli ex obbligazionisti, ma a soggetti diversi: in larga parte alle stesse Banche che stanno versando i risarcimenti. Con questo perverso "piano Bondi", i SOLDI ESCONO DALLE BANCHE (come risarcimento) e ritornano in tasca alle Banche stesse che detengono le azioni di NUOVA PARMALAT. Mentre i risparmiatori (ex obbligazionisti e azionisti della Vecchia Parmalat) continuano ad essere esclusi. Come dobbiamo definire questa situazione? Grottesca? Incredibile? Oppure è un disegno deliberato?
DOMANDA 4 - La legge 347/2003 (decreto Marzano) stabilisce che siano passati a Nuova Parmalat solo i proventi delle REVOCATORIE ma non i RISARCIMENTI, di cui nel decreto non viene fatta nessuna menzione (nel decreto 347/2003 la parola RISARCIMENTO NON FIGURA NEANCHE UNA VOLTA). Una volta per tutte: I RISARCIMENTI DEVONO andare AI VERI DANNEGGIATI e non nelle casse di Nuova Parmalat che è nata nel 2005, cioè due anni dopo il crack, e non c’entra evidentemente nulla con l’attività colposa di Banche e revisori che hanno già transato. Questo è tanto vero che due tribunali (Parma e Milano) hanno già escluso NUOVA PARMALAT dall’elenco delle parti civili, ammettendo invece VECCHIA PARMALAT. Gli stessi giudici dei processi penali riconoscono che il diritto al RISARCIMENTO spetta alla VECCHIA PARMALAT e NON alla NUOVA PARMALAT. Il Governo poi dovrebbe spiegare perchè ha inserito nella Finanziaria 2006 il comma 502 per permetterebbe a Bondi di "ereditare" la costituzione di parte civile di Vecchia Parmalat e passarla a Nuova Parmalat. Una "furbata" inutile perchè il giudice penale, alla luce di questo comma un pò "strano", potrà cmq escludere NUOVA PARMALAT (camuffata da Vecchia...) dalle provisionali e dai risarcimenti, assegnandoli invece ai VERI DANNEGGIATI. Che sia spuntato questo comma 502 ingenera comunque fondati sospetti: non è che "qualcuno" vuole fregare di nuovo i risparmiatori??
DOMANDA 5 - Perchè Parmalat Finanziaria, che non è fallita proprio in virtù della legge concordataria, e al momento non ha un euro di debito e secondo logica (e molto probabilmente anche secondo diritto) potrebbe avere titolarità della somma di 1,1 miliardi di risarcimenti già transati, E' ANCORA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA?
DOMANDA 6 - Perché il commissario straordinario Dott. Bondi né il ministro Bersani hanno ancora spiegato come intende la procedura RISARCIRE gli azionisti della Vecchia Parmalat che sono stati proditoriamente esclusi dal concordato e aspettano giustizia (cioè: i soldi) da oltre quattro anni?
Credo che il dottor Enrico Bondi, essendo Commissario Straordinario nominato dal Governo (quindi un Pubblico ufficiale) dovrebbe rispondere con chiarezza e celerità a questi quesiti. Cosa che invece, per quattro anni, si è ben guardato di fare. Bondi di recente ha denunciato (proprio tramite il Sole24Ore) che le Banche hanno ricavano grandissime plusvalenze dalle operazioni fatte prima, durante e dopo il crack. Quello che non ha detto è che queste plusvalenze sono maturate grazie (in parte) anche alle sue stesse azioni... Le banche ingrassano mentre i risparmiatori non hanno ancora visto un euro.
Spero che la Stampa (specialmente la Grande Stampa) possa avere i mezzi, la capacità e la volontà per chiarire definitivamente i moltissimi aspetti oscuri che gravano su questa vicenda. E continuano a pesare come macigni sulla serenità e sul futuro di migliaia di persone vittime di questa assurda situazione (prima, durante e DOPO il crack).
Cordialmente,
PARMALAT, LATTE AVARIATO
DECLINO ITALIA

Alcune settimane fa vi abbiamo proposto l'articolo autorevole del NY Times sul declino dell'Italia.
Ieri è stata la volta del Times londinese a riproporre il tema del declino italiano.
Non so se siamo davanti a un'esagerazione mediatica o meno, tuttavia non si possono notare alcune debolezze del sistema paese:
- Una tale raffigurazione del sistema paese, giusta o sbagliata che sia, fa male all'immagine dell'italia agli occhi degli investitori. L'abito in questo caso, fa il monaco.
- La Borsa italiana, specchio della situazione, è stata , nel corso del 2007 la peggiore in Europa e in gran parte del mondo.
- Energia, benzina, telefonia, autostrade, conti correnti, medicinali ecc ecc sono fra i più cari d'Europa.
- Stipendi sono fra i più bassi in Europa.
- Classe politica fra le più costose del mondo
-Rivolta sociale grazie a personaggi come Beppe Grillo, o libri come La Casta è ai massimi livelli.
Davanti a queste certezze non si può gioire del fatto che le nostre banche non sono state coinvolte nel disastro subprime...e bisogna porsi delle domande sul futuro del nostro paese.
L'impoverimento è un dato di fatto, ciò che ora importa è capire se la nostra politica economica sia sufficiente per uscire da questa condizione e se i nostri imprenditori siano in grado di salvare il nostro paese. Per ora la risposta è negativa e l'unica soluzione, quando la barca va a fondo...e che ognuno pensi per se e a salvare la propria pelle e i propri risparmi!
Eccovi l'articolo del Times.
La dolce vita turns sour as Italy faces up to being old and poor
Richard Owen in Rome
The Christmas fair on Piazza Navona in the heart of Rome looks as cheerful as ever: glittering decorations, funfair booths and roasting chestnuts. In St Peter’s Square the giant Christmas tree is lit, and the streets are full of visitors soaking up the festive version of la dolce vita.
The markets in the residential districts tell a different story. The lights are bright but the mood is sombre. “I’m buying fewer presents this year, and cheaper ones,” said a woman fingering fur hats at a stall near the Vatican. “And as for food . . .”
There is a sense of national angst in Italy as 2007 comes to a close. A defining moment came this week when, for the first time, Spain overtook Italy in terms of living standards. Greece is now breathing down Italy’s neck.
The self-lacerating mood goes far beyond prices and incomes, reaching into the heart of Italy’s debate with itself over soul and identity. Italians are ruling significant parts of the world: Fabio Capello has taken charge of the England football team and Carla Bruni has conquered the heart of the French President.
Yet, at home, Italians are consumed with a sense of domestic decline. “When an entire country goes into crisis over the ‘who are we and where are we going’ debate, it means we are reaching new heights of hysteria,” the writer Umberto Eco said. “This explosion of provincialism is truly painful. Personally I feel depressed.”
So do many of his fellow countrymen. There is a sense that while the past is Italy’s glory, it is also its prison, with politics and business dominated by a gerontocracy and the younger entrepreneurs and politicians held back.
When Romano Prodi, the centre-left Prime Minister, held a summit in Rome this week with Nicolas Sarkozy of France and José Luis Rodríguez Zapatero of Spain, commentators noted that while Mr Zapatero was 47 and Mr Sarkozy a bouncy 52, Mr Prodi was a weary-looking 68. In the wings, plotting his comeback, is the centre-right leader and media tycoon Silvio Berlusconi, aged 71.
“The problem is that the leaders of our governing class are greybeards whereas, say, Spain’s are practically kids,” says Michele Salvati, a leading economist. At this year’s Miss Italia beauty contest, the contestants were all in their teens while the average age of the judges — who made headlines by arguing over whether a girl’s bottom should be judged part of her charm — was 70.
Even the arts are struggling: although there are fine Italian film directors, there is none to match Fellini or Visconti, and Monica Bellucci, for all her beauty, is no Sophia Loren (in any case she lives in Paris).
When Larry Gagosian, the dynamic American art dealer, opened a new modern art gallery in Rome last week, some critics accused him of making money instead of praising an attempt to put Rome at the cutting edge of contemporary art.
Vincenzo Cremonini, 44, who has expanded his meat-producing business at Módena to include railway and motorway catering — including the new Eurostar service from St Pancras — identifies three other factors holding Italy back: bureaucracy, the slow judicial system, which is used by protesters to hold up modernising initiatives such as the Turin to Lyons high-speed railway, and the “selfperpetuating political elite”.
A book on Italy’s cocooned elite, La Casta (The Caste), a runaway bestseller this year, pointed out that Italy had the highest number of official chauffeur-driven cars in Europe, and that the presidential palace, the Quirinal, cost four times as much to run as Buckingham Palace.
A “jobs for life” mentality prevails, with jobs allocated not on merit but through a network of mutual favours and family ties known as raccomandazione. Some younger Italians are prepared to take short-term contracts, which is part of the Prodi Government’s modernisation programme, but Italy’s powerful trades unions have mobilised millions of protesters against what they call “precarious labour”. Last month hospitals closed for a day over short-term contracts, and this month lorry drivers brought the economy grinding to a halt with a three-day strike.
The workforce at Alitalia, itself a symbol of the Italian malaise, is threatening a Christmas strike over the proposed sale of the troubled national airline to Air France-KLM. Even La Scala opera house in Milan is disrupted regularly by industral unrest. “Italy needs a Margaret Thatcher,” Francesco Caltagirone, one of Italy’s top entrepreneurs, said yesterday. “We need rigour and deregulation, a leader who will force Italians to make sacrifices.”
Even the Italian nuclear family, once the bulwark (along with the Catholic Church) of Italian society, is in decline, with growing divorce rates, a low birthrate and the rise of single parenthood. The family still provides a haven for young Italians, many of whom live at home until they are 30 — but this, too, holds Italy back, as those who should be carving a niche for themselves opt instead for Mamma’s cooking and laundry services. Many do so because they cannot afford to make their own way.
Confesercenti, the traders’ association, says that sales this year of clothing and electrical goods are down 15 per cent, and perfume sales down 10 per cent. Yesterday Coldiretti, the farmers’ union, announced that even sales of pasta were down 4 per cent and bread by 7 per cent.
“A lot of families find it difficult to reach the end of the month,” Mr Cremonini says. “We call it the fourth-week syndrome.”
Eleven per cent of Italian families live under the poverty line, and the middle class is feeling the pinch too. This week Mr Prodi’s wife, Flavia, had to intervene when a well-dressed woman in a fur coat accosted her husband outside Palazzo Chigi, the Prime Minister’s residence, accusing him of “ruining us all”.
One key reason for Italy’s woes is rising energy costs. Another is the strength of the euro against the dollar. Even the luxury sector, for which Italy is renowned with names such as Gucci, Armani and Versace, is feeling the squeeze as orders drop. Globalisation and cheap competition from Asia are undermining traditional exports such as textiles.
The last straw for many was the news that Spain had overtaken them in terms of GDP per capita. According to the European Union statistics office, Eurostat, Spain’s GDP per capita climbed to 5 per cent above the 27-member EU average last year, from 3 per cent above the previous year.
Italy moved in the opposite direction, with the figure falling to 3 per cent above from 5 per cent. Spain already has its sights on the next goal. Mr Zapatero, welcoming the news, added that the country must match the economy of France.
Italy, says Luca Cordero di Montezemolo, the head of Fiat and the employers’ federation Confindustria, “has not only come to a halt, it is going backwards. The problem is not only that we lack investment in research and development, it is also that every Italian looks out for himself, not for the common good.”
The result is that Italians are the least happy people in Europe, according to a poll conducted for the University of Cambridge by Luisa Corrado, of the University of Rome. Danes turned out to be the happiest. Tellingly, in Denmark 64 per cent said that they trusted their parliament. In Italy it was only 36 per cent.
Many older Italians remember much harder times: the historian Giampaolo Pansa, 72, says that “everyone says they are poor nowadays, but I remember my grandmother stealing food from the fields to feed us. The other day a builder came to our house. He said he’d never known such hard times — and then pulled out the latest-generation mobile phone.”
After the Second World War, millions of Italians emigrated in search of a better life. The movement is now the other way, with nearly four million immigrants in Italy. “The problem is that a country like Spain sees immigrants as useful workers, whereas in Italy the headlines tell us they are all criminals who go round robbing and stabbing Italians,” Carlo Bastasin, an economist, said.
Italian-Spanish rivalry is a needle match, and some Italians fear that their country’s decline, and the rise of Spain, means that Madrid will carry more weight than Rome around the world. Ronald Spogli, the US Ambassador to Rome, gave warning this week that Italy “risks a diminished international role” as well as slipping down the list of American global business partners.
“America’s best friends are its business partners,” he observed, noting that US investment in Italy was about $17 billion (£8.5 billion), while in Spain it was nearly $50 billion.
There is hope amid the encircling gloom. In Sicily the crippling power of the Mafia is finally being tackled by businessmen — almost all in their forties, with European experience — who risk their lives by refusing to pay protection money.
Italy, says Walter Veltroni, the Mayor of Rome and a likely future centre-left Prime Minister, can and must overcome its “do-nothing demon”. Italian bureaucracy is “an elephant sitting on top of Italy and holding it back”, he said. “We must lose our fear of the new.”
“There is more to Italy than pizza and spaghetti,” says Mr Montezemolo, who — according to rumours — may enter politics when his Confindustria mandate expires next year.
“We are a country full of excellence and positive energy. We can reverse this decline — if we open up the country, embrace the market, get rid of the red tape, and release the talents of the young.”
Trying times
— 0% population growth rate
— 42.5 median age, compared with 38.5 in Britain
— one in five Italians is over 65
— 1.29 children born per woman. 2.1 needed to maintain population
— 120 days lost each year to strike action per 1,000 employees from 2001 to 2005, compared with 26 in Britain
— 20th place on Human Development Index, the UN measure of factors such as education, wealth and life expectancy, four places below Britain and seven below Spain. Italy dropped three places in the past year
— 7% unemployment rate, higher than 76 countries, including Romania, Nigeria, Cambodia and Ukraine
— 106% public debt as proportion of GDP, the sixth-highest in the world, higher than Zimbabwe
DECLINO ITALIA
VI SIETE GODUTI IL RALLY DI NATALE.....

Gli auguri di Buon natale ve li scrivo durante il week end. Intanto colgo l'occasione per ricordarvi che il rally di natale, voluto e richiesto da molti analisti non c'è stato.
Avevano promesso salite importanti, vi avevavo detto che chi compra a novembre guadagna sempre...ma alla fine l'indice ha chiuso ieri a un 2% dai minimi dell'anno e facendo segnare un -10% dall'inizio anno.
In questi giorni molti titoli sono stati colpiti da pesanti vendite ma gli indici europei (ITALIA a parte, hanno tenuto brillantemente).
E' POSSIBILE CHE, MANCANDO IL RALLY DI NATALE ,IL MERCATO, ORAMAI IN FORTE IPERVENDUTO, PROVI A FARE IL RALLY DI FINE ANNO!
IN QUESTO CASO VEDREMO UN PO' DI BOTTI, VISTO CHE I PROSSIMI TRE GIORNI SARANNO I MENO LIQUIDI DELL'INTERA ANNATA.
IL CONSIGLIO E' QUELLO DI NON FARSI ATTIRARE IN MOVIMENTI DI MERCATO GOVERNATI DA MANI FORTI CHE HANNO BISOGNO DI VOLATILITA' E DEL PARCO BUOI PER GUADAGNARE.
Qualche notizia di ieri...giusto per non dimenticare quanto è pericoloso investire...
- L'indice di Philadelfia è sceso bruscamente in dicembre a -5,7.
- Morgan Stanley annuncia perdite record, ma il titolo sale sull'annuncio dell'arrivo dei Cinesi. I Cinesi comprano a sconto il titolo americano di circa il 30% (è questo il valore delle cedole che incasseranno dal bond triennale. Se vogliamo aggiungere almeno un 10% di premio per chi compra...otteniamo il 40%. Se detraiamo il 40% dai prezzi di borsa attuali alla Morgan Stanley otteniamo 30 dollari....Il titolo diventa interessante intorno ai 35.
- Bear Stearns annuncia perdite gravissime, ma il titolo sale (è tipico coprire le posizioni sull'uscita della notizia).
- Citigroup, la banca americana che aveva festeggiato l'arrivo degli arabi con un rialzo di oltre 12% è lentamente, ma inesorabilmente andata sotto i 30 dollari per azione. Titolo che rivaluterò intorno a 24 dollari.
-MBIA, il più grande Bond Insurer americano crolla del 26%, il rischio di fallimento è altissimo. Questa società assicura gli investitori dal rischio che le obbligazioni possano non essere pagate o che non paghino il coupon. Ebbene, la società che ha già perso 2/3 della capitalizzazione ha detto che ha 30 miliardi di bonds assicurati fra i quali 8 sono bond ad alto rischio.
- Gli azionisti di UBS si ribellano all'arrivo dei fondi sovrani in soccorso del colosso Svizzero. Un bel problema che accenderà un bel dibattito in Europa sui fondi sovrani.
- Merril Lynch dovrebbe ricevere 5 miliardi di dollari da un altro fondo sovrano di Singapore...
(Dopo Bear Stearn, Morgan Stanley, UBS, Citigroup....un altro simbolo del capitalismo americano farà entrare i fondi esteri di origine asiatica o araba)
-Continua ad arrivare liquidità dalle banche centrali. Tre giorni fa 348 miliardi da parte della BCE. Ieri 20 miliardi di dollari e altri 20 prima della fine anno dalla FED. Ancora ieri la BCE altri 10 miliardi di dollari più un' altra da 48 miliardi di euro. Anche Svizzera e BOE fanno la loro parte in quella che passerà alla storia come l'operazione di finanziamento più grande che le Banche Centrali abbiano mai realizzato.
Si ipotizza che per a cavallo d'anno la liquidità totale immessa dalle banche centrali possa tranquillamente essere superiore ai 500 miliardi di Euro.
Una cifra monster, che da un lato evita al costo del denaro d'impennarsi sul mercato, ma dall'altra evidenza la grandezza del fenomeno sfiducia presente nel settore del credito.
Le Banche Centrali hanno acconsentito di ricevere, a garanzia dei prestiti carta di dubbio valore, esponendo esse stesse a gravi rischi. Ricordo che i soldi delle Banche Centrali sono soldi della comunità. Il fatto di aver prestato soldi a chiunque, con basse garanzie e a tassi più bassi di quelli del mercato è come aver fatto pagare una patrimoniale a tutti noi. A buon intenditore (i grandi guadagnano e i piccoli pagano..).
In Italia, le banche hanno continuato a indebolirsi...
-MPS vede i 3,60 euro. Ma che bella operazione hanno fatto con Antonveneta...Non vorrei essere nelle banche finanziatrici.
-Unicredito....le rassicurazioni di Profumo non bastano e il titolo chiude sotto i 5,5 euro.
-Banca Intesa prende una brutta piega sul finale, il titolo ha chiuso a 5,26.
-Banca Popolare, si fa pagare da Zunino (che sembra sempre più alla frutta) in immobili di santa Giulia e il titolo torna sotto i 15 euro.
-Mediobanca è a un passo dalla rottura dei 14 euro. Solo pochi giorni fa Unicredito ha venduta la sua partecipazione a 15,85.
-Pop Milano sembra pronta a rompere i 9 euro.
- Banca Italease, nessuno sembra credere al piano industriale di Mazzega ne tantomeno alle sue interviste. Il titolo potrebbe anche andare presto sotto i 9,10 euro per la gioia di Mediobanca.
E se usciamo dalle banche la situazione non è rosea...
Telecom, Fastweb e Tiscali sono debolissime in borsa, per non parlare di Espresso, Rcs, Pagine Gialle e Mondadori.
Fiat scivola sotto i 17, Pirelli tocca i 0,73 e Prysmian sprofonda.
La borsa è tenuta in piedi dalle solite Enel (azienda Indebitata) Eni, Terna e Generali.
La partenza del nuovo anno sarà sicuramente caratterizzata da un forte aumento della volatilità. Rimango negativo per i primi due mesi dell'anno, anche se repentini rialzi dettati da ricoperture sono certi. Quindi la strategia rimane di acquistare sui crolli e di vendere sui rialzi.
Iniziate bene il nuovo anno! Provate la Consulenza Finanziaria Indipendente. Costa meno della banca, del promotore o del private banker. Avete a disposizione tre mesi di prova. Inviate una mail a mercatolibero@gmail.com
VI SIETE GODUTI IL RALLY DI NATALE.....
OVERVIEW
Il prezzo? beh...molto salato. I cinesi hanno chiesto il 9% di cedole all'anno fino al 2010.
Se pensate che la Morgan Stanley rappresentava un simbolo del potere americano e che è stato comprato con il 27% di sconto (3 cedole da 9% l'uno...) ben vi fa capire la gravità della situazione.
Se i Cinesi non fossero intervenuti (così come gli arabi nelle scorse settimane) la Morgan Stanley avrebbe dovuto svendere milirdi e miliardi di assets.
Per ora le svendite sono state bloccate, ma questo non significa che i problemi siano finiti. La Morgan Stanley, e con lei le altre banche potrebbero perdere il 30% di capitalizzazione nel 2008 eppure i cinesi sarebbero contenti, non perderebbero e hanno messo un piede (forse due) in una delle culle del capitalismo americano.
Continua ad arrivare liquidità dalle banche centrali. Due giorni fa 348 miliardi da parte della BCE. Ieri 20 miliardi di dollari e altri 20 prima della fine anno dalla FED. Ancora ieri la BCE altri 10 miliardi di dollari più un altra da 48 miliardi di euro. Anche Svizzera e BOE fanno la loro parte in quella che passerà alla storia come l'operazione di finanziamento più grande che le Banche Centrali abbiano mai realizzato.
Si ipotizza che per a cavallo d'anno la liquidità totale immessa dalle banche centrali possa tranquillamente essere superiore ai 600 miliardi di Euro.
Una cifra monster, che da un lato evita al costo del denaro d'impennarsi sul mercato, ma dall'altra evidenza la grandezza del fenomeno sfiducia presente nel settore del credito.
Le Banche Centrali hanno acconsentito di ricevere, a garanzia dei prestiti carta di dubbio valore, esponendo esse stesse a gravi rischi. Ricordo che i soldi delle Banche Centrali sono soldi della comunità. Il fatto di aver prestato soldi a chiunque, con basse garanzie e a tassi più bassi di quelli del mercato è come aver fatto pagare una immensa patrimoniale a tutti noi. A buon intenditore....
OVERVIEW
OCCHIO ALLE NEWS
La tensione rimane altissima.
- Goldman Sachs fa uscire un'ottima trimestrale ma le previsioni per il 2008 rimangono poco brillanti e il titolo perde il 5% a metà seduta.
- Negli Stati uniti la costruzione di nuove case è scesa del 3,7% in novembre, al valore più basso degli ultimi 16 anni.
- De Benedetti rilascia la seguente dichiarazione.: ESPOSIZIONE BANCHE UE 340 MLD
(ANSA) - MILANO, 18 DIC - De Benedetti ha aggiunto che ''il peggio deve ancora venire''. ''Il mondo - ha proseguito - e' cambiato da agosto di quest'anno ad oggi, negli ultimi dieci anni c'e' stato un eccesso di liquidita', oggi c'e' una deflazione creditizia, non ci sono piu' soldi e la liquidita' e' un concetto virtuale, quando la macchina non gira, la liquidita' si spegne''.
Secondo De Benedetti ''le banche non danno piu' un euro a nessuno e non se lo prestano tra di loro, perche' hanno diffidenza l'una dell'altra non sapendo che cos'hanno realmente in portafoglio''. L'Ingegnere, inoltre, ritiene che ''entro il
31 dicembre non dovremo stupirci se anche solo per un giorno il tasso interbancario sara' del 10%, gia' oggi e' superiore all'Euribor''. Quanto alla Fed e alle banche centrali in generale, De Benedetti si e' detto convinto del fatto che
''hanno agito con ritardo, dovevano immettere liquidita' sul mercato con maggior rapidita'''. Dunque ''il problema e' stato sottovalutato. In America possiamo aggiungere uno 'zero' ai 30 miliardi indicati dal governatore della Fed'', ha detto De Benedetti alludendo alla reale esposizione del sistema bancario Usa ai mutui subprime giudicata dunque dal presidente di Management & Capitali pari a 300 miliardi.(ANSA).
OCCHIO ALLE NEWS
MADAME VOLATILITE PADRONA DEL MERCATO

Borse in balia dei ribassi e della volatilità. Non fatevi ammaliare dai facili guadagni, potrebbe essere una trappola.
Da qui a venerdi potrà succedere di tutto. E' molto probabile che in una delle giornate fra oggi e giovedi si possa vedere un rimbalzo importante degli indici. Ma non conviene giocare questa partita.
Vi ricordo che l’anno borsistico si chiude praticamente il 21 in concomitanza con la scadenza di opzioni e futures. Per la scadenze delle tre streghe la volatilità farà da padrona.
Per chi ama le sensazioni forti…è la situazione ideale.
Nel frattempo le banche centrali hanno perso la bussola…..
E’ notizia di ieri sera che la BCE offrirà oggi una quantità illimitata di fondi a un livello più basso del tasso di interesse di mercato in un’operazione che cerca di dare liquidità a un mercato isterico che si avvicinava pericolosamente a fine anno. La durata sarà di due settimane.
Il significato di questa mossa a sorpresa (e non è la prima) e che la BCE viste fallire tutte le sue precedenti mosse punta un’altra fiche nella bisca dei mercati.
I risultati sono difficili da pronosticare, tuttavia solo le banche potranno beneficiare del regalo di natale della BCE. Il problema rimane per gli altri operatori finanziari.
Greespan nel weekend ha avvisato gli americano del pericolo di STAGFLAZIONE, ovvero bassa crescita con inflazione. Ma dal nostro blog l'allarme lo abbiamo lanciato da mesi.
Goldman Sachs oggi e Morgan Stanley e Bearn Stearns nei prossimi giorni, riporteranno gli utili trimestrali.
In questi giorni tutti puntano sulle Blue Chip. Si dice che conviene stare sui titoli più liquidi. Nel frattempo, invece, il mercato delle small cap è quello che presenta le migliori opportunità.
E’ il momento di selezionare i titoli da acquistare nel 2008.
Ma solo se i mercati ci permetteranno di lavorare, ovvero scendano ancora un po'!
Nel frattempo il PIL procapite italiano viene superato da quello Spagnolo, e poi ci lamentiamo dell'articolo del NY Times sui mali del nostro paese...
Buona Giornata.
MADAME VOLATILITE PADRONA DEL MERCATO
NATALE ALLA FINESTRA...

Borse Asiatiche in pesante flessione.
L'inflazione bussa alle porte delle economie.
Il petrolio soffia ancora sul collo dei consumatori.
A Natale le vendite americane rallentano.
Le svalutazioni bancarie continuano con grande velocità.
Il dollaro in recupero mette sotto pressione gli investimenti in azioni dell'area euro.
L'Euribor non cala e i tassi si avvicinano al 5% incurante del cordone sanitario delle banche centrali.
Venerdi ci sarà il giornio delle 3 streghe...la volatilità è asssicurata.
Che volete....io non comprerei.
Le feste natalizie sono vicine. perchè rischiare di rovinarle?
Buona settimana
NATALE ALLA FINESTRA...
UNICREDITO: ALLA RICERCA DI SOLDI

Unicredito, vendendo Mediobanca, Fiat, Rcs e Generali sta facendo cassa. Qualche giornalista annuncia plusvalenze importanti per la banca milanese....
Occhio, queste plusvalenze servono per salvare i bilanci.
L'Unicredito sta studiando un nuovo piano industriale. Il cambio di rotta ha bisogno di risorse finanziarie. Le vendite sono obbligate per poter rilanciare l'Istituto.
Non è un segnale di acquisto per una banca che potrebbe ritornare sui minimi.
UNICREDITO: ALLA RICERCA DI SOLDI
ALITALIA...DEBOLEZZA POLITICA

Vorrei solo farvi leggere cosa ho scritto il giorno 28 aprile su questo blog a riguardo di Alitalia...
In particolar modo il punto 10. Allora valutai l'Alitalia 0,36. Sembrerebbe che Air france abbia offerto 0,35. Forse Spinetta, ad di Air France ha letto il nostro blog?
Battute a parte....essendo passati altri 7 mesi ed essendo le perdite aumentate...sembrerebbe che 0,35 sia un regalo...
: ALITALIA
Vi ricordo che la vendita della compagnia ad Air france sarebbe un errore colossale. Per due soldi si comprerebbero tutti i passaggeri italiani che decidano di volare.
Ogni volta che compreremo un biglietto pagheremo una tassa a un francese!!!
Se invece la società andasse alla cordata Air One Intesa Goldman Sachs...sarebbe fatto un altro errore. Si sceglierebbe un operatore italiano che da solo non potrebbe competere nel mondo senza la scelta di un adeguato partner industriale. Se il partner dovesse uscire allo scoperto in un secondo tempo sarebbe un'altra brutta storia del capitalismo locale.
L'unica soluzione accettabile sarebbe la vendita a un operatore italiano insieme ad un operatore asiatico.
L'italia diverrebbe testa di ponte per far arrivare milioni di asiatici in Europa. Un mercato in crescita...
Una scelta che anche mio figlio di 11 anni ritiene ovvia...
Peccato che le compagnie europee come la british o Air France o Lufthansa vedrebbero arrivare in casa un concorrente agguerrito e pericoloso.
E allora....allora ancora una volta i nostri politici si arrendono ai voleri dei potente asse Franco-inglese-Tedesco.
Ripeto, comunque vada la scelta sarà politica e non industriale.
Stare lontani dal titolo...consiglio che vi ripeto dall'inizio del blog.
ALITALIA...DEBOLEZZA POLITICA
TPS INTERVISTATO DAL FINANCIAL TIMES

Il mitico TPS decide di sputare il rospo sulle prospettive economiche europee con un’intervista al Financial Times il cui succo può essere: Europe to bear brunt of downturn. Ovvero, L’Europa potrebbe essere il continente che pagherà lo scotto del rallentamento della crescita mondiale. TPS sostiene che la forza della nostra valuta potrebbe portarci in breve tempo da una situazione di surplus di bilancia commerciale (con il resto del mondo) a una situazione di deficit.
Beh, se gli inguaribili ottimisti governativi cominciano a gufare vuol proprio dire che siam messi male! nella foto sembra dire....beh, se all'Europa può andar male...all'Italia non resta che pregare!
TPS INTERVISTATO DAL FINANCIAL TIMES
L'AMERICA FORSE RISPARMIA....
Le vendite natalizie, cominciate molto bene nel week end del ringraziamento stanno proseguendo a rilento. Ciò che sembrava una corsa ai regali sembra oramai trasformarsi in un Natale sottotono. Gli americani stanno definitivamente spendendo meno soldi. Altro sintomo della recessione.
Sembrerebbe che finalmente il valore delle case in discesa, l’inflazione, i costi per la benzina e il riscaldamento, le perdite in borsa e sui prodotti strutturati diano i primi risultati sui conSumi che stanno rallentando a vista d’occhio.
L'AMERICA FORSE RISPARMIA....
ENEL A RISCHIO BLACK OUT!

ENEL MA SI PUO’ DEFINERE AZIENDA MODELLO?
Una volta l’Enel poteva essere considerata l’azienda da cassettista per eccelenza. Ma può ancora essere considerata tale?
Cosa accadrà a Enel nel 2008 non è chiaro, molto dipenderà dalla situazione macroeconomia e in particolare dall’andamento dei tassi d’interesse. Ma l’Enel merita la fiducia dell’investitore?
Guardando l’andamento borsistico e i dividendi qualcuno potrebbe pensare che Enel sia il classico titolo da mantenere in portafoglio nelle gestioni con basso profilo di rischio. Un titolo che ha dato, da e darà soddisfazioni. Ma se facciamo un’analisi più attenta degli ultimi anni ci accorgiamo che la realtà è ben diversa.
Possiamo anche tralasciare l’operazione WIND e al suo strano passaggio al magnate egiziano che ancora oggi ha strascichi notevoli. Quell’operazione è un altro esempio di capitalismo opaco, ma oramai si parla di tanto tempo fa….
Qui di seguito vorrei solo fare alcune considerazioni sull’Enel e su quanto ha combinato nel 2007.
Certo, l’andamento del titolo è a prova di recessione e anche di tassi in salita, infatti ben sappiamo che davanti a qualsiasi difficoltà che possa mettere in discussione la redditività e il dividendo (di cui lo stato non può fare a mano) il governo, alla faccia del libero mercato, aiuterà il settore permettendo l’aumento delle tariffe. Tariffe che, grazie alle cattive scelte strategiche del recente passato, sono già fra le più alte in Europa…
Tuttavia, un conto è la redditività dettata da pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali, un altro è la capacità di crescere da soli effettuando scelte coraggiose e investendo al momento giusto al giusto prezzo. In quale situazione l’Enel si trovi oggi è facile da prevedere.
Il nostro primo ministro Prodi, ha deciso di far crescere il nostro gruppo elettrico facendole acquistare Endesa in Spagna. Un’operazione che ha fatto lievitare il debito di Enel a 60 miliardi di Euro!
MI PERMETTO ALCUNE CONSIDERAZIANI:
1) Endesa è stata strapagata. Nel 2003 valeva 10 Euro, all’inizio del 2006 20 Euro…l’acquisto è stato fatto a 41 Euro questa primavera. Enel e Acciona hanno comprato Endesa per una spesa totale di ben 42 miliardi di euro. Una somma giudicata da diverse fonti bancarie (Ubs, Mediobanca, Morgan Stanley, Goldman Sachs) elevata e che pesa per il 25% sugli spagnoli e per il restante sull’Italia. Anche se una parte della società potrà poi essere venduta ai tedeschi nel 2008 ma i dettagli non sono noti. La scelta è stata politica e non economica.
2) Endesa, in borsa vale oggi 37 euro, una perdita quindi del 10% sul valore di acquisto, ovvero di 4 miliardi di euro (3 di competenza di Enel!)
3) Nel frattempo E.On, società che era in competizione con Enel per comprare Endesa ha visto le sue quotazioni passare da 100 Euro a 144. Un aumento del 44% in sette mesi, ovvero una maggiore capitalizzazione di 30 miliardi di euro.
4) Enel, invece, in borsa…a gennaio 2004 valeva 6,8 euro, oggi vale solo il 21% in più, mentre Endesa quotava 13 euro, oggi il 300%. Enel quotava 8,2 euro sette mesi fa e capitalizzava 50 miliardi di euro. Oggi la sua capitalizzazione è identica, mentre E.On è passata da 70 miliardi a oltre i 100. E ancora, E.On nel 2003 quotava 34 Euro. Il rialzo è stato pari al 420% (quattrocentoventi….). Nello stesso tempo Enel nel 2003 valeva 5 euro. Il rialzo è stato solo del 65%. La cosa incredibile è che questa è un’azienda che è stata privatizzata e che ha goduto di tariffe monopolistiche di favore. Eppure ne Scaroni, ne Conti sono mai stati messi in discussione. Nessuno ha protestato per i dividendi troppo alti. Tutto bene…qualcuno dirà! In realtà la performance di borsa denota una cronica incapacità di competere e una sistematica perdita di valore nel confronto dei competitors europei.
5) Rating S& P, per Enel. La società di rating ha abbassato il rating a lungo termine, portandolo da A ad A-. Per giunta hanno affermato che il rating rimane sotto osservazione con implicazioni negative! Il debito è passato da 11,7 miliardi di euro nel 2007 a 60 miliardi a fine 2007.
6) La cosa molto particolare è che S&P ha aspettato il collocamento al parco buoi delle obbligazioni Enel prima di abbassare il rating. Ancora una volta il parco buoi ringrazia.
7) Enel ha pagato dei dividendi monster per anni foraggiando le misere casse statali. I dividendi pagati non le hanno permesso di avere a disposizione quelle risorse che le avrebbero permesso un processo di espansione migliore.
8) A maggio il costo del debito era gestibile per Enel. Oggi indebitarsi emettendo obbligazioni o tramite debito bancario costa quasi 100 basis point in più, che si traducono in 600 milioni di euro di costi aggiuntivi all’anno. Oggi i brokers valutano le aziende nella convinzione che la BCE taglierà i tassi d’interesse. Ma l’inflazione viaggia oramai al 6% annuo (in Europa è salita dello 0,5% nell’ultimo mese…se si moltiplica questo numero per 12….). Se i tassi dovessero aumentare per Enel le cose si complicherebbero e non poco.
Insomma Enel e le sue scelte strategiche sono sicuramente discutibili. Ha gettato le basi per diventare un grande player mondiale ma ha iniziato a investire e a indebitarsi in un momento sbagliato. Per anni i tassi sono stati bassi e l’indebitamento è stato sotto controllo, quando i tassi cominciano a risalire l’indebitamento vola e le acquisizioni sono state fatte ai prezzi massimi di mercato. Il timing è discutibile e se le cose andranno male saranno i consumatori a pagarne le conseguenze, più che gli azionisti che un dividendo lo devono ottenere a qualunque costo!
Dal punto di vista degli investimenti considerano l’azienda rischiosa e ho un target a 7,2 Euro. Consiglio di non considerare l’investimento.
ENEL A RISCHIO BLACK OUT!
L'ITALIA VISTA DEL NY TIMES

In quest'articolo che purtroppo non ho il tempo di tradurre, tutta la triste Italia viene fuori...e poi non dite che il pessimista sono io...
By IAN FISHER
ROME — All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because
it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. Because it is the place in a
hyper-regulated Europe where people still debate with perfect intelligence what,
really, the red in a stoplight might mean.
But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths,
Italy seems not to love itself. The word here is “malessere,” or “malaise”; it
implies a collective funk — economic, political and social — summed up in a
recent poll: Italians, despite their claim to have mastered the art of living,
say they are the least happy people in Western Europe.
“It’s a country that has lost a little of its will for the future,” said Walter
Veltroni, the mayor of Rome and a possible future center-left prime minister.
“There is more fear than hope.”
The problems are, for the most part, not new — and that is the problem. They
have simply caught up to Italy over many years, and no one seems clear on how
change can come — or if it is possible anymore at all.
Italy has charted its own way of belonging to Europe, struggling as few other
countries do with fractured politics, uneven growth, organized crime and a
tenuous sense of nationhood.
But frustration is rising that these old weaknesses are still no better, and in
some cases they are worse, as the world outside outpaces the country. In 1987,
Italy celebrated its economic parity with Britain. Now Spain, which joined the
European Union only a year earlier, may soon overtake it, and Italy has fallen
behind Britain.
Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and
commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment
and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the
highest.
The latest numbers show a nation older and poorer — to the point that Italy’s
top bishop has proposed a major expansion of food packages for the poor.
Worse, worry is growing that Italy’s strengths are degrading into weaknesses.
Small and medium-size businesses, long the nation’s family-run backbone, are
struggling in a globalized economy, particularly with low-wage competition from
China.
Doubt clouds the family itself: 70 percent of Italians between 20 and 30 still
live at home, condemning the young to an extended and underproductive
adolescence. Many of the brightest, like the poorest a century ago, leave Italy.
The stakes have risen so high that Ronald P. Spogli, the American ambassador and
someone with 40 years of experience with Italy, warns that it risks a diminished
international role and relationship with Washington. America’s best friends, he
notes, are its business partners — and Italy, comparatively, is not high among
them. Bureaucracy and unclear rules kept United States investment in Italy in
2004 to $16.9 billion. The figure for Spain was $49.3 billion.
“They need to sever the ivy that has grown up around this fantastic
2,500-year-old tree that is threatening to kill the tree,” Mr. Spogli said.
But interviews with possible prime ministers, businesspeople, academics,
economists and other Italians suggest that the largest reason for this malaise
seems to be the feeling that there is little hope that the ivy can be cut, and
that is making Italians both sad and angry.
An Angry Message
“Basta! Basta! Basta!” Beppe Grillo, a 59-year-old comic and blogger with
swooping gray hair, howled in an interview. The word means “enough,” and he
repeated it to make his point to Italy’s political class clear.
In recent months, Mr. Grillo has become the defining personification of Italy’s
foul mood. On Sept. 8, he gave that mood a loud voice when he called for a day
of rage, to scream across Piazza Maggiore in Bologna an obscenity politely
translated as “Take a hike!”
A few thousand people were expected. But 50,000 jammed into the piazza, and
250,000 signed a petition for changes like term limits and the direct election
of lawmakers. (Voters now cast their ballots for parties, which then choose who
serves in Parliament, without the voters’ consent.)
His message was enough inaction and excess (Italian lawmakers are the best paid
in Europe, driven around by the Continent’s largest fleet of chauffeured cars),
enough convicted criminals in Parliament (there are 24), enough of the same,
tired old faces.
“The whole kettle of fish stinks to high heaven!” he yelled. “The stench rises
from the sewers and swirls around and you can’t cope.”
Mr. Grillo leans to the political left, but he spares neither side in his
sold-out shows and popular blog. The problem, he said, is the system itself.
There is a link between the nation’s errant political system and its worsening
mood. Luisa Corrado, an Italian economist, led the research behind the study at
the University of Cambridge that found Italians to be the least happy of 15
Western European nations. The researchers linked differences in reported
happiness across countries with several socio-demographic and political factors,
including trust in the world around them, not least in government.
In Denmark, the happiest nation, 64 percent trusted their Parliament. For
Italians, the number was 36 percent. “Unfortunately we found this issue of
social trust was a bit missing” in Italy, Ms. Corrado said.
Two popular books that set off months of debate capture the distrust of large
powers that cannot be controlled. One, “The Caste,” sold a million copies (in a
nation where sales of 20,000 make a best seller) by exposing the sins of Italy’s
political class and how it became privileged and unaccountable. Even the
presidency, once above the fray, was not spared; the book put the office’s
annual cost at $328 million, four times as much as Buckingham Palace.
The other book, “Gomorrah,” which sold 750,000 copies, concerns the mob around
Naples, the camorra. But politics, it argues, allows the camorra to flourish,
keeping Italy’s lagging south poor, and organized crime, by a recent study, the
economy’s largest sector.
These are Italy’s age-old problems, but Alexander Stille, a Columbia University
professor and an expert on Italy, argues that this moment is different. While
the economy expanded, from the 1950s to the 1990s, Italians would tolerate bad
behavior from their leaders.
But growth has been slow for years, and the quality of life is declining.
Statistics now show that 11 percent of Italian families live under the poverty
line, and that 15 percent have trouble spreading their salary over the month.
“The level of anger is great because before you could slough it off,” Mr. Stille
said. “Now life is harder.”
Italians rarely associate the current crop of aging leaders with a capacity to
change. They are the same people who have traded terms in power for more than a
decade. Last year, Silvio Berlusconi, Italy’s richest man who became prime
minister for the first time in 1994, was voted out for not keeping his promises
for American-style growth and opportunities based on merit. When he left office,
economic growth was at zero.
But it became clear that getting rid of the center-right Mr. Berlusconi would be
no magic cure. Romano Prodi, who had served as prime minister from 1996 to 1998,
won, but he was saddled with a shaky coalition of nine warring parties.
He promised a clean slate, but his unwieldy center-left government disappointed
with its first symbolic act: its cabinet had 102 ministers, a new record. He has
pushed through two reform packages, and the economy is growing again. “Ours is
not a happy situation, but it is better than before,” he said.
But the government has fallen once and threatens to fall again at every
difficult vote. Small proposals bring protesters to the streets, one hurdle to
making changes as protected interests seek to preserve themselves. Pharmacists
shut their doors this year when the government threatened to allow supermarkets
to sell aspirin. The cost for just 20 aspirin tablets at a pharmacy is $5.75.
The measure passed, but the government is largely paralyzed. Voters are fed up,
and Mr. Prodi’s foes know it.
“I understand the bad humor, the malaise,” said Gianfranco Fini, leader of
National Alliance, the second-largest opposition party. “People are starting to
get strongly angry because you have a government that doesn’t do anything.”
The Generational Divide
“It’s a sadness that what could be isn’t — that we are not a normal country,”
said Gianluca Gamboni, 36, a financial adviser in Rome, summing up how he feels
about Italy, which he loves, but which drives him insane.
Unlike the older generation, he travels and sees how much better things work
elsewhere. He does not spare himself: he still lives with his parents, not
because he wants to, but because only now, after seven years at his job, can he
afford Rome’s high rents. He is finally considering a place of his own.
Mr. Gamboni is on the younger side of Italy’s generational divide — a lens
through which many of the country’s problems come into focus. It is one of
several subterranean forces, easy to overlook at first, but that taken together
make clear how much Italy has changed over the past several decades and how
little that change has been digested.
Over a century, ending in the 1970s, 25 million Italians left for better lives
elsewhere. Now, Italy is home to 3.7 million immigrants. The Roman Catholic
Church’s position is diminishing, from a cultural pillar to a lobbying group.
Politically, Italy seems not to have adjusted to the death, in 1992, of the
Christian Democrats, who governed for more than 40 years. Economically, it was
once easy to solve problems by devaluing the currency, the lira. That is now
impossible with the euro, which has also increased prices, particularly for
housing.
Then there is the family. The divorce rate has risen. Large families are a thing
of the past. Italy has one of Europe’s lowest birth rates, the fewest children
under 15 and the greatest number of people over 85, apart from Sweden.
Unemployment is low, at 6 percent. But 21 percent of the population between 15
and 24 did not work in 2006. And the old are not letting go.
Evidence of Italy’s age is everywhere. In parks, clutches of old ladies coo at a
single toddler. On television, stars are craggy. (The median age for the
presenters of this year’s Miss Italia contest was 70. The winner, Silvia
Battisti, was 18.) In the political sphere, Mr. Prodi is 68, Mr. Berlusconi 71.
“The generational problem is the Italian problem,” said Mario Adinolfi, 36, a
blogger and an aspiring lawmaker. “In every country young people hope. Here in
Italy there is no hope anymore. Your mom keeps you home nice and softly, and you
stay there and you don’t fight. And if you don’t fight, it is impossible to take
power from anybody.”
“We don’t have a Google,” he added. “We can’t imagine in Italy that a
30-year-old opens a business in a garage.”
Selling a Notion of Italy
In September, word spread through a house of young Romans, over beer and pasta,
that Luciano Pavarotti, the tenor and arguably the world’s most famous Italian,
had died. “Damn it!” yelled Federico Boden, 28, a student. “Now all we have is
pasta and pizza!”
Italy does not seem to rank as it once did for greatness. There is no new
Fellini, Rossellini or Loren. Its cinema, television, art, literature and music
are rarely considered on the cutting edge.
But it does have Ferrari, Ducati, Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo —
all symbols of style and prestige. What Italy has is itself, and many believe
that the future rests in trademarking mystique into “Made in Italy.”
Italian wine was an early test. Producers moved with success from quantity swill
to quality. Illy, the coffee house, has flourished by combining quality and
uniformity with innovation in methods and style in presentation.
“This is where Italians are winners,” said Andrea Illy, the company’s president.
“Use your particular strengths, which are beauty and culture.”
But Italian industry depended on low wages, making it vulnerable to competition
from China as labor costs rose. Alarms began ringing years ago, with fears that
many of Italy’s traditional businesses — textiles, shoes, clothes — could not
compete. Many could not. In Friuli-Venezia Giulia, a chair-making capital, the
number of chair companies has shrunk to about 800 from 1,200.
“At first they thought this phase would just pass,” said Massimo Martino,
director of Maxdesign, a furniture company. “But in reality, many businesses
ended up closing because fundamentally the market didn’t need them anymore. They
didn’t want to change.”
Some companies took up the challenge. Wood was the primary material there, but
Mr. Martino began to create chairs, mostly of molded plastic, well designed but
inexpensive. Others decided that competing against China on price was
impossible. Instead, the aim would be quality and Italy’s uniqueness, something
China could not match.
Pietro Costantini, who runs a third-generation furniture company, said he began
focusing not just on the upper end — he makes extra-large furniture for big
Americans — but also on creating lines that would sell the Italian lifestyle
itself. Customers are returning.
But entrepreneurs complain that they are alone. Politicians offered little help
making Italy competitive, and this remains a major impediment to making their
gains grow. Businesses want less bureaucracy, more flexible labor laws and large
investments in infrastructure to make moving goods around easier.
“Now it’s time to change,” said Luca Cordero di Montezemolo, the chairman of
Fiat and the president of Ferrari and the influential business group
Confindustria. “If not, why are we going down in every classification of
competition in the country? The reason is that in the best of cases we are
stopped.”
It is not clear that this “Made in Italy” strategy will be enough. Skeptics
argue that foreign investment, research and development funds and money invested
by venture capitalists remain too low, as does Italy’s competitiveness.
But the nation’s entrepreneurs are a bright spot in a landscape with few others.
Some argue that the younger generation is another key, if not now then when
those in power die. They are educated, they are well traveled and, as Beppe
Grillo does when he is attracting his masses, they use the Internet.
Two center-left parties merged to produce the Democratic Party, aimed at
overcoming the system’s crippling fragmentation. All sides finally agreed that a
new electoral law must be redone to give more breathing room to the winner of
the next elections — crucial for pushing through any major changes.
But understanding the problems is the smallest step. Many worry in the meantime
that Italy may share the same fate as the Republic of Venice, based in what many
say is the most beautiful of cities, but whose domination of trade with the Near
East died with no culminating event. Napoleon’s conquest in 1797 only made it
official.
Now it is essentially an exquisite corpse, trampled over by millions of
tourists. If Italy does not shed its comforts for change, many say, a similar
fate awaits it: blocked by past greatness, with aging tourists the questionable
source of life, the Florida of Europe.
“The malaise is: ‘I can see all that, but there is nothing I can do to change
it,’” said Beppe Severnigni, a columnist for Corriere della Sera.
But, he said, “to change your ways means changing your individual ways: refusing
certain compromises, to start paying your taxes, don’t ask for favors when you
are looking for a job, not to cheat when your child is trying to reach admission
to university.”
“That’s the tricky part,” he said. “We have reached a point where hoping for
some kind of white knight coming in saying, ‘We’ll sort you out,’ is over.”
L'ITALIA VISTA DEL NY TIMES
ANCORA POCHE LE SEDUTE DI BORSA DEL 2008
BANCHE MALATE, BANCHE MALATE, BANCHE MALATE!
TASSI D'INTERESSE GIU', TASSI D'INTERESSE GIU', TASSI D'INTERESSE GIU'!
EURIBOR SU, EURIBOR SU EURIBOR SU
La domanda è la solita.....come si conciliano queste macrovariabile. oGNUNA SPINGE IN UNA DIREZIONE DIVERSA E NESSUNA A FAVORE DEI MERCATI IMMOBILIARE O AZIONARIO.
In america i prezzi all'importazione sono saliti ad un tasso che non si vedeva da anni (i motivi principali sono gli aumenti di energia e alimentari, ma anche escludendoli, l'aumento è risultato significativo). Inflazione importata in forte aumento, quindi aumento dell'inflazione complessiva e tassi d'interesse in discesa, un vero controsenso.
In Europa ci si è accorti che la BCE sta valutando di alzare i tassi invece di abbassarli.
Il vecchietto Greenspan ha riparlato di alto rischio di recessione.
Certo, le vendite natalizie in america vanno bene...anche perchè il dollaro debole, in un mondo globale, permette agli Stati uniti di essere un mega discount shop per gli Europei. (infatti i consumi europei sono in frenata)
E' di stamattina la notizia di una crescita dell'inflazione in Germania dello 0,5%, ovvero del 6% su base annua (nell'ipotesi che i prossimi 12 mesi vi sia una crescita sempre dello 0,5% per mese).
ANCORA POCHE LE SEDUTE DI BORSA DEL 2008
LA SACRA ALLEANZA DELLE BANCHE CENTRALI SARA' IN GRADO DI ALLONTANARE LA RECESSIONE?

I mercati azionari rimangono robusti, denaro fresco continua ad arrivare sul mercato tedesco che ha ricominciato a flirtare per la terza volta con i massimi.
La prima risale a luglio quando superò 8151, la seconda volta risale a ottobre dove non si è arrivati a 8100, infine oggi dove l’indice ha chiuso a 8079.
Ma questo rally continua a convincere poco.
Certo, l’impressione è che il denaro vero (quello dei Big money, per intenderci, non sta lasciando le azioni. Le considerà un porto sicuro(al massimo ha abbandonato le small cap per favorire le grosse capitalizzazioni).
Tuttavia a questo mercato azionario in salute si contrappone a una situazione critica sul fronte finanziario e a delle Banche Centrali che appaiono confuse e frastornate. Bernanke poi è allo sbando, e con lui la Fed e l’intero sistema finanziario americano.
A luglio afferma che non taglierà i tassi e poi li deve ridurre drasticamente.Poi afferma che le perdite dovute ai subprime potranno essere 100 miliardi di dollari e dopo poche settimane si scopre che potranno essere 500 miliardi ( ma il calcolo non è ancora noto).
Oramai i dati macroeconomici vengono chiaramente truccati. Basta vedere come l’inflazione americana sia più bassa di quella europea pur in presenza di un dollaro ipersvalutato che importa inflazione a gogo.
Negli ultimi due giorni poi la fiducia verso Bernanke ha toccato il fondo…..
Dapprima lascia sperare in un taglio di 50 bps, poi abbassa i tassi solo di uno 0,25%. Il mercato crolla del 2% in meno di due ore.
L’Euribor arriva a 4,95%, poi ecco dal magico cilindro l’avviso che le BCE, BOE, FED, Bank of Canada, Swiss central bank, si alleano e preparano una cura da cavallo di liquidità da iniettare per fine anno sui mercati.

UNA SACRA ALLEANZA
che vuole offrire liquidità tramite delle aste Euroamericane. 40 Miliardi di dollari previsti entro fine anno. Una iniezione di liquidità del genere non si vedeva dagli attacchi terroristici dell’11 settembre. Ora la domanda è come reagiranno i mercati?
L’alleanza genererà il panico? “Cosa sanno le banche centrali che io non so?” Oppure fiducia fra gli investitori : “Ora che le Banche Centrali intervengono posso non preoccuparmi più!”
La domanda da un milione di dollari impone cautela. In questa fase conviene sempre stare alla finestra con gli investimenti.
Io personalmente sposo la tesi dei pessimisti, ma non per questo rifuggo dalle azioni o apro operazioni al ribasso sul mercato.
IL PENSIERO DI ROUBINI
Ecco come si esprimeva Nouriel Roubini, acceso critico delle manovre della FED e noto economista, sul suo blog ieri:
L’annuncio della alleanza delle banche centrali per offrire liquidità al sistema è troppo poco, giunge troppo tardi e fallirà nel tentativo di ridurre il credit crunch.
Rubini fa la seguente analisi:
La mancanza di liquidità nel sistema dipende da diversi fattori.
1) Problemi di liquidità dovuti alla chiusura posizioni di fine anno
2) Un persistente “liquidity risk premium”
3) Un aumento del rischio controparte
4) Un aumento dell’avversione al rischio dovuto da problemi di credito e dalla mancanza di informazione sull’entità reale delle perdite
5) Il fallimento dei meccanismi di trasmissione monetaria in un sistema finanziario dove molte istituzioni finanziarie non sono banche e quindi non hanno l’accesso alla liquidità offerta dalle banche centrali.
6) Il non sapere se il problema subprime potrà estendersi a tutti i bonds/veicoli emessi dalle banche (cartolarizzazioni di debiti delle carte di credito, impacchettamento operazioni dei fondi di private Equity che lavorano con una leva elevata e con il rischio di perdere tutto il capitale ecc ecc ).
Il credit crunch a cui assistiamo è probabilmente dovuto a tutti i fattori sopra elencati, ma le misure annunciate ieri potranno solo alleviare i problemi legati ai punti 1 e 2 .
Per il resto la liquidità offerta non risolverà gli altri problemi per diverse ragioni:
1)Non si può usare la politica monetaria per risolvere problemi di insolvenza e di credito nell’economia. Il credit crunch non è dovuto solo alla mancanza di liquidità ma dall’esistenza di problemi di perdite reali.
2)Le iniezioni di liquidità non possono risolvere la mancanza d’informazioni e l’incertezza del sistema finanziario. L’opacità che si è creata con la creazione di veicoli e cartolarizzazioni non è cancellabile con iniezioni di liquidità.
3) Gli Stati Uniti sono diretti in una recessione, non importa come la Fed si muoverà!
-La più grande crisi immobiliare
-Il petrolio oltre i 90 dollari
-Credit Crunch
-Capex Spending in caduta libera nel settore corporate.
-Risparmio negativo
-Alto debito
Al fine di mitigare gli effetti di una recessione inevitabile la Fed e le altre Banche Centrali dovrebbero tagliare i tassi in maniera più aggressiva.
4) Molte istituzioni finanziarie in crisi non sono banche. Quindi l’intervento della Fed e delle altre Banche Centrali non arriverebbe a loro. E’ impensabile che le banche possano prestare soldi a loro volta. La crisi è troppo profonda.

Ma torniamo alla Fed e al suo modo poco ortodosso di comunicare…
Ieri, dopo aver lasciato sfogare i mercati (con grosse perdite) annuncia questa Alleanza.
Ecco che quello che era spazzatura pericolosa diventa improvvisamente oro.
Naturalmente sono notizie che si danno a mercati aperti, alla faccia della trasparenza.
Ecco che chi la sera prima aveva precipitosamente venduto è costretto a ricomprare con i mercati americani che in apertura avevano quasi recuperato tutte le perdite della sera prima.
La domanda è …ma la Fed è ancora credibile, riuscirà a salvare il mondo?.
Per i Big Money la risposta è si.
E’ una FED che suggerisce le mosse alle grandi case d’affari che giocando sul sicuro riducono le perdite sulle obbligazioni con utili da trading sull’azionario.
-Nel frattempo il trade deficit americano vola spinto dalle importazioni di petrolio e di beni cinesi.
-Inoltre i prezzi all’importazione sono saliti a un tasso molto elevato 2,7% contro il 2% atteso, segno che l’inflazione importata si fa sentire su una FED che invece di alzare i tassi li abbassa.
-Il petrolio ritorna a 94 dollari al barile dopo che le scorte americane di petrolio si sono dimostrate basse.
-Wachovia Bank, Bank of America e PNC hanno avvisato che le perdite dovute ai mutui sono più alte del previsto.
-Citigroup, ancora lei, crolla di oltre 5%.
LA SACRA ALLEANZA DELLE BANCHE CENTRALI SARA' IN GRADO DI ALLONTANARE LA RECESSIONE?
RALLY DI NATALE GIA' FINITO?

Probabilmente entreremo in un’area di trading range fino a fine dell’anno.
La prossima scadenza importante per i mercati è venerdi 21 dicembre quando scadranno opzioni e futures, il famoso giorno delle streghe!
Ieri abbiamo assistito al più classico dei sell on news.
Il mercato azionario aveva scontato tutto quello che poteva scontare in relazione al taglio dei tassi, non appena Bernanke ha annunciato il taglio si sono scatenate le vendite.
Ricordo che non più tardi di 10 giorni fa la Goldman Sachs ha implorato Babbo Natale BCE di tagliare i tassi, seguiti da Lehman e dal nostro caro e vecchio Visco!
Ma la BCE non li ha accontentati, anche se i mercati dell’equity non si sono accorti.
Ieri erano molti coloro che tifavano per un taglio di 0,50%. Lo 0,25% non li ha soddisfatti.
La discesa è stata guidata proprio dai titoli finanziari, nella convinzione che non si possano riprendere dalle recenti perdite e che gli interventi recenti dei fondi sovrani siano stati fatti per evitare il peggio, ma le condizioni economiche ottenute per garantire l’intervento indicano che titoli come Citigroup, UBS o altri possono scendere ancora molto. (I prestiti obbligazionari ricordo che offrono rendimenti del 11% e del 9% rispettivamente). Lo stesso salvataggio di ETRADE è stato fatto valutando gli asset obbligazionari al 30% di sconto rispetto ai valori di mercato. Se si valutassero allo stesso modo le obbligazioni in pancia alle banche, molte di loro chiuderebbero i battenti.
Anche le parole usate dalla FED sono state tutt’altro che incoraggianti…"Economic growth is slowing, reflecting the intensification of the housing correction and some softening in business and consumer spending," the Fed said. "Moreover, strains in financial markets have increased in recent weeks At the same time, "some inflation risks remain" due to elevated energy and commodity prices.
In parole povere…siamo messi male.
Certo, l’indice azionario si trovava ieri sera in chiusura ben lontano ai 12700 punti toccati dal DOW Jones il 27 Novembre. Quindi non è detto che ieri sia iniziata una fase di ribasso duraturo, certo è che il rally di natale è stato messo in seria discussione.
Ricordiamo come sia in Europa che in America i tassi d’interesse su mutui e prestiti alle aziende siano aumentati (o al più, rimasti fermi) anche se i tassi americani sono scesi.
Chi valuta le aziende sostiene che il taglio di tassi rende più attraente il mercato azionario, sarà anche vero…sempre che i profitti non crollino…
Il petrolio schizza sopra i 90 dollari.
Buffet sostiene che il Superfondo non serve a nulla e lo paragona a un rospo che non si potrà trasformare in principessa.
General Electric, annuncia per il 2008 profitti in crescita del 10%. Bene si dirà….tuttavia il monte profitti sarebbe pari a 2,42 dollari per azione, ovvero un rapporto P/E del 15,5%. Con i tassi americani al 4,25% non c’è da fare i salti di gioia….certo che se i tassi scendessero al 3,5%…
In Asia mercati in rosso ma in recupero dai minimi.
RALLY DI NATALE GIA' FINITO?
FIAT, TRATTORI IN PANNE, ATLANTIA, ZUNINO .....

-Il credito per le aziende è diventato più caro.
-L’inflazione in Europa e in Italia sale poco grazie ai bassi salari. In Germania sono previsti grossi aumenti salariali e in Italia si rischia molto. Se il costo salariale scappa di mano…l’inflazione esplode e con essa i tassi d’interesse…addio Italia.
-Lo stop degli autotrasportatori sta mettendo in ginocchio l’Italia. Se la precettazione non funziona….la Fiat subirà pesanti rallentamenti e con essa il PIL di dicembre!
-Parliamo di Fiat
1) L’uscita di Unicredito. Il 5,2% di cui si dice che l’unicredito avrebbe già fissato il prezzo sta dando volatilità al titolo, immaginate il lavoro del market maker che deve gestire una posizione così grossa di titoli. Ogni volta che la Fiat scende lui deve vendere, ogni volta che la Fiat sale lui deve comprare, il tutto per quantità enormi. Chiedo alla Consob…non sarebbe opportuno che l’Unicredito rendesse pubblici i prezzi a cui ha già fissato l’uscita…una volta tanto ci sarebbe trasparenza.
2) La Fiat vale meno della somma delle parti. Questa è l’affermazione di Marchionne quando ha ventilato lo spin off! Francamente sulla carta ha ragione. Tuttavia vorrei ricordate che la CNH ad ottobre 2006 (13 mesi fa) valeva 20 dollari!!! Oggi 63. Il prezzo del titolo è controllabile dalla fiat visto che ne controlla il 98%! Se solo la Cina crescesse meno….la vendita di trattori scenderebbe, magari il titolo perderebbe quella ventina di dollari di troppo (ricordo che il P/E di CNH è 31!!!). il 30% in meno equivarrebbe a 4,5 miliardi di dollari. Se lo stesso discorso si facesse per Iveco, e se infine gli incentivi per la rottamazione saltano, il costo della manodopera aumenta, le materie prime costano di più, le vendite diminuiscono, e le auto low cost invadono il mercato italiano….beh allora pensare a una Fiat a 14 euro non è poi così strano.
ATLANTIA:
Il governo voleva regalare utili d’oro e monopolistici per 30 anni ad Autostrade. Un vero schifo, mentre c’è gente che non arriva a fine mese. La scala mobile per i salari no…ma per i Benetton….
Speriamo che qualcuno faccia qualcosa e fermi questa ingiustizia.
Intanto lo sciopero dei trasportatori ha ridotto il traffico autostradale e quindi anche i proventi di Autostrade…
Chissà cosa ne pensa la Pop. Milano e la Lehman che hanno scommesso ( i soliti bene informati) sull’introduzione di questa nuova legge comprando a mani basse i titoli delle autostrade.
Zunino, il re del mattone e di Santa Giusta, il mega progetto immobiliare che sta sorgendo vicino a Linate, è inguaiato fino al collo.
Le vendite degli immobili, ai prezzi assurdi che chiede, sono ferme, i tassi sul debito aumentano e le banche premono per il rientro.
Banca Popolare, intesa, Unicredito le banche più esposte…..
Banca Italease…i 170 milioni di utili del piano industriale al 2010 appaiono sempre più un miraggio. Il titolo potrebbe nella prima parte del 2008 toccare minimi mai visti!
FIAT, TRATTORI IN PANNE, ATLANTIA, ZUNINO .....
RECORD EURIBOR

Il grafico è aggiornato a metà novembre...
Vorrei solo ricordarvi che oggi l’Euribor a tre mesi ha toccato il record con un rendimento a 4,94%! (lo scorso dicembre valeva 3,92). E’ vero che siamo a fine anno….ma è altrettanto vero che stiamo parlando del tasso a tre mesi e non quello a un mese! Chi apre le posizioni oggi per accappararsi la liquidità è disposto a pagare quel tasso per 90 giorni!
Se il problema fosse solo a cavallo d’anno sarebbe l’Euribor a un mese ad avere dei picchi più elevati.
RECORD EURIBOR
IMPOVERIMENTO DELLA BORGHESIA...OBIETTIVO DI ECONOMIA POLITICA O MINORE DEI MALI?

Voglio affrontare nelle prossime righe un vecchio discorso a me caro, e che nelle attuali condizioni dei mercati va tenuto ben presente ed è ritornato di estrema attualità.
Con l’avvento della globalizzazione si è voluto aprire il mondo a qualcuno che era povero e che nel giro di un paio di decenni sta accumulando ricchezze ogni giorno più grandi. Mi riferisco alla Cina, all’India, al Brasile e all’Europa dell’est.
Tutti paesi che hanno visto nascere e prosperare migliaia di fabbriche. Si sono creati milioni di posti di lavoro. Gli stipendi sono saliti.
Nei nostri continenti Europa e America molte fabbriche hanno chiuso, i lavori più umili sono stati dati agli immigrati. Gli stipendi sono rimasti estremamente bassi!!!
Quest'autunno, Proprio quando i sindacati stavano per chiedere aumenti salariali consistenti per i lavoratori europei ecco che è arrivato come un fulmine a ciel sereno il problema dei subprime e la crisi dell’intera impalcatura finanziaria occidentale. Per gli imprenditori europei tutto sommato una manna…
Come possono i sindacati chiedere aumenti in un momento in cui il mondo è in bilico fra recessione e inflazione?
Inoltre gli imprenditori hanno perpetrato il ricatto. Nel caso in cui i salari dovessero salire saremo costretti a spostare la produzione in Vietnam o in India o altrove… Tuttavia sembra che questa volta i lavoratori hanno qualche asso in più nella manica. Staremo a vedere.
Il risultato della globalizzazione, fino ad oggi, è molto semplice, le aziende riescono a fare utili ma tengono le popolazioni legate a un salario basso, alla fame e all’impoverimento.
In Italia esistono tre categorie di lavoratori: Imprenditori, liberi Professionisti e dipendenti.
Gli imprenditori fanno presto, spostano la produzione in un altro paese o riescono ad aumentare i prezzi.
I ristoratori, i negozianti, i liberi professionisti riescono spesso a spostare sul consumatore i maggiori costi. Ma per questi ultimi arriva il buon Bersani che con i suoi decreti a favore delle liberalizzazioni riesce a ridurre i costi per i consumatori ma mette in ginocchio intere categorie professionali (una volta sono i farmacisti, una volta i taxisti, una volta i notai o gli avvocati).
Invece per le imprese interviene spesso il governo che decide di far comprare a Enel una società spagnola strapagandola e addossando i costi dell'acquisizione sulle spalle dei consumatori italiani, lo stesso dicasi per Autostrade, azienda che in regime di monopolio riesce a strappare tariffe che le garantiscono utili sicuri.
Per non parlare di banche e Assicurazioni che vivono in un sistema tenuto appositamente non concorrenziale.
Infine ci sono i dipendenti e per loro è la fame. Un po’ meno per i dipendenti pubblici che si salvano grazie a un governo spendaccione….ma i privati sono messi in un angolo.
Per riassumere, le imprese sono le uniche che fanno profitto, spesso coperte dal governo delle lobbies.
Tutte le altre categorie soffrono e si impoveriscono.
E' un disegno chiaro e innarestabile.
Un modo per arrestarlo ci sarebbe...ma sarebbe una soluzione estrema..
Intanto ci raccontano che l’inflazione è bassa…! Certo...fino a quando non saliranno i salari..
Del resto ben lo sanno i nostri governanti, l’aumento dei salari accenderebbe l’inflazione, i tassi salirebbero e addio Italia…
Morale…la globalizzazione continua a ridurre il tenore di vita delle famiglie.
Davanti a questa realtà, e in attesa che le cose cambino, noi dobbiamo difenderci.
Il compito del consulente finanziario è duplice:
1) cercare di ottenere performance al vostro portafoglio per difendervi dall'inflazione galoppante
2) Cercare di farvi risparmiare costi e commissioni con il sistema bancario.
Contatte il mio Studio di Consulenza Finanziaria Mercatiliberi@gmail.com o 02.26005366.
IMPOVERIMENTO DELLA BORGHESIA...OBIETTIVO DI ECONOMIA POLITICA O MINORE DEI MALI?
TAGLI...
CONTINUA LA KERMESSE SUI TASSI, UNA VOLTA CHE LA NOTIZIA VERRA' DATA ASSISTEREMO ALL'ULTIMO RALLY PRIMA DI UN FINE ANNO DI ASSESTAMENTO?
TAGLI...
MERCATI POST CRISI? I dubbi di babbo natale

Il mercato azionario non da tregua ai ribassisiti.
Anche oggi sale e recuperano quelle azioni massacrate negli ultimi mesi.
Martedi sera tocca alla FED, forse sarà un taglio dello 0,5%, forse dello 0,25%.
Si rischia di far rompere i massimi ai mercati americani e al dax.
Due i titoli dell'indice principale che dimostrano forza, mi riferisco e Generali e Telecom Italia.
La prima a ridosso dei 32 euro nel giorno in cui si comincia a riparlare di acquisizioni. La seconda che è alla verifica del supporto 2,22. Se confermato, potrà proiettare il titolo a livelli vicino ai 2,40.
Unicredito prosegue il suo recupero grazie ai continui apprezzamenti dei brokers internazionali. Italcementi prende il volo e supera i 15,50 euro.
Fiat sale di oltre 6 punti percentuali sulla spinta delle parole di Marchionne che parla di spin off dell'auto.
Stiamo vivendo questa fase di continuo recupero da spettatori con pochi titoli in portafoglio, titoli che venderemo se il rally dovesse proseguire fino a Natale.
MERCATI POST CRISI? I dubbi di babbo natale


