UNA VOLTA NELLA VITA CAPITA LA GRANDE OCCASIONE! CARPE DIEM!


ECCO UNA PERFETTA DESCRIZIONE DI AMETRANO FERDINANDO ! CHE LAVORA PER BANCA INTESA ED E' CONSULENTE DI BTO E COLLABORA CON DELOITTE!



La spiegazione di Zucco

La spiegazione di Zucco

Prima in italiano, visto che il casino nasce da un troll italiano.

Capitolo primo: io e BHB Network

Quasi 3 anni fa ho fondato un progetto, BHB Network, portato avanti negli ultimi anni da me e da tanti amici con fatica e passione, con lo scopo di fare da ponte tra business e ricerca su Bitcoin. Da un lato il progetto vuole aiutare, velocizzare, coadiuvare la ricerca e lo sviluppo su Bitcoin, libera e completamente open source, destabilizzante come si rivela, senza bavagli o censure. Dall'altro il progetto aiuta i business a trarre profitto (o a limitare le perdite) da questa rivoluzione, in modo che abbia senso e non sia solo un insieme di buzzword a caso. BHB, nella sua parte di fondazione no profit, ha aiutato lo sviluppo di molti progetti Bitcoin, e si appresta a farlo con ancora piú forza. BHB, nella sua parte di consulenza for profit, ha aiutato molte aziende a risparmiare soldi e tempo relativamente a vicoli ciechi tecnici e logici (blockchain private, DLTs, dapp ethereum, appcoins varie). Quando i clienti bancari ci chiedono di usare Corda per fare le "blockhain private" ad uso interno, noi veniamo pagati per spiegare loro che si sbagliano (niente di male, esiste la divisione del lavoro, e nessuno nasce imparato, specie in settori altamente innovativi ed esotici, siamo qui per questo), e che magari dovrebbero invece fare cose serie, come timestamping dei database su Bitcoin, oppure conti in bitcoin per i clienti. A volte i clienti bancari ci ascoltano del tutto e cambiano direzione, altre volte ci ascoltano abbastanza e lasciano perdere del tutto blockchain, altre volte ci ascoltano parzialmente e mettono "in competizione" due visioni diverse, la nostra e quella diametralmente opposta. Dal loro punto di vista è sensato: la cerchia degli "esperti blockchain" é abbastanza auto-referenziale, e le persone di business non possono trovare facilmente differenze tra esperti veri e farlocchi, senza diventare esperti tecnici a loro volta (cosa che eliminerebbe ogni divisione del lavoro, base della civiltá). La banca Intesa Sanpaolo, per esempio, ha annunciato pubblicamente di seguire DUE strategie per la blockchain: la nostra (Bitcoin-based), e quella di R3CEV ("blockchain private" e simili). Sanno benissimo che i due consulenti in questione hanno due ricette opposte e addirittura in contraddizione. E li pagano entrambi. Noi prendiamo i soldi delle banche in questione, ma questo non vuol dire che approviamo, sotto il profilo tecnologico o di consulenza strategica, il loro investimento in quelli che riteniamo i fuochi fatui del settore. La stessa identica cosa si verifica quando, anziché una istituzione finanziaria, il nostro cliente è una realtá privata che si rivolge a interlocutori retail. Da queste realtá riceviamo centinaia di richieste di consulenza, ultimamente, sulle “dapp” Ethereum e sulle immancabili “ICO” con token ERC20. Rispondiamo sempre, ovviamente, quello che pensiamo. Che Ethereum non e una piattaforma sufficientemente sicura e scalabile per essere usata in produzione, e che le sue caratteristiche di censurabilitá e mancanza di privacy la rendono inutile come blockchain: molto meglio una webapp con node.js. E che il modello ICO, per come è stato usato finora, è principalmente “scam”, per diversi ordini di motivi (che ho spiegato piú estesamente qui: https://www.youtube.com/watch?v=rlGhL1B7m30). A volte anche questi clienti, come le banche, ascoltano le nostre obiezioni al modello prevalente e “di moda”, e ci concedono di “sfidarlo” con implementazioni alternative, secondo noi piú sensate, sostenibili, trasparenti, sicure, difendibili.

Capitolo secondo: io ed Eidoo

Eidoo è un cliente del secondo tipo. Quando la societá che ha lanciato il progetto Eidoo, Digital Identity, ci ha incontrato diversi mesi fa per chiedere una consulenza sui loro progetti in corso (un exchange decentralizzato su ethereum), la risposta di BHB è stata chiara e netta, come al solito. Noi non avremmo lavorato su Ethereum in produzione, né seguendo modelli che ne ricalcano gli enormi limiti di sicurezza, privacy, scalabilitá e resistenza alla censura, e non avremmo consigliato un modello di monetizzazione basato sul concetto di “appcoin”, oggi molto di moda. Il cliente in questione poteva, come altri, ignorare il nostro parere e andare avanti sulla sua strada rivolgendosi ad altri consulente. Invece ha deciso, legittimamente, di “mettere in competizione” la nostra vision contrarian con la vision mainstream piú di moda in quel settore. Esattamente come succede con le banche che pagano sia noi che “quelli delle blockchain private”, per mettere alla prova due tesi tecniche contrastanti e inconcigliabili (ricordiamo il fatto che la questione di “chi sia l’esperto” è per ora molto circolare e auto-referenziale, e davanti a due presunti “esperti” che dicono cose opposte, il cliente business ha tutte le ragioni di adottare un approccio inizialmente agnostico), Eidoo ha deciso di offrire a due gruppi diversi la possibilitá di mettere in concorrenza le loro visioni e metodologie. Cosí come accettiamo senza problemi di essere pagati dalle banche, pur non condividendo e anzi contrastando pubblicamente altre parti delle loro strategie “blockchain”, allo stesso modo accettiamo senza problemi, anzi di buon grado, di essere pagati da clienti come Eidoo, che accettano di ascoltare le nostre obiezioni al modello prevalente e “di moda” e ci chiedono di dimostrarle nel codice oltre che a voce. Questo non significa, ovviamente, che dal momento dell’incarico supportiamo la visione e le valutazioni che professionalmente contrastiamo. Eidoo ha deciso di assegnare una parte del progetto a developer Ethereum, secondo le logiche “standard” prevalenti oggi in questa nicchia (wallet Ethereum, asset ERC20, un exchange decentralizzato creato con contratto solidity “on-chain”, una appcoin che funga da modello di monetizzazione e di funding, ecc.). Ha invece deciso di assegnare un’altra parte a noi, o meglio: di prendere l’altra parte da un progetto completamente open source sviluppato da noi, in forma di no profit, integralmente sponsorizzata da Eidoo stessa, in piena libertá professionale ed etica dei developer coinvolti. La nostra “risposta alla sfida” prevede un buon wallet Bitcoin invece di uno Ethereum, una nuova versione “riveduta e corretta” della vecchia idea dei “colored coin” invece degli asset ERC20, un exchange decentralizzato creato con l’utilizzo di dinamiche trusted computing “off-chain” invece dei contratti solidity, modelli di monetizzazione e di funding piú tradizionale e senza “appcoin” inutili, anche se in alcuni casi basati su token. Abbiamo spiegato che, con il nostro approccio, non potremo mai essere competitivi sui costi e sui tempi (un wallet Bitcoin sicuro, basato sugli standard open source, ci richiederá mesi di tempo e molto budget). La societá ha comunque scommesso sulla visione “alternativa”. In particolare, un grosso effort riguarderá il nuovo protocollo per “smart” asset su Bitcoin, che abbiamo battezzato RGB. Questo protocollo è una cosa di per sé molto ambiziosa, viste le precedenti false partenze (vari tipi di meta-coin e vari tipi di colored-coin) e vista la diffidenza sul tema “issued asset” nel campo dei developer Bitcoin (diffidenza assolutamente legittima e motivata). L’idea di base su come superare alcune delle precedenti limitazioni sugli asset è stata inizialmente sviluppata dal team interno di BHB Network assieme a quello di Eternity Wall. Successivamente si è iniziato un dialogo con i vari sviluppatori di Lightning Network, per capire come il protocollo potesse nascere giá perfettamente compatibile con il nuovo layer, ereditandone le notevoli proprietá di privacy e scalabilitá. E’ poi iniziato un confronto con il developer Peter Todd, al fine di aggiungere un altro pezzo al puzzle: un’implementazione integrata in RGB della sua idea di “Proofmarshal”, al fine di aggiungere ulteriore privacy e ulteriore scalabilitá. Si tratta di un progetto piú ampio, per la veritá, che prescinde l’applicazione specifica, ma Peter ha deciso di lavorare con noi al tentativo di darne dimostrazione completa all’interno di un protocollo di “issued asset” su Bitcoin. Questo tipo di lavoro, da parte di Peter, è stato messo a budget e contrattualizzato. Infine, negli ultimi giorni, ho cominciato a valutare il possibile interessamento da parte di altre startup (le italiane Inbitcoin e Chainside, la canadese Catallaxy) per l’effettivo sviluppo di questo possibile nuovo protocollo, e per la sua integrazione in un wallet Bitcoin come prova effettiva di funzionamento. I riscontri sono stati positivi ed entusiasti, con accettazioni verbali di coinvolgimento, ed accordi legali attualmente in preparazione.

Capitolo terzo: io e Ferdinando Ametrano

Ora dobbiamo, un po’ come in un film di Nolan, fare qualche salto temporale. L’impiegato del gruppo Intesa Sanpaolo Ferdinando Ametrano mi è stato presentato un paio di anni fa da una comune amica. Ametrano si era appassionato da alcune settimane al tema Bitcoin, che io seguivo giá da anni, ma non ne sapeva molto. Al primo incontro continuava a insistere sulla creazione di una altcoin che raggiungesse la stabilitá monetaria, secondo lui difetto insormontabile di Bitcoin. Il classico atteggiamento “I’ve just heard about Bitcoin, I’m here to fix it”. Poche settimane dopo l’ho rivisto alla bellissima Bitcoin Conference di Amsterdam, mentre cercava inutilmente di convincere personalitá internazionali della bontá delle sua altcoin. Siccome c’erano molti italiani, alla conferenza, io mi sono incaricato di fare un po’ da punto di raccordo, presentando tutti a tutti. Ho presentato Ametrano a tutti quanti, e ho anche un po’ difeso la rispettabilitá teorica della sua idea di altcoin davanti agli sguardi perplessi degli altri “bitcoiners” italiani. Pochi giorni dopo, su sua richiesta, ho portato in ufficio da lui alcuni dei piú bravi developer italiani che avevo conosciuto, tra cui Lawrence Nahum, creatore di GreenAddress, e Riccardo Casatta, futuro creatore di Eternity Wall. Ametrano ha approfittato volentieri della mia introduzione, tanto che nei mesi successivi ha coinvolto GreenAddress in una serie di bislacche proposte di business di cui si sarebbe fatto alfiere nella banca di cui è impiegato, tutte cose che poi si sono rivelate bolle di sapone. Giá in questi primi eventi, mi sono state riportate voci di doppi giochi e manovre sporche, da parte sua, ma io le ho sempre ignorate, difendendo Ametrano. Nel corso dei mesi, ho introdotto Ametrano a tutta la community italiana, chiedendogli anche di far parte del comitato scientifico di BHB Network. Il suo unico contributo in mesi e mesi, in questo ruolo, è stato quello di promuovere di nuovo la sua idea di altcoin “con stabilitá monetaria” all’interno del mio progetto, peró la sua credibilitá esterna è cresciuta. A me faceva piacere, perché in fondo Ametrano si stava trasformando, grazie alla continua interazione con gli esperti a cui lo introducevo, da cui imparava sempre nuove cose, in una sorta di “bitcoin maximalist”, come noi. Averne uno tra i dipendenti di una importante banca di sistema ci sembrava molto strategicamente molto utile, nonché forse un po’ divertente. In realtá, l’utilitá strategica si è rivelata in forma paradossale e “alla rovescia”: quando sono entrato in trattativa con Intesa Sanpaolo per offrire al gruppo la consulenza di BHB, mi è stato fatto capire che internamente il rapporto con Ametrano era visto come una liability piú che come un asset, visto che il suddetto aveva causato problemi a tutti i suoi colleghi e capi, rovinando completamente ogni connessione e rapporto professionale. La raffigurazione di Ametrano mi sembrava eccessiva, ma devo francamente confessare di aver beneficiato, a livello di business, del fatto che la consulenza di BHB sia stata percepita come alternativa, a livello di budget, al progetto di Ametrano sulla sua altcoin “con stabilitá monetaria”. Ametrano aveva infatti proposto alla banca di creare una startup per lanciare questa altcoin. Una startup di cui, ovviamente, Ametrano avrebbe dovuto essere CEO, e che avrebbe fatto molti soldi grazie all’investimento da parte di utenti terzi in un “token” su blockchain, il cui valore sarebbe, a suo dire, salito nel tempo, garantendo la stabilitá di un altro “token”. Insomma: pare proprio che Ametrano fosse talmente mal visto, nel suo ambiente di lavoro, che la necessità di non lasciare troppa parte del budget “blockchain” in capo al suo strambo progetto di altcoin (con tanto di token da vendere agli investitori) ha aiutato il management a decidere per il nostro ruolo di consulenti. Con il senno di poi, credo e spero proprio che la scelta sia rivelata intelligente e utile in sé, al di lá di questa chiave di lettura. Ad Ametrano è stato affidato, poco dopo, il ruolo di “Head of Blockchain e Digital Currency”, nella banca. Ma lavorare con lui era impossibile: creava continui conflitti e litigi per ottenere importanza e visibilitá, rivelandosi tossico e distruttivo su tutto. La banca lo ha cacciato dalla posizione appena assunta, intimandogli espressamente di non occuparsi piú di blockchain in alcun modo. Ametrano ha venduto questo evento come un suo “abbandono della posizione, a causa del suo disaccordo con la strategia rispetto ad R3CEV”. Io sapevo che non era vero, ma devo confessare di non aver mai smentito la sua narrativa, che comunque a noi “bitcoin maximalist” faceva gioco: si trattava di “lottare” intellettualmente contro un comune “nemico”, la narrativa delle “blockchain private”, a mio parere tecnicamente insensata e deleteria per il cliente. La banca mi ha anche chiesto (a ragion veduta, visti i disastri creati) di escludere Ametrano dal comitato scientifico di BHB Network, ma io ho gentilmente rifiutato, facendo leva su un diverso dispositivo contrattuale (l’esclusione ufficiale di Ametrano da tutti i PoC e i report fatti per il cliente Intesa Sanpaolo). Arriviamo all’estate del 2016. A quel tempo io sono riuscito ad ottenere una cosa per cui avevo lavorato molto, assieme a molte persone del mio team: l’organizzazione a Milano della terza edizione della prestigiosa conferenza Scaling Bitcoin. Quando abbiamo dovuto decidere il “Chairman” del comitato organizzatore locale, Ametrano ha molto insistito con me e con tutti di poter avere quella carica, a scopi di legittimazione e visibilitá. Nonostante alcuni pareri inizialmente contrari, io ho convinto tutti con difficoltá ad accettare: mi sembrava un grosso guadagno per lui, a fronte di una rinuncia irrilevante per noi. Mi sono fatto promotore di questa scelta, dovendomi poi nuovamente pentire del supporto a questo personaggio: per tre mesi Ametrano non ha fatto assolutamente nulla per l’organizzazione di Scaling Bitcoin, saltando anche le call settimanali di aggiornamento, salvo poi presentarsi solo i giorni della conferenza per fare “il chairman”. La cosa ci ha creato molti imbarazzi con gli organizzatori internazionali, ma io ho sempre coperto e difeso Ametrano, davanti a loro. In un’altra dell’immensa serie di stupidaggini di cui mi sono macchiato, mesi dopo, ho presentato Ametrano alla societá di consulenza BTO Research. Con questa societá stavamo ragionando su una possibile partnership su alcuni fronti, tra cui quello dell’ “Academy” e della formazione. Io ho presentato Ametrano ai responsabili BTO come “in nostro uomo” per la formazione, su sua richiesta e proposta. Alla prima riunione, quando ha capito che la partnership era molto difficile da concretizzare, Ametrano si è smarcato da BHB, proponendo a BTO di assumere lui direttamente (non so con quale modalitá, visto il suo teorico lavoro full time come dipendente di una banca) per fare il docente di corsi in diretta concorrenza con noi, oltre che per sponsorizzare BTO in alcune consulenze a scapito di BHB. Noi abbiamo pregato Ametrano di lavorare insieme, chiedendogli di non fare concorrenza diretta a BHB...anche perché lui usava, da molti mesi, la sua connessione con BHB e con me al fine di avere accesso ai maggiori esperti internazionali e a tutte le informazioni che poi andava a vendere con un nostro diretto concorrente. Lui non ha accettato: l’unica modalitá che ha proposto per questa lealtá commerciale e la sua assunzione full-time per un budget totale di 250.000 euro all’anno. Si, la cifra richiesta era questa.
In cambio avrebbe riportato verso BHB alcuni clienti che aveva “dirottato” verso BTO. A questo punto il mio rapporto con Ametrano era, come intuibile, seriamente compromesso. Ma lui mi scriveva messaggi “strappa-lacrime” di continuo, mi invitava a pranzo facendo la faccia triste, dicendo che “ci teneva alla nostra amicizia al di lá del business”. Io mi sono un po’ lasciato influenzare da queste sceneggiate, e non ho mai tagliato i ponti, permettendogli di attingere al mio network di persone e informazioni per rivendere poi il tutto tramite un concorrente. Fino a che Ametrano ha deciso di tentare la sua ennesima carta di visibilitá tramite polemiche sterili, faide puerili e diffamazioni. L’occasione era il suo tentativo di prendere il controllo dell’associazione di categoria per il nostro settore, AssoB.IT, da me lanciata e co-fondata con alcuni amici e colleghi alcuni anni fa. Il pretesto erano alcune polemiche di varia natura (dall’espulsione di un membro, che lui prima accusava e poi difendeva, fino ad assurde accuse ed a minacce di denunce penali relativamente a dei biglietti omaggio ad una fiera Fintech). Si è scagliato violentemente con fandonie infamanti verso persone per bene, oneste, rispettabili e del tutto innocenti, monopolizzando la vita sociale dell’associazione per settimane. Quando il suo tentativo di prendere il controllo dell’associazione (con tanto di voti di scambio e cordate di deleghe) è fallito, ha abbandonato la stessa, spingendo tutti quelli che ha potuto a seguirlo con telefonate insistenti e pressanti. Un paio di aziende, messe in difficoltá dal suo comportamento e dalle grosse tensioni che ne sono derivate, hanno effettivamente abbandonato AssoB.IT, che ora peró procede in modo produttivo e sereno, avendo guadagnato molto dalla dipartita del disturbatore Ametrano. In quell’occasione, ho finalmente deciso di espellere Ametrano dal comitato scientifico di BHB Network, come avrei dovuto fare molto prima. Ametrano è venuto letteralmente a piangere davanti a me, per la dolorosa ferita umana che questo gli aveva arrecato. Io, per fortuna, sono abbastanza scemo, ma ho dei limiti, e non ho creduto alla sinceritá di quelle lacrime copiose. Da allora Ametrano ha iniziato in tutte le occasioni ad attaccare la mia figura, infamandomi con ogni pretesto. Invita spesso a pranzo i miei collaboratori e gli esperti a me vicini per rivelare loro di mie inesistenti esternazioni negative nei loro confronti, per esempio. In particolare, i suoi attacchi a me e al mio progetto sono diventati virulenti quando ho mostrato di non concordare con lui sul tema ICO. Ametrano, infatti, esalta pubblicamente gli interventi di divieto di queste attivitá, e gli organi politici e burocratici che pretendono di controllare gli scambi economici tra adulti consenzienti. Ametrano ha definito “truffatori” tutti i trader che vendono e comprano i token in questione. Anche se poi Ametrano stesso voleva lanciare una altcoin creata dalla sua societá facendo investire la gente in un token con la promessa che salisse di valore (una ICO, insomma), e ha personalmente partecipato alla ICO di Ethereum. Io invece, che non ho partecipato alla ICO di Ethereum, come a nessun altra, e che mi sono sempre espresso in modo scettico sulla faccenda, non voglio che queste attivita siano normate, vietate, e regolamentate. Io non credo nei burocrati e nella coercizione, credo nel mercato: a volte il mercato sbaglia, e facendolo impara. Ametrano ha iniziato, alcune settimane fa, a insinuare che io contrasto le ICO ed Ethereum in alcuni passaggi della mia attivitá professionale, ma poi sponsorizzo e supporto questi approcci in altri. L’accusa è falsa e infondata: i miei clienti, di tutti i tipi, sentono a riguardo sempre la stessa campana.

Capitolo quarto: ieri sera

Come spiegato precedentemente, il progetto RGB coinvolgerá per una parte il lavoro di un developer internazionale, oltre che alcune startup tra Italia e Canada. Quando i miei referenti presso Eidoo mi hanno chiesto di confermare chi sarebbe stato nel team di sviliuppo, ho fatto in nomi giá sotto contratto (i miei dipendenti e i contractor esterni coinvolti nel progetto RGB, compreso Peter Todd) e quelli che avevano giá dato un assenso verbale e i cui contratti sono in preparazione (Inbitcoin, Chainside, Catallaxy ed Eternity Wall, quest’ultima non ha ancora dato un assenso formale al proprio coinvolgimento). Ho spiegato al cliente i ruoli e le posizioni. Nella fretta di una campagna di marketing abbastanza serrata, il cliente Eidoo ha deciso di mostrare anche la parte di development Bitcoin nello stesso sito internet del progetto generale, in un modo che, senza alcuna malizia, poteva lasciare intendere (anche se solo a qualcuno di particolarmente distratto o in mala fede, per la veritá) una qualunque connessione degli stessi con la parte Ethereum o ICO del progetto, in realtá la parte “opposta” e “avversaria” che noi, lungi dal legittimare o supportare, siamo da contratto chiamati proprio a “sfidare”, con una versione Bitcoin (e senza alcuna ICO) del progetto. Il cliente mi ha correttamente segnalato il lancio del sito, e alla mia ritardataria risposta (dovuta purtroppo a numerosi altri impegni), nel corso del pomeriggio di ieri, che l’ambiguitá esisteva e avrebbe sicuramente messo a disagio alcuni dei nostri “bitcoiners”, si è detto disponibile a rimuovere, cambiare, spiegare o segregare tutto ció che non fosse chiaro. Ametrano ha colto la palla al balzo per mettersi in mostra nell’unico modo che conosce: accusando, mentendo, infamando, provocando, seminando conflitti e zizzania. Ha scritto al developer Peter Todd, e ai CEO delle societá che avevo voluto coinvolgere (Catallaxy, Chainside, Inbitcoin), “spiegando” loro che io seguo in realtá un'agenda segreta per promuovere, in Italia, le ICO su Ethereum che solo di facciata critico nel dibattito internazionale, e che al servizio di questa mia agenda segreta voglio fare passare anche tutti loro come difensori delle ICO e di Ethereum. Per tutte le persone coinvolte, nessuna esclusa, questa accusa è del tutto ridicola, per chiunque conosca le nostre posizioni a riguardo, espresse in tutte le lingue che parliamo e in tutti i contesti in cui operiamo. Dopo aver scritto in privato accusandomi di questa diabolica trama per sostenere le ICO, ha cercato di mettere in difficoltá tutti i personaggi coinvolti con una serie di tweet e di messaggi pubblici, che associavano noi del “team Bitcoin” alle ICO e ad Ethereum, esattamente l’opposto di quello che noi stiamo proponendo al nostro cliente come approccio, visione, metodologia. Ovviamente la scelta da fare a questo punto era una sola: togliere dal sito generale di Eidoo ogni riferimento al progetto su Bitcoin da noi coordinato, in attesa di ritornare online solo con una spiegazione meno ambigua dei ruoli opposti e competitivi dei due team, il nostro e quello Ethereum, con piena approvazione da parte di ogni persona citata, come dovrebbe essere. Ma la scelta, apparentemente semplice, è stata resa un po’ fastidiosa per il nostro cliente: Ametrano ora sta dicendo in giro che la rimozione del team Bitcoin è la prova del fatto che io volessi “vendere” la reputazione dei bitcoiners per sostenere una ICO su Ethereum (quando la realtá era esattamente l’opposto), ingannandoli tutti e tenendoli all’oscuro delle mie diaboliche trame pro-altcoin. In realtá io di italiani che abbiano proposto una altcoin con annessa ICO, con il sostegno finanziario del suo datore di lavoro (fortunatamente negato) ne conosco uno solo: Ferdinando Ametrano. Ora, con la dovuta pazienza, aiuteremo Eidoo a mettere in piedi una comunicazione chiara e limpida sui “due approcci” che intende sperimentare e mettere in competizione, compreso il nostro, che va nella direzione opposta.
Scusate la lunghezza, era necessaria. Chi fosse riuscito a leggere fino a qui saprá trarre le proprie conclusioni.

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