UNA VOLTA NELLA VITA CAPITA LA GRANDE OCCASIONE! CARPE DIEM!


ONECOIN PUZZA DI TRUFFA! E ATTENZIONE NULLA A CHE VEDERE CON BITCOIN! PAROLA DI BUSINESSINSIDER

RIPORTIAMO UN ARTICOLO DI  LORENZ MARTINI DI BUSINESS INSIDER CHE ASSOCIA LA PAROLA TRUFFA A ONECOIN.
come sapete Mercato Libero è stato diffidato due volte da AVVOCATUCCOLI italiani che proteggono gli interessi di VENDITORI DI ONECOIN....che Business Insider definisce TRUFFA

ricordatevi.....dei nomi e dei cognomi dei venditori di ONECOIN...se dovesse succedere che è una truffa....andate a cercarli sotto casa e se la giustizia non arriva...SAPETE BENE COSA DOVETE FARE....!!! Per il solo rispetto verso la vostra famiglia e i vostri figli...il patrimonio va difeso da ladri e truffatori...e se nion lo fate siete dei BIFOLCHI RINCOGLIONITI

OneCoin: no, non è bitcoin e puzza di truffa lontano un miglio
Lorenz Martini

«La mia vita è migliorata sensibilmente. Dai 700 euro di pensione al mese di alcune settimane fa, oggi ne guadagno ben oltre i 20 mila a settimana». Parola dell’alto atesina Josefine. Accanto a lei, sul palco della sala meeting gremita, c’è Anton Federspiel, che invece di euro a settimana dice di guadagnarne 90 mila. Insieme, sorridenti, invitano gli astanti ad arricchirsi anche loro grazie alla rivoluzione della criptovaluta OneCoin… La scena, raccontata dal quotidiano sudtirolese “Tageszeitung” il 6 gennaio 2017, descrive uno dei migliaia di incontri che negli ultimi anni si ripetono in ogni angolo del mondo. Meeting con un unico scopo: far aderire più gente possibile al Onecoin.
Attenzione, non abbiamo detto bitcoin, la moneta elettronica nata nel 2009, che ha creato immense fortune. No, qui si parla di OneCoin, una piccola differenza nel prefisso che cela una differenza sostanziale: la prima è una moneta virtuale che genera valore, scambi e, soprattutto, è immediatamente convertibile in Euro. La seconda semplicemente non esiste, e, a detta di molti esperti, non sarebbe neanche una criptovaluta, cioè una valuta digitale basata su algoritmi di crittografia.
Al contrario del bitcoin, infatti, il OneCoin sarebbe minato alle origini dall’assenza di un codice sorgente opensource e di una blockchain aperta (il database pubblico che raccoglie tutte le transazioni effettuate), condizioni che permetterebbero ai gestori della OneCoin Ltd – società proprietaria della valuta, con sede a Gibilterra cui fanno capo varie controllate come OneLife, Easy Life Srl – di controllare direttamente le transazioni degli utenti e di poter variare il valore nominale della moneta elettronica, gonfiandolo o deprezzandolo a proprio piacimento.
Inoltre, altra differenza col bitcoin, il OneCoin non può essere convertito né in altre criptomonete, né scambiato (se non all’interno del circuito dei partecipanti), né speso. Chi li ha già acquistati, se li deve tenere, in attesa del giorno in cui, spiegano dalla OneCoin Ltd, tutti i OneCoin disponibili saranno stati venduti e si darà il via libera alla convertibilità. Quando ciò dovrebbe accadere, non è dato saperlo. Nel frattempo, la signora Josefine continuerà ad accumulare soldi virtuali e a sentirsi ricca. Pur rimanendo una pensionata a 700 euro al mese!
Nonostante tutti gli indizi facciano pensare a una possibile truffa – il più classico degli schemi Ponzi per intenderci – centinaia di migliaia di risparmiatori in tutto il mondo stanno abboccando. Tanto che il 26 dicembre 2016 l’Autorità Garante per della Concorrenza e del Mercato, prima autorità in Europa, ha intimato alla One Network Services Ltd, responsabile per la vendita della criptomoneta in Italia, e ai gestori del sito Onecoinitaliaofficial.it, la sospensione immediata di “ogni attività diretta alla promozione ed alla diffusione della criptomoneta OneCoin e dei pacchetti di formazione ad essa collegati”.
Il Garante, attivato da Consob e Centro Tutela Consumatori e Utenti, ha rilevato “pratiche commerciali” scorrette che “consistono nel fornire una rappresentazione incompleta, poco trasparente e non veritiera in merito:
ai termini e alle condizioni del Programma proposto ai consumatori;
alla natura effettiva degli impegni che il consumatore assume sottoscrivendo l’adesione al sistema OneCoin;
alle reali possibilità di conseguire guadagni aderendo allo schema proposto;
alle concrete possibilità di conversione della criptomoneta OneCoin”.
Non solo: “con specifico riguardo alle modalità di promozione della criptomoneta OneCoin e dei pacchetti-formazione ad essa collegati”, scrive il Garante, “risulta che la parte più consistente degli introiti conseguibili dall’attività promossa dai professionisti derivi non solo dall’acquisto della moneta virtuale in questione, quanto piuttosto dal pagamento delle quote che i consumatori sono chiamati a versare nel momento dell’adesione al sistema, i quali a loro volta, per raggiungere l’obiettivo, sembrano essere tenuti a reclutare altri consumatori – che vengono così a trovarsi nella medesima condizione – generando così ricavi considerevoli per la società One Network Services Ltd.; modalità queste, che appaiono riprodurre le dinamiche tipiche delle vendite piramidali”.
Una condanna che ha fatto il giro del mondo, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Sarà perché su OneCoin sono aperte indagini in Norvegia, Finlandia, Ungheria, Australia, Cina e Colombia. L’Autorità di vigilanza tedesca sui mercati finanziari (BAFIN) ha un dossier lungo un chilomentro, l’Autorità Garante Svedese idem e la Polizia Londinese “consiglia vivamente” di evitare ogni rapporto economico. In Belgio l’ex deputato Laurent Louis, attivo sostenitore di OneCoin, è finito sotto inchiesta per truffa, violazione della legge bancaria e violazione delle norme anti-riciclaggio.
E non sorprende, visto che i promotori promettono guadagni anche del 5.000%! Grazie a un investimento iniziale di 130 euro (veri, mica virtuali!) – la soglia minima di ingresso -, in meno di due mesi si arriverebbe a guadagnarne 1.971, mentre investendone 12.500 è assicurato un ritorno di oltre 850 mila euro in due anni.
Naturalmente, in puro schema Ponzi, i ritorni promessi sono accresciuti da quante più persone il nuovo aderente riesce ad attrarre nel giro. Per ogni membro cooptato, la ricompensa è del 10%. In OneCoin, naturalmente! Tutti guadagni virtuali, che compaiono sul computer, mentre gli unici soldi reali sono quelli che finiscono nelle casse della OneCoin Ltd!
Chi aderisce?

Il partecipante medio agli incontri motivazionali è un pensionato o un disoccupato al quale, oratori professionisti accompagnati da filmati ingannevoli, ricordano che il treno dei bitcoin è sì passato, ma che può arricchirsi saltando su quello di OneCoin. Altro punto molto enfatizzato è che questa criptomoneta combatte la “dittatura della banche” e mette i risparmi al riparo da inflazione e prelievi fiscali. Nella seconda parte degli incontri (duranti i quali è severamente vietato fare domande) viene spiegato il meccanismo grazie al quale è possibile la miracolosa moltiplicazione dei fondi. Una incomprensibile dimostrazione logico-matematica che mischia concetti macroeconomici e teorie finanziarie. L’unica cosa che viene detta è che la fee iniziale servirà per l’acquisto di pacchetti di formazione, un escamotage utilizzato per sviare l’accusa di aver creato una truffa piramidale. Secondo quanto raccontato da chi ai meeting c’è stato, il OneCoin viene anche descritto come “un investimento sicuro”. Se però tale fosse, i proponenti dovrebbero risultare alla Consob quali intermediari finanziari, inoltre andrebbe presentata la documentazione sulle caratteristiche dell’investimento e sul profilo di rischio. Naturalmente alla Consob non risulta nulla e di piani di rischio neanche l’ombra.
Chi si arricchisce veramente?
Ruja Ignatova, fondatrice di OneCoin. Foto dal sito OneLife
Ma chi c’è dietro a tutto il meccanismo? Una signora bulgara di nome Ruja Ignatova, donna d’affari che vanta un dottorato a Oxford, una laurea in Economia all’Università di Costanza e un passato in McKinsey, anche se i suoi titoli sono oggetto di “discussione”… Indiscutibile è invece la condanna per truffa ricevuta dalla nostra in Germania. Suo stretto collaboratore è Sebastian Greenwood, già coinvolto in un’altra oscura storia di multi level marketing finito male, quella di Uniaco-Site Talk. Con loro nel board compare anche Nigel Allan, anch’egli invischiato nella vicenda tutt’altro che chiara di Crypto 888. Insomma, una bella compagnia di giro.
Chi da anni sta denunciando il pericolo OneCoin è il sito http://truffacoin.com, il quale, nonostante le numerose diffide ricevute dagli avvocati riconducibili alla società bulgara, ha ricostruito parte del flusso di denaro versato dagli aderenti. I soldi, prima di perdersene le tracce, sono transitati su conti di banche tedesche, di Singapore, Hong Kong, Cipro e Tanzania… In Italia, per alcuni giorni, parte dei fondi sono confluiti anche su un conto Monte dei Paschi intestato alla Educamax Service Srl, società nata tre giorni prima dell’apertura del conto stesso, il cui amministratore e unico socio era tale Li De Xin, residente a Shenzhen (Cina). Monte Paschi lo ha chiuso quasi subito, insospettita dalla mole di denaro confluita su un conto di una società neonata. Così come in precedenza avevano fatto Commerzbank, Deutsche Bank e la canadese TD Bank.
Insomma, pur non potendo definire “l’operazione OneCoin” una truffa, per mancanza di sentenze passate in giudicato (ancora), i lati sospetti dell’intera faccenda sono sicuramente più numerosi di quelli cristallini. Quindi, un consiglio: se siete pensionati con la minima o disoccupati che vivono grazie a mamma e papà, lasciate stare, perché i “miracoli” in finanza non esistono, mentre di lupi è pieno il mondo, soprattutto nel web.

Share/Bookmark

3 commenti:

Anonimo ha detto...

un consiglio, sei mesi fa ho investito in un ETF Lyxor sull'equity Russia, con una performance attuale del 100%
lei è sempre positivo sul mercato russo? vale la pena di tenerlo ancora?

Grazie
Antonio da Monza

Anonimo ha detto...

Casalingaaa di Voghera, che ci racconti ?

Anonimo ha detto...

Proporrei un aiutino su litecoin....prometto , e non penso che sarò l'unico, cospicua donazione !!!