L'ITALIA RIPARTE SOLO ATTIRANDO I RICCHI E I BRAVI E CACCIANDO I POVERI E INCAPACI


BLOCKCHAIN! SE NON LA CONSIDERI...IL TUO BUSINESS VERRA' SUPERATO!

 
Ed è solo l'inizio di LUCA PAGNI REPUBBLICA
Goldman, Intesa, Unicredit scommettono su Blockchain, notaio digitale delle transazioni
Una tecnologia di certificazione in grado di rendere più sicure, rapide e a prova di contraffazione molte tipologie di operazioni: da quelle bancarie ai titoli di proprietà, dalle opere d'arte agli immobili.
Dalle transazioni finanziarie ai passaggi di proprietà che potrebbero mandare in pensione i notai. Dalla certificazione dei risultati elettorali alla gestione delle reti elettriche in modo da evitare sprechi e congestioni. Le grandi istituzioni finanziarie e le big corporation di tutto il mondo stanno investendo su quella che viene difinita la nuova tecnologia del futuro digitale: la blockchain. In Italia, ci lavora BLOCKCHAIN LAB E LA NUOVISSIMA HOLDING INCUBATORE DI START UP che fanno base al CENTRO COPERNICO DI MILANO. ma anche Intesa Azimut Unicredit che investono attivamente nella conoscenza di questa rete e le nuove applicazioni. (AZIMUT E INTESA SONO SOCIE IN BLOCKCHAIN LAB)
Il CEO di Blockchain lab è Giacomo Zucco, partner da anni di WMO E MERCATO LIBERO.

  Sostituzione del sistema dei controlli nei passaggi di proprietà, in Italia affidati ai notai, altrove agli studi legali o agli uffici pubblici. Certificazione di titoli di viaggio, di proprietà di opere d'arte, di accordi tra privati sul modello delle unioni civili. Creazione di banche dati affidabili per il censimento e la tenuta delle identità di chi è in fuga dai teatri di guerra e rischia di rimanere senza cittadinanza. Ma anche garanzie di trasparenza per i risultati delle elezioni politiche persino laddove solitamente sono necessari osservatori Onu per garantirne la correttezza. Nata come una sorta di "Monopoli" via internet e legata allo sviluppo di una moneta "virtuale" conosciuta come bitcoin, una nuova tecnologia è al centro degli investimenti delle maggiori corporation a livello mondiale. Ad attirare l'attenzione non è però la cripto-currency, così come è stato definito il bitcoin, di cui si vedono più limiti (dalle bolle speculative ai rischi di riciclaggio di denaro sporco) quanto le possibili applicazioni pratiche. Al centro dei riflettori c'è l'infrastruttura tecnologica sottostante, che risponde al nome di blockchain: da molti già considerata la strada maestra che porterà a una nuova rivoluzione digitale.

Il sistema del blockchain è quello che, di fatto, permette lo scambio della moneta virtuale attraverso il web. Basterebbe un numero per capire quello che potrebbe accadere nei prossimi anni e l'impatto che avrà nell'economia globale: secondo un sondaggio del World Economic Forum, entro il 2025 oltre il 10 per cento del Pil mondiale riguarderà attività registrate attraverso una tecnologia che si basa sui principi del blockchain. Partendo dallo sviluppo di una (cripto) moneta come il bitcoin, inevitabilmente i primi a interessarsi della possibile applicazione della tecnologia blockchain sono state le grandi istituzioni finanziarie, come le banche ma anche i colossi delle carte di credito. Ma gli sviluppi sono i più diversi e, in molti casi, ancora tutti da esplorare. Ne è un esempio lampante la compagine quanto mai eterogena che nel 2015 ha investito 30 milioni di dollari in Chain.com, una piattaforma per lo sviluppo del blockchain al servizio delle imprese. Ne fanno parte banche come Citi, ma anche Visa, una borsa legata ai titoli tecnologici come il Nasdaq ma anche Orange, il numero uno delle telecomunicazioni in Francia. Quest'ultima è particolarmente interessata alle potenziali ricadute sui sistemi di pagamento attraverso i cellulari e i dispositivi mobili in generale, da sviluppare non solo in Francia ma anche nei paesi dell'Africa occidentale dove già opera con Orange Mobile, principale operatore di " mobile money". Il Nasdaq, da parte sua, è interessato agli sviluppi possibili per migliorare la sua piattaforma " Linq", destinata agli scambi tra privati e che ha sviluppato proprio attraverso il blockchain.
MERCATO LIBERO E WMO sono all'avanguardia nella consulenza per la piccola e media impresa, per le assicurazioni e per le societa' di fondi di investimento per applicare la nuova rete al proprio business in maniera INNOVATIVA e che permette di risparmiare molti soldi garantendo una maggiore SICUREZZA (QUANTO SCRITTO NELLA BLOCKCHAIN E' IMMODIFICABILE) 
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Potenzialità in cui crede anche una delle principali banche d'affari americane: così come è stata tra le prime a investire massicciamente nelle energie rinnovabili, Goldman Sachs ora vuole cavalcare la nuova onda tecnologica e ha messo a disposizione 50 milioni di dollari nello sviluppo della blockchain. In un rapporto dei suoi analisti, specializzati nella ricerca di nuovi investimenti, è scritto che "questa tecnologia apre la strada a una nuova serie di strumenti che possono ridurre i costi ed eliminare gli intermediari, fino a rendere obsolete le istituzioni centrali. E promette nuove opportunità ai consumatori e alle imprese".
Non per nulla, come ha riportato il Finacial Times, cinque colossi dell'asset management starebbero studiando in maniera riservata la tecnologia blockchain: Schroders, Henderson Global Investors, Columbia Threadneedle, Aviva Investors e Aberdeen Asset Management si sarebbero riunite per lavorare a un progetto comune. Gli esempi, per capire quanto il fenomeno si stia muovendo sotto la superficie, potrebbero essere decine: Ibm, tanto per citarne uno, ha dato il via al progetto " Adept", con il quale vuole sposare la tecnologia blockchain con l'Internet delle cose: in particolare, sarà utilizzata per risolvere questioni tecniche ed economiche dell'Internet of Things.
Una rivoluzione che si sta affacciando anche in Italia. E sta coinvolgendo i principali gruppi quotati in Borsa. A cominciare dalle banche, ovviamente. Ma non solo: Enel, sempre più votata alla realizzazione di reti intelligenti e alle connessioni tra fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e gestione dei clienti, sta studiando le possibili applicazioni del blockchain, sulla scia di quanto sta facendo Ibm: "E' una tecnologia che ci interessa moltissimo - conferma l'amministratore delegato Francesco Starace - che ha possibilità di sviluppo molto interessanti. Soprattutto nel campo dell'Internet of things: una evoluzione che stiamo guardando da vicino e che porterà risultati nei prossimi anni ". Ma come accade nel resto del mondo, sono le istituzioni finanziarie ad essere un passo avanti. A guidare la ricerca per le prime applicazioni concrete del blockchian nelle transazioni finanziarie è il consorzio "R3 Cev", formato dalle 40 banche principali del globo, di cui fanno parte anche le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit: in gennaio è avvenuta la prima transazione economica che ha riguardato un gruppo di undici banche che hanno accettato di far parte dell'esperimento. Il Consorzio sta studiando la possibilità di avviare transazione all'interno delle banche aderenti e sta lavorando con le varie autorità centrali per armonizzare le regole una volta che la piattaforma decida di utilizzare la blockchain nella compensazione e nel regolamento delle transazioni monetarie. Rimuovendo così i problemi di liquidità e i ritardi che si accumulano nei momenti di punta delle operazioni. Lo stesso meccanismo che potrebbe essere utilizzato, fra non molto, in Norvegia, dove la più grande banca del paese ha annunciato di voler digitalizzare completamente il contante. Il consorzio delle 40 banche mondiali ha appena finito la fase sperimentale ed è entrato in una seconda che durerà altri sei mesi.
Fino a ora, i vari team all'interno di ciascun istituto hanno cercato di capire come applicare il sistema dei "registri informatici" all transazioni finanziarie. In particolare i test, condotti in parallelo, hanno riguardato l'emissione, sul trading secondario e sulla redemption di un obbligazione a breve termine usata per raccogliere capitali, effettuata con l'ausilio di blockchain. Agli esperimenti hanno partecipato anche Microsoft Azure, Im e Amazon Aws, i quali hanno messo in comune all'esperimento i loro servizi di cloud. Se fra sei mesi i risultati dovessero essere positivi, dalla fase sperimentale si passerà alle applicazioni pratiche. E se avvenisse darebbe il definitivo impulso all'ennesima rivoluzione digitale.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il problema è che investine nel bitcoin non equivale ad investire nella tecnologia blockchain!

Anonimo ha detto...

come ci si iscrive?